Adozione ai single? Le famiglie adottive preferiscono la coppia

Qualche settimana fa, sul blog di Concita De Gregorio su Repubblica, è stata postata la lettera di una signora che si batte per l’adozione dei single. Sono rimasta sorpresa dai commenti che sono seguiti. Posso dire che si individuano subito quelli dei genitori adottivi che l’adozione la vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Certo non hanno fatto passare liscia la cattiva informazione sull’adozione che semplifica tutto e crea o mostri (la legge è proprio crudele) o storie strappalacrime (è stato abbandonato e ha solo bisogno di amore).

Di sicuro il messaggio della lettera è stato un po’ confusionario perché a tratti si parlava di affido, a tratti di adozione, mescolando due termini che non sono intercambiabili.

L’adozione e l’affido spiegate con parole semplici

Mi permetto quindi di chiarire che l’adozione è uno status definitivo: diventi genitore di un bambino, tuo figlio, fino alla morte. Possono adottare solo le coppie sposate e conviventi da almeno tre anni. L’intenzione della legge è quella di tutelare il minore inserendolo in un nucleo stabile.

L’affido è una situazione transitoria: ti prendi cura di un bambino per un periodo stabilito dal Tribunale dei Minori. Di solito il bambino una famiglia già ce l’ha. E’ giusto precisare che esistono vari tipi di affido (permanente, per qualche ora al giorno, nel fine settimana …) per ciò è aperto anche ai single (e alle coppie di fatto) che in questo modo possono accudire un bambino in base alle proprie forze.

In Italia l’adozione ai single (e alle coppie di fatto) non è ammessa ma l’affido sì

La signora che ha scritto la lettera può, quindi, diventare mamma affidataria iscrivendosi nelle liste del Comune di residenza. Nella mia città basta fare quattro incontri con i Servizi Sociali e, se si decide di proseguire nel percorso, altri incontri individuali e di coppia. I Comuni sono alla ricerca di persone disponibili a questa esperienza umana. I bambini da aiutare in modo temporaneo sono tanti. Di recente una legge concede, in casi straordinari e stabiliti dal Tribunale dei Minori, di trasformare un affido in adozione. Ma ciò non deve creare false speranze. Nella maggior parte dei casi l’affido rimane una cosa staccata dall’adozione.

L’immagine delle famiglie adottive

Purtroppo l’immagine dell’adozione che esce da Tv e giornali non rispecchia sempre la realtà dei fatti. La formazione di una famiglia adottiva non va né esaltata, né demonizzata. Solo supportata. Come tutte le famiglie anche quella adottiva ha le sue difficoltà (e gioie). Dalla mia osservazione alcune derivano dalle storie pregresse dei nostri figli, molte altre dal non sentirsi ben accolti in questa società che tende a discriminare anziché includere, altre è l’innesto nella famiglia che non funziona. A mio avviso va sottolineato in modo chiaro un altro passaggio: per adottare non basta avere tanto amore da dare. E’ necessario anche un buon substrato di forza fisico e psicologica. In questo senso mi sorge qualche perplessità quando mi parlano di adozione ai single. Da sola – sono una mamma adottiva da 15 anni – non sarei stata in grado di affrontare certi uragani senza l’aiuto di mio marito. Il sostegno della famiglia allargata è sì importante, ma ci sono delle zone d’ombra in cui nessuno – proprio nessuno – può darti una mano.

Il ruolo di mamma e papà ha da noi funzionato come un’altalena: quando non poteva esserci uno, in presenza fisico e psicologica, subentrava l’altro.

La responsabilità nell’adozione

Il termine AMORE ricorre spesso nella lettera. Viene tralasciato, invece, che dare/accogliere un bambino in adozione (o in affido) è una grande RESPONSABILITA’. Un bambino non si sceglie. Bisogna andare incontro a quel bambino. Il bene del bambino viene prima di tutto. Mi sono messa spesso nei panni degli operatori che svolgono il difficile compito di conoscere la coppia e di individuare quella migliore per quel bimbo. Un’impresa non da poco e, appunto, di grande responsabilità. Allo stesso tempo è una grande responsabilità per due adulti farsi carico della vita di un altro essere umano già segnato da avvenimenti a dir poco spiacevoli.

L’amore senza possesso

Nella mia esperienza ho anche maturato che l’amore non va d’accordo con il possesso. Nell’adozione, come in qualsiasi altro rapporto di filiazione sano, il figlio adulto vivrà la sua vita, senza essere un’appendice del genitore. Affido? Adozione? La stessa faccia di un amore senza possesso. Il resto – discriminazione, single, coppia, idoneità, leggi … parole che ricorrono nella lettera – non è altro che un linguaggio adulto centrico. In questo senso guardo con curiosità all’esperienza americana dell’adozione aperta: adotti un bambino che però non interromperà il legame con la sua famiglia di origine, pur diventando tuo figlio a tutti gli effetti. Né adozione, né affido, solo un altro modo di accogliere un minore nella tua casa in piena gratuità.

