Sessualità/pubertà precoce. Studi e ricerche: “La ricerca continua sulle cause che determinano lo sviluppo anticipato”

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Il fenomeno della pubertà precoce non riguarda solo le bambine adottate. I ragazzi cambiano voce a 11 anni, le bambine sviluppano il seno a otto, in alcuni casi a sei. Già dal 1997 si è osservato un sensibile anticipo della pubertà negli USA. Ci si chiedeva se stava accadendo lo stesso in Europa.

Attraverso un’indagine si è scoperto che tra la metà dell’ottocento e la metà del novecento l’età media per le prime mestruazioni delle ragazze negli USA ed Europa, era scesa da 17 a 14 anni. Mentre l’età media dei matrimoni aumentava, l’età della maturità sessuale diminuiva. Tutto ciò ha una sua logica che si aggancia a quanto affermato nel post precedente: gli esseri umani si riproducono quando stanno bene. Con il miglioramento della nutrizione e dell’assistenza sanitaria, l’età della pubertà era dunque scesa.

Nel 1950 il dottor James Tunner aveva individuato una tabella della crescita secondo cui l’età media di sviluppo del seno era a 11 anni e mezzo. Nei ragazzini l’aumento del volume testicolare cominciava intorno agli 11 anni e due mesi. Nel 2002, secondo un altro studio, il seno cominciava a svilupparsi uno o due anni prima rispetto le tabelle di Tanner. Si tratta di un fenomeno che riguarda l’intera popolazione mondiale e gli studiosi non ne conoscono ancora le cause.

Certo è il problema che crea il divario tra maturità fisica e psicologicache diventa sempre più ampio. Secondo alcuni studiosi i bambini con pubertà precoce andrebbero incontro ad una sessualizzazione prematura con incapacità ad affrontare le conseguenze. Sono inoltre più esposti ad abusi sessuali, comportamenti sessuali inopportuni, malattie a trasmissione sessuale e gravidanze precoci. Nei ragazzi l’aumento del testosterone aumenta l’aggressività e li porta ad essere più esposti a comportamenti a rischio come l’assunzione di stupefacenti ed alcol o a commettere reati. La maggiore aggressività si riscontra anche nelle ragazzine.

Aumenterebbe anche la possibilità di contrarre tumori in età adulta. Prima una bambina ha le mestruazioni, maggiore è la sua esposizione agli estrogeni. Ciò fa aumentare il rischio di tumore al seno e alle ovaie e cresce anche il pericolo di avere problemi vascolari.

Una crescita anticipata può comportare anche problemi psicologici: statura più alta della media, forme muliebri, dolori mestruali…sono tutti elementi che non si possono nascondere in una classe di ancora bambini. Si può così diventare facile bersaglio di derisione e scherno, con l’aggravante del contributo di genitori poco sensibili degli altri bambini che potrebbero allontanare la ragazzina/il ragazzino sviluppata/o perchè “diverso”.

I cambiamenti sono troppo veloci per essere genetici, si preferisce abbracciare la causa dei fattori ambientali. L’obesità, le sostanze chimiche e perfino i padri assenti sono stati oggetto di studio (una bambina che vive lontana dal padre tende ad avere le mestruazioni prima delle coetanee). Sembra ormai assodato che la pubertà arriva quando si raggiunge un certo peso corporeo. Le anoressiche raramente rimangono incinte. Più un bambino è pesante, più produce leptina. Questo ormone manda un messaggio all’ipotalamo che mette in azione i neurotramettitori che stimolano la pubertà. Questi neurotramettitori regolano l’appetito. Da quando questo studio american ha ipotizzato il legame della pubertà precoce con il peso, si è iniziato ad osservare il fenomeno dell’obesità. Ma l’obesità non basta a spiegare il fenomeno; potrebbe essere vero anche il contrario e cioè che la pubertà precoce scatena l’obesità.

C’è poi tutto il capitolo aperto delle sostanze chimiche che potrebbero imitare gli ormoni e lanciare segnali ingannevoli alle ghiandole della crescita. Certo è che i bambini sono sensibili agli ormoni prima della pubertà proprio perché ne producono pochi e anche un piccolo quantitativo può fare la differenza. Ad esempio l’esposizione dei bambini ai residui di ormoni presenti nella carne potrebbe contribuire ad anticipare l’età puberale. Ma riscontri certi ancora non ce ne sono e la ricerca continua.

(fonte: Internazionale agosto 2010)

Sessualità/pubertà precoce. L’esperto: “Vivere il cambiamento fisico dei nostri figli adottivi con naturalezza”

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Sintesi dell’articolo “Il problema della pubertà precoce nelle bambine adottate da paesi in via di sviluppo” di Raffaele Virdis.

 

Innanzitutto dobbiamo precisare che si definisce pubertà precoce lo sviluppo puberale a sette otto anni. La pubertà precoce preoccupa molti genitori adottivi che si ritrovano ad affrontare entro poco tempo dall’ingresso in famiglia la comparsa del primo menarca. Come effetto diretto ci potrebbe essere la riduzione della statura da adulto rispetto agli standard medi. Il fenomeno interessa molto di più le bambine, soprattutto se arrivate in famiglia grandicelle, ma anche i maschietti non sono completamente esenti da tale fenomeno.

Una delle cause è individuata nelle migliori condizioni di vita. Per un/a bambino/a che arriva in Italia con evidenti segni di denutrizione il benessere psicologico e affettivo unito ad una più corretta alimentazione può accelerare la crescita. La maturità fisica non si accompagna però alla maturità psicologica. Per questo alcuni pediatri preferiscono bloccare, tramite intervento terapeutico, il processo puberale anticipato. Si è osservato, però, che la terapia di blocco non garantisce una crescita sicura dell’altezza anche se l’osservazione su una quarantina di casi porta a concludere che sui soggetti trattati a volte è possibile raggiungere una crescita di 5-6 cm anzichè di 2,5 cm dei soggetti non trattati. Per questo si consiglia di lasciar perdere il trattamento terapeutico nei soggetti che, secondo le tabelle della crescita, riuscirebbero comunque a raggiungere i 157 cm di altezza.

Vorremmo porre maggiore attenzione sulle conseguenze psicologiche. Spesso le bambine già inserite in classi di compagni più giovani, si ritrovano a gestire il cambiamento del proprio corpo quando è in corso l’integrazione in famiglia, a scuola e nella nuova città. Il fatto di trasformarsi in donne è un ulteriore fattore di stress. Vi è poi il timore di venir abbandonate perché non più “bambine”. E’ importante, quindi, da parte dei genitori, non mostrare imbarazzo di fronte alla trasformazione veloce della figlia. L’accettazione del divenire dei nostri figli è la forma più grande di amore. Per questo i genitori devono essere preparati a questi avvenimenti prima dell’arrivo del bambino a casa per non trovarsi spiazzati davanti alla realtà.

Per leggere l’articolo completo vedi: http://www.8ealtro.it/files/9-Il-problema-della-puberta-precoce-….pdf

Sessualità/pubertà precoce. “Le mamme dicono che…”

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Mamma Flora: “R. si è sviluppata a 11 anni e mezzo. Non mi sono inquietata più di tanto. Il pediatra mi ha rassicurata che era in linea con la sua età e la sua etnia. Mi sono poi ricordata che una mia compagna di scuola delle elementari, italiana, ha avuto le prime mestruazioni in quinta elementare.”

