La solitudine delle mamme. Il punto

Concludiamo questa sezione ricordando gli interventi a nostro avviso più significativi.

–         Mamma Gio e papà Enrico ci hanno trasferito un po’ della loro saggezza di genitori collaudati

–         Abbiamo ospitato la filosofa Michela Marzano con la sua riflessione sull’amore

–         Abbiamo apprezzato la poesia di Mamma BLOG che ci ha trasmesso quanto sia doloroso e al contempo entusiasmante tenere tra le braccia un bambino speciale

–         Ringraziamo Katia per averci illustrato il suo punto di vista di mamma bio e Gioia per il suoi commenti

Nel mese di maggio si aprirà un nuovo capitolo sulla “fuga da casa” che ci accompagnerà indicativamente fino a metà giugno.

La solitudine delle mamme: ”L’importanza di un’alternativa al ruolo di mamma.”

Ho sempre ritenuto che fare la mamma sia una grande responsabilità. Ho sempre desiderato di essere madre, fin dai miei vent’anni. Ancora adesso, però, non ho ancora risolto il nodo mamma/donna. C’è stato un momento in cui ho pensato di ritirami a vita privata perchè il lavoro non mi gratificava. Alcune mie amiche lo hanno fatto, hanno deciso di essere madri e basta.

 A distanza di cinque anni da quel fugace pensiero, mi rendo conto che avrei sbagliato. Per me fare la mamma sarebbe stato una semplice fuga da un ruolo esterno alla famiglia che non mi piaceva, con il rischio di riversare su figli e marito la responsabilità della mia gratificazione personale. Ma poi i figli crescono, il marito ha i suoi impegni e non sempre le persone che ti stanno accanto capiscono i tuoi vuoti.

 Di fronte alle difficoltà di relazione con mia figlia adolescente, il lavoro è stato un aiuto non indifferente. Confrontarmi con colleghi, avere la mente occupata, capire che qualcosa di buono stavo facendo, se non altro portare a casa uno stipendio, mi ha incoraggiata ad andare avanti. Credo che sarebbe stato ben più difficile se mi fossi messa a disposizione completa della famiglia e poi non avessi trovato un giusto riconoscimento da parte dei miei cari.

 Nel caso della genitorialità adottiva non vale “più investi, più ricevi”. Qui si parte già con l’idea di investire molto. Per quanto riguarda il ricevere, beh, sarà solo con il tempo che si vedrà il ritorno che, comunque, non si deve mai dare per scontato.

 Questa riflessione non vuole essere un elogio alla donna lavoratrice a tutti i costi. In certi casi non ci sono alternative. E’ mia convinzione che una mamma adottiva, più delle altre non possa delegare l’educazione di un figlio ad un tutor esterno o ai nonni di turno. Questi bambini, più di quelli biologici, hanno bisogno della vicinanza di mamma e papà. D’altro lato, però, ritengo giusto che una madre abbia i suoi spazi, vuoi per il lavoro, vuoi per altri svaghi. Avere un pezzo di vita da gestire al di fuori della famiglia, secondo me, serve a mantenere un giusto equilibrio tra quella moglie/madre/donna che è in ciascuna di noi.

La solitudine delle mamme. Michela Marzano risponde a “ilpostadozione”

Michela Marzano
Michela Marzano

Abbiamo rivolto una domanda a Michela Marzano, nota filosofa, sulla solitudine delle mamme, trovando degli spunti molto incisivi nel suo blog (vedi post precedente).

Sono mamma adottiva.

L’amore quello vero è quello per un figlio che ami profondamente, ma con il quale si è interrotta qualsiasi forma di comunicazione.

“L’amore quello vero è fatto di piccole cose…di un gesto inatteso….”

Gentile Michela, volevo chiederti una cosa importante per quelle mamme adottive e non in difficoltà con il “loro amore vero di figlio/a”: che cosa diresti ad una mamma che si sente sola di fronte alle sfide di un’adolescenza ferita? Ferita da un abbandono nella prima infanzia, non una cosa da niente, non i capricci di un mattino…

Che cosa diresti a quelle madri che non ce la fanno e che a volte si sentono indegne di un amore filiale semplicemente perchè non è corrisposto? Non rispondermi basta l’amore….quello c’è sempre. La difficoltà è trasformare il senso d’impotenza in forza.

