L’esperto: “Servizi post-adozione”

Dott.ssa Vera I. Fahlberg, pediatra ed esperta nella terapia dell’attaccamento familiare. I due suoi libri più importanti  sono: “A Child’s Journey through Placement” e “Residential Treatment”.

Di seguito riportiamo i passaggi più significativi di un suo articolo sul post-adozione. L’articolo completo si trova in http://www.perspectivespress.com/servizi-post-adozione.html

(…) I bambini che si uniscono alle famiglie adottive dopo aver subito abusi, sia fisici che sessuali, trascuratezza, separazione dai genitori e perdite, portano con sè un retaggio di rapporti familiari falliti. La nuova famiglia offre nuove speranze e una nuova possibilità di sperimentare con più successo le complessità e i benefici della vita familiare. (…) La rimarginazione avrà luogo nei contesti della quotidianità della vita familiare, giorno dopo giorno.

(…) Sia i bambini, sia i genitori adottivi arrivano all’adozione con alcuni fattori di rischio aggiuntivi rispetto ai bambini che raggiungono la loro famiglia permanente al momento della nascita. I fattori di rischio per i bambini comprendono:

  • comportamenti di sopravvivenza che hanno avuto origine quando vivevano in famiglie disfunzionali ed in un sistema disfunzionale
  • vulnerabilità personali
  • eventi traumatici pregressi
  • separazioni o perdite irrisolte

I fattori di rischio per i genitori possono comprendere:

  • assenza di un senso di empowerment [letteralmente: sentirsi investiti di pieni poteri; senso di controllo derivato dall’inclusione rispettosa nella pianificazione e nelle decisioni] e di entitlement [letteralmente: avere o acquisire il diritto; sentire di aver sviluppato un senso di appartenenza nei confronti del bambino adottato]
  • “echi” dal proprio passato
  • perdite non riconosciute o irrisolte
  • aspettative non realistiche nei confronti del bambino o di se stessi

Elbow individua tre fattori concernenti l’adozione di bambini più grandi che contribuiscono alla difficoltà di riuscita nel padroneggiare i compiti evolutivi della famiglia.

  1. l’alterazione del ciclo di vita familiare: le famiglie adottive incominciano con la distanza e ci si aspetta che si muovano verso la vicinanza; le famiglie di nascita incominciano con la simbiosi e ci si aspetta che si muovano verso l’individuazione.
  2. lo stress posto sui confini familiari a causa dell’invadenza dell’ente, dell’assenza dell’empowerment della famiglia da parte della società e dell’ente, e delle diverse lealtà in conflitto tra loro nel bambino.
  3. le problematiche personali del bambino e gli echi dal passato per i genitori.

(…) I bambini adottati e le loro famiglie sono serviti nel modo migliore quando esiste una collaborazione tra la famiglia, gli enti di servizi sociali e le risorse di salute mentale. Ciascuno riconosce non solo il proprio potenziale contributo, ma anche quello altrui.

La famiglia

  • (…) il fatto che la famiglia abbia bisogno di aiuto nel soddisfare i bisogni del bambino, non significa che la famiglia non ci tenga o che non sia capace di partecipare al processo decisionale.
  • (…) i membri della famiglia possono essere partner più stabili se gli si riconosca che stanno facendo il meglio che possono in circostanze difficili e che hanno un ruolo importante in qualsiasi percorso di cambiamento.

I servizi post-adottivi possono assumere varie forme:

  • servizi di supporto (gruppi per genitori, per bambini, respite care, formazione e servizi educazionali) possono soddisfare i bisogni di molte famiglie adottive.
  • servizi mirati ad aiutare il bambino e la famiglia a congiungersi in breve tempo in seguito al collocamento
  • terapia preventiva intermittente, la quale viene istituita in concomitanza con il raggiungimento di certi livelli evolutivi ad alta probabilità di far riemergere problematiche del passato (cioè di abuso sessuale, perdita, identità, ecc.)
  • terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi, mirata all’interruzione dei comportamenti problema
  • interventi di crisi con famiglie minacciate

L’attenzione è focalizzata principalmente sul presente. Il cliente non è né il bambino né i genitori, ma piuttosto il rapporto. (…) Vengono definite “famiglie minacciate”, quelle che di solito hanno uno stabile rapporto adottivo di lunga data, con presenza di ripetuti comportamenti autodistruttivi o violenti da parte del bambino. (…)  i genitori possono aver compiuto vari tentativi per ottenere aiuto ma senza riuscirci e sentono che la situazione è fuori controllo.