Mamma Renata: “La mia bambina è seguita da un endocrinologo. Ogni 28 giorni fa un puntura per bloccare la pubertà precoce. Abbiamo prima fatto ecografia, lastre al polso e misurazione del cranio oltre agli esami del sangue per controllare gli ormoni. Ha 7 anni. Il tutto durerà per circa 2/3 anni dopodiché nel giro di un anno avverrà lo sviluppo. Finora non abbiamo avuto nessuna controindicazione.”

Mamma Lia: “Mia figlia è arrivata in Italia da un anno. Dai 9 ai 10 anni è cresciuta ben 15 cm e continua a crescere. Inoltre sta sviluppando curve femminili. La pediatra non ci ha messo in allarme. Da insegnante posso dire di aver visto bambine italiane svilupparsi in quarta elementare. Penso che un grande impulso sia dato dall’alimentazione più ricca e dalla serenità. Insomma, qui da noi possono permettersi di crescere!”

Mamma Carla: “La mia piccola A., di origine polacca, ha iniziato a sviluppare il bottoncino mammario a 7 anni e dopo 6 mesi l’endocrinologa ha ritenuto opportuno iniziare la cura ormonale per evitare i problemi connessi a questa “patologia”, soprattutto per un corretto sviluppo osseo. La cura da circa un anno e mezzo e spero che tra 6 mesi potremo smettere questa “tortura”. Secondo me a nove anni è del tutto normale che si inizino a vedere i primi segni dello sviluppo.”

Comunicazione ItaliaAdozioni: “Lettera a un colore”

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CATEGORIA FUORI CONCORSO: LETTERA A UN COLORE

Festival delle Lettere

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Il Festival delle Lettere continua la sua collaborazione con Italia Adozioni con la categoria fuori concorso Lettera a un colore, che segue Lettera di un’adozione, lanciata nel 2013.

Come sempre l’obiettivo del Festival è quello di promuovere la scrittura epistolare e dimostrare ancora una volta quanto essa possa essere utile per “mettere a nudo”, di fronte a se stessi o a chi leggerà, i propri pensieri e, in questo particolare caso, quali siano quelli derivanti dal percepito pubblico.

Si invitano gli italiani a dare voce a tutti quei “colori” che concernono sia le adozioni nazionali che quelle internazionali: razze ed etnie, cibi e usanze, quelle mille sfumature che mescolandosi nella realtà quotidiana creano la meravigliosa miscela che si chiama famiglia. Quale migliore opportunità per esprimere il proprio punto di vista e raccontare momenti di vita condivisa?

C’è tempo fino al 30 settembre per inviare la vostra Lettera a un colore, clicca qui per scaricare il bando.

Sessualità/adulti deviati: “Turismo sessuale”

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Quando parliamo di adulti deviati non possiamo evitare di pensare ai turisti sessuali. Intendiamo gli occidentali perbenisti che pensano di poter comprare con i soldi l’innocenza di un bambino, tanto non è figlio loro. Non a caso a suo tempo era stata studiata una campagna del Governo italiano con slogan “E se fosse tuo figlio?”.

Alla base c’è sempre la disuguaglianza sociale: il ricco che compra il povero, il povero che, per sopravvivere, offre quello che il ricco cerca.

Si possono distinguere due forme di turismo sessuale: il turismo sessuale “promosso” da quei Paesi dove la prostituzione è legalmente riconosciuta e considerata un’attività di tipo professionale; il turismo sessuale praticato in quei Paesi, spesso considerati in via di sviluppo, dove la prostituzione non è regolata da una legge specifica, ma da un sistema illecito.

Sembra che il fenomeno del turismo sessuale si sia intensificato negli ultimi anni a causa del maggiore impoverimento dei Paesi del Sud, dove i bambini entrano nel giro della prostituzione, spinti dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di lavoro dei familiari. Il fenomeno sarebbe anche favorito dall’aumento del turismo di massa grazie ai sempre più numerosi voli a basso costo diretti verso mete esotiche.

I NUMERI (fonte: Osservatorio per il contrasto della pedofilia – Dipartimento Pari Opportunità)

  • Volume di affari 80-100 miliardi di dollari circa all’anno
  • 3 milioni i turisti che ogni anno partono per viaggi in cerca di sesso
  • Turisti occasionali (65%), abituali (30%), pedofili (5%)
  • Il 37% ha un’età che va dai 31 ai 40 anni e sono per la quasi totalità occidentali
  • Le vittime del turismo sessuale, sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% da 0 a 6 anni.
  • Il 75% dei minori coinvolti sono femmine
  • Tra le destinazioni più frequentate il Brasile, il Nepal, il Bangladesh, la Colombia, l’Ucraina, la Bulgaria, la Thailandia.
  • Noi italiani non ne usciamo a testa alta da questo mercato

 

A ciò si aggiunga il fenomeno del turismo al femminile su cui non ci sono stime ufficiali.

 

  • Le turiste italiane sarebbero 30-50.000 all’anno.
  • La primaria destinazione del turismo sessuale femminile è invece l’Europa meridionale, principalmente Italia, Ex Yugoslavia, Turchia, Grecia e Spagna, i Caraibi, parte dell’Africa, le Filippine (secondo i dati di Ecpat)
  • L’età varia dai 20 ai 60 anni, ma il nocciolo forte è quello delle over 50
  • A differenza dell’uomo che cerca una partner diversa ogni sera, la donna tende a frequentare un solo uomo (beach boy), sebbene giovani (18-20 anni)
  • Sul turismo sessuale femminile sono stati girati alcuni film: Verso Sud (2005 ambientato ad Haiti con Charlotte Rampling e Paradise Love (2012) ambientato in Kenya.

 

CHI LO COMBATTE

ECPAT – End Child Prostitution in Asian Tourism è nata nel 1990 a Bangkok, in Tailandia, per combattere lo sfruttamento sessuale di minori da parte dei turisti. In seguito l’ambito di intervento si è allargato al reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento dei minori. Ad oggi ECPAT è presente in 70 paesi.

In Italia c’è ECPAT-Italia Onlus il cui vice presidente è Marco Scarpati, un papà adottivo. YasminAboLoha, segretario generale di Ecpat Italia, sottolinea che quando si parla di turismo sessuale siamo comunque di fronte ad un problema di prostituzione minorile. Ciò significa che i minori sfruttati sono a disposizione, in primis, dei locali, poi vengono i turisti. Aggiunge che la maggior parte dei turisti sessuali sono occasionali. Di fronte ad un minore a pagamento non si tirano indietro, ma non è detto che ripetano l’esperienza una seconda volta. Il fenomeno è quindi prima di tutto culturale. Vedi http://www.ecpat.it/turismo-viaggi-e-sfruttamento-sessuale-dei-minori/

NORMATIVA CONTRO IL TURISMO SESSUALE

L’Italia ha una delle migliori normative contro tali tipi di reato. La legge 269/98 contro lo “Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettano all’estero crimini sessuali contro i minori, anche quando il fatto sia stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale). La legge ha inoltre inserito nel nostro ordinamento penale la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla prostituzione a danno di minori, è punito con la reclusione da sei a dodici anni, oltre alla multa.

