Sette università italiane per una ricerca sull’adozione di bambini

Sette università hanno collaborato insieme per la ricerca ICONA (Italy and Current Opinion on Adoption) coordinata dall’Associazione Italiadozioni che si occupa di cultura dell’adozione e dell’affido.

Sintesi della ricerca ICONA di Italiaadozioni

Gli italiani hanno un’opinione tutto sommato positiva dell’adozione di bambini. Tanto che la consiglierebbero, come via da prendere in considerazione, a una coppia che è impossibilitata a procreare.

A pari merito viene, come consiglio, la fecondazione omologa. In via successiva sono consigliati l’affido e la fecondazione eterologa.

L’aspetto interessante è che il consiglio di adottare arriva proprio da chi l’adozione la conosce in modo diretto, grazie ai contatti con persone e famiglie adottive.

Questo si apprende dal comunicato stampa e dagli articoli su varie testate giornalistiche.

Le università che si occupano di adozione nella ricerca

Io, però, vorrei di nuovo sottolineare l’impegno straordinario di sette università dislocate in tutta Italia che, finalmente, hanno deciso di muoversi all’unisono, se pur con sensibilità differenti, per un tema tanto importante che riguarda l’infanzia.

I docenti universitari coinvolti nel progetto di ricerca sono Lavinia Barone (Università degli Studi di Pavia), Maurizio Corte (Università di Verona), Davide Dragone (Università di Bologna), Cinzia Novara (Università di Palermo), Chiara Oldani (Università degli Studi della Tuscia), Venanzio Raspa (Università di Urbino) e Rosa Regina Rosnati e Laura Ferrari (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

La ricerca è stata resa possibile grazie ai contributi di Fondazione Cattolica Assicurazioni, Fondazione Cariplo e Banca di Credito Cooperativo di Milano.

Università e sponsor di non poco conto, insieme, per un obiettivo comune: inquadrare il sentiment degli italiani verso l’adozione di bambini e bambine tracciando la via per un messaggio importante: tutti noi dovremmo fare fronte comune per il bene dei bambini del mondo!

Spero in cuor mio che questa collaborazione possa svilupparsi e vedere l’aggregarsi di altre università di spessore che si occupano – nelle varie discipline di giurisprudenza, psicologia, scienze sociali, comunicazione, pediatria, pedagogia, … – della formazione delle nuove generazioni ad una società più accogliente.

Gli italiani sono davvero così aperti e accoglienti?

Dall’opinione degli italiani sull’adozione si apprende che siamo un popolo che si entusiasma davanti all’arrivo di un bambino anche se, secondo me, un piccolo retaggio del vincolo di sangue permane sebbene l’adozione venga consigliata, a parole, alla stregua della fecondazione omologa.

Nessuno nega che l’adozione possa essere più complessa perché è un fatto sociale che coinvolge più soggetti. Lo dice anche la Presidente di Italiaadozioni, Ivana Lazzarini: “Le scelte familiari, che in genere si configurano quali scelte private, sappiamo invece avere ampie ricadute sul piano sociale. Questo è ancor più valido nel caso dell’adozione dove il benessere di tutti gli attori coinvolti e l’accoglienza influiscono sulla riuscita finale”.

Nelle risposte si legge che molti degli intervistati conoscono famiglie adottive e ne hanno una buona opinione, se non addirittura sono coinvolti nell’adozione  attraverso parenti e amici. Questo non mi stupisce. Dalle tesine scritte su Cara adozione dagli studenti dell’Università di Verona sono uscite molte esperienze personali. I ragazzi, si sa, sono proiettati verso il futuro e non si fanno tante remore se un figlio è entrato in famiglia in modo diverso. Il pregiudizio s’insinua forse di più in quelli di età più elevata. Sono curiosa di leggere il prosieguo della ricerca, quando verranno pubblicati i dati analitici.

Inoltre, secondo la maggioranza degli italiani, quelli adottivi sono considerati genitori a tutti gli effetti, persone altruiste e benestanti, pur mosse dal bisogno di riempire un vuoto. Di certo molti guardano al genitore adottivo con curiosità sana: s’informano, partecipano. A volte non usano il giusto linguaggio, è vero, ma non credo per malizia, piuttosto per ignoranza nel senso etimologico del termine. Perché non si conosce abbastanza questo mondo.

Le famiglie adottive tra stereotipi e pregiudizi

Sul fatto che le famiglie adottive siano “altruiste” e “benestanti”, anche qui non si può generalizzare, secondo me. La varia umanità attraversa in modo traversale tutte le famiglie, con picchi di eccellenza e picchi di mediocrità. Per quanto attiene all’aggettivo “benestanti”, beh, anche su questo punto, sulla mia strada ho incontrato famiglie di tutto un po’. Di certo l’impegno economico per un’adozione internazionale non è da poco, qualcuno se la può permettere senza problemi, altri la raggiungono a costo di elevati sacrifici.

