STOP ALLA VIOLENZA SULLA DONNA: “Cara Giulietta, ora sto meglio, ma ho ancora paura…”

Ricordiamo che i nostri figli, a volte, sono il frutto di una violenza. Ricordiamo che, se non l’hanno subita direttamente, a volte, hanno assistito a qualche forma di violenza in famiglia. Ricordiamo che la donna nel mondo, a volte, è vista come figura di serie B. Ricordiamo che non si fa abbastanza per aiutare le donne e i bambini a liberarsi da situazioni di oppressione.

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A Verona, da più di una settimana sono iniziate le tavole rotonde, gli spettacoli, le presentazioni di libri per dire NO alla violenza sulle donne.

In Veneto, secondo l’indagine ISTAT 2007, il 19,6% delle donne ha subito qualche forma di violenza fisica e il 26% qualche forma di violenza sessuale. Il 15,9% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza nella coppia (18,1% è il dato medio italiano). Il 34,3% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza al di fuori della coppia (30,2% è il dato medio italiano).

Abbiamo scoperto, poi, che il Club di Giulietta, istituito nella nostra città per raccogliere le lettere degli innamorati di tutto il mondo, ha anche una funzione sociale. Riceve anche lettere che parlano di abusi e violenze sulle donne, come questa che vi proponiamo:

“Cara Giulietta, care Segretarie di Giulietta,

è da tempo che vi volevo scrivere, la mia lettera è una lunga storia. Mi chiamo Sara, ho 34 anni e vivo in Belgio. Fra pochi giorni mi sposerò con Stefan. Lui è talmente meraviglioso che non posso nemmeno credere alla fortuna di averlo al mio fianco. A Stefan devo la vita. Se non lo avessi incontrato alcuni anni fa io forse non sarei più qui oggi. Prima di incontrarlo vivevo con il mio ex fidanzato, a causa del quale la mia vita consisteva in paura e violenza. Non avevo più nessun contatto con il mondo di fuori, nemmeno con la mia famiglia, perché lui mi aveva isolata e mi manipolava completamente.

Quando conobbi Stefan lui si rese conto subito di quello che stavo vivendo e mi aiutò a separarmi dal mio ex. Ho iniziato così una nuova vita, in una città tutta nuova. Qui ho imparato a rimettermi in piedi e ad essere di nuovo indipendente. Anche se quello che ho passato è successo tanti anni fa, ci penso ancora spesso e non lo potrò mai dimenticare. Ogni giorno, ogni minuto che passo con Stefan, mi accorgo di quanto fosse terribile la mia vita prima e mi accorgo di quanto sono fortunata ad avere incontrato il mio salvatore.

Nonostante tutto questo amore, io però ho sempre paura, paura di non essere capace di far durare questa relazione, paura di svegliarmi un giorno e di rendermi conto che la storia con Stefan è solo un sogno. Vorrei solo poter scacciare tutti i fantasmi del passato.

Stefan ti amo.”

(da “Stoccolma e altre sindromi. La dipendenza affettiva come radici di violenza” a cura di Viviana Olivieri – Comune di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona, Club di Giulietta e AIF.)

Sessualità/gravidanze precoci: “Le percentuali nel mondo, cause ed effetti, possibili rimedi”

 

Sintesi del Rapporto UNFPA 2013 dedicato alle gravidanze delle adolescenti. Crediamo che per noi genitori che hanno accolto ragazze e ragazzi di altra etnia sia importante tenere a mente le motivazioni che spingono queste ragazzine ad avere un figlio e gli eventuali rimedi per contrastare il fenomeno.

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Ogni giorno 20.000 ragazze di età inferiore ai 18 anni mette al mondo un figlio. Sono il 19% nei paesi in via di sviluppo. Tra questi l’Africa registra la più alta percentuale (28%). Sempre in Africa il 6% delle ragazze con meno di 15 anni ha un figlio contro la media dell’Europa dell’Est e Asia Centrale dello 0,2%. Bangladesh, Chad, Guinea, Mali, Mozambico e Niger accettano i matrimoni precoci. In generale non ci sono notizie sulle bambine dai 10 ai 14 anni anche se si è osservato che in America Latina le percentuali sono inferiori ma il trend, anziché rallentare come in altre aree del mondo, è in crescita.