Mi piacerebbe inserire la tua risposta nel blog “ilpostadozione”. Grazie.

“L’amore, quello vero, dura per sempre… ed è inutile far finta che tutto vada bene… perché senza di lui, tu non sei…” – splendida!

Risponde Michela Marzano

“Non credo che esista una risposta sola, valida per tutti… come spesso accade nella vita, ogni persona è diversa e speciale… non credo esistano “le” mamme… ogni mamma ha la propria storia… ed è parte della propria storia che si ripete nelle relazioni con i figli… però hai ragione sul senso di impotenza! è la cosa più difficile da sopportare, non solo con i figli, sempre…”

(fonte: michelamarzano.wordpress.com)

La solitudine delle mamme. Michela Marzano: “L’amore quello vero…”

“L’amore, quello vero, viene sempre dopo. Dopo aver capito che il suo sguardo era capace di contenere l’universo. Dopo aver visto nei suoi occhi il riflesso del tuo viso. Dopo aver sentito la nostalgia dei suoi gesti…

L’amore, quello vero, è fatto di cose piccole piccole. Quel sorriso quando stai per uscire. Quella frase sussurrata. Quel gesto inatteso… che avevi smesso di aspettare… che continuavi a sperare…

L’amore, quello vero, è fatto di grande incomprensione e di attimi di pace. Quando stai per dirti che tutto è finito e che niente sarà mai più come prima… Prima di lasciarti andare alla tenerezza del perdono…

L’amore, quello vero, dura per sempre… ed è inutile far finta che tutto vada bene… perché senza di lui, tu non sei…”

(fonte: michelamarzano.wordpress.com)

Ditemi se non sembra l’amore di una madre/un padre verso un figlio con il quale non si riesce a comunicare? Ci ho trovato tutta la forza e la disperazione di un amore poco corrisposto. Ciò prova che il termine amore è universale: una poesia-riflessione sull’amore scritta da una donna ad un uomo in realtà è adattabile a qualsiasi situazione dove ci sia amore, quello vero….

La solitudine delle mamme. Mamma Veronica: “Il lato scuro e quello solare”

Qui tutto come sempre. La scuola è iniziata ieri. Siamo in prima media. Del primo giorno di scuola mio figlio non ha capito quasi niente: quanti sono in classe, come si chiama il suo compagno di banco, l’orario delle lezioni …Diamo tempo al tempo, come dice mio marito, ma certo ci sarà da ridere e da piangere. Lui è sempre fuori e il ragazzino sente la sua mancanza terribilmente. Quando il papà è a casa Pedro diventa un’altra persona. Il lato dark lo riserva a me e ai giorni normali, il suo lato solare e gioioso al padre.

Mi sento una madre-governante-logista più che una madre-mamma.

Sarà come sempre tutta colpa mia?

La solitudine delle mamme. L’esperto: “Genitori efficaci”

di Thomas Gordon – psicologo – La Meridiana Ed- 1994

Secondo Gordon tutti i genitori vivono sentimenti di accettazione e non accettazione nei confronti dei figli. E’ difficile essere accettanti nei confronti di alcuni ragazzi molto aggressivi, iperattivi o fisicamente sgradevoli. Gordon suggerisce di non sentirsi assolutamente colpevoli qualora come genitori si riconosce di avere differenti livelli di accettazione nei confronti dei propri figli. 

“La linea di demarcazione tra accettazione e non accettazione non rimane stazionaria, ma si sposta in su e giù. Essa è influenzata da molti fattori fra cui lo stato d’animo del genitore e la situazione particolare in cui si trovano genitori e figlio”.

 

La musica del cuore: “L’illogica Allegria”

Ho cercato altre versioni di questa stupenda canzone di Giorgio Gaber, ma purtroppo non le ho trovate.

Questa è la migliore  sul web e come la canta lui non c’è nessun altro.