(…) Donley e Blechner sottolineano quanto sia importante che chi è chiamato ad intervenire in casi simili non scambi queste famiglie per famiglie con disturbi cronici e senza alcuna esperienza derivante da un periodo di adattamento relativamente calmo alle spalle. Molte volte si tratta di genitori molto competenti, i quali possono avere qualche difficoltà nel convincere gli altri della gravità del problema. Possono essere più qualificati delle persone a cui si stanno rivolgendo per aiuto, le quali possono, a loro volta, essere intimidite da questi genitori.

(…) APPROCCI BASATI ESCLUSIVAMENTE SU TERAPIE TRADIZIONALI NON SI SONO DIMOSTRATI PARTICOLARMENTE EFFICACI CON QUESTA POPOLAZIONE (…)

  • Molti bambini sentono l’impulso di ricostruire le loro precedenti esperienze di vita all’interno del nuovo ambiente familiare
  • Sebbene né il genitore adottivo né il terapeuta possano annullare i primissimi danni causati da trascuratezza o da abusi, entrambi possono minimizzare i segni di cicatrizzazione ed aiutare la persona adottata a compensare tramite l’apprendimento di nuove abilità
  • Qualsiasi intervento che mette a repentaglio il rapporto genitore-figlio mina l’obiettivo di preservare la famiglia come risorsa per il bambino.

(…) Il collocamento fuori casa non dovrebbe essere considerato un fallimento adottivo. Può essere, infatti, un forte indicatore di un’adozione riuscita qualora la famiglia riconosca che il loro giovane ha bisogno di un aiuto maggiore di quanto loro possano dare da soli e sia disponibile e capace di perorare la causa del figlio affinché lui possa ricevere questo aiuto.

I giovani che non godono di successo in nessuna delle principali arene della loro vita (ossia in famiglia, a scuola e nei rapporti con i coetani) sono frequentemente candidati per il collocamento fuori casa. (…) Alcuni giovani riescono a fare un uso migliore della propria famiglia quando non vivono con essa e, a loro volta, i membri della famiglia, essendo meno provati, possono riuscire ad offrire un maggior supporto emotivo anche in questa situazione.

Post-adozione. Il personaggio: “Andrea Riccardi”

  

English: Andrea Riccardi
Image via Wikipedia

Andrea Riccardi è ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma. Esperto del pensiero umanistico contemporaneo, è voce autorevole del panorama internazionale. Numerose Università lo hanno infatti insignito con la laurea honoris causa a riconoscimento dei suoi meriti storici e culturali.

Andrea Riccardi è noto internazionalmente anche per essere stato il Fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio. Sant’Egidio oltre che per l’impegno sociale e i numerosi progetti di sviluppo nel Sud del mondo, è conosciuta per il suo lavoro a favore della pace e del dialogo.

E’ stato insignito di molti premi internazionali, tra cui il Premio Balzan 2004 per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Il 16 novembre del 2011 Andrea Riccardi è entrato a far parte del governo Monti, in cui ricopre la carica di Ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione Internazionalee l’integrazione.

(fonte: sito ufficiale del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione)

 

Che cosa può fare un governo tecnico in 18 mesi? Che cosa può fare un Ministero tra i più penalizzati dal taglio dei fondi?

Ieri sera a Ballarò Michela Marzano, nota filosofa, diceva che forse manca un obiettivo grande verso cui muoversi e verso cui far convogliare gli sforzi degli italiani in questo momento di crisi. Secondo lei l’obiettivo dovrebbe essere quello di “far star bene l’uomo”. I numeri dovrebbero muoversi solo in funzione dell’obiettivo maximo. Allora la gente capirebbe i sacrifici che è stata costretta ad accettare.

In quest’ottica il Ministero di Riccardi, che si occupa anche di adozioni, acquisterebbe prestigio e potrebbe avviare progetti seri ascoltando la voce di enti e associazioni di genitori adottivi e affidatari. 

Il post-adozione? I genitori sono lasciati soli dalle istituzioni

“In Italia non si fa abbastanza per il post-adozione: le istituzioni seguono i futuri genitori nel percorso precedente all’arrivo di un bambino ma dopo li lasciano soli. E spesso i neo mamma e papà hanno bisogno di sostegno per gestire un rapporto nuovo e complesso”. Anna Genni Miliotti, scrittrice ed esperta di adozione, sceglie Affaritaliani.it per lanciare l’allarme su un tema che rimane spesso in secondo piano. “Molte coppie si rivolgono a me perché non sanno come gestire comportamenti agitati di un figlio appena arrivato. Anche se le istituzioni non sono obbligate a fornire questo aiuto sarebbe utile creare dei centri per le famiglie adottive”.