 

 

Comunicazione OGV: “Il sogno di Iqbal” – 9 e 10 luglio 2016 – Villa Buri – VR

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Iqbal Masih, il ragazzo ucciso nel 1995 per la sua difesa dei diritti dei lavoratori-bambini in Pakistan, è divenuto il simbolo di una fra le più grandi contraddizioni dei nostri tempi: lo sfruttamento della condizione  minorile.

 

L’Orchestra Giovanile Veronese propone una nuova opera di teatro musicale a lui dedicata.

IL SOGNO DI IQBAL

SABATO E DOMENICA 9 e 10 LUGLIO 2016

ore 21.15 – VILLA BURI (SAN MICHELE EXTRA-VR)

 

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Per ulteriori informazioni: www.orchestragiovanileveronese.it

 

Comunicazione pro ICYC: “Convegno 2-3-4 sett. 2016 – Trevi”

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Convegno pro ICYC
L’ADOZIONE E’ UN BIG BANG?
2 – 3 – 4  Settembre 2016
Hotel della Torre –  Trevi  (PG)
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Per alcuni l’adozione è come una grande collusione.
“Due corpi che si cercano e che hanno uguale desiderio”, diventare famiglia, ma che in questa forza che spinge verso l’altro spesso ci si scontra, ci si confronta.
Si cresce insieme e ci si “differenzia”… diventando “mondi” separati ma uniti dalle “galassie del legame adottivo” che in un “tempo” individuale, peculiare, solidifica i rapporti e consente alle parti di evolvere e diventare ciò che si è.

Sessualità/adulti deviati. L’esperto. “La mancanza di barriere generazionali è una trappola per gli adolescenti”

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Tratto da “Adulti senza riserva” di Philippe Jeammet. Il noto psichiatra francese ci richiama al nostro ruolo di adulti e genitori. La nostra società è intrisa di messaggi e comportamenti ipersessualizzati che, invece di aiutare i nostri ragazzi a spiccare il volo, li schiacciano nell’angolo delle loro paure perché nessun adulto li prende per mano. Molto spesso sono i giovani a sanare le ferite degli adulti. Ciò non è giusto, non sta nell’ordine delle cose.

 

La volgarità non necessaria e manifesta non è tanto piacere quanto paura. Il compito di un adulto, per un adolescente, non è quello di essere un amico bensì di apportare la differenza. E’ l’aspettativa del più giovane nei confronti del più anziano – che si suppone possieda un sapere  e delle capacità che il ragazzo invidia – a fare di ogni adulto un potenziale educatore. Non voler tener conto di tali aspettative non significa farle scomparire, ma equivale ad abbandonare i più giovani alle loro risorse, rifiutando loro quel periodo di appoggio di cui hanno bisogno. (…) Che lo vogliamo o no, tutti i media sono portavoce dell’adulto e costituiscono un modello di ciò che gli adulti rappresentano per i più giovani. (…) C’è abuso sessuale in questa continua effrazione dell’intimità dello spazio psichico dei bambini e degli adolescenti (…) Oggi, tutto il nostro clima sociale è impregnato di una incestualità sempre più manifesta, come se gli adulti non avessero che un’ossessione, il sesso. Il sesso è l’argomento preferito dei pubblicitari (…)

Dietro ai ragazzi che vengono in terapia e si aprono all’intimità terapeutica stanno i  genitori. Dietro ad ogni adulto stanno i genitori. L’ossessione e l’iper rappresentazione dell’elemento sessuale costituiscono un’effrazione dell’intimità ormai già nell’infanzia, costringendo il bambino, ancor prima che ve lo induca la pubertà, a considerare  che ciò che gli adulti presentano continuamente riguarda anche i loro genitori. Non si lascia più ai giovani il tempo e lo spazio per immaginare, con il loro ritmo, secondo la loro convenienza, secondo la loro fantasia, tale relazione nell’ambito della coppia parentale, ma gliela si impone nella forma e nella frequenza che ha, senza che possano dire una parola, senza che possano scegliere. Ed è oggi una violenza quotidiana che viene loro fatta in tal modo. Ora come ho detto, la difficoltà non sta tanto nella sessualità in sé quanto nel suo eccesso. Con questa ipersessualizzazione i genitori perdono una parte della loro funzione tranquillizzante, rassicurante e di contenimento, e diventano a loro volta un fattore di eccitazione e di turbamento il che rende più conflittuale il rapporto con loro.

(…) La maggiore vicinanza tra genitori e figli e l’indebolimento delle barriere, e addirittura delle differenze generazionali, aumentano anche i rischi di una eccessiva deidealizzazione di un genitore o di entrambi, soprattutto se questi si ritengono obbligati, per amore di trasparenza, a dire tutto ai loro figli, a informarli di tutti gli incerti della loro vita di coppia, se non anche a farne gli spettatori e i giudici dei loro rispettivi comportamenti. (…) Non è più una cosa eccezionale che un genitore, per lo più il padre, presenti la sua nuova amica alla figlia adolescente di cui fa così la propria confidente, magari all’insaputa della madre, quando l’amica in questione ha solo qualche anno più della figlia. (…) Col suo esempio, il genitore non è più il vettore che li spinge a voler vivere una loro storia d’amore, bensì colui che li “ancora” maggiormente a sé avvicinandosi a loro e dando loro un posto privilegiato, suscitando eventualmente compassione, ma frenando la loro capacità di immaginare e desiderare una vita amorosa personale.

Sessualità/adulti deviati. Film: “Little Miss SunShine” di Jonathan Dayton e Valerie Faris– (USA 2006)

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Una famiglia, con nonno drogato al seguito, organizza un viaggio verso la California per far partecipare la figlia minore ad un concorso di bellezza. Durante il viaggio succede di tutto. Al di là delle vicende di ciascun personaggio (padre scrittore fallito, madre al traino del marito, zio omosessuale che ha tentato il suicidio per un amore non ricambiato, figlio maggiore che ha fatto il voto del silenzio) spicca la rivalsa degli adulti attraverso la piccola Olive per mettere a tacere le loro frustrazioni.

Per fortuna, alla fine, capiscono di essere fuori contesto e tornano a casa con le idee più chiare su se stessi e le dinamiche familiari.

Dopo “Bellissima” (Visconti – 1951) c’è Little Miss Sunshine”, un’indagine nel costume americano per capire cosa c’è dietro i concorsi di bellezza per minori.

Adatto a chi vuole ridere delle debolezze dei genitori per agire in modo diverso.

Comunicazione AFI: “Convegno sulla famiglia”- VR – 25 giu 2016

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Convegno AFI – XXV Anniversario della Fondazione

FAMIGLIA E’… IL SOLO FUTURO

sabato 25 giugno

ore 9.15 – 13.00

Auditorium Bisoffi della Cattolica Assicurazioni

Via Calatafimi 10/a, Verona

Il Convegno affronta temi relativi alle Politiche Familiari a livello locale, nazionale ed europeo. Il tutto sarà corredato da iniziative concrete, che comincino a riconoscere il ruolo della Famiglia per una società che mette al centro la Persona.

Per la locandina e il programma vedi: http://www.afifamiglia.it/

Sessualità/adulti deviati. Mamma Roberta: “Le responsabilità della pubblicità nell’adultizzazione dei nostri figli”

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E’ parere di chi scrive che l’emancipazione dei nostri figli vada di pari passo con l’emancipazione femminile (e maschile).

