Sessualità/gravidanze precoci: “Genitori che accettano in casa la coppia adolescenziale sessuata”

 

L’educazione sessuale e il ruolo dei genitori nella crescita della coppia adolescenziale. Stiamo parlando di quei genitori che si definiscono moderni e aperti, e che pensano di esserlo garantendo la sessualità dei loro figli priva di colpa. Molto spesso dietro vi è l’intenzionalità protettiva che non aiuta a crescere. Leggiamo attentamente il paragrafo che segue. Che ne pensate?

“Tuttavia proprio tale intenzionalità protettiva da parte dei genitori rischia di esporre gli adolescenti ad un pericolo forse meno evidente ma certo più diffuso, quello di essere ostacolati nella propria nascita sociale, trattenuti in un’area familiare così accogliente e protettiva da poter accettare al proprio interno anche la coppia adolescenziale sessuata, purché tutto accada lì al sicuro, protetta dalle pareti domestiche, protetti da una coppia parentale assolutamente intenzionata a non dimettersi da tale, a mantenere ancora a lungo un controllo di quello che si riduce così ad un gioco sessuale infantile, che non fa crescere perché responsabilità e potere rimangono altrove.” – Gustavo Pietropoli Charmet, docente di psicologia dinamica, e Elena Riva, psicologa e psicoterapeuta.

(tratto da “Adolescenti in crisi e genitori in difficoltà” – Franco Angeli)

Sessualità/gravidanze precoci. UNFPA 2013:”Madri bambine e abbassamento dell’età puberale”

 

Ancora un rapporto sugli adolescenti, questa volta focalizzato sulle bambine/ragazze diventate madri in giovane età. I dati sono del rapporto Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) che analizza la diffusione, le problematiche e le possibili soluzioni per la questione delle adolescenti ai margini, “girlsleftbehind”.

Anche qui si osserva che la pubertà è sempre più anticipata. In Europa e Nord America la pubertà femminile si completa ad 11-13 anni. Non è fuori dall’ordinario che una bimba manifesti i primi segnali all’età di 8-9 anni. Nei paesi scandinavi le ragazzini hanno il primo menarca tra i 12-13 anni. Sembra che questa accelerazione sia dovuta alle migliori condizioni nutrizionali e di salute. I maschi entrano in pubertà tra i 14-17 anni.

“I padri giocano un ruolo cruciale nel guidare i figli dall’adolescenza all’età adulta e possono proporsi come modelli positivi, incoraggiando i ragazzi maschi a diventare adulti sensibili all’uguaglianza di genere” – UNFPA 2013, pg 95.

Gli adolescenti possono entrare nel futuro come protagonisti o come soggetti passivi. La gravidanza precoce è uno degli elementi che può rallentare, se non del tutto precludere, la crescita di una giovane ragazza. Il problema è che ciò non condizionerà solo la sua vita, ma anche le generazioni future perché diventa molto difficile il riscatto sociale con un bambino da accudire. Quello delle gravidanze precoci è un fenomeno che investe sia i paesi in via di sviluppo che i paesi sviluppati anche se in quest’ultimi le percentuali sono più contenute.

Per l’originale in inglese vedi:http://www.unfpa.org/public/cache/offonce/home/publications/pid/17581;jsessionid=E7766CA57564DBBF53CB6E5F07FFEBBB.jahia02

Sessualità/pubertà precoce: come si manifesta, come intervenire

di Roberta Milella, sociologa e mamma

Molti di noi, sia che si tratti di genitori adottivi che biologici, ci potremmo trovare a dover fare i conti con lo sviluppo anticipato dei nostri figli. Quindi è bene essere preparati anche in considerazione del fatto che mentre per i figli biologici la diagnosi può essere di facile individuazione, per i figli adottivi la diagnosi è un po’ più complessa in quanto il pediatra non potrà verificare la presenza di casi simili in famiglia; la velocità nella progressione dei segni clinici dello sviluppo puberale; un eventuale recente aumento di peso; l’andamento della velocità di crescita, ossia di quanto il bambino cresce in altezza ogni anno, che nella pubertà precoce è accelerata. Questa difficoltà della diagnosi è dovuta in parte all’assenza di un’anamnesi familiare del bambino adottato, ma anche perché il cambiamento climatico, di alimentazione ed i diversi stili di comportamento alimentare, favoriscono uno sviluppo accelerato sia della loro altezza che del loro peso. Molti fattori possono modificare l’età di inizio della pubertà (sesso, obesità, malnutrizione, malattie croniche etc.)

Come tutti sappiamo per pubertà si intende il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ovvero il momento in cui si acquisisce la maturazione sessuale e la capacità di riprodursi. Di norma i primi segni di sviluppo puberale “normale” compaiono tra i 8 e i 13 anni nelle femmine e tra i 9 e i 14 nei maschi.

Ma non sempre tali segni di sviluppo rispettano queste fasce d’età. L’incremento della produzione del GnRH ipotalamico delinea l’inizio della pubertà: l’FSH (ormone follicolo stimolante) e l’LH (ormone luteinizzante) sono le gonadotropine prodotte dall’ipofisi che, quando secrete in quantità importanti, favoriscono un notevole incremento dei livelli di steroidi gonadici (1). L’acquisizione della capacità riproduttiva, la comparsa dei caratteri sessuali secondari ed i radicali cambiamenti psicologici nel soggetto, rappresentano la prima tappa che conduce alla piena maturazione sessuale, come conseguenza del potenziamento della sintesi di ormoni gonadici e della stimolazione delle cellule gonadotrope. È chiaro che, quando lo sviluppo puberale avviene prima dell’età fisiologica (8-10 anni), nell’organismo vengono accelerati anzitempo i meccanismi di crescita, causando notevoli sconvolgimenti, fisici e psicologici, nel soggetto affetto.

La frequenza della pubertà precoce stimata sulla popolazione generale è tra 1:5000 e 1:10000 bambini. Il rapporto femmine/maschi è di 1 a 10. La pubertà precoce è la comparsa dei segni di sviluppo puberale prima dell’età di 8 anni per le femmine, 9 anni nei maschi, età comunque variabile in base all’etnia (per es., 7 anni per le bambine bianche o 6 anni per quelle di colore secondo le linee guida americane), allo stato nutrizionale e a fattori genetici. Quando i segni di sviluppo puberale compaiono dopo gli 8 anni nelle femmine e dopo i 9 anni nei maschi si parla invece di “pubertà anticipata”. Ovviamente questi limiti traggono origine da considerazioni statistiche, date dalla comparsa della pubertà considerata normale nella popolazione di appartenenza. Ricordiamo, infatti, che:

  • il momento di inizio e di conclusione puberale sono sotto il controllo genetico e possono variare nei diversi gruppi etnici.