Il problema delle gravidanze precoci è presente anche nei paesi sviluppati dove gli USA registrano il tasso più elevato e la Svizzera il più basso. Inghilterra, Nuova Zelanda e Irlanda  si pongono dopo gli Stati Uniti. Di solito si tratta di ragazzine che vivono ai margini, che hanno lasciato la scuola, fanno parte delle minoranze etniche, che non si sono inserite bene come immigrate. Può succedere che usino il figlio per legare a sé il partner, che vogliano un bambino per imitazione di altre coetanee dello stesso gruppo, per acquistare un ruolo, loro, che sono estromesse da tutto perché non integrate. In definitiva non hanno niente da perdere. Male che vada andrà loro riconosciuto un ruolo da adulte, capaci di badare ad un bambino. Messico e Cile guidano la classifica tra i paesi OECD. Il problema è che la gravidanza altera l’intera vita dell’adolescente.

Tra le cause che portano alle gravidanze precoci lo studio evidenzia:

  • Matrimoni di bambine con uomini adulti. Le spose bambine sono povere, poco istruite e vivono nelle aree rurali. Le gravidanze precoci avvengono più spesso nelle aree di povertà estrema. Il 90% delle adolescenti madri sono sposate. Il rapporto con un partner più vecchio dà meno potere contrattuale alle donne.

 

  • Disuguaglianze di genere, povertà, violenza sessuale e coercizione, inadeguata o assente educazione sessuale, ostacoli ai rispetto dei diritti umani. Le mogli bambine sono forzate al matrimonio ed esperimentano stress e depressione perché non sono psicologicamente preparate al matrimonio o alla gravidanza. Molto spesso sono obbligate ad avere rapporti sessuali. Nella Repubblica Democratica del Congo si raggiunge il 64% dei rapporti iniziali forzati. Molto spesso le ragazze stesse desiderano la gravidanza perché la comunità esalta la maternità. Attraverso il bambino si guadagna di status, si entra nel mondo dei grandi. A volte la gravidanza è il risultato di una fuga da casa per scappare da abusi familiari.

 

  • Mancanza di consultori. Servono dei servizi appositi per questa fascia di età molto recettiva e disposta ad imparare. Molto spesso è la comunità che non accetta la contraccezione e chi ne fa uso viene picchiata e mal considerata. L’obiettivo è quello di far capire alle ragazze che sono importanti sempre anche se non sono madri.Si tratta di ragazzine che imitano la madre, di solito anch’essa mamma in giovane età. Mancano modelli alternativi a cui rifarsi.

 

  • Sotto investimento nelle capacità intellettive femminili. Solo il 5-10% delle ragazze lascia la scuola a causa della gravidanza. La scuola l’hanno abbandonata molto tempo prima. Difficile è anche il reintegro. Certe volte è la stessa legge che non lo permette. E’ un fenomeno che si osserva anche nei paesi sviluppati.

Tra gli effetti negativi ci sono:

  • Abbandono scolastico e perdita di altre opportunità. L’educazione scolastica prepara le ragazze al lavoro, aumenta la loro autostima e il loro status e rispetto nella comunità.

 

  • Adolescenti che muoiono di parto o per altre complicazioni ad esso collegato. Ciò succede in particolare per le ragazzine inferiori ai 15 anni. Si è inoltre riscontrato un maggior tasso di fistole ostetriche rispetto alle ragazze di pari età.

 

  • Aborto senza seguire un minimo di norme igienico sanitarie. La politica e la stessa famiglia allontanano la ragazza, per ignoranza, per cultura, dalla giusta informazione su una sessualità sicura.

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  • Perpetuazione della povertà ed esclusione sociale. Chi non studia non ha un lavoro e quindi non ha reddito. Inoltre certi paesi tendono a tenere ai margini le ragazze madri giovani.

 

  • Negazione dei basilari diritti umani. Ci ha colpito “l’assenza di scelta”. Pressione del partner, del contesto culturale e familiare negano alle bambine il diritto di diventare donne autonome, in grado di dire si o no sulla base delle proprie convinzioni.

 

  • Perdita di potenziale femminile. Troppi paesi accettano ancora i matrimoni precoci o vedono le donne/bambine oggetto di scambio tra famiglie solo per avere delle serve e/o fattrici. Gli interventi vanno condotti a livello politico coinvolgendo insegnati, genitori e comunità. Vanno vietati i matrimoni precoci e vanno coinvolti gli uomini per un maggior equilibrio di genere. Programmi mirati per le ragazzine inferiori ai 14 anni.

