La scelta del nome nell’adozione

L’adozione è una scelta libera. Libero sarà anche il destino dei nostri figli. Che abbiamo accolto nelle nostre case, ma di cui non avremo mai il possesso. Perché i rapporti sani si costruiscono così. Mi ha colpito molto la riflessione sul destino di Giovanni, cugino di Gesù. Il Vangelo introduce quali significati racchiuda la scelta di un nome. In termini di autonomia. Di rottura degli schemi. Della ricerca di autenticità. Della realizzazione della propria missione in vita. Una riflessione per tutti i genitori. Per quelli adottivi con un elemento di forza in più considerato che i nostri ragazzi un nome già ce l’hanno e va, a mio avviso, custodito.

 

Riflessione di don Gabriele Giacomelli- Parrocchia di S.Nicolò all’Arena

Dal Vangelo secondo Luca – Lc 1,57-66.80

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La figura di Giovanni, il cugino di Gesù, è stata ritenuta importante sin dalle origini. Il vangelo di Luca unisce in modo stretto e simmetrico le nascite di Gesù e Giovanni, come protagonisti dello stesso progetto di Dio; Marco collega la missione di Gesù a quella del Battista come fosse l’una continuando l’altra (…).

Giovanni testimonia cosa sia di fatto il lasciare in nome di Dio: lascia la tradizione della sua famiglia: non sarà sacerdote come il padre; lascia una casa e una situazione agiata per vivere sobriamente nel deserto; e però acquista/trova il senso del suo vivere. (…)

In questo contesto, la disputa sul nome che è segnalata dal racconto di Luca, acquista un valore simbolico più ampio che non la semplice scelta di un nome.

Parenti e amici, che vorrebbero il nome del padre o quello di un qualche antenato – predecessore – riflettono quel sentirsi più sicuri quando tutto rientra nella tradizione, e si può riconnettere – ricomprendere – anche il nuovo nelle interpretazioni che già sono state date. Ci si attende anche un ‘nuovo’, ma che non sia tanto ‘nuovo’ da modificare le sicurezze assodate. C’é del nuovo nella nascita inattesa del bambino, ma (attraverso il nome) lo si vorrebbe ricomporre sulla scia delle cose di sempre …

Zaccaria e Elisabetta, invece, già si lasciano condurre da Dio a qualcosa di nuovo (è Dio che ha suggerito il nome, e loro si fidano, e lo confermano): riconoscono così che il figlio, che pure è risposta alle loro preghiere, non è però qualcuno che possa loro appartenere: il figlio risponderà in libertà alle sfide del suo vivere e alla missione che la vita e Dio proporranno.

“Cosa sarà del bambino?” – si chiedono tutti [forse non lo avrebbero chiesto se il nome fosse stato dentro la tradizione, perché il cammino sarebbe stato segnato: sarà anche lui sacerdote, aspetterà anche lui il suo turno al tempio, si sposerà con una della sua tribù …]

Accolto il nome scelto da Dio, il bambino sarà ‘altro … Qualcuno che, preso per mano dal Signore e reso forte dallo spirito (come aggiunge Luca), – con libertà, con tanti guadi, con molte domande – interpreterà quel nome che gli è stato consegnato: Giovanni, ossi Dio che si fa misericordioso.

Spesso ci sono guadi da passare nella nostra vita – per ciascuno: guadi tra vecchio e nuovo; tra ciò che ha funzionato nel passato e sfide nuove che ci sono proposte (o imposte). Forse anche per noi, in questi momenti, il nome del Battista [il significato che porta con sé] indica un cammino prezioso:

  • anche nel deserto è possibile incontrare Dio e riconoscere percorsi insperati, inattesi;
  • perché Lui è Dio che è misericordioso; che si mostra favorevole; che sta dalla parte di chi fa fatica …
  • e che, anche con noi, saprà prenderci per mano e renderci forti – potendo così incontrare più senso, e nuova  gioia.