In questi giorni mi è capitato di leggere in contemporanea due articoli che avevo archiviato tempo fa, ma sempre attuali. Il primo riguarda la precocità dei nostri figli (“Aiuto ci stanno rubando l’infanzia” – NOI 07/2010) e il secondo parla dell’idea di liberazione delle donne (“Il falso femminismo della pubblicità” – Internazionale 2014). Entrambi puntano il dito sulla società dei consumi e la pubblicità.

“E’ in corso un attacco da più fronti volto all’erosione dell’infanzia, attraverso prodotti di vario genere che anticipano la crescita delle bambine, chiamate ad assumere pose e atteggiamenti adulti e con una spiccata valenza sessuale. (…) proposta di oggetti e accessori da adulti al pubblico delle cosiddette twinagers che comprende bambine dai sei ai dodici anni.“ Nell’articolo si fa l’esempio di reggiseni imbottiti per bambine di sette anni, sette anni!

C’è poi un passaggio che mi ha colpita: “Proteggendo loro, in realtà salviamo anche noi stesse perché promuoviamo un’immagine di donna più fedele alla realtà non rinchiusa in un’impossibile eterna giovinezza, ma dotata di un corpo che cambia lentamente nel tempo, mantenendo la sua bellezza. Per far questo abbiamo bisogno di madri che recuperino il buon senso e siano capaci di proibire ciò che a loro avviso non è adatto alle loro figlie”.

Forse, se ci spendessimo di più nella nostra funzione di educare, avremmo molto meno bambini adultizzati.Ma per fare questo bisogna essere donne (e uomini) emancipati. A questo punto ben si inserisce l’articolo di Laurie Penny sul falso femminismo. Secondo l’autrice, giornalista britannica, noi donne pensiamo di essere emancipate perché fumiamo o usiamo prodotti che la pubblicità ci propina come “femministi”. In realtà è vero il contrario. “Quello della pubblicità è un settore in cui si combattono importanti battaglie culturali. Nella metropolitana di Londra i manifesti che pubblicizzano la chirurgia estetica sono diventati più rari da quando hanno cominciato a essere sfregiati e coperti di adesivi che ne denunciano il sessismo. (…) Anche la pubblicità più provocatoria di solito sfrutta le mode e le tendenze della sua epoca (…) La giustizia sociale in sé è più difficile da vendere  (…) significa permetterci di vivere una vita in cui siamo qualcosa di più del nostro corpo, di quello che compriamo e di quello che abbiamo da vendere. (…) Non c’è niente di male nel farsi propaganda né nell’usare idee femministe per vendere cioccolato o cosmetici. Ma ci sono idee che rimarranno provocatorie e inquietanti per quanto le si voglia camuffare. Non basta entrare in un negozio e comprare una torcia della libertà: devi accenderla tu stessa e passarla.”

Anche Loredana Lipperini nel suo noto libro “Ancora dalla parte delle bambine” – Feltrinelli 2007 – lanciava un SOS. Secondo l’autrice all’eccessiva attenzione degli adulti verso l’infanzia non c’è un’equilibrata difesa della stessa: “Ci si interroga su come sia possibile che i medesimi (bambini) vengano così precocemente sospinti alla pubertà, e perché i loro comportamenti emulino così smaccatamente quelli dei grandi. Colpa dei mass media, si deduce. Invece, almeno una delle risposte possibili dovrebbe suonare come “perché gli è stato chiesto”. Anche lei parla delle tweens a cui sono propinati cosmetici per l’infanzia, biancheria intima, lucidalabbra, paillete per il corpo, ombretti, smalti per unghie.

“Si chiama entry point. E’ il punto d’ingresso della marca, significa abbassare l’età del target. In sostanza significa che i temi, i prodotti , i programmi televisivi rivolti apparentemente ai quattordicenni vengono in realtà fruiti dai bambini di otto anni. (…) A metà degli anni novanta le bambine comprese tra i sei e dieci anni divennero improvvisamente più consapevoli delle etichette. (…) Anche gli stereotipi femminili passano da spot a spot. Lasciando a chi guarda (specie se giovanissima) il dubbio di come si concili la donna delle automobili con quella dei prodotti per la casa, dei cosmetici e del cibo. Perché mettendo in fila tutte queste femmine, viene fuori una storia che non tiene. (…) Nella confusa femmina pubblicitaria la bambina si specchia e a volte si riconosce. (…) Dunque le bambine si osservano allo specchio di una femminilità multipla, ma con due imperativi principali: piacere e accudire.

Seminario sull’adozione: “Maltrattamenti e abusi” – Milano – luglio 2016

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Cismai  – Coordinamento Italiano Servizi Maltrattamento all’Infanzia 

L’adozione di bambini

che hanno subìto maltrattamenti e abusi:

cosa deve sapere un genitore.

09 luglio 2016 – 9.30 – 13.00

CTA, via Valparaiso 10/6, Milano

 

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Il seminario sarà condotto dal dott. Francesco Vadilonga e dalla dott.ssa Mitia Rendiniello del Centro di Terapia dell’Adolescenza.

Per partecipare è necessario iscriversi compilando la scheda di iscrizione e provvedendo al pagamento.

Vi proponiamo il volantino informativo:
http://www.centrocta.it/newsletter/seminario_Adozione_maltrattamento_abuso.pdf

e la scheda di iscrizione:
http://www.centrocta.it/newsletter/M_SCHEDA_ISCRIZIONE_FAM_ADO.doc

Per informazioni e iscrizioni: dott.ssa Sonia Negri famiglieadottive@centrocta.it

Sessualità/adulti deviati. L’esperto: “Cultura dell’infanzia significa trattare i bambini come bambini”

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da “Seduttività infantile e sfruttamento degli adulti” – di Anna Oliverio Ferraris

Per oltre un secolo l’immagine dell’infanzia tracciata da studiosi ed educatori insigni come Rousseau, Piaget, Maria Montessori e molti altri fu quella di un’età da vivere all’insegna della spontaneità, secondo i tempi della maturazione psicofisica, al di fuori di preoccupazioni relative al proprio aspetto, al possesso di abiti alla moda o gadget che fanno tendenza. Ai bambini veniva riconosciuto il diritto al gioco libero e spontaneo e ad una crescita lenta.

Sesso, seduzione, competitività erano considerate tematiche al di fuori dei loro interessi, tipiche delle età successive. Oggi non è più così. Pubblicità e spettacoli televisivi di ogni genere e per ogni età, possono raggiungere bambini grandi e piccoli e modellare i loro comportamenti. I bambini infatti, molto più degli adulti, imparano per imitazione e “immersione”. Che cosa significa? Significa che negli anni infantili si tende a riprodurre ciò che si vede senza riflettere o porsi dei problemi. Questo tipo di apprendimento consente di assimilare rapidamente molte e diverse informazioni proprio perché colui che impara si appropria di “copioni” di comportamento senza esercitare il senso critico. Si può essere molto intelligenti, come lo sono appunto i bambini che assimilano rapidamente, e al tempo stesso essere del tutto privi di riflessione e senso critico. Il senso critico si sviluppa lentamente in rapporto all’esperienze che si fanno e alla maturazione del sistema nervoso. Confondere intelligenza con maturità può esser pericoloso.

