La fuga di Caty: “Un nuovo modo di stare assieme”

Sono passati sei mesi. Siamo riusciti a trovare un minimo di regole di convivenza accettabile: se si impegna a scuola è certo che noi non le stiamo addosso. Ci siamo anche scambiati un po’ di idee sul futuro. Tra un paio d’anni potrebbe avere la sua autonomia economica e, se si sentirà pronta, potrà dividere un appartamento con altre ragazze, stile universitario.

Da parte nostra, abbiamo fatto dei passi avanti. Cerchiamo di non assillarla troppo e cerchiamo di guardare oltre al suo provocatorio disimpegno. Adesso, sapendo che quando sbatte la porta va dalla sua amica, è molto più facile.

Non so se continuerà a funzionare nel medio termine. Inciampando, rialzandoci e cadendo di nuovo abbiamo trovato un nuovo modo di stare assieme.

Mi rendo conto di essere cambiata anch’io. Ora guardo ai ruoli familiari come ad una commedia dove ognuno interpreta la sua parte. Noi adulti, in particolare, non possiamo permetterci di uscire di scena nelle difficoltà. Altrimenti, che adulti saremmo?

Sei mesi fa, nel mezzo della bufera, non avrei ragionato così. Mi accorgo che le tensioni e il conflitto appannano il cervello.

La fuga di Caty: “Il patto”

Ci sono tre amiche di Caty di là. In questa settimana ho cercato di andarle incontro evitando qualsiasi conflitto. Non ho mancato, però, di esprimere le mie ragioni al bisogno.

Ad esempio, porta l’amica a casa, mettono a soqquadro la stanza da letto e, ad una settimana, non c’è alcun segnale di riordino. Stasera mi porta a casa altre tre amiche.

Ho stabilito un patto: domani tutto in ordine altrimenti le amiche qui non entrano. Si avvererà qualcosa di positivo? L’ho detto con calma, ma quanta fatica!!!

La fuga di Caty: “Tecniche di visualizzazione”.

Immaginiamo che la figlia della mia amica sia come Caty, cosa le consiglierei?

 “Lascia accadere le cose. Se verrà bocciata prenderete provvedimenti.

Adesso proponile solo qualche sana riflessione.

Osserva quello che fa, ma non infastidirti.

Continua le tue attività senza farti distogliere da lei.

Pretendi educazione e il rispetto dei patti”.

La fuga di Caty: “Dovremo prendere una decisione”

Sara, com’era ovvio, si è fermata anche a pranzo così non abbiamo ancora parlato. Alle quattro sono uscite di nuovo e mentre sto scrivendo ricevo una mail dove mi avvisa che non rientrerà prima delle dieci.

Questa è la vita di Caty: cazzeggio, strada, frequentazioni discutibili. Non si capisce cosa intende fare della scuola, tre insufficienze nel primo trimestre. Lavoricchia nel fine settimana ma non è un lavoro che si potrà trasformare in stabile.

Ricominceremo di nuovo con lo strascicare le giornate tra letto, computer, cellulare e TV? Mi dispiace, non ce la faccio. Preferisco una soluzione definitiva. Vedremo se nei prossimi giorni si potrà fare il punto della situazione con lei.

La fuga di Caty: “Di nuovo qui”

Dopo mille scambi di SMS, Caty è tornata. Ha buttato tutto nella sua stanza, si è fatta una doccia veloce e se n’è andata di nuovo senza dire una parola.

Mio marito ed io eravamo preparati. Abbiamo continuato le nostre attività come se niente fosse. Al suo saluto abbiamo iniziato a preparare la cena.

E’ rientrata alle due e una quarto di notte con l’amica Sara che si è fermata a dormire da noi, giusto per avere il terzo incomodo che non consentisse uno scambio di idee chiaro e trasparente.

Ci metto la testa che in questa settimana è stata da Sara che le ha fatto da spalla parlandomi di un’altra amica che le avrebbe dato ospitalità.

Quante balle! Da mesi ne sono sommersa.

La fuga di Caty: “Possiamo parlare?”

–         Perché non rispondi al telefono? Almeno passa da casa che ci parliamo. Come possiamo risolvere le incomprensioni se non ci parliamo? Ogni volta che c’è stato un problema abbiamo sempre trovato una soluzione. La troveremo anche questa volta.

–         Sono fuori città e non ho tempo.

–         Sai che ci teniamo a te.

–         Sei tu che mi hai detto di andare via.

–         Ero molto arrabbiata: tre giorni a casa di Sara senza avvisare e farti sentire. Sfido qualsiasi madre a non arrabbiarsi.

–         Non è la prima volta che lo fai.

–         Ho sbagliato, ma si dà una possibilità anche al peggiore dei malandrini. Sai bene che se fissiamo un patto lo mantengo. Bisogna però parlarsi. Decidi tu quando.

–         Domani torno in città.

La fuga di Caty: “Telefonata all’amica del cuore”.

–         Pronto Sara? Sono la mamma di Caty? Mi sapresti dire dov’è? E’ da giorni che la cerco, ma non risponde al telefono.

