Sessualità/pubertà precoce. Studi e ricerche: “La ricerca continua sulle cause che determinano lo sviluppo anticipato”

 

Il fenomeno della pubertà precoce non riguarda solo le bambine adottate. I ragazzi cambiano voce a 11 anni, le bambine sviluppano il seno a otto, in alcuni casi a sei. Già dal 1997 si è osservato un sensibile anticipo della pubertà negli USA. Ci si chiedeva se stava accadendo lo stesso in Europa.

Attraverso un’indagine si è scoperto che tra la metà dell’ottocento e la metà del novecento l’età media per le prime mestruazioni delle ragazze negli USA ed Europa, era scesa da 17 a 14 anni. Mentre l’età media dei matrimoni aumentava, l’età della maturità sessuale diminuiva. Tutto ciò ha una sua logica che si aggancia a quanto affermato nel post precedente: gli esseri umani si riproducono quando stanno bene. Con il miglioramento della nutrizione e dell’assistenza sanitaria, l’età della pubertà era dunque scesa.

Nel 1950 il dottor James Tunner aveva individuato una tabella della crescita secondo cui l’età media di sviluppo del seno era a 11 anni e mezzo. Nei ragazzini l’aumento del volume testicolare cominciava intorno agli 11 anni e due mesi. Nel 2002, secondo un altro studio, il seno cominciava a svilupparsi uno o due anni prima rispetto le tabelle di Tanner. Si tratta di un fenomeno che riguarda l’intera popolazione mondiale e gli studiosi non ne conoscono ancora le cause.

Certo è il problema che crea il divario tra maturità fisica e psicologicache diventa sempre più ampio. Secondo alcuni studiosi i bambini con pubertà precoce andrebbero incontro ad una sessualizzazione prematura con incapacità ad affrontare le conseguenze. Sono inoltre più esposti ad abusi sessuali, comportamenti sessuali inopportuni, malattie a trasmissione sessuale e gravidanze precoci. Nei ragazzi l’aumento del testosterone aumenta l’aggressività e li porta ad essere più esposti a comportamenti a rischio come l’assunzione di stupefacenti ed alcol o a commettere reati. La maggiore aggressività si riscontra anche nelle ragazzine.

Aumenterebbe anche la possibilità di contrarre tumori in età adulta. Prima una bambina ha le mestruazioni, maggiore è la sua esposizione agli estrogeni. Ciò fa aumentare il rischio di tumore al seno e alle ovaie e cresce anche il pericolo di avere problemi vascolari.

Una crescita anticipata può comportare anche problemi psicologici: statura più alta della media, forme muliebri, dolori mestruali…sono tutti elementi che non si possono nascondere in una classe di ancora bambini. Si può così diventare facile bersaglio di derisione e scherno, con l’aggravante del contributo di genitori poco sensibili degli altri bambini che potrebbero allontanare la ragazzina/il ragazzino sviluppata/o perchè “diverso”.

I cambiamenti sono troppo veloci per essere genetici, si preferisce abbracciare la causa dei fattori ambientali. L’obesità, le sostanze chimiche e perfino i padri assenti sono stati oggetto di studio (una bambina che vive lontana dal padre tende ad avere le mestruazioni prima delle coetanee). Sembra ormai assodato che la pubertà arriva quando si raggiunge un certo peso corporeo. Le anoressiche raramente rimangono incinte. Più un bambino è pesante, più produce leptina. Questo ormone manda un messaggio all’ipotalamo che mette in azione i neurotramettitori che stimolano la pubertà. Questi neurotramettitori regolano l’appetito. Da quando questo studio american ha ipotizzato il legame della pubertà precoce con il peso, si è iniziato ad osservare il fenomeno dell’obesità. Ma l’obesità non basta a spiegare il fenomeno; potrebbe essere vero anche il contrario e cioè che la pubertà precoce scatena l’obesità.

C’è poi tutto il capitolo aperto delle sostanze chimiche che potrebbero imitare gli ormoni e lanciare segnali ingannevoli alle ghiandole della crescita. Certo è che i bambini sono sensibili agli ormoni prima della pubertà proprio perché ne producono pochi e anche un piccolo quantitativo può fare la differenza. Ad esempio l’esposizione dei bambini ai residui di ormoni presenti nella carne potrebbe contribuire ad anticipare l’età puberale. Ma riscontri certi ancora non ce ne sono e la ricerca continua.