Non dobbiamo perciò stupirci se un bambino che vede scene di seduzione sugli schermi tenderà a ripeterle. I bambini che nei secoli scorsi assistevano alle esecuzioni capitali in piazza, tendevano poi a riprodurle con il gatto o qualche altro animale alla loro portata. Naturalmente, sia in un caso che nell’altro, i bambini non ne comprendono tutti i risvolti (alcuni si e altri no) e non immaginano, per mancanza di esperienza, tutte le possibili conseguenze; soprattutto non immaginano gli effetti che le loro azioni e comportamenti possono avere sugli altri. Poiché i bambini, per questioni anagrafiche, non hanno senso critico sono ovviamente gli adulti che devono selezionare il tipo di informazioni che li raggiungono e creare una sorta di filtro. Realizzare questo filtro però è diventato difficile, oggi, a causa dell’aggressività del mercato e della pervasività degli spettacoli televisivi. Il mercato considera l’infanzia alla stregua di un target e non ha preoccupazioni educative. Gli spettacoli televisivi entrano nell’intimità della casa e proprio per questa ragione possono essere inconsciamente associati alla sicurezza e al calore del nido domestico: una condizione psicologica che facilita l’assimilazione acritica dei messaggi.

I bambini di questi anni che vedono il Grande Fratello, invece di giocare ai cow-boy come facevano i loro genitori giocheranno ad appartarsi in coppia sotto un tavolo mimando una scena di sesso. Le bambine che vedono ogni sera uno show con ballerine in costumi molto succinti, vorranno giocare allo spogliarello invece che alle bambole. E ancora, i bambini che – dalla pubblicità, dai coetanei o dai loro genitori – vengono continuamente sollecitati al possesso di abiti all’ultima moda, scarpe firmate, oggetti status simbols entrano in competizione tra loro per l’acquisizione di questi prodotti, senza i quali si sentono infelici. Giorno dopo giorno essi fanno propria una visione del mondo che non apparterrebbe all’infanzia, modi di pensare e di atteggiarsi che possono avere dei risvolti non soltanto sullo stile di vita presente ma anche futuro. Ciò non significa, tuttavia, che crescendo, riflettendo, acquisendo senso critico e ricevendo stimoli culturali differenti non possano poi rivedere e modificare gli apprendimenti e i condizionamenti dell’infanzia. (…)

La tentazione di accelerare lo sviluppo di un bambino, di trattarlo come se fosse un adulto in miniatura e di usarlo per il proprio piacere o vantaggio è molto forte in alcune persone, soprattutto quando sono prive di una cultura dell’infanzia o quando ci sono delle frustrazioni irrisolte. Costoro proiettano sui bambini i loro desideri, le loro aspirazioni, i loro obiettivi e trovandovi una materia plasmabile e recettiva vi si esercitano senza preoccuparsi del futuro dei loro figli, delle loro esigenze di crescita, della formazione della loro personalità. (…)

(fonte: annaoliverioferraris.it)

 

Della stessa autrice vedi il libro “La sindrome di Lolita. Perchè i nostri figli crescono troppo in fretta”.

Sessualità/adulti deviati: “Fare sesso con un minorenne è considerato accettabile da un italiano su tre”

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Don Gallo non aveva tutti i torti quando diceva che gli adulti hanno bisogno di essere educati ad una sessualità consapevole. Ha fatto scalpore la ricerca di Ipsos per Save the Children del febbraio 2014. Va sottolineata la deresponsabilizzazione degli adulti verso i minori quando si esprime un grado di tolleranza alto di fronte a rapporti minorenne e adulto, scaricando la colpa su ragazzi sempre più “disinvolti e precoci”. Se poi un intervistato su cento arriva anche a dire che l’esperienza con un adulto può essere formativa per un minore, rimaniamo ammutoliti di fronte a tanta leggerezza e superficialità.

“C’è troppa confusione tra generazioni, gli adulti tra i 30 e i 50 anni hanno comportamenti sempre più seduttivi nei confronti dei minori e per i ragazzi è un pericolo enorme. (…)

Ma a preoccupare gli esperti, ci sono le risposte «giustificative», che vanno dalla «ricerca della propria giovinezza» (11 per cento), alla «voglia di fare un’esperienza nuova» (8), dal «piacere di stare con una persona piena di vita» (5) addirittura all’«innamoramento» (4). Il quadro che si delinea, comunque, è quello di un mondo adulto che considera i ragazzi di oggi «spregiudicati», «disinibiti nelle relazioni», con esperienze sessuali «più precoci» e benché tra gli intervistati siano in maggioranza coloro che attribuiscono agli adulti la responsabilità dell’iniziativa (49 per cento), per il 41 per cento anche gli adolescenti giocano una parte attiva e addirittura, per quasi un italiano su 10, sono i ragazzi i principali responsabili dell’approccio.

Colpisce poi anche quello che gli italiani sanno (o meglio non sanno) di come la legge disciplina gli atti sessuali di un adulto con un minorenne (l’articolo 609-quater del codice penale sanziona duramente gli atti con i minori di 14 anni). Il 61 per cento è convinto invece che il rapporto non è «mai» consentito e che entrambi i partner devono aver compiuto 18 anni! Tuttavia, alla maggior parte degli adulti è chiaro il pericolo rappresentato dalla Rete, infatti per l’81 per cento il fenomeno dell’interazione sessuale è «diffuso» ma è facilitato (51 per cento) dalla scarsa selettività degli adolescenti nel concedere «l’amicizia» a degli sconosciuti animati da «cattive intenzioni».

(fonte: corriere.it – 10/02/2014)

Sessualità/adulti deviati: “La pedofilia secondo don Gallo”

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Don Gallo ci inchioda davanti alle nostre responsabilità di adulti. Non basta riprovare una certa azione, bisogna combatterla. Uno dei modi, secondo noi, è quello di allargare le nostre braccia ad un bambino che è stato oggetto di attenzioni malsane da parte di un adulto.

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(…) La domanda è: chi è il pedofilo, come individuarlo, come difendersi. E chi sono le sue vittime, su quali basi vengono scelte. E infine, soprattutto, perché questa società, che è composta da noi, partorisce l’orco, lo alleva, lo foraggia? C’è almeno in noi questo desiderio di arginare, fermare l’atroce ripetersi dei fatti?

L’orrore della pedofilia ci riguarda tutti: ha a che fare con i recessi più oscuri dell’animo umano. E se vogliamo cancellarlo, distruggerlo, dobbiamo prima imparare a riconoscerlo, con tanta umiltà, senza pregiudizi, senza moralismi, senza crociate, sconfiggendo i luoghi comuni che sovrappongono l’omosessualità alla pedofilia.

Quante vittime abbiamo lasciato per la strada! E dove dobbiamo andare a guardare prima di tutto? Proprio là dove nasce l’oggetto del desiderio del pedofilo, proprio laddove il bambino muove i primi passi, nella famiglia. Gran parte delle violenze sessuali avviene all’interno delle mura domestiche, almeno il 65 per cento, proprio là dove il fanciullo si sente più protetto. Le persone intorno al pedofilo, anche quando non sanno verbalmente, comunque avvertono, capiscono distintamente. Ripongono il segreto e lo seppelliscono dentro per non venir contagiati, per non essere sporcati. Ci sono tante persone che non svelano neanche a se stessi il buco nero che hanno dentro.

Questo della famiglia è il punto di partenza, il tassello che per primo va a comporre la vittima e il predatore. Il male non è mai radicale, ma soltanto estremo e non possiede né profondità né una dimensione demoniaca. Esso però può invadere e devastare il mondo intero.

