La solitudine delle famiglie adottive di fronte al razzismo

 

Integrazione: da due colori diversi ne nasce un terzo, ancora più bello, un punto di contatto con il reale

Il febbraio scorso era diventato virale il post dell’imprenditrice Gabriella Nobile che invitava Salvini a moderare i toni perché i suoi figli di pelle scura temevano di essere rimpatriati una volta che quel signore fosse andato al governo. Nei vari gruppi la discussione si era animata tra sostenitori della signora e chi l’accusava di essersi intromessa nella campagna elettorale a pochi giorni dal voto.

La nota positiva della vicenda è che molte famiglie adottive, con figli di etnie diverse, hanno avuto il coraggio di raccontare la loro giornata, fatta di relazioni a scuola, al parchetto e con il vicinato. Ne è uscita una verità sconsolante dove erano palesi situazioni di razzismo anche pesanti.

Salvini ha risposto alla signora Nobile di stare tranquilla, affermando che lui non ha alcuna intenzione di allontanare i bambini, ma solo i delinquenti.

La storia, a mio avviso, può far sorgere una riflessione: in un clima fatto di slogan del tipo “A casa loro!” o “Prima gli italiani!” è sufficiente essere cittadino italiano regolare e non delinquere per essere rispettato? Parlo di chi ha tratti somatici diversi. Slogan simili si sentono in altri paesi europei.

Ecco allora la lettera di Vito.

Vito parla di un fatto accaduto a suo figlio, fermato a Nizza, pur in possesso di regolare carta d’identità italiana, perché un’ordinanza della città prevede l’esibizione del passaporto per i cittadini in transito. Prima di tutto Vito si chiede da quando un’ordinanza locale prevale su un trattato UE, quello di Schengen che consente la libera circolazione delle persone negli stati comunitari. Si domanda anche se non vi sia una sottile discriminazione o una troppo rigida applicazione dell’ordinanza, considerato che suo figlio è sì italiano, ma ha la pelle scura e tratti somatici tipici dei suoi avi cileni, visto che è stato adottato. Al di là dell’episodio burocratico è lecita la domanda di Vito: “Chi rimborserà mio figlio della dignità di cittadino italiano non riconosciuto dai francesi?”.

Nei gruppi dei ragazzi adottati risuonano spesso le discriminazioni che vivono tutti i giorni sulla loro pelle: chi per commenti gratuiti, chi per sguardi di commiserazione e disprezzo, chi per una mancanza di vera considerazione come quella della commessa che fa passare davanti altri clienti perché tu hai una carnagione diversa.

Oggi mi sono letta il Discorso Programmatico del nuovo Presidente del Consiglio al Senato e mi sono fatta alcuni appunti. Trattando dell’immigrazione il premier afferma:

  • Non siamo e non saremo mai razzisti. (…) Difendiamo e difenderemo gli immigrati che arrivano regolarmente sul nostro territorio”
  • Per garantire l’indispensabile integrazione dobbiamo combattere le forme più odiose di sfruttamento legate al traffico di esseri umani (…)
  • Riferendosi all’uccisione di Sacko Soumayla lo definisce come “uno tra i mille braccianti, con regolare permesso di soggiorno, che tutti i giorni in questo paese si recano al lavoro in condizioni che si collocano al di sotto della soglia di dignità.

Si toccano, quindi, i temi del razzismo, dell’integrazione, del traffico di esseri umani e della dignità. I nostri figli non sono immigrati, sono cittadini italiani a tutti gli effetti, parlano l’italiano. Di che cosa dovremmo preoccuparci? Hanno anche famiglie che danno loro gli strumenti culturali per difendersi dal razzismo.

Ma non è abbastanza.

Come non è abbastanza la lotta contro il traffico degli esseri umani annunciata dal Presidente del Consiglio che non si può ridurre al solo traffico di braccia lavorative, ma si deve allargare anche all’importazione illecita di bambini trafugati alle loro famiglie per darli in adozione a famiglie italiane ignare. E introduce anche il tema del lavoro. Mi domando se per chi ha un nome straniero diventerà più semplice ottenere i permessi per iniziare un’attività, quanto peserà lo smaltellamento dell’alternanza scuola lavoro, punto di forza della Germania e utile a molti dei nostri figli che danno il meglio nella manualità piuttosto che nello studio, o se diventerà più fluido muoversi per l’Europa per un lavoro come non è accaduto a Luìs.

Non mi resta che unirmi alla voce del Forum del Terzo Settore che auspica una proficua collaborazione tra Ministri e il tessuto sociale per la costruzione di una società più equa, inclusiva e sostenibile. In Italia e in Europa. Lo dobbiamo ai nostri figli che, in tanti, hanno affrontato un lungo viaggio per venire in Italia.

Per chi non avesse letto la lettera di Vito, Luìs è arrivato a destinazione con l’aereo e la sola carta d’identità italiana. Valida per via aerea, a quanto pare, e non per via terra. No passport!

Premiazione del concorso “L’adozione tra i banchi di scuola” – Milano 5 maggio 2018

I volontari di Italiaadozioni stanno preparando la premiazione per le tante  classi che arriveranno da tutta Italia.

Vieni anche tu a Milano domenica prossima.

Sarà un momento unico per te, i tuoi figli e la tua famiglia allargata. Potrai assorbire l’energia delle scolaresche che, guidate dai loro insegnanti, molto hanno da dire e comunicare su un mondo che sta cambiando velocemente.
I ragazzi sanno cogliere prima …

Tra le tante cose, essere genitori adottivi significa anche stimolare il mondo della scuola a fare di più e meglio.
Impariamo da chi si è già dato da fare.
Il prossimo anno attivati pure tu a far partecipare la classe dei tuoi figli.