 

  • La pubertà precoce è molto più frequente nelle femmine che nei maschi, ma mentre in questi ultimi non pone particolari problemi diagnostici e terapeutici, nelle femmine può rappresentare un problema più complesso.

 

  • Uno studio del 1997 su circa 17000 bambine nordamericane ha evidenziato l’anticipazione dello sviluppo puberale, in particolare di circa un anno sia nelle bambine bianche che in quelle di colore, suggerendo la necessità di riconsiderare la definizione di pubertà precoce.(2)

Peraltro, in questo studio veniva rilevato soltanto un inizio più precoce della pubertà a fronte di un età del menarca pressocchè invariata rispetto al passato. Va inoltre considerato che la valutazione delle pazienti era effettuata solo con l’ispezione dei caratteri sessuali secondari, senza alcun follow-up endocrinologico.

Una Commisione della Società Endocrinologica Pediatrica ha comunque individuato nell’età cronologica di 7 anni il limite al di sotto del quale la comparsa dei segni puberali richiede un approfondimento completo; invece tra 7 e 8 anni solo l’evidenza di fattori aggravanti (sospetto di patologia neurologica, accelerazione della velocità di crescita e età ossea avanzata di oltre 2 anni rispetto all’età cronologica oppure la presenza di problemi psicologici) costituirebbe indicazione a un approfondimento diagnostico.(3)

A questi articoli, sono seguite delle critiche sia in America che in Italia. Rosenfield e collaboratori (4) invitavano alla prudenza in quanto, anche se lo sviluppo puberale dopo i 6 anni di età è spesso lentamente progressivo e ha una buona prognosi, non si può non considerare il rischio di perdere alcuni casi patologici con gravi conseguenze prognostiche. Cisternino e collaboratori (5) in uno studio multicentrico su 428 bambine affette da pubertà precoce centrale hanno trovato la presenza di anomalie neurogene nel 16% delle bambine, di queste la pubertà era iniziata tra i 7 e gli 8 anni di età; gli autori prudentemente avanzavano l’ipotesi di una possibile associazione tra lo sviluppo neurologico e la precoce attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, e chiedevano una maggior attenzione diagnostica anche in un’età border-line, con l’intento possibilmente di prevenire le sequele neurologiche con una diagnosi precoce.

 

Effetti collaterali

Sostanzialmente, per la femmina, lo sviluppo puberale precoce consiste nell’accrescimento del seno e nell’anticipazione della prima mestruazione (menarca), mentre nel maschio corrisponde ad un notevole sviluppo del volume testicolare; in entrambi i casi, l’esito finale è un deficit di statura in età adulta, che esprime il risultato del precoce saldamento delle cartilagini di accrescimento indotto dagli ormoni sessuali (in particolare dagli estrogeni). La produzione eccessiva e anticipata di ormoni sessuali (maschili e femminili) accelera, come già accennato, la crescita in altezza ma anticipa lo sviluppo delle ossa lunghe. Come conseguenza l’altezza da adulti può essere inferiore al normale. Lo scatto di crescita puberale porta a un guadagno totale in termine di centimetri nelle femmine pari a 20-25 e nei maschi pari a 25-30. Mentre nelle bambine lo scatto di crescita puberale avviene precocemente e inizia contemporaneamente allo sviluppo del seno, nei maschi lo scatto di crescita puberale avviene molto più tardi, a metà circa del corso dello sviluppo puberale

Il bambino con pubertà precoce può lamentare disagio psicologico e relazionale derivante dai propri, inattesi, cambiamenti corporei e dal confronto con i propri coetanei.

 

Pubertà precoce, bisogna saper distinguere

Parlando di pubertà precoce bisogna distinguere tra:

1) PUBERTA’ PRECOCE VERA o GnRH-dipendente;

2) PSEUDO PUBERTÀ PRECOCE (GnRH-INDIPENDENTE);

3) LE FORME INCOMPLETE (TELARCA PREMATURO, PUBARCA PREMATURO E MENARCA PREMATURO).

1) La pubertà precoce vera è dovuta a un’attivazione precoce della secrezione ipotalamica di GnRH con l’ampiezza e la frequenza della pulsatilità propria della pubertà fisiologica e conseguente maturazione completa delle gonadi e comparsa dei segni puberali. Pertanto si tratta di una pubertà completa, riguardante sia i caratteri sessuali primari che secondari, isosessuale. Può essere ulteriormente distinta in:

Idiopatica, a sua volta classificabile in familiare e non; la forma idiopatica familiare si caratterizza appunto per la familiarità e per un anticipo solo modesto (sotto i 7 anni)  da causa organica; tra queste, l’amartoma ipotalamico è la lesione più frequente.

Per quanto riguarda la distribuzione delle cause della pubertà precoce vera, da uno studio realizzato in Belgio nel periodo 1989-1997 (6)si nota come nelle femmine la causa di gran lunga piu’ frequente sia quella idiopatica (oltre il 50%), mentre nei maschi la causa è ORGANICA nei 2/3 dei casi.

Alla base della maggior parte dei casi di pubertà precoce o anticipata non vi sono malattie, mentre la presenza di casi simili nella famiglia gioca un ruolo di primaria importanza. In casi eccezionali alcuni tumori possono causare la pubertà precoce, mentre in altri la causa della pubertà precoce può essere una malattia dei testicoli, delle ovaie, delle ghiandole surrenali, della ghiandola ipofisi o dell’encefalo oltre che alcune rare malattie genetiche.

 

2) La pseudo pubertà precoce (altrimenti denominata pubertà precoce periferica o incompleta o gonadotropina-indipendente) è caratterizzata dalla comparsa di alcuni caratteri sessuali secondari con perdita della sequenza fisiologica in assenza dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.

Caratteristicamente il dosaggio delle gonadotropine dopo la somministrazione del GnRh dimostra valori di LH e di FSH ridotti.(8)

A seconda del sesso del paziente e degli ormoni prodotti, la pseudopubertà precoce può essere distinta in una forma isosessuale (concordanza tra il sesso e l’ormone prodotto) o in una forma eterosessuale (aumentati livelli ematici di estrogeni nei maschi o di androgeni nelle femmine).

Le cause sono fondamentalmente riconducibili ad alterazioni enzimatiche dell’ormonogenesi delle ghiandole surrenali o della tiroide, a processi neoplastici ormono-secernenti o a formazioni cistiche dell’ovaio. Le più frequenti sono il deficit di 21-idrossilasi o meno comunemente di 11-idrossilasi; determinano un aumento degli androgeni in circolo.(9)

L’anamnesi familiare e l’esame obiettivo associati alla radiografia del carpo e all’ecografia pelvica supportati dai risultati degli esami laboratoristici potranno rivelare la causa responsabile.(8,10)

Il trattamento terapeutico può essere sia medico (cortisone nella sindrome surrenogenitale, tiroxina nell’ipotiroidismo) sia chirurgico a seconda dell’eziologia.