(fonte: Internazionale agosto 2010)

Sessualità/pubertà precoce. L’esperto: “Vivere il cambiamento fisico dei nostri figli adottivi con naturalezza”

 

Sintesi dell’articolo “Il problema della pubertà precoce nelle bambine adottate da paesi in via di sviluppo” di Raffaele Virdis.

 

Innanzitutto dobbiamo precisare che si definisce pubertà precoce lo sviluppo puberale a sette otto anni. La pubertà precoce preoccupa molti genitori adottivi che si ritrovano ad affrontare entro poco tempo dall’ingresso in famiglia la comparsa del primo menarca. Come effetto diretto ci potrebbe essere la riduzione della statura da adulto rispetto agli standard medi. Il fenomeno interessa molto di più le bambine, soprattutto se arrivate in famiglia grandicelle, ma anche i maschietti non sono completamente esenti da tale fenomeno.

Una delle cause è individuata nelle migliori condizioni di vita. Per un/a bambino/a che arriva in Italia con evidenti segni di denutrizione il benessere psicologico e affettivo unito ad una più corretta alimentazione può accelerare la crescita. La maturità fisica non si accompagna però alla maturità psicologica. Per questo alcuni pediatri preferiscono bloccare, tramite intervento terapeutico, il processo puberale anticipato. Si è osservato, però, che la terapia di blocco non garantisce una crescita sicura dell’altezza anche se l’osservazione su una quarantina di casi porta a concludere che sui soggetti trattati a volte è possibile raggiungere una crescita di 5-6 cm anzichè di 2,5 cm dei soggetti non trattati. Per questo si consiglia di lasciar perdere il trattamento terapeutico nei soggetti che, secondo le tabelle della crescita, riuscirebbero comunque a raggiungere i 157 cm di altezza.

Vorremmo porre maggiore attenzione sulle conseguenze psicologiche. Spesso le bambine già inserite in classi di compagni più giovani, si ritrovano a gestire il cambiamento del proprio corpo quando è in corso l’integrazione in famiglia, a scuola e nella nuova città. Il fatto di trasformarsi in donne è un ulteriore fattore di stress. Vi è poi il timore di venir abbandonate perché non più “bambine”. E’ importante, quindi, da parte dei genitori, non mostrare imbarazzo di fronte alla trasformazione veloce della figlia. L’accettazione del divenire dei nostri figli è la forma più grande di amore. Per questo i genitori devono essere preparati a questi avvenimenti prima dell’arrivo del bambino a casa per non trovarsi spiazzati davanti alla realtà.

Per leggere l’articolo completo vedi: http://www.8ealtro.it/files/9-Il-problema-della-puberta-precoce-….pdf

Sessualità/pubertà precoce. “Le mamme dicono che…”

 

Mamma Flora: “R. si è sviluppata a 11 anni e mezzo. Non mi sono inquietata più di tanto. Il pediatra mi ha rassicurata che era in linea con la sua età e la sua etnia. Mi sono poi ricordata che una mia compagna di scuola delle elementari, italiana, ha avuto le prime mestruazioni in quinta elementare.”

Mamma Renata: “La mia bambina è seguita da un endocrinologo. Ogni 28 giorni fa un puntura per bloccare la pubertà precoce. Abbiamo prima fatto ecografia, lastre al polso e misurazione del cranio oltre agli esami del sangue per controllare gli ormoni. Ha 7 anni. Il tutto durerà per circa 2/3 anni dopodiché nel giro di un anno avverrà lo sviluppo. Finora non abbiamo avuto nessuna controindicazione.”

Mamma Lia: “Mia figlia è arrivata in Italia da un anno. Dai 9 ai 10 anni è cresciuta ben 15 cm e continua a crescere. Inoltre sta sviluppando curve femminili. La pediatra non ci ha messo in allarme. Da insegnante posso dire di aver visto bambine italiane svilupparsi in quarta elementare. Penso che un grande impulso sia dato dall’alimentazione più ricca e dalla serenità. Insomma, qui da noi possono permettersi di crescere!”

Mamma Carla: “La mia piccola A., di origine polacca, ha iniziato a sviluppare il bottoncino mammario a 7 anni e dopo 6 mesi l’endocrinologa ha ritenuto opportuno iniziare la cura ormonale per evitare i problemi connessi a questa “patologia”, soprattutto per un corretto sviluppo osseo. La cura da circa un anno e mezzo e spero che tra 6 mesi potremo smettere questa “tortura”. Secondo me a nove anni è del tutto normale che si inizino a vedere i primi segni dello sviluppo.”