Anna Genni Miliotti, scrittrice di vari testi tra cui ricordiamo “Ci vuole un paese” e “A come adozione” (Franco Angeli Editore) e libera professionista da tempo collabora, sia in Italia che all’estero, con istituzioni e associazioni, dando consulenza alle famiglie che hanno adottato un bambino. “In Italia si fa abbastanza per il percorso di adozione – spiega – ma mancano i punti di riferimenti nella fase successiva. In alcune città, come Firenze o Milano, esistono mentre in altre sono completamente assenti”.

“Non c’è un obbligo di legge per le istituzioni di seguire il percorso delle adozioni anche dopo l’arrivo del bambino e non credo che debba essere introdotto. Credo però che sia utile farlo, per esempio attraverso i servizi sociali oppure con una collaborazione pubblico-privato con le associazioni di genitori adottivi”, aggiunge Miliotti.

Sono qualche centinaia l’anno le famiglie adottive che si rivolgono ad Anna Genni Miliotti: “Giro tutta l’Italia e vado anche all’estero ma gli incontri principali con le famiglie si svolgono a Firenze, Prato e Grosseto. I problemi riguardano per esempio il comportamento a volte agitato dei bambini. Oppure la difficoltà di comunicare l’adozione che non deve essere presentata come il risultato di un abbandono visto che questi bambini sono spesso orfani o i genitori naturali li hanno lasciati perché senza mezzi economici per sostenerli. E anche a scuola l’inserimento è a volte difficile perché un bambino straniero è visto sempre come diverso”.

“Sarebbe quindi utile”, conclude Miliotti, “che le istituzioni realizzassero degli incontri non solo con psicologi ma anche con esperti per parlare di medicina o di pediatria oppure semplicemente per dare informazioni sul post-adozione. A Firenze si sta attivando il Centro adozioni e creeremo un coordinamento delle associazioni toscane per promuovere lo scambio di esperienze”.

(fonte: affaritaliani.it)

Post adozione. Libro: “Figli Adottivi Crescono”

    Marco Chistolini e Marina Raymondi

    “Figli adottivi crescono”-  Adolescenza ed età adulta:    esperienze e proposte per operatori,  genitori e figli.

     Franco Angeli 2010

Il Prof.Chistolini, consulente CIAI, ha scritto assieme a Marina Raymondi “Figli adottivi crescono”, una libro che offre spunti di riflessione, oltre che sulla ricerca delle origini dei nostri figli, anche sull’attaccamento romantico nella ricerca del partner e sui comportamenti degli adulti adottati di fronte alla genitorialità. Lo stesso autore evidenzia la difficoltà di parlare di tali tematiche mancando una casistica abbastanza ampia e un monitoraggio all’altezza dello sviluppo del fenomeno adottivo. Il libro del prof Chistolini è uno squarcio sul futuro della famiglia adottiva  che non si limita all’inserimento scolastico e all’apprendimento della lingua, ma guarda al/alla figlio/a come ad una persona che cresce e si evolve diventando uomo/donna nella sua completezza.

Consigliato ai genitori che vogliono prepararsi al rapporto con i figli adulti.

Mamma AlbaRosa: “Post-adozione e forum”

 “Stiamo partecipando ad alcuni incontri riguardanti il post-adozione organizzati da GSD (Genitori Si Diventa) e una delle cose che è stata evidenziata è la chiusura all’esterno della famiglia adottiva dopo l’arrivo del bambino. Ciò è dovuto un po’ al notevole impegno che l’arrivo del bambino/a/i comporta ma soprattutto alla necessità di normalità a cui aspira la nuova famiglia quasi a voler dimenticare la propria origine.

Ci sono poi gli inevitabili problemi dell’inserimento in famiglia che molto spesso spaventano i neo genitori fino a procurare loro dei veri e propri sensi di colpa che li fanno sentire inadeguati o perfino a generare in loro la paura di aver fatto una scelta sbagliata.

Quello che spesso non si sa è che i problemi sono comuni a tutte le famiglie adottive e che il confronto è una delle migliori risorse di cui possono disporre e che dovrebbero cercare. Ma come è ampiamente dimostrato su questo forum, e anche su altri, le discussioni pre-adozione sono largamente partecipate mentre nel post le famiglie scompaiono e nel conto inserisco anche me stessa.”