 

3) Le forme incomplete:

  1. a) TELARCA PREMATURO (TP)

Il telarca prematuro si definisce come lo sviluppo precoce della ghiandola mammaria, senza un significativo sviluppo dei capezzoli e delle areole, mono o bilaterale in assenza degli altri segni della maturità sessuale (peli pubici, sviluppo delle piccole labbra e dell’utero).(10)

Questo disturbo insorge tipicamente prima dei 2 anni e raramente dopo i 4 anni, regredisce nella maggior parte dei casi nei 6 mesi o nei 6 anni successivi alla diagnosi. In un piccolo gruppo di bambine il TP si mantiene sino alla pubertà.(11)

E’ una condizione benigna che non pregiudica lo sviluppo e la fertilità delle bambine affette e può essere indotta o da un’aumentata secrezione endogena di estrogeni (i livelli di estradiolo sono sensibilmente più elevati nelle bambine con TP) o da un aumentato apporto estrogenino attraverso la dieta (il problema è più sentito negli USA dove l’impiego degli estrogeni nell’allevamento è consentito) o con l’uso di preparati ad uso topico (trattamento delle sinecchie delle piccole labbra, leucorrea da alterata flora vaginale).(12)

La misurazione del volume ellissoide dell’utero mediante esame ecografico (V=diametro longitudinale x diametro traverso x diametro anteroposteriore x 0,523) è il metodo più sensibile e specifico per distinguere il telarca prematuro dalla pubertà precoce vera.(13)

Non è necessario intraprendere alcun trattamento se non un attento follow-up, poiché è stato osservato che alcune forme possono evolvere in un quadro di pubertà precoce vera.(14)

Lo sviluppo della ghiandola mammaria in assenza di altri segni estrogenici è quasi sempre il risultato di un telarca prematuro.

Il telarca esagerato è una condizione caratterizzata dalla presenza di ghiandole mammarie aumentate di volume associate ad accelerazione della crescita o avanzamento della maturazione ossea talora con ovaie e utero aumentati di volume. Differisce dalla precocità sessuale poiché è spontaneamente regressiva.

  1. b) PUBARCA O IRCARCA PREMATURO

Il pubarca o ircarca prematuro si definisce come la comparsa precoce di pelo pubico o ascellare (ircarca) prima degli 8 anni nelle femmine e di 9 anni nei maschi in assenza degli altri segni di maturità sessuale o di virilizzazione; è provocata da un’aumentata secrezione di androgeni deboli di origine surrenalica. (15)

E’una condizione benigna che non interferisce con lo sviluppo fisiologico puberale e non necessita di alcun trattamento.(16)

Il livello sierico delle gonadotropine in condizioni basali o dopo stimolazione con il GnRh test evidenziano livelli prepuberali. L’età ossea può essere lievemente avanzata per l’età cronologica senza compromettere la statura finale.(16)

La comparsa di effetti androgenici generalizzati quali l’aumento di volume del pene o del clitoride, l’aumento staturale, l’irsutismo o l’abbassamento del tono della voce devono indurre il medico ad escludere la presenza di una sottostante neoplasia androgeno secernente o un’iperplasia congenita surrenale da deficit enzimatico mediante un prelievo per il dosaggio del testosterone, del DHEAS e del 17-idrossiprogesterone.

  1. c) MENARCA PREMATURO

E’ una condizione rara caratterizzata dalla comparsa di perdite ematiche vaginali periodiche senza altri segni di sviluppo sessuale secondario. Il sanguinamento può manifestarsi già all’età di 1 anno e protrarsi per alcuni anni per poi cessare fino alla comparsa del menarca fisiologico. Può essere la prima manifestazione della sindrome di McCune-Albright o di un ipotiroidismo giovanile.

Prima di confermare la diagnosi di menarca prematuro è necessario escludere le cause più frequenti e talora più gravi quali le lesioni traumatiche o infettive della vagina o della cervice, le neoplasie (rabdomiosarcomi), i corpi estranei, l’esposizione a fonti estrogeniche esogene o l’abuso sessuale.

Il menarca prematuro è una condizione benigna che non necessita di alcun trattamento e non pregiudica la fertilità futura.

  1. d) “THELARCHE VARIANT”

E’ una particolare condizione descritta nell’ultimo decennio caratterizzata da quadri clinici a metà tra il telarca prematuro e la pubertà precoce di origine centrale. Nelle bambine affette si riscontra sempre uno sviluppo mammario talvolta associato ad un sanguinamento vaginale in assenza della pulsatilità gonadotropinica e con una risposta di tipo prepubere al GnRH test.(17)

E’ anche questa una condizione benigna che non necessita di alcun trattamento.

 

Conclusioni: accertamenti pediatrici

In conclusione in un bambino che presenti segni esterni (quelli che “si vedono”, cioè sviluppo del seno nella bambina e aumento delle dimensioni dei testicoli nel maschio) di sviluppo puberale precoce è opportuno effettuare una visita pediatrica. Gli accertamenti da eseguire, suggeriti e coordinati da un centro specializzato di endocrinologia pediatrica, possono comprendere:

esami del sangue dopo la somministrazione di farmaci che stimolano o sopprimono la produzione di alcuni ormoni. Per stabilire se si tratta di pubertà precoce vera e distinguerla da una pseudopubertà o dalle forme incomplete, si dosano le gonadotropine dopo carico con GnRH (GnRH 100 _g/m2 e.v., max 100 _g) per valutare il rapporto FSH/LH, che in una pubertà precoce vera risulterà invertito e quindi inferiore a uno;

radiografia polso per valutare l’avanzamento dell’età ossea ed ecografia pelvica (alle bambine) per rilevare il volume ovarico e valutare il rapporto corpo/collo che nella pubertà precoce vera a favore del corpo;

– una volta posta la diagnosi andrà esclusa una organicità con una RMN Possibili risposte al test di carico con il GnRH (LHRH)ç – altri esami del sangue. La terapia della pubertà precoce va decisa caso per caso da uno specialista ed ha come obiettivi: – migliorare la altezza da adulti, rendendola quanto più possibile in linea con la statura familiare;

– evitare al bambino il disagio psicologico derivante dai propri, inattesi, cambiamenti corporei anche in relazione al suo rapporto con il gruppo e l’ambiente;

– salvaguardare le funzioni riproduttive in età adulta.