Più riflettiamo sul linguaggio con cui un adulto compone la propria narrazione di fatti così violenti, più si ha l’impressione che qualcosa si istalli nella nostra mente. Un’impressione perturbante di sconosciuto e di familiare insieme, che insinua il dubbio che qualcosa di estremamente vicino a noi s’annidi nel male.

I crimini commessi sui bambini mobilitano in noi le emozioni più profonde e arcaiche, e ci invitano a guardare dentro di noi e i nostri fantasmi in cui gli orrori dell’incesto, della violenza hanno spesso trovato una loro rappresentazione ed espressione (sia pure in forma di fantasia).

I milioni di bambini sterminati dei lager nazisti o uccisi nel corso delle pulizie etniche, nella ex Iugoslavia o in Algeria, dalle uccisioni rituali o delle infibulazioni sulle adolescenti commesse nei paesi del terzo mondo sono davanti a noi, ma le nostre coscienze spesso preferiscono tacere o non ricordare.

Quando la cronaca ci impone l’evidenza dell’abuso sessuale avvenuto su un bambino in una tranquilla provincia italiana o in una degradata periferia metropolitana, siamo subito spinti a ritenerci estranei a quei fatti come se non ci riguardassero, così da allontanare un demone che ci fa paura e ci inquieta, e che per quello vogliamo credere lontano da noi.

Fino a quando continueremo a pensare alla violenza sui minori come il frutto di un male senza accettare l’idea che il germe della violenza si annida invece nella società, cioè in tutti noi, e che le sue manifestazioni non sono mai radicali o definitive ma sono manifestazioni di una data cultura, non saremo in grado di sviluppare politiche sociali realmente efficaci, affannandoci invece nella sterile ricerca del mostro.

Ogni mostro in realtà non è altro che la nostra stessa ombra ovvero la proiezione oscura di una collettività alla continua ricerca di un’assoluzione dalle responsabilità personali.

(…) Ci sembra ingenuo immaginare che i pedofili siano agli angoli delle strade  davanti alle scuole, pronti ad adescare dei bambini inesperti di sesso. Occorrono corsi di educazione ai rapporti e alla relazione tra adulti e bambini, tra genitori e figli, che comprendano anche temi della sessualità, in particolare della sessualità e psicologia infantili, e che sarebbero senz’altro più utili agli adulti affinchè conoscano meglio l’individuo bambino, le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue passioni.

(…) Comunicazione virtuale al posto delle carezze, baci e abbracci: che ne sarà di un bimbo allevato così? Si rischia di perdere anche gli odori e i sapori della loro pelle. Il pedofobo, giocando con la loro innocenza, rappresenta nel modo più degradato la quintessenza dell’odio nei confronti del bambino, mentre la falsa riprovazione di non pochi adulti nasconde una sordida, malcelata complicità. (…)

Può sembrare paradossale, ma questa società non riesce ad amare i bambini, esattamente come diffida dei giovani. (…) Forse si vuole negare l’evidenza che molti pedofili sono stati a loro volta bambini violati? Questo è il punto! Non si nasce pedofili, ma lo si diventa e i brutti frutti di questa pianta orrenda a volte si nascondono nella “normale anormalità” delle relazioni affettive di molte famiglie.

(fonte: “Se non ora adesso” di don Andrea Gallo – Chiarelettere 2011)

Comunicazione ItaliaAdozioni: “L’adozione sui banchi di scuola” – 22 maggio 2016 – Vimercate (MB)

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Domenica 22 maggio 2016

Premiazioni del Concorso “L’adozione tra i banchi di scuola”

Anno scolastico 2015/2016

Auditorium della Biblioteca del Comune di Vimercate (MB

Sabato 30 aprile verrà pubblicato l’elenco dei vincitori sul sito di ItaliaAdozioni

 

Convegno per professionisti: “Prendiamoci cura di me”- Rimini 13 e 14 mag 2016

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Prendiamoci cura di me

Pratiche e innovazioni in tutela dei minori

 13 e 14 maggio 2016

Rimini – Nuovo Palacongressi di Rimini

 

L’obiettivo del convegno è quello di favorire la riflessione  e lo scambio tra professionisti che operano con bambini e ragazzi in difficoltà nei servizi sociali, nelle scuole, nei servizi sanitari, nel Terzo settore e nel volontariato.

Verranno presentate esperienze positive in Italia e all’estero a cui ispirarsi.

Tra i temi:

– coinvolgimento di bambini e genitori nei progetti di aiuto

– importanza del confronto tra figure professionali diverse

– riconoscimento dei segni dell’abuso

– la figura degli young caregivers – i piccoli si prendono cura dei grandi

– il benessere degli operatori in un contesto così delicato.

Prendiamoci cura di me è un’occasione per tutti coloro che lavorano con minori in difficoltà di confrontarsi con esperti di calibro internazionale su un ambito profondamente connesso alla costruzione di una società più giusta e rispettosa nei confronti dei più piccoli.

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Maggiori informazioni sul sito del Centro Studi Erickson.

 

Sessualità/adulti deviati. La musica del cuore: “La leggenda di Natale”

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Curiosità: innanzitutto c’è da dire che il testo di questa canzone è una traduzione  de “Le pére Noël e la petitefille”, brano del cantautore francese Georges Brassens, molto apprezzato da Fabrizio De André e che agli inizi della sua carriera era solito tradurre. La versione di De André è comunque diversa da quella di Brassens. Quest’ultima è più cruda mentre la versione di De André è senza dubbio più poetica e fiabesca. La traduzione stessa del titolo della versione francese letteralmente è “Il Babbo Natale e la fanciulla”, che il De André ha reso con “La leggenda di Natale”, titolo quello francese più secco, più forte.

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Leggenda di Natale

Testo Fabrizio De Andrè (Brassen)

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale
la storia d’un fiore appassito a Natale.

 

Sessualità/abusi su minori: “Le conseguenze dell’abuso nei rapporti con l’altro sesso”

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La costruzione di una propria identità delle ragazze adolescenti abusate passa attraverso la possibilità d’integrare le diverse immagine di sé: abusata, impotente, rabbiosa, piena di vergogna ancorandole a quelle più sane e mature. (…) Abbiamo notato che le inibizioni sessuali nelle ragazze sono tanto più forti quanto più forti sono i sentimenti di colpa e di vergogna per essersi sentite responsabili di quanto hanno subito. (…) Le ragazze possono così accettare e richiedere le coccole dei loro fidanzati, ma sono assolutamente chiuse ai rapporti intimi.

Ci sono ragazze che continuano ad essere attratte da persone seduttive che, similmente all’abusante, le ingannano e le fanno sentire importanti solo per soddisfare i propri bisogni narcisistici di conquista.

Numerose ragazze, fragili, accettano di accompagnarsi a qualsiasi ragazzo le corteggi, perché pensano di avere un valore solo se si sentono importanti per qualcuno.

Altre ragazze non riescono a dire di no di fronte alle proposte sessuali dei ragazzi se vengono a trovarsi nella condizione di gravissima solitudine perché la madre non crede alle loro rivelazioni.