Sessualità/adulti deviati: “Turismo sessuale”

 

Quando parliamo di adulti deviati non possiamo evitare di pensare ai turisti sessuali. Intendiamo gli occidentali perbenisti che pensano di poter comprare con i soldi l’innocenza di un bambino, tanto non è figlio loro. Non a caso a suo tempo era stata studiata una campagna del Governo italiano con slogan “E se fosse tuo figlio?”.

Alla base c’è sempre la disuguaglianza sociale: il ricco che compra il povero, il povero che, per sopravvivere, offre quello che il ricco cerca.

Si possono distinguere due forme di turismo sessuale: il turismo sessuale “promosso” da quei Paesi dove la prostituzione è legalmente riconosciuta e considerata un’attività di tipo professionale; il turismo sessuale praticato in quei Paesi, spesso considerati in via di sviluppo, dove la prostituzione non è regolata da una legge specifica, ma da un sistema illecito.

Sembra che il fenomeno del turismo sessuale si sia intensificato negli ultimi anni a causa del maggiore impoverimento dei Paesi del Sud, dove i bambini entrano nel giro della prostituzione, spinti dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di lavoro dei familiari. Il fenomeno sarebbe anche favorito dall’aumento del turismo di massa grazie ai sempre più numerosi voli a basso costo diretti verso mete esotiche.

I NUMERI (fonte: Osservatorio per il contrasto della pedofilia – Dipartimento Pari Opportunità)

  • Volume di affari 80-100 miliardi di dollari circa all’anno
  • 3 milioni i turisti che ogni anno partono per viaggi in cerca di sesso
  • Turisti occasionali (65%), abituali (30%), pedofili (5%)
  • Il 37% ha un’età che va dai 31 ai 40 anni e sono per la quasi totalità occidentali
  • Le vittime del turismo sessuale, sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% da 0 a 6 anni.
  • Il 75% dei minori coinvolti sono femmine
  • Tra le destinazioni più frequentate il Brasile, il Nepal, il Bangladesh, la Colombia, l’Ucraina, la Bulgaria, la Thailandia.
  • Noi italiani non ne usciamo a testa alta da questo mercato

 

A ciò si aggiunga il fenomeno del turismo al femminile su cui non ci sono stime ufficiali.

 

  • Le turiste italiane sarebbero 30-50.000 all’anno.
  • La primaria destinazione del turismo sessuale femminile è invece l’Europa meridionale, principalmente Italia, Ex Yugoslavia, Turchia, Grecia e Spagna, i Caraibi, parte dell’Africa, le Filippine (secondo i dati di Ecpat)
  • L’età varia dai 20 ai 60 anni, ma il nocciolo forte è quello delle over 50
  • A differenza dell’uomo che cerca una partner diversa ogni sera, la donna tende a frequentare un solo uomo (beach boy), sebbene giovani (18-20 anni)
  • Sul turismo sessuale femminile sono stati girati alcuni film: Verso Sud (2005 ambientato ad Haiti con Charlotte Rampling e Paradise Love (2012) ambientato in Kenya.

 

CHI LO COMBATTE

ECPAT – End Child Prostitution in Asian Tourism è nata nel 1990 a Bangkok, in Tailandia, per combattere lo sfruttamento sessuale di minori da parte dei turisti. In seguito l’ambito di intervento si è allargato al reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento dei minori. Ad oggi ECPAT è presente in 70 paesi.

In Italia c’è ECPAT-Italia Onlus il cui vice presidente è Marco Scarpati, un papà adottivo. YasminAboLoha, segretario generale di Ecpat Italia, sottolinea che quando si parla di turismo sessuale siamo comunque di fronte ad un problema di prostituzione minorile. Ciò significa che i minori sfruttati sono a disposizione, in primis, dei locali, poi vengono i turisti. Aggiunge che la maggior parte dei turisti sessuali sono occasionali. Di fronte ad un minore a pagamento non si tirano indietro, ma non è detto che ripetano l’esperienza una seconda volta. Il fenomeno è quindi prima di tutto culturale. Vedi http://www.ecpat.it/turismo-viaggi-e-sfruttamento-sessuale-dei-minori/

NORMATIVA CONTRO IL TURISMO SESSUALE

L’Italia ha una delle migliori normative contro tali tipi di reato. La legge 269/98 contro lo “Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettano all’estero crimini sessuali contro i minori, anche quando il fatto sia stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale). La legge ha inoltre inserito nel nostro ordinamento penale la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla prostituzione a danno di minori, è punito con la reclusione da sei a dodici anni, oltre alla multa.