Mentre sotto i sei anni il trattamento è sempre, o quasi, utile per preservare l’altezza potenziale, non necessariamente tutte le bambine tra i sei e gli otto anni devono essere trattate. In questo caso sicuramente trarranno beneficio dal trattamento quelle con età ossea avanzata (> ai 2 anni) e con una rapida progressione. (7) Solo dopo una esauriente conversazione con i genitori andrà presa di comune accordo una decisione se trattare o non trattare il bambino, tenendo in considerazione anche gli aspetti psicologici.

La pubertà precoce vera si tratta con gli analoghi del GnRH, la via di somministrazione utilizzata è quella intramuscolare, che consente la somministrazione ogni 4 settimane.

Il trattamento viene continuato nelle bambine fino ai 12 anni di età ossea e nei maschi fino ai 13-14 anni di età ossea per non perdere lo spurt puberale a fine trattamento.(7)

La pubertà evolve in modo perfettamente normale, con comparsa dopo 12-15 mesi delle mestruazioni nelle bambine e di livelli puberali di testosterone nei maschi.(6)

Ogni sei mesi si controllerà il bambino dal punto di vista auxologico (peso, altezza, segni puberali), si ripeterà un Rx polso per rivalutare l’età ossea, si doseranno le gonadotropine dopo carico con GnRH e si valuterà lo sviluppo ovarico e uterino con l’ecografia pelvica. Si utilizzano per la terapia farmaci che sono in grado di bloccare la produzione degli ormoni prodotti dalla ghiandola ipofisi, le gonadotropine. Questi farmaci sono efficaci e sicuri. Nei rarissimi casi in cui la pubertà precoce è provocata da un tumore, viene eseguito un intervento chirurgico per l’asportazione di esso. In ogni caso, l’evoluzione della malattia è buona ed i risultati sull’altezza in età adulta sono tanto migliori quanto il trattamento viene iniziato più precocemente.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Bibliografia

1.Tratto da Andrologia clinica, Wolf-Bernhard Schill, Frank H. Comhaire, Timothy B. Hargreave].

2.Marcia E.et al. Secondary Sessual Characteristics and Menses in Young Girls Seen in office Practice: A Study from the Pediatric Research in Office Practice. A Study from the Pediatric Research in Office Setting Network. Pediatrics 1997, 99: 505-512

3.Paul B. Kaplowitz et al. Reexamination of the Age Limit for Defining When Puberty Is Precocious in Girls In the United States: Implications for Evaluation and Treatment. Pediatrics 1999; 104: 936-41

4.Rosenfield R. et al. Current age of onset of puberty (letter). Lancet 2000; 106: 622-3

5.Cisternino M. et al. Etiology and age incidence of precocious puberty in girls: a multicentric Study. J PediatrEndocrinolMetab 2000; 13 Suppl 1: 695-701

6.Marie-Christine Lebrethon et al. Management of central isosexual precocity: diagnosis, treatment, outcome. Current Opinion In Pediatrics 2000; 12:394-399

7.L. Tato et al. Optimal Therapy of Pubertal Disorders in Precocious/Early Puberty. J. Of PediatricEndocrinology and Metabolism 2001, 14: 985-995

8.Bernasconi S, Bona G, Bozzola M, Buzi F, de Sanctis C, de Sanctis V, Radetti G, Rigon F, Tatò L, Tonini G. Schede diagnostico-terapeutiche di endocrinologia pediatrica. Minerva pediatrica 2001; 53 (4): 37-41.

9.Partsch CJ, Sippell WG. Pathogenesis and epidemiology of precocious puberty. Effects of exogenous oestrogens. Hum Reprod Update. 2001 May-Jun; 7(3): 292-302.

10.Traggiai C, Stanhope R. Disorders of pubertal development. Best Pract Res ClinObstetGynaecol. 2003 Feb; 17(1): 41-56

11.Januszek-Trzciakowska A, Malecka-Tendera E, Lewin-Kowalik J. Thelarche praecox in young girls: recent approaches to the pathogenesis and clinical evaluation. WiadLek 2000; 53(5-6): 312-7

12.Della Manna T, Setian N, Damiani D, Kuperman H, Dichtchekenian V. Premature thelarche: identification of clinical and laboratory data for the diagnosis of precocious puberty. Rev HospClinFac Med Sao Paulo. 2002 Mar-Apr; 57(2): 49-54.

13.Stanhope R. Premature thelarche: clinical follow-up and indication for treatment. J PediatrEndocrinolMetab. 2000 Jul; 13 Suppl 1: 827-30.

14.Garibaldi L. Progression of premature thelarche to precocious puberty. J Pediatr. 1995 Aug;127(2): 336-7.

15.Saenger P, Dimartino-Nardi J. Premature adrenarche. J Endocrinol Invest. 2001 Oct; 24 (9): 724-33.

16.Ghizzoni L, Milani S. The natural history of premature adrenarche. J PediatrEndocrinolMetab. 2000; 13 Suppl 5: 1247-51.

17.Stanhope R, Brook CC. Thelarche variant: a new syndrome of precocious sexual maturation? Acta Endocrinol (Copenh) 1990 Nov; 123(5): 481-6

Sessualità/abusi su minori: “Le conseguenze dell’abuso nei rapporti con l’altro sesso”

 

La costruzione di una propria identità delle ragazze adolescenti abusate passa attraverso la possibilità d’integrare le diverse immagine di sé: abusata, impotente, rabbiosa, piena di vergogna ancorandole a quelle più sane e mature. (…) Abbiamo notato che le inibizioni sessuali nelle ragazze sono tanto più forti quanto più forti sono i sentimenti di colpa e di vergogna per essersi sentite responsabili di quanto hanno subito. (…) Le ragazze possono così accettare e richiedere le coccole dei loro fidanzati, ma sono assolutamente chiuse ai rapporti intimi.

Ci sono ragazze che continuano ad essere attratte da persone seduttive che, similmente all’abusante, le ingannano e le fanno sentire importanti solo per soddisfare i propri bisogni narcisistici di conquista.

Numerose ragazze, fragili, accettano di accompagnarsi a qualsiasi ragazzo le corteggi, perché pensano di avere un valore solo se si sentono importanti per qualcuno.

Altre ragazze non riescono a dire di no di fronte alle proposte sessuali dei ragazzi se vengono a trovarsi nella condizione di gravissima solitudine perché la madre non crede alle loro rivelazioni.

Ci sono poi ragazze che cercano attraverso il piacere fisico di vendicarsi di quello che hanno subito e mettere a tacere sentimenti di colpa e di vergogna. Considerano il rapporto sessuale violento ma anche attraente per le sue caratteristiche di forza, confondendo proprio la forza con la violenza.

