Post-adozione. Il punto

Finisce qui la carrellata delle motivazioni che ci hanno portato ad aprire questo blog. Come si può capire dalle riflessioni precedenti, nel mondo delle adozioni c’è tanta buona volontà, ancora tanta confusione e manca ancora un collaudato coordinamento tra enti e associazioni. Ci rallegriamo che ci sia stata un’evoluzione in questa direzione con la costituzione del Coordinamento CARE e con la creazione del sito italiaadozioni.it.

Dopo dodici anni di attività anche la CAI si sta affinando. Adesso alle coppie viene richiesto di compilare una sorta di questionario di qualità sul grado di soddisfacimento del supporto offerto dall’ente che li ha seguiti. Inoltre, da anni, alcune associazioni ed enti si sono mostrati sensibili al problema scuola, soprattutto per la parte che riguarda la formazione degli insegnanti. E’ da li che parte l’inserimento vero dei nostri figli nella società. Ribadiamo, tuttavia, che non di sola scuola vivono le famiglie adottive. Come tutte le altre famiglie.

Infine, è risultato illuminante l’intervento della dott.ssa Fahlberg, per una volta in difesa della famiglia adottive, “certe volte più competenti degli stessi operatori.” O l’affermazione della CAI che sostiene che “non ci sono coppie buone o cattive sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.”

Dalla prossima settimana sarà attivato un altro tema: “La solitudine delle mamme”. Verranno presentati spunti di riflessione sugli stati d’animo provati dalle mamme, non solo adottive, in situazioni di disagio.

Post-adozione. Cosa dice la CAI-Commissione Adozioni Internazionali

La CAI è l’ente preposto alla sorveglianza del mondo delle adozioni internazionali in Italia. Oggi è un braccio operativo del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.

Nel 2008 ha pubblicato un volume, scaricabile da internet, intitolato “Il post-adozione fra progettazione e azione”. Scritto in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, il volume fa il punto dell’offerta di servizi proposti alle coppie adottive da parte di enti e regioni nella fase delicata del post-adozione.

Dall’indagine CAI risulterebbe scoperta la parte della ricerca delle origini proposta solo da un piccolo numero di enti.  Inoltre è interessante constatare come la CAI chiarisca che non si possono catalogare “coppie buone o cattive” sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.

Di seguito alcuni stralci significativi della presentazione dei lavori che mettono in luce la necessità di un intervento più deciso e mirato da parte di tutti, in primis delle istituzioni.

(…) “Post-adozione come fase della vita in cui l’adozione, da traguardo che era, diventa l’inizio di un nuovo e ben più arduo percorso. (…) Negli anni questa esigenza di continuità tra il prima e il dopo può maturare, nel ragazzo adottato, in una vera e propria ricerca delle origini, fino ad un viaggio di ritorno che – spesso temuto dall’adottato più che non dai genitori adottivi – rappresenta il confronto con ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. 

(…) Per il minore adottato, la separazione e l’integrazione sono un’esperienza a cui molti soggetti, per lo più a lui sconosciuti, hanno progressivamente contribuito. È fondamentale che tutti questi soggetti siano ben consapevoli della responsabilità che, intervenendo nella vita di un altro essere, hanno assunto. La partecipazione all’attività formativa documentata in questo volume è il segnale della percezione e della coscienza di questa responsabilità. 

(…) L’impegno consistente in merito al post-adozione è da considerarsi la naturale evoluzione di un interesse che parte dagli approfondimenti su tutte le fasi del percorso adottivo: dall’informazione alla formazione dei genitori, dallo studio di coppia alla dichiarazione di idoneità, dall’abbinamento all’ingresso in Italia del minore adottato. Ed è proprio dall’ingresso del minore in Italia che prende le mosse il post-adozione, ingresso che rappresenta in qualche modo la realizzazione dell’adozione vera e propria. Se le fasi precedenti il percorso adottivo vedono la Commissione presidiare in particolare le garanzie di piena sussidiarietà, di equità e di legalità che portano all’ingresso del bambino adottato in Italia, in seguito è la particolare qualificazione degli interventi di supporto e sostegno del nuovo nucleo adottivo nel percorso di inserimento scolastico, di socializzazione e di costruzione di un’adeguata rete relazionale per il bambino nel post-adozione, che rende possibile non disperdere tutto il lavoro svolto in  precedenza. 

(…) Per quanto riguarda le Regioni è emersa una prevalenza di indicazioni e riferimenti dalle Regioni del Nord Italia, con la presenza di Regioni anche del Centro e del Sud Italia. In particolare sono risultati largamente presenti riferimenti normativi e riferimenti specifici, consistenti attività con le scuole, attività formative per gli operatori e organizzazione di lavori di gruppo, mentre l’accesso ai servizi nel post-adozione in caso di difficoltà è risultato attivabile su richiesta diretta, la collaborazione enti-servizi assente, difficile o minima nella maggioranza dei casi e la ricerca delle origini pressoché nulla.

In riferimento agli enti autorizzati, sono risultate largamente presenti modalità di lavoro in gruppi: gruppi con i genitori, di genitori e bambini adottivi, gruppi per il primo inserimento dei bambini all’arrivo e per un anno, gruppi di formazione e sensibilizzazione per insegnanti, gruppi di auto-mutuo aiuto, e in pochi casi gruppi per la ricerca delle origini. Corsi, formazione e sensibilizzazione sono rivolti in genere più al mondo della scuola.”

 (fonte: commissioneadozione.it)