 

 

Sessualità/adulti deviati. L’esperto. “La mancanza di barriere generazionali è una trappola per gli adolescenti”

Tratto da “Adulti senza riserva” di Philippe Jeammet. Il noto psichiatra francese ci richiama al nostro ruolo di adulti e genitori. La nostra società è intrisa di messaggi e comportamenti ipersessualizzati che, invece di aiutare i nostri ragazzi a spiccare il volo, li schiacciano nell’angolo delle loro paure perché nessun adulto li prende per mano. Molto spesso sono i giovani a sanare le ferite degli adulti. Ciò non è giusto, non sta nell’ordine delle cose.

 

La volgarità non necessaria e manifesta non è tanto piacere quanto paura. Il compito di un adulto, per un adolescente, non è quello di essere un amico bensì di apportare la differenza. E’ l’aspettativa del più giovane nei confronti del più anziano – che si suppone possieda un sapere  e delle capacità che il ragazzo invidia – a fare di ogni adulto un potenziale educatore. Non voler tener conto di tali aspettative non significa farle scomparire, ma equivale ad abbandonare i più giovani alle loro risorse, rifiutando loro quel periodo di appoggio di cui hanno bisogno. (…) Che lo vogliamo o no, tutti i media sono portavoce dell’adulto e costituiscono un modello di ciò che gli adulti rappresentano per i più giovani. (…) C’è abuso sessuale in questa continua effrazione dell’intimità dello spazio psichico dei bambini e degli adolescenti (…) Oggi, tutto il nostro clima sociale è impregnato di una incestualità sempre più manifesta, come se gli adulti non avessero che un’ossessione, il sesso. Il sesso è l’argomento preferito dei pubblicitari (…)

Dietro ai ragazzi che vengono in terapia e si aprono all’intimità terapeutica stanno i  genitori. Dietro ad ogni adulto stanno i genitori. L’ossessione e l’iper rappresentazione dell’elemento sessuale costituiscono un’effrazione dell’intimità ormai già nell’infanzia, costringendo il bambino, ancor prima che ve lo induca la pubertà, a considerare  che ciò che gli adulti presentano continuamente riguarda anche i loro genitori. Non si lascia più ai giovani il tempo e lo spazio per immaginare, con il loro ritmo, secondo la loro convenienza, secondo la loro fantasia, tale relazione nell’ambito della coppia parentale, ma gliela si impone nella forma e nella frequenza che ha, senza che possano dire una parola, senza che possano scegliere. Ed è oggi una violenza quotidiana che viene loro fatta in tal modo. Ora come ho detto, la difficoltà non sta tanto nella sessualità in sé quanto nel suo eccesso. Con questa ipersessualizzazione i genitori perdono una parte della loro funzione tranquillizzante, rassicurante e di contenimento, e diventano a loro volta un fattore di eccitazione e di turbamento il che rende più conflittuale il rapporto con loro.

(…) La maggiore vicinanza tra genitori e figli e l’indebolimento delle barriere, e addirittura delle differenze generazionali, aumentano anche i rischi di una eccessiva deidealizzazione di un genitore o di entrambi, soprattutto se questi si ritengono obbligati, per amore di trasparenza, a dire tutto ai loro figli, a informarli di tutti gli incerti della loro vita di coppia, se non anche a farne gli spettatori e i giudici dei loro rispettivi comportamenti. (…) Non è più una cosa eccezionale che un genitore, per lo più il padre, presenti la sua nuova amica alla figlia adolescente di cui fa così la propria confidente, magari all’insaputa della madre, quando l’amica in questione ha solo qualche anno più della figlia. (…) Col suo esempio, il genitore non è più il vettore che li spinge a voler vivere una loro storia d’amore, bensì colui che li “ancora” maggiormente a sé avvicinandosi a loro e dando loro un posto privilegiato, suscitando eventualmente compassione, ma frenando la loro capacità di immaginare e desiderare una vita amorosa personale.