(tratto da “L’adolescenza ferita” – Franco Angeli 2009)

Storia familiare. L’esperto: “Alcuni suggerimenti per comunicare con gli adolescenti”

di Gabriel Munoz – psicologo ed educatore di minori in situazione di disagio

“Eccomi, sono qui.”

Per gli adolescenti è molto importante avere la possibilità di fare riferimento ai loro genitori quando hanno un problema. Anche quando sono ribelli, spavaldi o autonomi nelle loro scelte, nei momenti più difficili hanno bisogno di aver la sicurezza che i loro genitori ci sono. Soprattutto in questi momenti è quando dobbiamo essere attenti e non dare nulla per scontato. Se loro non stanno vivendo un bel momento e noi facciamo finta di niente o semplicemente non siamo attenti, diamo a loro una buona ragione per arrangiarsi e cercare aiuto e consigli altrove.

“Puoi venire da me ogni volta che ne hai bisogno, io sarò sempre qui per ascoltarti”

Bisogna ascoltarli, l’atteggiamento di silenzio e allo stesso tempo di attenzione verso di loro è molto importante a volte di più rispetto a tante parole o a discorsi moralisti che loro spesso non vogliono per niente sentire. L’ascolto attento stimola i giovani a parlare e li aiuta a capire quanto importanti sono per noi.

In sintesi, l’ascolto aiuta a costruire un clima di reciproco rispetto e di affetto.

L’ascolto attivo è un ATTEGGIAMENTO, il cui scopo è quello di entrare in relazione profonda con l’altro permettendogli di esprimere se stesso completamente, di esplorare anche le parti di sé non consapevoli e di ampliare la propria mappa, trovare nuove risorse per cambiare.

Come essere un buon ascoltatore? Alcune idee:

• Orientarsi col corpo all’altro che sta parlando;

• Guardare negli occhi, è una fonte di conoscenza importante;

• Chiarire le cose ponendo domande;

• Impegnarsi a non distrarsi;

• Impegnarsi a capire ciò che viene detto, nonostante emozioni e pensieri interni e rumori ambientali che possono produrre interferenze;

• Dedicare del tempo esclusivo, non si può ascoltare bene mentre si fanno altre cose.

Infine alcune domande utili alla riflessione:

I vostri figli sanno che possono contare su di voi? Ricordatevi che non basta dirlo, bisogna attuarlo: riuscite a dedicare del tempo ai vostri figli? Li ascoltate cercando di evitare il giudizio o avete già pronto il vostro discorso prima che lui/lei finiscano di parlare? Nella coppia, vi ascoltate? Dedicate del tempo esclusivo al dialogo o avete sempre qualcosa che vi distrae?

 Per altri suggerimenti con gli adolescenti vedi http://gabrielmunozpsicologia.blogspot.it/

Storia familiare. L’esperto: “Se il figlio adottivo è in crisi”

di Marco Schiavi – psichiatra e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza  – Membro di comitato della Società Ticinese di Psichiatria e Psicoterapia

Alcune riflessioni sul difficile compito dei genitori di fronte al problema dell’adozione in età adolescenziale.

C’è chi dice che i bambini sono tutti uguali ma ai genitori che vedo per la valutazione dell’idoneità psichica all’adozione spesso racconto che ce ne sono tanti diversi perchè, anche se ancora piccoli, hanno già una ferita psichica enorme, determinata dall’abbandono.

L’intento è di suscitare nei futuri genitori adottivi degli strumenti di comprensione di qualcosa che sarebbe altrimenti inspiegabile: le difficoltà di attaccamento di alcuni dei loro figli, che sembrano non accettare le cure e l’affetto dei nuovi genitori, nonostante sia opinione comune e condivisibile, che l’amore che si dona al figlio adottivo (e non) abbia anche una dimensione riparatrice di questa ferita e sia di grande importanza per il migliore sviluppo del bambino. Potremmo in altri termini dire che viene rifiutato ciò di cui si ha più bisogno e che è venuto meno al momento dell’abbandono: l’amore della mamma.

I futuri genitori solitamente non aspettano altro che un piccolino da amare e crescere, desiderio che origina spesso diversi anni prima, e la sua mancata realizzazione lo rende una vera fatica. Infatti alcune coppie hanno già figli biologici, più raramente è una futura madre “single” a formulare la richiesta di adozione, ma la maggior parte della coppie vi giunge perchè i figli tanto desiderati non arrivano. A questi ultimi ricordo, valorizzandola, che hanno una sofferenza in comune col figlio adottivo: un’altra ferita psichica, per loro legata alla sterilità (assoluta o relativa); sicuramente più gestibile di quella del bambino perchè verificatasi in età adulta, in un periodo di minore vulnerabilità, tuttavia facilmente sottovalutata perchè sopraffatta dalla gioia di diventare ugualmente genitori. Tanti tra loro si sono sottoposti ad esami medici, a trattamenti farmacologici, a fecondazioni assistite ed in vitro, e i colleghi che lavorano nei centri per la fertilità sanno che pesanti vissuti emotivi muove questo percorso, ma torniamo alle difficoltà cui accennavo prima.

Non è una regola e non vi è neppure un’età o un tempo specifico per questa “crisi” del figlio adottivo, che a un certo punto rifiuta apertamente l’affetto dei genitori. La maggior parte delle famiglie si rivolge allo psichiatra quando un minore è preadolescente o adolescente, spesso dopo un periodo in cui “le hanno provate tutte”. Le manifestazioni sono le più varie, ma di fondo il tema è sempre lo stesso: tu non sei mia madre (o mio padre) e non puoi dirmi cosa fare, oppure quando il bambino è più piccolo, si oppone “semplicemente” a quanto richiesto dal genitore, “screditandolo” indirettamente. In verità questi comportamenti non sono specifici dei figli adottivi, sono frequenti in tutti i ragazzi, è però anche vero che l’intensità dell’emozione soggiacente ed il tempo piuttosto lungo del periodo che precede la crisi (durante il quale già si manifestano delle complicazioni) gli conferiscono un peso tale da poterlo collocare tra le difficoltà sulle quali riflettere prima di adottare un bambino.

Sottolineerei che anche il valore simbolico dell’atteggiamento di rifiuto del genitore, nella situazione d’adozione, ha un impatto importante sull’adulto che è consapevole di non avere la maternità o la paternità biologica del figlio. Se aggiungiamo a questo aspetto anche la dimensione della sofferenza che spesso i genitori adottivi hanno vissuto per non aver potuto avere figli biologici (particolarmente dolorosa per la donna), troviamo la classica piaga nella quale il figlio adottivo mette il dito, perchè quando provocatoriamente accusa il genitore di non essergli padre o madre, non solo gli rinfaccia una verità (parziale) ma cerca “uno spettro” ben celato nell’armadio.