–         Non la vedo da un po’. L’ultima volta era a casa di Clara.

–         Potresti parlarle tu? Dille di farsi sentire. Se non si parla non si può chiarire la situazione. In fondo tutto questo si è creato perchè mi ha detto che veniva a casa tua una sera, invece è rimasta tre notti senza avvisarci e senza farsi sentire. La stessa cosa l’aveva fatta la settimana prima piazzandosi a casa di Valeria. Per me è maleducazione e domenica ero molto incavolata. Si, le ho detto di andarsene se non accettava le condizione di un’educata convivenza familiare. Ma, sai bene anche tu che sei figlia e hai una madre, che certe esplosioni sono passeggere, poi bisognerebbe cercare il dialogo. Lei invece fugge.

–         Glielo dico sempre anch’io, ma non capisce. Comunque proverò a chiamarla e a parlarle. Ci sentiamo.

La fuga di Caty: “Scambio di SMS”

–         Sono molto triste. Torna a casa. Il saggio lascia casa con un lavoro sicuro e un posto stabile dove andare. Tempo un anno e mezzo, conclusa la scuola, e sarai libera. Torna a casa, non è ancora tempo di andare. Abbi la pazienza di costruire qualcosa prima di andartene. Torna a casa.

–         Sei tu quella che voleva che andassi fuori casa, no? Adesso ci sono, lasciami stare. Martedì me l’hai detto e sono andata da Clara e scommetto che sei stata bene. Non può che farmi piacere. Ciao!

–         Torna a casa con meno arroganza e la convivenza sarà più facile e piacevole. La tranquillità, non chiedo altro. Sei riuscita a gestirti con gli orari, puoi riuscire con la sincerità. La mia rabbia nasce da lì, voglio potermi fidare di te. Dove andrai, poi?

–         Non ho ancora trovato un posto.

–         Torna a casa, quando ti sarai organizzata ci penserai. Ti voglio al sicuro e al caldo, non con il trolley per la strada. Se porti pazienza avrai un futuro pieno di soddisfazione. …ci sono le lasagne della nonna…

–         …….

–         Ho trovato da dormire da un’amica. Rimango da lei finchè non decido. Perché dovrei tornare? Perché domani ho scuola?

–         Perché questa è casa tua finchè non avrai l’autonomia e un posto tutto tuo dove stare. Torna, il portone è già aperto. Tra un po’ arriva anche papà e dimentichiamo questa brutta giornata

–         No, non torno, sto da lei.

La fuga di Caty: “La partenza”

Caty è uscita di casa con la sua valigia e lo zaino in spalle. Non è la prima volta che assisto a questa scena. Questa volta però c’è qualcosa di diverso. Forse il mio sentire interiore. Forse la sua risolutezza.

–         Sei sicura di quello che stai facendo?

–         Sì.

Mi dispiace per quanto sta accadendo. So che tra qualche giorno non starò bene. Sento anche che doveva accadere e che, se deve accadere, è meglio che accada adesso.  Non so dove ci porterà tutto questo. Se devo essere onesta vedo solo catastrofe.

Caty è arrivata da noi otto anni fa. Aveva dieci anni. Ha degli splendidi occhi azzurri e un sorriso che ammaglia. Ce ne siamo innamorati subito. Non sono stati facili questi otto anni, ma eravamo fiduciosi che avrebbe capito. Avrebbe accettato la nuova famiglia, la nuova città e i nuovi amici. Sottinteso che, per primi, noi avremmo dovuto capire e accettare lei.

Adesso che se n’è andata, capisco che quello che conta non sono le domande tipiche che si pone una coppia che sta per adottare: in quale classe la inseriremo, imparerà presto l’italiano, sarà felice con noi, accetterà il nuovo cibo, saprà amarci? La domanda giusta, quella che determinerà la riuscita di un’adozione è: la nostra potrà diventare una relazione autentica?

Non c’è dubbio che abbiamo fallito. Siamo partiti con l’idea che gli adulti siamo noi. Noi abbiamo azionato la leva dell’iter adottivo. Noi abbiamo deciso di adottare. Noi abbiamo adottato una bimba. Caty, però, non ha mai adottato noi. O meglio, ha accettato la situazione i primi anni del suo ingresso in famiglia, costretta dalla tenera età. Giunta nell’adolescenza, ci ha allontanati sempre di più fino ad arrivare ad oggi, diciotto anni e l’insofferenza di un animaletto selvatico.

Nessuna regola, nessun rispetto, pretese solo pretese. Nessun impegno per la scuola, anticamera di una prospettiva di lavoro per essere libera. No, tutto e subito, senza fatica ed impegno.

Oggi se n’è andata e i libri sono rimasti qua. La sua è una vita impostata ai minimi termini: mangiare, dormire e divertirsi. Le sue amicizie rispecchiano questo vivere ai minimi termini.

Vedo spesso, qui in centro, una donna senza fissa dimora che trascina il suo trolley. Caty se n’è andata con il suo trolley rosso. Spero che la storia non si ripeta. Spero che capisca. Spero che tutto si aggiusti prima che avvenga l’irreparabile.