Sessualità/adulti deviati. Film: “Little Miss SunShine” di Jonathan Dayton e Valerie Faris– (USA 2006)

Una famiglia, con nonno drogato al seguito, organizza un viaggio verso la California per far partecipare la figlia minore ad un concorso di bellezza. Durante il viaggio succede di tutto. Al di là delle vicende di ciascun personaggio (padre scrittore fallito, madre al traino del marito, zio omosessuale che ha tentato il suicidio per un amore non ricambiato, figlio maggiore che ha fatto il voto del silenzio) spicca la rivalsa degli adulti attraverso la piccola Olive per mettere a tacere le loro frustrazioni.

Per fortuna, alla fine, capiscono di essere fuori contesto e tornano a casa con le idee più chiare su se stessi e le dinamiche familiari.

Dopo “Bellissima” (Visconti – 1951) c’è Little Miss Sunshine”, un’indagine nel costume americano per capire cosa c’è dietro i concorsi di bellezza per minori.

Adatto a chi vuole ridere delle debolezze dei genitori per agire in modo diverso.

Sessualità/adulti deviati. Mamma Roberta: “Le responsabilità della pubblicità nell’adultizzazione dei nostri figli”

E’ parere di chi scrive che l’emancipazione dei nostri figli vada di pari passo con l’emancipazione femminile (e maschile).

In questi giorni mi è capitato di leggere in contemporanea due articoli che avevo archiviato tempo fa, ma sempre attuali. Il primo riguarda la precocità dei nostri figli (“Aiuto ci stanno rubando l’infanzia” – NOI 07/2010) e il secondo parla dell’idea di liberazione delle donne (“Il falso femminismo della pubblicità” – Internazionale 2014). Entrambi puntano il dito sulla società dei consumi e la pubblicità.

“E’ in corso un attacco da più fronti volto all’erosione dell’infanzia, attraverso prodotti di vario genere che anticipano la crescita delle bambine, chiamate ad assumere pose e atteggiamenti adulti e con una spiccata valenza sessuale. (…) proposta di oggetti e accessori da adulti al pubblico delle cosiddette twinagers che comprende bambine dai sei ai dodici anni.“ Nell’articolo si fa l’esempio di reggiseni imbottiti per bambine di sette anni, sette anni!

C’è poi un passaggio che mi ha colpita: “Proteggendo loro, in realtà salviamo anche noi stesse perché promuoviamo un’immagine di donna più fedele alla realtà non rinchiusa in un’impossibile eterna giovinezza, ma dotata di un corpo che cambia lentamente nel tempo, mantenendo la sua bellezza. Per far questo abbiamo bisogno di madri che recuperino il buon senso e siano capaci di proibire ciò che a loro avviso non è adatto alle loro figlie”.

Forse, se ci spendessimo di più nella nostra funzione di educare, avremmo molto meno bambini adultizzati.Ma per fare questo bisogna essere donne (e uomini) emancipati. A questo punto ben si inserisce l’articolo di Laurie Penny sul falso femminismo. Secondo l’autrice, giornalista britannica, noi donne pensiamo di essere emancipate perché fumiamo o usiamo prodotti che la pubblicità ci propina come “femministi”. In realtà è vero il contrario. “Quello della pubblicità è un settore in cui si combattono importanti battaglie culturali. Nella metropolitana di Londra i manifesti che pubblicizzano la chirurgia estetica sono diventati più rari da quando hanno cominciato a essere sfregiati e coperti di adesivi che ne denunciano il sessismo. (…) Anche la pubblicità più provocatoria di solito sfrutta le mode e le tendenze della sua epoca (…) La giustizia sociale in sé è più difficile da vendere  (…) significa permetterci di vivere una vita in cui siamo qualcosa di più del nostro corpo, di quello che compriamo e di quello che abbiamo da vendere. (…) Non c’è niente di male nel farsi propaganda né nell’usare idee femministe per vendere cioccolato o cosmetici. Ma ci sono idee che rimarranno provocatorie e inquietanti per quanto le si voglia camuffare. Non basta entrare in un negozio e comprare una torcia della libertà: devi accenderla tu stessa e passarla.”