Tante volte il compito educativo dei genitori richiede quella fermezza che origina dalla ragionevole consapevolezza di essere nel giusto; il genitore adottivo deve essere consapevole che il valore maggiore della genitorialità si trova nella continuità della relazione di tutti i giorni, ed è pertanto più padre e più madre dei genitori biologici del bambino adottivo, senza però negare che senza il loro contributo (generante) il minore stesso non ci sarebbe. L’impegno e la presenza quotidiana del genitore sono la via per aiutare il figlio a superare la crisi, non solo nella loro applicazione concreta (perchè solitamente i genitori già lo sanno), ma anche nella loro esplicitazione in termini di valore e di affetto. Quando una coppia mi racconta: “non ci dà retta, ci rifiuta nonostante tutto quello che abbiamo fatto per lui” li invito a condividere questo valore: “avete un storia in comune di gioie e di fatiche che avete scelto di vivere per lui e per voi” ricordando che la prima gratificazione della genitorialità è nella genitorialità stessa. Si può dunque riprendere il tema col figlio in questi termini: noi abbiamo scelto di essere la tua mamma e il tuo papà perché volerti bene ci dà una grande gioia, speriamo quindi che tu possa presto condividerla con noi anche se ora sei molto arrabbiato.

Non è tanto utile, a mio avviso, dare dei consigli generici in uno spazio stretto come questo articolo, tuttavia ci tengo a sottolineare questo aspetto importante: generalmente il bambino piccolo occupa la posizione centrale nel suo mondo. Quando viene abbandonato se ne attribuisce più o meno consapevolmente la responsabilità, come se dicesse: “se mi hanno abbandonato è perché io sono troppo cattivo (oppure non valgo niente)”, e non rinuncia facilmente a questa sua spiegazione perché ne trae un vantaggio importante: conferisce un senso ad un avvenimento altrimenti inspiegabile, e permette di “salvare” l’immagine positiva dei genitori biologici e quindi delle sue origini. Il figlio adottivo ha dunque bisogno di tanto tempo prima di cambiare la considerazione che ha di sè (esito del trauma dell’abbandono) ed agirà la sua supposta “cattiveria” per darsene costantemente conferma.

Un secondo aspetto importante è costituito dalla necessità di controllare gli avvenimenti quando hanno avuto una valenza traumatica; il minore preferisce dunque gestire il prossimo abbandono, accentuando al sua negatività, prima di subirlo passivamente e traumaticamente come è già stato il caso nella sua esperienza. Tanti genitori raccontano infatti: “…sembra che faccia di tutto per metterci alla prova, per vedere se anche noi lo abbandoniamo…”.

Ė però importante sottolineare come l’esperienza dell’adozione sia nella maggior parte delle situazioni molto gratificante. Diventare genitori è un’esperienza di crescita personale, anche per la fatica che comporta. Prendersi cura di una persona che sta diventando grande è impegnativo perché richiede attenzione e dedizione, ma è anche nella natura dell’essere umano. Se i nostri genitori non avessero avuto il desiderio di metterci al mondo e la pazienza di crescerci, l’umanità sarebbe probabilmente già estinta.

(fonte: spazioadozioneticino.blogspot.com)

Storia familiare. Papà Maurizio: “Con un adolescente è meglio prevenire il conflitto”

Testimonianza Convegno ICYC 2012 – La storia siamo noi

“Abbiamo adottato nostra figlia, che ora ha 19 anni, nel 2003. Una (brutta) sera di due anni e mezzo fa ci chiede di andare in discoteca e rientrare tardi. E’ domenica sera e la prospettiva che il giorno dopo vada a scuola con pochissime ore di sonno o addirittura salti le lezioni, non ci piace. Ma propongo io a mia moglie di darle fiducia e lasciarla andare. Risultato? Un amico suo ci telefona che sta male e che dobbiamo andarla a prendere. Non so ancora se è stato colpa dell’aver bevuto troppo (fatto che non si è più ripetuto) o di un colpo di freddo. Il risultato comunque non cambia: la ragazza puntuale con cui si poteva comunicare, pur con conflitti e dissidi, si trasforma e fa quello che vuole lei.

Saltano tutte le regole. Non risponde alle telefonate. Non risponde ai messaggi. Se ne infischia dei richiami e delle punizioni. E’ una vera e propria rivolta, senza quartiere e senza controllo. Con il senno di poi ho capito che molto hanno influito le amicizie negative, le quali unendosi al desiderio mal gestito di indipendenza e di affrancamento dai genitori, producono una miscela esplosiva.

Si arriva allo scontro fisico, che peraltro sconsiglio vivamente. Alle litigate furibonde, dove mi abbandono ad attacchi verbali nei suoi confronti che oggi non ripeterei, ma che mi sono strappati a viva forza dal suo comportamento. Non sai, in quei casi, a che santo votarti: se sei accondiscendente, allora temi che ogni insegnamento sulle regole vada a quel paese; se sei troppo duro, non hai una risposta come vorresti sul piano del comportamento e inquini il rapporto, rischiando di rovinarlo in modo irrimediabile. Il dialogo? Interessante soluzione, ma spesso non approda a nulla e comunque viene minato dal sentirti preso in giro, dalla provocazione. Le punizioni? Vanno bene, ma attenzione a non esagerare che altrimenti diventano inefficaci e ti si ritorcono contro.

Ora quel tempo sembra passato e nostra figlia almeno rispetta gli orari e mantiene un comportamento corretto. Su alcune questioni – impegno nello studio e un minimo di ordine e pulizia in camera – vi sono lacune profonde da colmare, ma il clima è più sereno.

Quali insegnamento ho tratto da questa esperienza, come padre? Ecco quanto mi sento di elencare:

 – Da evitare, specie se non hai il “fisico adatto”, gli scontri fisici e le parole pesanti che pure ti strappano dal cuore. Rovinano il rapporto e non servono nulla, se non a far credere il figlio o la figlia ribelle di essere nel giusto. Meglio una punizione che non ferisce e non umilia, ma brucia: non posso dire quale punizione, va scelta sulla base del rapporto e della situazione e del figlio. Di sicuro, non ha senso esagerare nella durezza della punizione, perché l’escalation del conflitto non porta da nessuna parte.