Visto che, come riporta la ricerca, gli intervistati della ricerca si informano in prevalenza attraverso la televisione, i social e internet, è su questi mezzi che bisognerebbe agire per superare le rappresentazioni semplicistiche se non addirittura distorte dell’adozione da parte dei media che spesso riportano fatti di cronaca nera che hanno connessione con l’adozione con superficialità e sensazionalismo, gettando una luce negativa sull’intera questione.

Sessualità/pubertà precoce. Studi e ricerche: “La ricerca continua sulle cause che determinano lo sviluppo anticipato”

 

Il fenomeno della pubertà precoce non riguarda solo le bambine adottate. I ragazzi cambiano voce a 11 anni, le bambine sviluppano il seno a otto, in alcuni casi a sei. Già dal 1997 si è osservato un sensibile anticipo della pubertà negli USA. Ci si chiedeva se stava accadendo lo stesso in Europa.

Attraverso un’indagine si è scoperto che tra la metà dell’ottocento e la metà del novecento l’età media per le prime mestruazioni delle ragazze negli USA ed Europa, era scesa da 17 a 14 anni. Mentre l’età media dei matrimoni aumentava, l’età della maturità sessuale diminuiva. Tutto ciò ha una sua logica che si aggancia a quanto affermato nel post precedente: gli esseri umani si riproducono quando stanno bene. Con il miglioramento della nutrizione e dell’assistenza sanitaria, l’età della pubertà era dunque scesa.

Nel 1950 il dottor James Tunner aveva individuato una tabella della crescita secondo cui l’età media di sviluppo del seno era a 11 anni e mezzo. Nei ragazzini l’aumento del volume testicolare cominciava intorno agli 11 anni e due mesi. Nel 2002, secondo un altro studio, il seno cominciava a svilupparsi uno o due anni prima rispetto le tabelle di Tanner. Si tratta di un fenomeno che riguarda l’intera popolazione mondiale e gli studiosi non ne conoscono ancora le cause.

Certo è il problema che crea il divario tra maturità fisica e psicologicache diventa sempre più ampio. Secondo alcuni studiosi i bambini con pubertà precoce andrebbero incontro ad una sessualizzazione prematura con incapacità ad affrontare le conseguenze. Sono inoltre più esposti ad abusi sessuali, comportamenti sessuali inopportuni, malattie a trasmissione sessuale e gravidanze precoci. Nei ragazzi l’aumento del testosterone aumenta l’aggressività e li porta ad essere più esposti a comportamenti a rischio come l’assunzione di stupefacenti ed alcol o a commettere reati. La maggiore aggressività si riscontra anche nelle ragazzine.

Aumenterebbe anche la possibilità di contrarre tumori in età adulta. Prima una bambina ha le mestruazioni, maggiore è la sua esposizione agli estrogeni. Ciò fa aumentare il rischio di tumore al seno e alle ovaie e cresce anche il pericolo di avere problemi vascolari.

Una crescita anticipata può comportare anche problemi psicologici: statura più alta della media, forme muliebri, dolori mestruali…sono tutti elementi che non si possono nascondere in una classe di ancora bambini. Si può così diventare facile bersaglio di derisione e scherno, con l’aggravante del contributo di genitori poco sensibili degli altri bambini che potrebbero allontanare la ragazzina/il ragazzino sviluppata/o perchè “diverso”.

I cambiamenti sono troppo veloci per essere genetici, si preferisce abbracciare la causa dei fattori ambientali. L’obesità, le sostanze chimiche e perfino i padri assenti sono stati oggetto di studio (una bambina che vive lontana dal padre tende ad avere le mestruazioni prima delle coetanee). Sembra ormai assodato che la pubertà arriva quando si raggiunge un certo peso corporeo. Le anoressiche raramente rimangono incinte. Più un bambino è pesante, più produce leptina. Questo ormone manda un messaggio all’ipotalamo che mette in azione i neurotramettitori che stimolano la pubertà. Questi neurotramettitori regolano l’appetito. Da quando questo studio american ha ipotizzato il legame della pubertà precoce con il peso, si è iniziato ad osservare il fenomeno dell’obesità. Ma l’obesità non basta a spiegare il fenomeno; potrebbe essere vero anche il contrario e cioè che la pubertà precoce scatena l’obesità.

C’è poi tutto il capitolo aperto delle sostanze chimiche che potrebbero imitare gli ormoni e lanciare segnali ingannevoli alle ghiandole della crescita. Certo è che i bambini sono sensibili agli ormoni prima della pubertà proprio perché ne producono pochi e anche un piccolo quantitativo può fare la differenza. Ad esempio l’esposizione dei bambini ai residui di ormoni presenti nella carne potrebbe contribuire ad anticipare l’età puberale. Ma riscontri certi ancora non ce ne sono e la ricerca continua.

(fonte: Internazionale agosto 2010)