Dedico questa canzone ai momenti tristi e ai momenti belli perchè sono comunque parte della nostra meravigliosa vita.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=NO3Z26zAPMM]

“Il presente è la sola conoscenza che serve.

L’uomo non ci sa stare nel presente.”

(Erri de Luca – Il peso della farfalla – Feltrinelli 2010)

La solitudine delle mamme. Mamma Marina: “Facciamo rete”

 (…) Per finire volevo invitare tutte le famiglie a mantenere i contatti tra loro.

Parto dalla mia esperienza: ho provato a parlare dei miei problemi di mamma adottiva con le mie amiche. Sto parlando di amicizie di lunga data. Sono sicura che queste mie amiche mi vogliono bene. Tuttavia la loro partecipazione, per quanto si sforzino di capire, rimane una partecipazione, oserei dire, “superficiale.  Sia chiaro, non per mancanza di sensibilità, solo perchè quando non si sono fatte certe esperienze è difficile immedesimarsi.

Quando vengo al convegno e parlo con le altre mamme adottive  mi sento capita. Ed è un gran sollievo. 

(intervento al Convegno dell’Associazione Famiglie Adottive pro ICYC – Cervia 2008)

La solitudine delle mamme. L’esperto: “Star bene con se stessi”

di Gerardo Magro, pedagogista counselor – tratto da “Genitori senza stress” – Franco Angeli 2002

 “Quanto più ampio è lo scarto tra il modello e la realtà, maggiore è la possibilità di essere schiacciati dalle aspettative mancate, dalle delusioni e dal timore di non farcela “.

“Molti fattori stressanti non possono essere cambiati (…) è semmai necessario cambiare il nostro modo di affrontarli.(…)

Per vincere lo stress è utile rimboccarsi le maniche e iniziare a modificare se stessi cercando di mantenere in buona salute il proprio status psico-fisico-relazionale. (…)

 Ecco alcuni suggerimenti.

– Riconoscere e recuperare il potere personale: ciascuno possiede capacità di far fronte a situazioni difficili. (…) Esiste un minimo spazio di azione che ciascuno può controllare e utilizzare nel miglior modo possibile. (…) imparare a dire di no di fronte a richieste eccessive o gestire secondo i propri principi alcune attività e impegni quotidiani o inventare nuove soluzioni e strategie di azione.

– Riconoscere i propri punti di forza

– Svolgere delle verifiche periodiche: fermarsi ogni tanto a verificare il proprio stato di salute psico-fisico relazionale. Interrogarsi sulla presenza di sintomi somatici, sul proprio livello di serenità e adottare le adeguate strategie d’intervento.

– Conoscere ed esprimere i propri sentimenti: allenarsi a verbalizzare i propri sentimenti come sfogo sia ad una persona vicina sia direttamente al soggetto interessato.

– Rilassarsi a metà giornata e avere momenti di riposo (leggere un libro, quattro chiacchiere con amici, passeggiata, fare brevi viaggi …)

– Risolvere i problemi volta per volta senza accumularli.

– Chiedere aiuto: individuare qualcuno che ti ascolti con attenzione, comprensione ed empatia. Può esser il proprio partner (nel migliore dei casi) o un amico o un consulente. L’obiettivo è quello di condividere con qualcun altro i propri vissuti in modo da sentirsi più leggeri e svuotati. La migliore soluzione sarebbe quella di avere un ventaglio di persone disponibili ad offrire il loro aiuto (nonni, zii, fratelli..). A volte basta un abbraccio di conforto col significato “Forza che ce la fai”.

La solitudine delle mamme: “Preghiera indiana”

Quando ero giovane

le mie preghiere a Dio dicevano:

“Signore, dammi la forza

di cambiare il mondo.”

Quando fui vicino alla mezza età

mi resi conto che non avevo cambiato

una sola anima:

“Signore, dammi la grazia

di cambiare quelli che mi sono vicino,

la famiglia e gli amici.

Ora che sono vecchio,

la mia preghiera è:

“Signore, fammi la grazia

di cambiare me stesso”.

E se, fin dall’inizio,

avessi pregato per questo,

non avrei sprecato la mia vita.