Ci sono poi ragazze che cercano attraverso il piacere fisico di vendicarsi di quello che hanno subito e mettere a tacere sentimenti di colpa e di vergogna. Considerano il rapporto sessuale violento ma anche attraente per le sue caratteristiche di forza, confondendo proprio la forza con la violenza.

(tratto da “L’adolescenza ferita” – Franco Angeli 2009)

Comunicazione FIABA: “Gruppo di mutuo aiuto a Villafranca – VR”

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Mettiamo in evidenza l’invito di Cristina Serpelloni, presidente dell’associazione Fiaba, per la formazione di un gruppo di mutuo aiuto a Villafranca di Verona. Sono invitate famiglie adottive e affidatarie.

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Buongiorno a tutti.
Ho il piacere di comunicarvi che Antonella Ugolini, che ha seguito un gruppo di famiglie adottive di un progetto di auto-mutuo-aiuto organizzato dall’associazione FIABA ONLUS alcuni anni fa, intende proporre alle famiglie adottive interessate un nuovo percorso in cui lei si offre come facilitatrice per lo scambio e la comunicazione tra gli adulti.
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Vi indico qui di seguito un abstract del percorso:
“Aiutarsi formando un gruppo per sostenersi, per condividere e fare pratica di comunicazione congruente (comunicare chiaramente…cooperazione piuttosto che competizione…dare potere piuttosto che soggiogare…aumentare l’unicità individuale piuttosto che fare delle categorie…usare l’autorità per realizzare ciò che serve piuttosto che forzare il consenso con la tirannia del potere…amare valutare e rispettare se stessi completamente…essere responsabili personalmente e socialmente…usare i problemi come sfide e opportunità per soluzioni creative).
L’arte di essere congruenti e cambiare la modalità dominante/sottomesso. Sviluppare un alto stato di autostima: la sorgente dell’energia personale.
Cambiare le nostre percezioni da negative a positive: i Rimedi del Dott. Bach per riarmonizzare il proprio equilibrio emotivo.
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Questa traccia  permetterebbe di fare un percorso per aumentare il nostro valore personale, al fine di vedere il valore dell’altro e rivedere lo schema familiare da implosivo ad esplosivo. Tutti questi temi toccano la relazione interpersonale e intrapersonale, questo potrebbe essere il contenitore per contenere tutti i temi di cui si vorrà parlare.  “
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Rimango in attesa di un vostro riscontro e, in base al numero delle persone interessate, programmeremo date, orari e luogo degli incontri.
A presto.
Cristina Serpelloni
FIABA ONLUS
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F.I.A.B.A Onlus – FAMIGLIE INSIEME per l’ADOZIONE di BAMBINI e ADOLESCENTI

Contatti

Via Spallanzani, 20
37069 Villafranca di Verona
Tel: +39 3453770186
Email: info@fiabaonlus.it

Sessualità/abusi sui minori. L’esperto: “Come aiutare i bambini”

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Fondamentale è mettere il bambino in condizione di aprirsi tenendo presente che difficilmente i bambini raccontano false storie di abuso sessuale.

I primi passi da fare:

(di Ivana Giannetti, Telefono Azzurro)

  • ascoltare con reale attenzione, autentico interesse per ciò che dice o non dice
  • credere a quel che il bambino raccolta e rassicurarlo
  • tradurre in parole semplici sentimenti complicati come la loro tristezza, rabbia, paura, ansia o depressione
  • meglio non improvvisarsi intervistatori ma farsi aiutare da chi lo sa fare

 

Ricordare inoltre che:

(di Anna Grasso Rossetti, esperta di comunicazione non verbale)

  • Il disagio prima si percepisce , poi si vede, se si sa che cosa guardare
  • Un segnale da focalizzare è il cambiamento di abitudini
  • Quando si coglie il disagio è perché il bambino vuole parlare
  • Mai far capire che si è spaventati
  • Sempre far capire che siamo disponibili all’aiuto, qualsiasi cosa sia accaduto (non giudizio, non punizione: ma aiuto e conforto)

(fonte: Atti del Convegno “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale? – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Sessualità/abusi su minori: “Il ricordo e l’accompagnamento

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Quello che segue è la sintesi dell’articolo di Luciana Morelli “Teoria e clinica della memoria del trauma psichico infantile”. Lo studio è indirizzato a specialisti per cui viene utilizzato un linguaggio tecnico non sempre facile. Per chi intende approfondire la sua conoscenza, consigliamo di leggere direttamente lo studio. Noi cercheremo di tradurlo in parole semplici per arrivare a ciò che può essere necessario a noi genitori al di là delle teorie. Come abbiamo visto nei post precedenti non esiste un’unica definizione di trauma e, comunque, per trauma non s’intende solo un avvenimento legato alla sfera sessuale. Potrebbe essere un terremoto, un’alluvione, una pestilenza o una situazione di guerra. La dottssa Morelli recupera il concetto di trauma in Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) e Ferenczi (Ungheria 16 luglio 1873 – 22 maggio 1933) e lo rielabora con il pensiero moderno.

 

Definizione di trauma in Freud e Ferenczi

Freud definisce il trauma su base pulsionale-energetica. Secondo la sua interpretazione il trauma sarebbe una sorta di scossa elettrica che non ha trovato valvola di sfogo. Trauma è per Freud “un incremento dell’eccitamento nel sistema nervoso che questo non è riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria“. In parole semplici significa che un trauma fa una breccia nella barriera protettiva del soggetto che non riesce più a respingere gli stimoli dannosi. La sua è una visione che pone l’accento sugli effetti penosi del terrore, dell’angoscia, della vergogna e del dolore psichico come rappresentazione interna di fantasie inconsce che vengono alla superficie dopo il fatto accaduto.

Ferenczi, invece, colloca il trauma all’interno di una relazione, tra il bambino e un adulto significativo. L’adulto, comportandosi male con il bambino, sconvolge e disorganizza la relazione. Ferenczi intuisce che eventi anche non rilevanti e microscopici, ma ripetuti nel tempo, possono allargare il trauma anticipando il concetto di “trauma cumulativo”. Ferenczi, in sintesi, pone l’accento sulla componente ambientale esterna piuttosto che in quella intrapsichica interna.

Entrambe le posizioni, ed è quello che a noi interessa, sono confluite nella crescente attenzione alle interrelazioni tra mondo esterno e mondo interno del trauma per trattarlo in maniera più efficace.

 

Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna

Al di là delle definizioni, quello che importa è che di fronte ad un abuso o maltrattamento che sia, ciò che rende il trauma “patogeno” è il disconoscimento da parte della madre (o della famiglia o della società) di quanto accaduto.” Questa affermazione è importante perchè sottolinea come la vittima abbia bisogno di essere creduta, appoggiata, sostenuta dalla madre e dalla famiglia per poter elaborare e superare il trauma. Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna diventa quindi un fattore protettivo.

 

La memoria del bambino

La psicologia moderna ha abbandonato le rigidità passate e oggi considera la memoria come un processo dinamico e flessibile. Il passato non è più qualcosa di concluso, ma può essere riscritto.

Lo stesso Freud intuisce che il ricordo non è registrato una volta per tutte, ma è tradotto in diverse, successive inscrizioni nelle varie epoche di sviluppo mostrando la possibilità della mente di riattualizzare il passato. Ancora, osservava che nei cambiamenti puberali ci può esser la riattivazione dell’episodio originale come se fosse un episodio attuale. Tale concetto implica la successiva rielaborazione di eventi passati che ridà loro un senso e lo rendono patogeno solo se non efficacemente elaborato. Si è osservato, poi, che alcuni traumi, per come sono stati vissuti e incasellati, non hanno una rappresentanza verbale o un ricordo, ma si manifestano attraverso sintomi di malattie.