 

Tra le soluzioni quelle che hanno ottenuto maggiori risultati sono:

  • formazione dei ragazzi maschi al rispetto delle donne. Studi confermano che è nell’adolescenza che si radicano i comportamenti aggressivi verso il genere femminile. I progetti si basano su dibattiti o relazioni su temi come proteggersi dall’HIV o evitare una gravidanza indesiderata.Gli uomini possono influenzare altri uomini creando un effetto domino positivo.

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  • formazione delle ragazze sui loro diritti. E’ stato provato chead un aumento della partecipazione scolastica femminile si ha una diminuzione delle gravidanze precoci. Andare più a lungo a scuola significa anche rafforzare il gender equality. In alcune realtà per incentivare la frequenza scolastica delle ragazzine viene dato un supporto alle famiglie (70%) e alle ragazze (30%) a condizione che frequentino almeno il 75% delle ore di lezione. Inoltre le rette scolastiche vengono pagate alla scuola direttamente. In alcune aree si sono sperimentati punti d’incontro per ragazze con lo scopo di farle sentire meno sole e aiutare la socializzazione e lo scambio di idee nel gruppo dei pari.

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  • costruzione di un modello familiare alternativocon gioco dei ruoli maschili e femminili improntate al rispetto di genere. L’educazione, infatti deve continuare al di fuori della scuola, con il coinvolgimento della famiglia e con mediatori che sappiano far comunicare meglio e di più genitori e ragazzi.

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  • Se il 95% delle mamme bambine è all’interno del matrimonio, per diminuire il fenomeno bisogna contrastare i matrimoni precoci. A tal fine sono necessarie nuove leggi e fare pressioni per un cambio di mentalità familiare e comunitaria.

L’esperto: “Servizi post-adozione”

Dott.ssa Vera I. Fahlberg, pediatra ed esperta nella terapia dell’attaccamento familiare. I due suoi libri più importanti  sono: “A Child’s Journey through Placement” e “Residential Treatment”.

Di seguito riportiamo i passaggi più significativi di un suo articolo sul post-adozione. L’articolo completo si trova in http://www.perspectivespress.com/servizi-post-adozione.html

(…) I bambini che si uniscono alle famiglie adottive dopo aver subito abusi, sia fisici che sessuali, trascuratezza, separazione dai genitori e perdite, portano con sè un retaggio di rapporti familiari falliti. La nuova famiglia offre nuove speranze e una nuova possibilità di sperimentare con più successo le complessità e i benefici della vita familiare. (…) La rimarginazione avrà luogo nei contesti della quotidianità della vita familiare, giorno dopo giorno.

(…) Sia i bambini, sia i genitori adottivi arrivano all’adozione con alcuni fattori di rischio aggiuntivi rispetto ai bambini che raggiungono la loro famiglia permanente al momento della nascita. I fattori di rischio per i bambini comprendono:

  • comportamenti di sopravvivenza che hanno avuto origine quando vivevano in famiglie disfunzionali ed in un sistema disfunzionale
  • vulnerabilità personali
  • eventi traumatici pregressi
  • separazioni o perdite irrisolte

I fattori di rischio per i genitori possono comprendere:

  • assenza di un senso di empowerment [letteralmente: sentirsi investiti di pieni poteri; senso di controllo derivato dall’inclusione rispettosa nella pianificazione e nelle decisioni] e di entitlement [letteralmente: avere o acquisire il diritto; sentire di aver sviluppato un senso di appartenenza nei confronti del bambino adottato]
  • “echi” dal proprio passato
  • perdite non riconosciute o irrisolte
  • aspettative non realistiche nei confronti del bambino o di se stessi

Elbow individua tre fattori concernenti l’adozione di bambini più grandi che contribuiscono alla difficoltà di riuscita nel padroneggiare i compiti evolutivi della famiglia.