Anche Loredana Lipperini nel suo noto libro “Ancora dalla parte delle bambine” – Feltrinelli 2007 – lanciava un SOS. Secondo l’autrice all’eccessiva attenzione degli adulti verso l’infanzia non c’è un’equilibrata difesa della stessa: “Ci si interroga su come sia possibile che i medesimi (bambini) vengano così precocemente sospinti alla pubertà, e perché i loro comportamenti emulino così smaccatamente quelli dei grandi. Colpa dei mass media, si deduce. Invece, almeno una delle risposte possibili dovrebbe suonare come “perché gli è stato chiesto”. Anche lei parla delle tweens a cui sono propinati cosmetici per l’infanzia, biancheria intima, lucidalabbra, paillete per il corpo, ombretti, smalti per unghie.

“Si chiama entry point. E’ il punto d’ingresso della marca, significa abbassare l’età del target. In sostanza significa che i temi, i prodotti , i programmi televisivi rivolti apparentemente ai quattordicenni vengono in realtà fruiti dai bambini di otto anni. (…) A metà degli anni novanta le bambine comprese tra i sei e dieci anni divennero improvvisamente più consapevoli delle etichette. (…) Anche gli stereotipi femminili passano da spot a spot. Lasciando a chi guarda (specie se giovanissima) il dubbio di come si concili la donna delle automobili con quella dei prodotti per la casa, dei cosmetici e del cibo. Perché mettendo in fila tutte queste femmine, viene fuori una storia che non tiene. (…) Nella confusa femmina pubblicitaria la bambina si specchia e a volte si riconosce. (…) Dunque le bambine si osservano allo specchio di una femminilità multipla, ma con due imperativi principali: piacere e accudire.

Sessualità/adulti deviati. L’esperto: “Cultura dell’infanzia significa trattare i bambini come bambini”

da “Seduttività infantile e sfruttamento degli adulti” – di Anna Oliverio Ferraris

Per oltre un secolo l’immagine dell’infanzia tracciata da studiosi ed educatori insigni come Rousseau, Piaget, Maria Montessori e molti altri fu quella di un’età da vivere all’insegna della spontaneità, secondo i tempi della maturazione psicofisica, al di fuori di preoccupazioni relative al proprio aspetto, al possesso di abiti alla moda o gadget che fanno tendenza. Ai bambini veniva riconosciuto il diritto al gioco libero e spontaneo e ad una crescita lenta.

Sesso, seduzione, competitività erano considerate tematiche al di fuori dei loro interessi, tipiche delle età successive. Oggi non è più così. Pubblicità e spettacoli televisivi di ogni genere e per ogni età, possono raggiungere bambini grandi e piccoli e modellare i loro comportamenti. I bambini infatti, molto più degli adulti, imparano per imitazione e “immersione”. Che cosa significa? Significa che negli anni infantili si tende a riprodurre ciò che si vede senza riflettere o porsi dei problemi. Questo tipo di apprendimento consente di assimilare rapidamente molte e diverse informazioni proprio perché colui che impara si appropria di “copioni” di comportamento senza esercitare il senso critico. Si può essere molto intelligenti, come lo sono appunto i bambini che assimilano rapidamente, e al tempo stesso essere del tutto privi di riflessione e senso critico. Il senso critico si sviluppa lentamente in rapporto all’esperienze che si fanno e alla maturazione del sistema nervoso. Confondere intelligenza con maturità può esser pericoloso.

Non dobbiamo perciò stupirci se un bambino che vede scene di seduzione sugli schermi tenderà a ripeterle. I bambini che nei secoli scorsi assistevano alle esecuzioni capitali in piazza, tendevano poi a riprodurle con il gatto o qualche altro animale alla loro portata. Naturalmente, sia in un caso che nell’altro, i bambini non ne comprendono tutti i risvolti (alcuni si e altri no) e non immaginano, per mancanza di esperienza, tutte le possibili conseguenze; soprattutto non immaginano gli effetti che le loro azioni e comportamenti possono avere sugli altri. Poiché i bambini, per questioni anagrafiche, non hanno senso critico sono ovviamente gli adulti che devono selezionare il tipo di informazioni che li raggiungono e creare una sorta di filtro. Realizzare questo filtro però è diventato difficile, oggi, a causa dell’aggressività del mercato e della pervasività degli spettacoli televisivi. Il mercato considera l’infanzia alla stregua di un target e non ha preoccupazioni educative. Gli spettacoli televisivi entrano nell’intimità della casa e proprio per questa ragione possono essere inconsciamente associati alla sicurezza e al calore del nido domestico: una condizione psicologica che facilita l’assimilazione acritica dei messaggi.