 (fonte: forum AIBI)

Post-adozione. Le associazioni di famiglie

Consiglio di dare un’occhiata al sito italiaadozioni.it. Qui si trova una lunga lista delle associazioni di famiglie adottive e affidatarie con relative sedi e rete operative in tutta Italia. Si può individuare quella più vicina a casa. Organizzano incontri a tema, gruppi di mutuo aiuto e alcune anche convegni. Ho dato un’occhiata ai siti. Alcuni sono molto organizzati, altri non sono aggiornati, ma non è detto che le attività di mutuo aiuto siano cessate. Ricordiamo che si tratta, di solito, di associazioni formate da volontari che vi lavorano nel tempo libero. Vale la pena ricordare che da ottobre 2011 si è costituita CARE, la rete di associazione di famiglie.

Il comunicato stampa che annuncia la costituzione del Coordinamento CARE.

Sabato 15 ottobre u.s., presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, a Roma, il Coordinamento CARE – Coordinamento Associazioni Famiglie Adottive e Affidatarie in Rete- si è costituito come associazione di secondo livello.

Attivo già dal 2009, CARE ha deciso di darsi una forma giuridica per poter meglio rappresentare i suoi soci. È la prima volta, infatti, che un così grande numero di associazioni di famiglie si unisce in un unico organismo.

CARE è fondato da:  Associazione Genitori di Cuore, Associazione Genitori si Diventa Onlus,  A.G.A.p.e. Onlus, Zorba Associazione di Genitori Adottivi e Affidatari, AGA – Associazione Genitori Adottati, AFAIV – Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus, Famiglie Adottive Alto Vicentino, Associazione Il brutto anatroccolo Onlus, Dammi la mano – Associazione di famiglie per l’accoglienza di minori, Batya – Associazione per l’affidamento, l’accoglienza e l’adozione, Associazione Dalla parte dei bambini Onlus, L’altromarsupio – Gruppo di genitori adottivi, Famiglie Adottive Online Onlus, Associazione La casa dei sogni, Associazione GenitoriChe.

I numeri sono imponenti: le quindici associazioni fondatrici del CARE hanno la forza di più di 1.700 soci e con le loro iniziative coinvolgono e sostengono più di 4.600 famiglie, in maggioranza affidatarie e adottive.

Provenendo da gran parte del territorio nazionale, le quindici fondatrici sono portatrici di tutte le specificità del loro territorio, e condividono principi, valori e finalità, prima fra tutte la centralità del supremo interesse del minore, come ribadito da tutta la normativa vigente.

CARE si muove in due direzioni principali: da un lato vuole essere punto di riferimento per le tante realtà di associazionismo famigliare, favorendo il dialogo e condividendo prassi ed esperienze tra le associazioni aderenti e non. Inoltre si pone come interlocutore con le Istituzioni che a vario titolo si occupano di minori in difficoltà.

“Attraverso il Coordinamento CARE le esperienze maturate dalle singole associazioni con le famiglie adottive e affidatarie, nelle diverse realtà territoriali – specifica la presidente Monya Ferritti – sono messe a sistema e costituiscono la base per attivare un confronto con le Istituzioni sulle scelte politiche in tema di adozione e affidamento familiare”.

Post-adozione. Mamma Maria: “Sono mamma da poco…”

“Sei mesi fa è arrivata nostra figlia, uno scricciolo biondo di quattro anni. Siamo molto felici. Ci siamo preparati all’adozione internazionale frequentando i corsi di un ente della nostra zona. Invece, sorpresa delle sorprese, ci ha chiamato il Tribunale dei Minori per un’adozione nazionale. Ho la fortuna di conoscere piuttosto bene le operatrici dell’ente dove abbiamo fatto il corso per cui, in caso di bisogno, penso di rivolgermi a loro.

Non sono in contatto con nessun’altra famiglia. In compenso cerco di essere presente agli incontri serali organizzati nella mia ASL, ma con la piccola, adesso diventa tutto più difficile.”

Post-adozione. Il punto di vista dell’ente AIBI

“Sostenere le coppie adottive in uno dei momenti più delicati della storia familiare: l’ingresso del figlio nella famiglia. Una proposta per migliorare l’accoglienza del bambino nel momento in cui il bisogno di sostegno alla coppia potrebbe essere maggiore. L’inserimento a scuola, l’accoglienza nella famiglia allargata e nella comunità: sono tutti passaggi fondamentali che possono mettere in difficoltà i genitori adottivi.

In queste fase la famiglia è lasciata sola.

Per legge viene stabilito, infatti, che la coppia sia seguita dai servizi territoriali nella fase di post-adozione solo se lo richiede; non si tratta di una tappa obbligatoria (legge 476/1998, articolo 31, lettera m).

La coppia, iper-selezionata e formata nella fase iniziale dell’iter adottivo, non viene più seguita e questo rappresenta un evidente vuoto legislativo. Solo cinque regioni italiane (Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna) hanno siglato un Protocollo operativo con i servizi territoriali per gestire il post-adozione.