Con tali riflessioni sull’adozione, con questa regola, sarebbe ancora disposta quella signora single ad adottare?

 

Sessualità/gravidanze precoci. L’esperto: “Parlare di sesso con il linguaggio dei ragazzi”

 

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Se vogliamo parlare con i ragazzi dobbiamo avvicinare il nostro linguaggio al loro. Invece il più delle volte i genitori vogliono evitare la fatica e scappano dal loro ruolo di adulti guida. Questa è l’opinione di Anna Oliverio Ferraris pubblicata su Repubblica.it qualche tempo fa.

Sebbene il rapporto UNFPA ci abbia informato che in Italia le gravidanze precoci siano ben inferiori agli standard di Usa e UK, il fenomeno esiste anche da noi e va limitato. L’intervista sottolinea ancora una volta quanto sia importante la relazione tra genitori e figli.

“Quello che manca è un’educazione sia sessuale che sentimentale”

Parla Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia evolutiva all’Università La Sapienza di Roma. “I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti”

“Per molti adolescenti il rapporto sessuale è una sorta di rito di passaggio all’età adulta, viene vissuto come un raggiungimento di qualcosa, una ricerca di identità, ed è pericoloso perché il gruppo conta molto in questo tipo di scelta. Se l’ha fatto lei ed è andato tutto bene, allora posso farlo anche io. E’ questo il messaggio che arriva. E invece a volte per la troppa leggerezza può arrivare anche una gravidanza, a 15 anni”. A parlare è Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva e docente all’Università La Sapienza di Roma.

Perché in Italia ci sono tante baby mamme?

“Il problema è che il sesso arriva da tutte le parti, dai media, dalla televisione, da Internet soprattutto, con i siti porno che hanno dell’irreale, dove la sessualità è vissuta solo come strumento di piacere. Quindi i giovani vivono in una maggiore disinibizione rispetto a una volta e, d’altra parte, manca un’educazione sessuale e sentimentale adeguata. Io credo che si dovrebbe cominciare dalle scuole medie, molti paesi europei propongono l’educazione sessuale già nelle scuole secondarie e sarebbe importante avviare questa buona pratica anche in Italia perché ci sono gravi carenze soprattutto nelle famiglie. I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti. Andrebbero messi dei filtri a Internet appunto e anche agli orari delle uscite serali. L’adolescenza è un passaggio, è un’età critica e i giovani sono molto esposti. Se non c’è chi li frena con amore, queste gravidanze e altre situazioni a rischio sono sempre più probabili. I genitori insomma devono tornare a fare i genitori e fare attenzione al contesto che c’è attorno al ragazzo”.

Due minori a rischio, la mamma e il neonato. Ma chi avrà più problemi?

“E’ una domanda difficile, forse rischia di più la mamma che improvvisamente deve modificare il suo progetto di vita, ammesso che lo avesse. Adolescenza e maternità sono due momenti di crisi e vissuti contemporaneamente possono portare ad un cortocircuito. La neomamma andrebbe supportata dalla famiglia di origine e da un counselor esterno perché a volte il rischio è che anche che la nonna per aiutare la figlia scavalchi la vera mamma. E invece il bambino ha bisogno di riconoscere un’unica figura materna. Ci vuole molta saggezza, con le neomamme così giovani non bisogna essere troppo invadenti e possessivi e tantomeno avere un giudizio troppo critico. Credo che vada aiutata soprattutto la mamma perché ovviamente se lei ha un approccio sano anche il bambino ne beneficerà. Altrimenti, se lasciata a se stessa, potrebbe avere un rapporto contrastato con il bimbo perché a quell’età, tra i 16 ed i 17 anni non ci sono ancora la maturità e stabilità per affrontare tutte le esigenze di un bambino appena nato. Quindi è necessario farsi aiutare”.

Secondo lei le baby mamme aumenteranno nei prossimi anni?

“Potrebbe accadere se non si educa a una consapevolezza. Io registro una precocizzazione dei comportamenti da adulti degli adolescenti. I ragazzini di 13 anni escono la notte, si vestono da adulti, hanno atteggiamenti da grandi anche le pubblicità da cui siamo bombardati tendono ad adultizzare i bambini, questo può portarli a pensare di essere grandi davvero ma finché è una recita va bene, poi invece capitano fatti reali come una gravidanza e la vita si fa dura improvvisamente”.

(fonte: repubblica.it – nov 2012)