Da ciò si è dedotto che esiste una distinzione tra memoria esplicita e implicita. La prima si forma verso i tre anni di vita perché il sistema che le permette di conservare i ricordi è a quell’età che acquista una sua forma. La memoria implicita è invece più precoce e tende a lasciare un’impronta indelebile. “I ricordi traumatici inconsci di paura, stabiliti attraverso l’amigdala e le sue connessioni, sembrano impressi a fuoco nel cervello ed è probabile che ci accompagnino per tutta la vita” (LeDoux J., 1996). Sempre Ferenczi sostiene che i bambini di tre-quattro anni “non hanno ricordi coscienti, ma solo sensazioni (…) e conseguenti reazioni corporee. Il ricordo resta conficcato in corpo ed è solo lì che è possibile risvegliarlo.” Aggiunge: “Lo shock inatteso, schiacciante, porta una paralisi motoria e del pensiero durante la quale ogni impressione meccanica e psichica viene assorbita senza difesa (…) di queste impressioni non rimangono tracce per cui le cause del trauma non sono rintracciabili mediante la memoria (Ferenczi S., 1934). Tradotto in parole semplici, alcuni avvenimenti vengono memorizzati a livello inconscio e possono scatenare disturbi comportamentali, incubi o flashback senza una volontà attiva.

“I vissuti traumatici sono in gran parte rappresentati attraverso la memoria procedurale, piuttosto che attraverso le parole di quella dichiarativa. L’esposizione a immagini, suoni e odori possono richiamare al presente il ricordo traumatico che però non è dichiarabile, in quanto il soggetto non lo ricorda in maniera palese, ma attraverso sensazioni e reazioni corporee di per sé ingiustificabili. “Il corpo ricorda, non la mente. Incapace di essere integrata, la memoria traumatica è destinata ad essere rivissuta…..”

 

Il perpetuarsi di sentimenti cronici di impotenza e malessere

La vittima tende a ripetere e rivivere situazioni passate allo scopo di impadronirsi appieno di un evento molto impressionante. In realtà nelle vittime la ripetizione causa una sofferenza supplementare. Lo stesso passaggio dal ruolo di vittima a quello di aggressore tende a sostituire la paura e l’impotenza con l’onnipotenza, la passività all’attività. La situazione passata può essere semplicemente rivissuta attraverso il sogno. “I sogni si ripetono per mesi, anche anni, perché l’angoscia originata dall’esperienza traumatica è troppo intensa e massiccia per essere placata da un solo sogno o incubo. Il sogno è una sorta di richiesta di soluzione ad una sensazione inspiegabile verbalmente perché non si ricorda. Segnali come paura di dormire da solo, e al buio o le interruzioni di sonno possono essere segnali di un malessere interiore.

La ripetizione traumatica “sarebbe un instancabile tentativo di ricostruzione , da parte del paziente, della propria continuità tra quello che era prima e quello che è diventato (Sironi F. 1999). La ripetizione avrebbe cioè l’obiettivo di superare la rottura e la discontinuità portate dal trauma, ricreando la continuità interrotta.

 

Come intervenire

La dottssa Morelli conclude dicendo che il recupero del ricordo non è più considerato parte importante dell’azione terapeutica. Semmai si recuperano le antiche percezioni e si cerca di riscrivere i ricordi in un nuovo contesto sapendo che nei casi più gravi il ricordo esplicito è troppo doloroso per essere rappresentabile. Fondamentale è l’atteggiamento del terapeuta che deve accompagnare il paziente con empatia e condividere, senza essere distrutto, l’esperienza del minore abusato. Lo scopo è quello di tessere una nuova trama accettabile.

 

Alla fine di questo articolo abbiamo imparato che:

  • tutti i traumi si portano dietro una sofferenza che può essere implicita (se non ricordi l’evento) o esplicita (se lo ricordi)
  • in entrambi i casi i minori o ragazzi opportunatamente accompagnati possono riconoscere il loro dolore e conviverci
  • solo in casi estremi la vittima si trasforma in carnefice
  • il trauma si ripete attraverso sogni, flash back, incubi o stati ansiogeni non spiegabili dalla memoria esplicita
  • la ripetizione dell’evento nella mente è una semplice richiesta di aiuto per superare il trauma
  • l’ascolto empatico e la condanna dell’accaduto è terapeutico.

Concorso nazionale 2016 – poesie, racconti e disegni sull’affidamento familiare

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Per sensibilizzare sull’Affidamento Familiare, importante strumento sociale che mira a tutelare il diritto del bambino a una famiglia. Per sua natura l’affido mette in moto tantissime emozioni e questo concorso vuole costituire un’opportunità per esprimere tali emozioni sotto forma di componimenti o disegni.

Le sezioni sono due:

– Il Primo concorso nazionale di poesia e prosa poetica “Versi d’incontro”, bandito nell’ambito del 22esimo Festival internazionale di poesia Parole spalancate, è suddiviso in due categorie (adulti e ragazzi dai 10 ai 21 anni), ed è rivolto in particolare ad affidatari, figli di genitori affidatari, ragazzi affidati, famiglie d’origine dei figli affidati, maggiorenni che hanno vissuto l’esperienza dell’affido, operatori e in generale a tutti coloro che desiderano esprimersi con una poesia o una prosa poetica sul tema dell’affidamento familiare.

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– Il Concorso di disegni, bandito nell’ambito del concorso Diritti a colori della Fondazione Malagutti, è destinato ai bambini e ragazzi affidati, ai figli di affidatari e in generale a tutti coloro che desiderano esprimersi con il disegno sul tema dell’affido. Per partecipare bisogna avere un’età dai 3 ai 16 anni.

Le Poesie e disegni devono essere inviati entro il giorno 1 maggio 2016 all’indirizzo concorso@versidincontro.it

In palio 2 crociere per 4 persone (offerte da Costa Crociere) e 100 CD dei WeFly!

Per tutti i dettagli vedere il sito www.versidincontro.it

 

Sessualità/abusi su minori. Col senno di poi…

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“Il titolo del disegno era “disegna quello che è per te la gioia, la felicità”. Una bambina di quattro anni ha prodotto un disegno molto significativo durante una seduta sofferta. Disegna una principessa e associa questa storia: c’era una volta una principessa che aveva un vestito così bello…e ma poi aveva pure la testa ma prima non ce l’aveva perché è diventata grande senza la testa….ma quando è cresciuta , le è cresciuta la testa sopra al collo

Le ho chiesto dove fosse la gioia e lei ha proseguito così: E’ contenta di avere la testa, ma prima non era contenta. E’ andata dalla fata che le ha fatto una magia e le ha messo la testa. Senza la testa non poteva guardare, non poteva parlare, non poteva raccontare, senza niente non poteva chiedere. Dopo si sposa e ha i figli con la testa.

Io credo che la piccola abbia sintetizzato il risultato dei meccanismi difensivi delle vittime di abuso: togliersi la testa; ma ha anche espresso il desiderio di poterla far ricrescere affinchè possa guardare il dolore e contenerlo” – Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta familiare.