Per Ai.Bi. dovrebbe diventare obbligatoria, ex lege, la fase di accompagnamento della coppia nel post-adozione, anche perché potrebbero essere proprio le famiglie che non lo chiedono ad avere bisogno di un aiuto maggiore.

L’accompagnamento nel post adozione è un lavoro che dovrebbe essere svolto dai servizi sociali la cui presenza sul territorio è capillare. Troppo spesso invece questo ruolo viene delegato agli enti, che fanno fatica con i loro mezzi a seguire coppie dislocate su tutto il territorio nazionale.”

(fonte: aibi.it)

Post-adozione. Cosa dice la CAI-Commissione Adozioni Internazionali

La CAI è l’ente preposto alla sorveglianza del mondo delle adozioni internazionali in Italia. Oggi è un braccio operativo del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.

Nel 2008 ha pubblicato un volume, scaricabile da internet, intitolato “Il post-adozione fra progettazione e azione”. Scritto in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, il volume fa il punto dell’offerta di servizi proposti alle coppie adottive da parte di enti e regioni nella fase delicata del post-adozione.

Dall’indagine CAI risulterebbe scoperta la parte della ricerca delle origini proposta solo da un piccolo numero di enti.  Inoltre è interessante constatare come la CAI chiarisca che non si possono catalogare “coppie buone o cattive” sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.

Di seguito alcuni stralci significativi della presentazione dei lavori che mettono in luce la necessità di un intervento più deciso e mirato da parte di tutti, in primis delle istituzioni.

(…) “Post-adozione come fase della vita in cui l’adozione, da traguardo che era, diventa l’inizio di un nuovo e ben più arduo percorso. (…) Negli anni questa esigenza di continuità tra il prima e il dopo può maturare, nel ragazzo adottato, in una vera e propria ricerca delle origini, fino ad un viaggio di ritorno che – spesso temuto dall’adottato più che non dai genitori adottivi – rappresenta il confronto con ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. 

(…) Per il minore adottato, la separazione e l’integrazione sono un’esperienza a cui molti soggetti, per lo più a lui sconosciuti, hanno progressivamente contribuito. È fondamentale che tutti questi soggetti siano ben consapevoli della responsabilità che, intervenendo nella vita di un altro essere, hanno assunto. La partecipazione all’attività formativa documentata in questo volume è il segnale della percezione e della coscienza di questa responsabilità. 

(…) L’impegno consistente in merito al post-adozione è da considerarsi la naturale evoluzione di un interesse che parte dagli approfondimenti su tutte le fasi del percorso adottivo: dall’informazione alla formazione dei genitori, dallo studio di coppia alla dichiarazione di idoneità, dall’abbinamento all’ingresso in Italia del minore adottato. Ed è proprio dall’ingresso del minore in Italia che prende le mosse il post-adozione, ingresso che rappresenta in qualche modo la realizzazione dell’adozione vera e propria. Se le fasi precedenti il percorso adottivo vedono la Commissione presidiare in particolare le garanzie di piena sussidiarietà, di equità e di legalità che portano all’ingresso del bambino adottato in Italia, in seguito è la particolare qualificazione degli interventi di supporto e sostegno del nuovo nucleo adottivo nel percorso di inserimento scolastico, di socializzazione e di costruzione di un’adeguata rete relazionale per il bambino nel post-adozione, che rende possibile non disperdere tutto il lavoro svolto in  precedenza. 

(…) Per quanto riguarda le Regioni è emersa una prevalenza di indicazioni e riferimenti dalle Regioni del Nord Italia, con la presenza di Regioni anche del Centro e del Sud Italia. In particolare sono risultati largamente presenti riferimenti normativi e riferimenti specifici, consistenti attività con le scuole, attività formative per gli operatori e organizzazione di lavori di gruppo, mentre l’accesso ai servizi nel post-adozione in caso di difficoltà è risultato attivabile su richiesta diretta, la collaborazione enti-servizi assente, difficile o minima nella maggioranza dei casi e la ricerca delle origini pressoché nulla.

In riferimento agli enti autorizzati, sono risultate largamente presenti modalità di lavoro in gruppi: gruppi con i genitori, di genitori e bambini adottivi, gruppi per il primo inserimento dei bambini all’arrivo e per un anno, gruppi di formazione e sensibilizzazione per insegnanti, gruppi di auto-mutuo aiuto, e in pochi casi gruppi per la ricerca delle origini. Corsi, formazione e sensibilizzazione sono rivolti in genere più al mondo della scuola.”

 (fonte: commissioneadozione.it)