 – E’ giusto seminare: con l’esempio (anche nella compostezza con cui si litiga e si tenta di imporre un minimo di autorità); con la parola; aprendo gli occhi al proprio figlio o figlia sulle sue cattive frequentazioni. Non si avrà subito ragione, ma si semina e si danno a un figlio gli strumenti per capire e rendersi conto – anche se non ce lo dirà mai – che il papà o la mamma avevano ragione su un certo punto o su un certo amico. Io ho dato ragione ai miei genitori, dentro di me, anni dopo le loro parole. Ricordiamoci quindi che noi prepariamo i nostri figli alla vita e che non possiamo sperare (non ha senso farlo, anche se sarebbe bello) di vedere i risultati in tempi ragionevoli. Il nostro obiettivo è che diventino adulti consapevoli, e possiamo essere certi che le nostre parole non saranno sprecate: un giorno torneranno loro utili.

 – E’ buona regola prevenire il conflitto, anziché doverlo curare quando è all’ennesima potenza. Per questo bisogna cogliere per tempo i segnali, e comunque accettare il fatto che la “rivolta” contro di noi è comunque un passaggio sano verso l’autonomia. Quello che va evitato è che un figlio o una figlia si compromettano con gli altri (o, peggio, violino la legge), col rischio di pagare prezzi altissimi per gli anni a venire.”

La fuga da casa. L’esperto: “Adolescenza. Prospettiva per genitori”

di Franco Carola – psicologo 

Sono stati selezionari i passaggi più importanti. Chi vuole leggere l’articolo completo veda la fonte.

L’adolescenza di un figlio viene spesso accolta con un misto di curiosità e apprensione. I cambiamenti fisici e gli assestamenti emotivi in atto nella progenie sono sovente imperativi e categorici, non lasciano molto spazio e tempo a riflessioni di sorta.

L’urgenza di capire “cosa stia accadendo” diviene priorità assoluta.

Se spostiamo il vertice di attenzione di questo ricco e problematico passaggio di crescita e focalizziamo la nostra attenzione non più sul figlio, ma sui genitori, potremmo incontrare differenti e intriganti ambiti di approfondimento, di cui due particolarmente ricchi di spunti di riflessione.

(…) È sempre necessaria la chiarezza su chi sia il genitore e chi l’adolescente!

Il figlio rischia di vedersi negare la possibilità di entrare in un sano conflitto col genitore, momento di profonda affermazione di Sé e delle proprie distintive caratteriali.

L’adolescenza di un figlio adottivo, poi, necessita più che mai di attualizzare e manifestare tale conflittualità; essa si configura come una maniera naturale per cercare una risoluzione profonda e definitiva dei conflitti intrinsechi alla propria condizione di non consanguineità.

Il momento del “litigio”, del “non sono d’accordo”, “non mi riconosco come tuo figlio”, tanto temuto dal genitore, è un passaggio essenziale nella definizione di una nuova, sana identità del giovane che si affaccia all’età adulta; è un sistema per superare quella dicotomia tra il “sono figlio vostro” e il “sono figlio di un abbandono”, per giungere a un “io comunque esisto e sono grato per ciò che sono”.

Parimenti, genitori che abbiano attraversato l’adolescenza senza scioglierne i principali cardini psicoaffettivi e le relative problematicità, potrebbero rifiutare i cambiamenti che vanno manifestandosi nel figlio svalutandone il processo di crescita o rendendosi particolarmente ostili a ogni tentativo di quest’ultimo di creare un dialogo “tra adulti”. È questo il caso in cui vediamo genitori completamente insensibili ai messaggi di aiuto lanciati dai propri figli o, nel caso di figli adottivi, di padri e madri che “delegano” alla questione dell’adozione tutte le problematicità che emergono nella vita del giovane. Ridurre ogni problema a una questione legata all’adozione determina il rafforzamento, nell’identità del giovane, di un “Io”la cui esistenza è legata solo alla propria condizione di stirpe e non a quanto si sta sviluppando in lui come essere umano. Rispondere a un comportamento aggressivo, ad esempio, “leggendolo” come frutto del fatto che “lui è adottato e ci aspettavamo avrebbe creato problemi”, si pone come un vero e proprio diniego assoluto del problema. Tale situazione, più comune di quanto non si pensi, reca in se stessa una profonda svalutazione dell’adolescente adottato che vede d’innanzi a sé i propri cari in una posizione altamente difensiva; qui si produce un ulteriore strappo e la possibilità di una crisi totalmente irrisolvibile: una frattura intrafamiliare insanabile.

L’etimologia del termine adottare (dal latino optare, cioè scegliere, preceduto dal rafforzativo ad) indica la dimensione della scelta, intrinseca alla costituzione di un patto genitoriale di tipo adottivo.

Anche il figlio è chiamato nel tempo, soprattutto in adolescenza, a effettuare una scelta e decidere di essere figlio di quei genitori. In tale senso il legame familiare va visto in termini di “patto”, termine che richiama ad aspetti paritetici di etica del legame.

La coppia, in concomitanza con l’entrata del figlio adottato in adolescenza, spesso riattraversa le motivazioni che l’hanno spinta alla scelta adottiva. Le verifiche alle quali è di continuo sottoposta dal figlio, il quale spesso nega ai propri cari un esplicito riconoscimento per gli sforzi fino ad ora compiuti nel creare un giusto e solido legame familiare, mettono a dura prova entrambi i genitori; essi si trovano a doversi interrogare nuovamente sulle scelte compiute e sui numerosi dubbi e paure già presenti ed elaborati nel periodo di attesa di abbinamento con il figlio. Tornano a galla fantasmi circa la provenienza di stirpe, domande circa le somiglianze genetiche, dubbi circa la propria adeguatezza a coprire il ruolo genitoriale. E anche quando tutte le questioni citate non apparissero spontaneamente, ci penserebbe il figlio a ricordarle attraverso le sue crisi improvvise, i suoi comportamenti non sempre prevedibili, i suoi richiami talvolta drammatici.

La coppia rischia di scoppiare sotto il peso di atmosfere cupe, drammatiche, ostili,alle volte insostenibili. I genitori cercano una strada di comunicazione col proprio figlio e si trovano a dissentire sul comportamento del coniuge: “volano” accuse, insulti, richiami a una maggiore maturità ecc.

La coppia attraversa una profonda mutazione: cresce insieme al figlio, ridiscutendo se stessa, la cultura familiare creata e sostenuta fino ad allora, i capisaldi del progetto che l’ha portata ad avvicinarsi a un progetto adottivo. I radicali cambiamenti di questo periodo possono sembrare prove troppo dure, tanto che alcuni genitori attraversano profondi stati depressivi, a volte rabbiosi e dolorosi. Il coniuge rischia di non essere più valido sostegno e le sensazioni di solitudine prendono spazio.

Ma questo è ciò che anche il figlio sperimenta! La sensazione di non appartenenza, di dover creare una nuova identità dal nulla o da uno strappo originario, provoca vissuti di solitudine profonda che figli e genitori condividono, il più delle volte inconsapevolmente.

