Post-adozione. Mamma Maria: “Sono mamma da poco…”

“Sei mesi fa è arrivata nostra figlia, uno scricciolo biondo di quattro anni. Siamo molto felici. Ci siamo preparati all’adozione internazionale frequentando i corsi di un ente della nostra zona. Invece, sorpresa delle sorprese, ci ha chiamato il Tribunale dei Minori per un’adozione nazionale. Ho la fortuna di conoscere piuttosto bene le operatrici dell’ente dove abbiamo fatto il corso per cui, in caso di bisogno, penso di rivolgermi a loro.

Non sono in contatto con nessun’altra famiglia. In compenso cerco di essere presente agli incontri serali organizzati nella mia ASL, ma con la piccola, adesso diventa tutto più difficile.”

Mamma Anna: “Il nostro post-adozione fai da te”

“La nostra esperienza è un po’ particolare in quanto abbiamo adottato le nostre due figlie attraverso un ente che nel corso dell’ìter è stato chiuso dalla CAI. Per questo non abbiamo fatto nessun incontro preparatorio. Solo su nostra iniziativa abbiamo iniziato a frequentare i corsi del CIAI che ha una sede nella nostra città. Va da sé che il post-adozione potevamo solo sognarlo. Abbiamo mantenuto il rapporto con il CIAI anche negli anni successivi, ma quello che più ci è mancata è la telefonata di una famiglia adottiva amica con la quale confrontarci. Nessuno che ti chiama per sapere come stai, sommersi dalle mille incombenze che due figlie comportano…..ti fa sentire molto solo e senza argini. Ci siamo rivolti ad una psicologa privata che risiedeva in un’altra città. L’esigenza è sorta dalle problematiche di nostra figlia minore. Ci siamo trovati abbastanza bene. Dico “abbastanza” perché mio marito ha avuto delle riserve sul suo metodo d’indagine. Non abbiamo mai pensato di contattare i Servizi Sociali con incontri individuali di famiglia. Piuttosto abbiamo chiesto di essere inseriti in un gruppo di mutuo aiuto che però non ci soddisfa. Siamo in otto coppie con figli adolescenti: dovremmo essere entrati in sintonia perché ci frequentiamo da un po’. Invece nessun contatto, nessuna mail. Ci si trova lì è basta. Secondo me la responsabilità ce l’hanno anche le due psicologhe che gestiscono il gruppo. Sono molto giovani e non sono riuscite, secondo la mia opinione di profana, a creare un clima accogliente che faccia interagire le persone. Una volta mi sono azzardata a raccontare un episodio successo in casa e una di queste si è espressa così: “ Siete più agitati dei vostri figli”. A me è sembrata un’uscita infelice. Scusa, io vengo qui perché sono in difficoltà, già mi faccio mille domande e mi porto addosso mille dubbi e tu esprimi un giudizio così superficiale? Mi conforta che altre coppie, che hanno avuto altre esperienze di mutuo aiuto, e quindi sono più collaudati di noi, abbiano espresso la mia stessa perplessità. Oggi sono tre anni che le nostre figlie sono in Italia. Abbiamo le stesse esigenze: un rapporto franco con altre coppie che stanno vivendo o hanno vissuto le nostre difficoltà.”

Post-adozione. Papà Sergio: “L’adozione riuscita è il risultato coeso di più forze”

“Per adottare bisogna essere in due, possibilmente supportati dalla scuola, da servizi sociali idonei, da figure professionali preparate sul tema dell’adozione, per affrontare le varie problematiche che si presentano nel percorso di crescita dei ragazzi adottati, soprattutto se già grandicelli. L’impegno e la fatica costanti spesso ci scoraggiano e ci lasciano affranti di fronte alle sconfitte dei nostri figli, lo sforzo per rialzarsi insieme a loro e continuare nonostante tutto diventa un macigno insopportabile, la speranza di vederli spiccare il volo a volte un miraggio e un pio desiderio.

A parole tutti ti capiscono, ma in realtà quando si tratta di aiutarli, sia la scuola sia il mondo del lavoro si defilano.”