I bambini di questi anni che vedono il Grande Fratello, invece di giocare ai cow-boy come facevano i loro genitori giocheranno ad appartarsi in coppia sotto un tavolo mimando una scena di sesso. Le bambine che vedono ogni sera uno show con ballerine in costumi molto succinti, vorranno giocare allo spogliarello invece che alle bambole. E ancora, i bambini che – dalla pubblicità, dai coetanei o dai loro genitori – vengono continuamente sollecitati al possesso di abiti all’ultima moda, scarpe firmate, oggetti status simbols entrano in competizione tra loro per l’acquisizione di questi prodotti, senza i quali si sentono infelici. Giorno dopo giorno essi fanno propria una visione del mondo che non apparterrebbe all’infanzia, modi di pensare e di atteggiarsi che possono avere dei risvolti non soltanto sullo stile di vita presente ma anche futuro. Ciò non significa, tuttavia, che crescendo, riflettendo, acquisendo senso critico e ricevendo stimoli culturali differenti non possano poi rivedere e modificare gli apprendimenti e i condizionamenti dell’infanzia. (…)

La tentazione di accelerare lo sviluppo di un bambino, di trattarlo come se fosse un adulto in miniatura e di usarlo per il proprio piacere o vantaggio è molto forte in alcune persone, soprattutto quando sono prive di una cultura dell’infanzia o quando ci sono delle frustrazioni irrisolte. Costoro proiettano sui bambini i loro desideri, le loro aspirazioni, i loro obiettivi e trovandovi una materia plasmabile e recettiva vi si esercitano senza preoccuparsi del futuro dei loro figli, delle loro esigenze di crescita, della formazione della loro personalità. (…)

(fonte: annaoliverioferraris.it)

 

Della stessa autrice vedi il libro “La sindrome di Lolita. Perchè i nostri figli crescono troppo in fretta”.

Sessualità/adulti deviati: “Fare sesso con un minorenne è considerato accettabile da un italiano su tre”

Don Gallo non aveva tutti i torti quando diceva che gli adulti hanno bisogno di essere educati ad una sessualità consapevole. Ha fatto scalpore la ricerca di Ipsos per Save the Children del febbraio 2014. Va sottolineata la deresponsabilizzazione degli adulti verso i minori quando si esprime un grado di tolleranza alto di fronte a rapporti minorenne e adulto, scaricando la colpa su ragazzi sempre più “disinvolti e precoci”. Se poi un intervistato su cento arriva anche a dire che l’esperienza con un adulto può essere formativa per un minore, rimaniamo ammutoliti di fronte a tanta leggerezza e superficialità.

“C’è troppa confusione tra generazioni, gli adulti tra i 30 e i 50 anni hanno comportamenti sempre più seduttivi nei confronti dei minori e per i ragazzi è un pericolo enorme. (…)

Ma a preoccupare gli esperti, ci sono le risposte «giustificative», che vanno dalla «ricerca della propria giovinezza» (11 per cento), alla «voglia di fare un’esperienza nuova» (8), dal «piacere di stare con una persona piena di vita» (5) addirittura all’«innamoramento» (4). Il quadro che si delinea, comunque, è quello di un mondo adulto che considera i ragazzi di oggi «spregiudicati», «disinibiti nelle relazioni», con esperienze sessuali «più precoci» e benché tra gli intervistati siano in maggioranza coloro che attribuiscono agli adulti la responsabilità dell’iniziativa (49 per cento), per il 41 per cento anche gli adolescenti giocano una parte attiva e addirittura, per quasi un italiano su 10, sono i ragazzi i principali responsabili dell’approccio.

Colpisce poi anche quello che gli italiani sanno (o meglio non sanno) di come la legge disciplina gli atti sessuali di un adulto con un minorenne (l’articolo 609-quater del codice penale sanziona duramente gli atti con i minori di 14 anni). Il 61 per cento è convinto invece che il rapporto non è «mai» consentito e che entrambi i partner devono aver compiuto 18 anni! Tuttavia, alla maggior parte degli adulti è chiaro il pericolo rappresentato dalla Rete, infatti per l’81 per cento il fenomeno dell’interazione sessuale è «diffuso» ma è facilitato (51 per cento) dalla scarsa selettività degli adolescenti nel concedere «l’amicizia» a degli sconosciuti animati da «cattive intenzioni».

(fonte: corriere.it – 10/02/2014)