Una madre che si sente sola e scoraggiata, un padre che prova emozioni altrettanto forti e un figlio che si vive solo contro il mondo. È dall’incontro di queste tre solitudini che rinasce la famiglia, luogo sicuro dove potranno rincontrarsi tutti e tre come adulti. Tre persone rinnovate che condividono una nuova consapevolezza di sé e dei propri amati.

Vi è un’unica certezza circa questo critico passaggio familiare: l’adolescenza finisce!

E quando ciò accade, il più delle volte si scoprirà che l’amore tra i membri della famiglia è stato rinnovato, riconfermato e non sarà più messo in dubbio!

(fonte: genitorisidiventa.org)

Post-adozione. Alcune riflessioni che condividiamo

da http://spazioadozioneticino.blogspot.com/2011/01/ad-alta-voce_27.html

Ho inserito questi stralci perchè ho vissuto in prima persona le contraddizioni e fastidi elencati in questa riflessione. Se all’inizio pensavo di essere anomala, nel proseguo,  ho capito che sono stati d’animo che si possono manifestare in qualsiasi genitore con una certa propensione a cercare soluzioni e trovare nuove risposte.

“(…) Le numerose situazioni di disagio, più o meno grave, in cui vivono molte famiglie adottive (la nostra è forzatamente una conoscenza parziale a causa dell’eccessivo pudore di molte famiglie a rendere pubblico il loro dolore) ci permette di segnalare quanto sia scarsa, ancora oggi, la consapevolezza dei problemi legati alla costruzione di un saldo legame di appartenenza con i propri figli adottivi.

Viviamo in una società che enfatizza la scelta adottiva (“come siete bravi…”) e pone l’accento quasi esclusivamente sulla gioia del bambino (“come sei fortunato…”). È un grande abbaglio considerare l’adozione un punto d’arrivo, la soluzione di tutti i problemi: della coppia che vuole diventare una famiglia e del bambino che cerca nuove figure di riferimento. Se le cose stanno così, è facile capire che una famiglia con gravi problemi (e che problemi!) verrà facilmente giudicata inadeguata, incapace ad assolvere il proprio ruolo (“siete troppo rigidi.”, oppure, “siete troppo permissivi”, “non mettetela giù dura: i vostri sono i problemi di tutti i genitori!”). Ancor più grave l’atteggiamento nei confronti dei figli adottivi ribelli, facilmente etichettati come “ingrati” o “irriconoscenti”, incapaci di apprezzare la fortuna di essere stati accolti in una famiglia e in una società che ha offerto loro una seconda occasione (“Invece di contestare i tuoi genitori dovresti amarli di più”). La sola ricetta, offerta in tutte le salse, rimane solo e unicamente l’amore. “Con l’amore risolverete tutto!”.

(…) L’amore è fondamentale ma da solo non basta, occorre la consapevolezza e la conoscenza dei problemi che si dovranno affrontare, primo tra tutti costruire un legame di appartenenza con dei bambini/ragazzi traumatizzati dalla rottura del primo e più importante legame: quello con la mamma naturale.
I figli adottati sono figli traumatizzati. Entrare in relazione con una persona traumatizzata non è facile soprattutto se lo si fa da ignoranti, nel senso letterale del termine: ignorando le modalità di approccio e le dinamiche comportamentali…

 (…) Quante volte abbiamo sentito dire :”se prendi un bambino piccolo non si ricorderà certo della sua mamma!” Non è vero che i bambini molto piccoli non hanno ricordi: non essere in grado di verbalizzare non vuol dire non avere ricordi. Questi sono ben presenti nella memoria implicita e influenzano la loro vita di bambini, ragazzi e adulti, soprattutto nelle relazioni interpersonali: con i genitori, con i compagni, con gli insegnanti, con l’innamorata…con il datore di lavoro.

 (…) Adottare un bambino ha cambiato a tutti noi la vita, ne siamo usciti rivoltati come un calzino: è un’esperienza esaltante, ma, va detto subito, molto ma molto difficile. Non vogliamo scoraggiare l’adozione, vogliamo solo dire che trasforma, arricchisce, permette di capire meglio se stessi. È un percorso che dura tutta la vita e che parte dall’elaborazione di tre grandi lutti: la perdita della madre, la sterilità, la perdita del figlio.

 (…) Spesso i nostri ragazzi hanno bisogno di un aiuto per dare un nome alle loro emozioni e per capire le conseguenze che le loro azioni hanno sugli altri. Il fatto di non essere riusciti da bimbi, con le loro urla e con i loro pianti disperati, a far riapparire la mamma, li ha convinti di non avere nessun effetto sugli altri, di essere invisibili.  Sarebbe estremamente utile che i genitori adottivi venissero seguiti anche nella fase post adottiva e venissero informati di tutti questi problemi È importante il lavoro di prevenzione; non bisogna pensare che si possa intervenire, altrettanto efficacemente, quando i problemi sono già esplosi.

 (…) La condivisione aiuta a placare l’ansia, a ritrovare l’equilibrio. In questo modo siamo di aiuto non solo a noi, ma anche ai nostri figli. (…) In comune hanno una visione ostile del mondo, frutto delle loro prime esperienze e non avendo ricordi felici del passato non sanno che è possibile vivere senza le loro angosce e paure.

 (…) Non stimandosi sono convinti di poter raccogliere solo fallimenti: “ preferiscono fallire e riprendere la solita vita di merda, che affrontare cose che non conosco”, dice alla mamma adottiva un ragazzo apparentemente sicuro di sé. Il terrore del cambiamento immobilizza l’azione, vanifica ogni progetto e conferma nel ragazzo l’errata convinzione che ogni cambiamento, e dunque anche la possibile felicità, porti con sé un male maggiore. “Non sono i loro comportamenti ad essere anormali , è anormale la loro esperienza di figli feriti” (Nancy Newton Verrier, op. cit). È una ferita che ha effetti anche nel corpo e si manifesta con disturbi, talvolta cronici, in molti dei nostri figli: tachicardia, pressione alta, sonno disturbato, irritabilità, problemi gastro-intestinali e altro ancora.

 (…) L’adozione “è una sfida cui si può fare fronte nella misura in cui la famiglia è capace di aprirsi all’esterno, costruire legami e tessere, una rete che possa sostenerla negli inevitabili momenti di difficoltà e il sociale (enti autorizzati, associazioni familiari, scuola, servizi del pubblico e del privato sociale) è in grado di offrire quegli interventi che consentono di attingere pienamente e di mettere a frutto tutte le numerose e preziose risorse (individuali, relazionali e sociali) di cui, come abbiamo visto, le famiglie dispongono” – prof.ssa Rosa Rosnati.”