  1. l’alterazione del ciclo di vita familiare: le famiglie adottive incominciano con la distanza e ci si aspetta che si muovano verso la vicinanza; le famiglie di nascita incominciano con la simbiosi e ci si aspetta che si muovano verso l’individuazione.
  2. lo stress posto sui confini familiari a causa dell’invadenza dell’ente, dell’assenza dell’empowerment della famiglia da parte della società e dell’ente, e delle diverse lealtà in conflitto tra loro nel bambino.
  3. le problematiche personali del bambino e gli echi dal passato per i genitori.

(…) I bambini adottati e le loro famiglie sono serviti nel modo migliore quando esiste una collaborazione tra la famiglia, gli enti di servizi sociali e le risorse di salute mentale. Ciascuno riconosce non solo il proprio potenziale contributo, ma anche quello altrui.

La famiglia

  • (…) il fatto che la famiglia abbia bisogno di aiuto nel soddisfare i bisogni del bambino, non significa che la famiglia non ci tenga o che non sia capace di partecipare al processo decisionale.
  • (…) i membri della famiglia possono essere partner più stabili se gli si riconosca che stanno facendo il meglio che possono in circostanze difficili e che hanno un ruolo importante in qualsiasi percorso di cambiamento.

I servizi post-adottivi possono assumere varie forme:

  • servizi di supporto (gruppi per genitori, per bambini, respite care, formazione e servizi educazionali) possono soddisfare i bisogni di molte famiglie adottive.
  • servizi mirati ad aiutare il bambino e la famiglia a congiungersi in breve tempo in seguito al collocamento
  • terapia preventiva intermittente, la quale viene istituita in concomitanza con il raggiungimento di certi livelli evolutivi ad alta probabilità di far riemergere problematiche del passato (cioè di abuso sessuale, perdita, identità, ecc.)
  • terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi, mirata all’interruzione dei comportamenti problema
  • interventi di crisi con famiglie minacciate

L’attenzione è focalizzata principalmente sul presente. Il cliente non è né il bambino né i genitori, ma piuttosto il rapporto. (…) Vengono definite “famiglie minacciate”, quelle che di solito hanno uno stabile rapporto adottivo di lunga data, con presenza di ripetuti comportamenti autodistruttivi o violenti da parte del bambino. (…)  i genitori possono aver compiuto vari tentativi per ottenere aiuto ma senza riuscirci e sentono che la situazione è fuori controllo.

(…) Donley e Blechner sottolineano quanto sia importante che chi è chiamato ad intervenire in casi simili non scambi queste famiglie per famiglie con disturbi cronici e senza alcuna esperienza derivante da un periodo di adattamento relativamente calmo alle spalle. Molte volte si tratta di genitori molto competenti, i quali possono avere qualche difficoltà nel convincere gli altri della gravità del problema. Possono essere più qualificati delle persone a cui si stanno rivolgendo per aiuto, le quali possono, a loro volta, essere intimidite da questi genitori.

(…) APPROCCI BASATI ESCLUSIVAMENTE SU TERAPIE TRADIZIONALI NON SI SONO DIMOSTRATI PARTICOLARMENTE EFFICACI CON QUESTA POPOLAZIONE (…)

  • Molti bambini sentono l’impulso di ricostruire le loro precedenti esperienze di vita all’interno del nuovo ambiente familiare
  • Sebbene né il genitore adottivo né il terapeuta possano annullare i primissimi danni causati da trascuratezza o da abusi, entrambi possono minimizzare i segni di cicatrizzazione ed aiutare la persona adottata a compensare tramite l’apprendimento di nuove abilità
  • Qualsiasi intervento che mette a repentaglio il rapporto genitore-figlio mina l’obiettivo di preservare la famiglia come risorsa per il bambino.

(…) Il collocamento fuori casa non dovrebbe essere considerato un fallimento adottivo. Può essere, infatti, un forte indicatore di un’adozione riuscita qualora la famiglia riconosca che il loro giovane ha bisogno di un aiuto maggiore di quanto loro possano dare da soli e sia disponibile e capace di perorare la causa del figlio affinché lui possa ricevere questo aiuto.

I giovani che non godono di successo in nessuna delle principali arene della loro vita (ossia in famiglia, a scuola e nei rapporti con i coetani) sono frequentemente candidati per il collocamento fuori casa. (…) Alcuni giovani riescono a fare un uso migliore della propria famiglia quando non vivono con essa e, a loro volta, i membri della famiglia, essendo meno provati, possono riuscire ad offrire un maggior supporto emotivo anche in questa situazione.