Sessualità / sexsting : “Indagini Unicef su bullismo e violenza di genere”

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Sono oltre 100.000 gli U-Reporters tra i 13 e i 30 anni che hanno partecipato al sondaggio online dell’Unicef su giovani e bullismo. U-Report è una piattaforma digitale realizzata per favorire la partecipazione dei ragazzi attraverso dispositivi a loro congeniali, come smartphone, tablet e pc.

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I giovani partecipanti – provenienti da vari Paesi, fra i quali Senegal, Messico, Uganda,  Mozambico, Ucraina, Cile, Malesia, Nigeria, Swaziland, Pakistan e Irlanda – hanno risposto tramite sms, Facebook e Twitter a una serie di domande sull’impatto del bullismo nella loro comunità, sulle proprie esperienze personali e sui possibili mezzi per arginare il fenomeno.

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Questi alcuni risultati emersi dal sondaggio: un terzo degli intervistati considera normale rimanere vittime del bullismo, e una volta subito questo comportamento ha ritenuto di non dirlo a nessuno; la maggior parte degli intervistati che ha rivelato di essere stato vittima di bullismo riferisce di averlo subito a causa del proprio aspetto fisico; il bullismo è collegato anche al sesso, all’orientamento sessuale e all’origine etnica; un quarto delle vittime ha dichiarato di non sapere con chi confidarsi.

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L’indagine fa parte della campagna dell’Unicef #ENDViolence.

Vedi in particolare:

Cyberbullismo: violenza contro i ragazzi     https://ureport.in/poll/1379/

Protezione dei ragazzi on line: i governi fanno abbastanza?    https://ureport.in/poll/621/

Indagine globale sul bullismo   https://ureport.in/poll/575/

Opinioni riguardo alla violenza sulle ragazze nel mondo  

 

 

Sessualità/omosessualità: “Restituito perché omosessuale”

Questa è la storia di un ragazzino dato in affidamento raccontata qualche anno fa. E’ bene non cancellare certi fatti dalla memoria. Ci teniamo ad evidenziare la difficoltà di un adolescente a manifestare la sua omosessualità (nessuno ha indagato se si tratta di reale omosessualità o di fuga da rapporti con l’altro sesso per motivi più profondi e dolorosi?) e l’inadeguatezza della coppia ad affrontare una situazione anomala (ma le coppie adottive affidatarie non dovrebbero essere preparate a gestire situazioni fuori dall’ordinario, se capitano?).

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di Marida Lombardo Pijola, giornalista

ROMA – Solo e discriminato dagli amici e dai genitori. Questa è la triste storia di un ragazzo di 14 anni raccontata nel blog di Marida Lombardo Pijola su “Il Messaggero”. Il ragazzo è stato oggetto di bullismo e di discriminazione da parte dei suoi coetanei perché omosessuale, ma quello che è ancora più grave è che lo stesso è stato fatto dai genitori. Luca è stato abbandonato due volte: dai genitori naturali a cui è stato sottratto in tenera età e dai genitori affidatari. Gli stessi genitori che lo hanno voluto con tanta forza e tanto desiderio ma che una volta scoperta la sua omosessualità gli hanno voltato le spalle. Lo hanno portato nella casa famiglia da dove lo avevano preso: «Ci crea troppi problemi, non riusciamo a gestirlo, a scuola i compagni non lo accettano, tutti ci dicono ma chi ve lo fa fare?». Così Luca si è trovato solo per l’ennesima volta, senza amici che non accettano la sua natura sessuale, senza genitori biologici a cui è stato allontanato da bambino e senza la famiglia che aveva sognato, perché è un ragazzo “troppo problematico”.

(…) Luca ha vissuto così sin da piccolissimo, quando è stato sottratto ai suoi genitori biologici, al clou di una di quelle storie disgraziate che possono trasformare la vita di un bambino nel buco nero di una quotidiana dannazione. Nel tempo successivo, Lucia e Nicola (nomi inventati pure questi), due brave persone sui quaranta, hanno voluto con ostinazione che Luca diventasse figlio loro. Hanno deciso che doveva assolutamente essere lui, così dolce timido carino, a colmare quel loro grande vuoto per non aver potuto avere figli naturali. Lucia e Nicola, purtroppo, hanno saputo dissimulare bene il loro non aver compreso affatto come dovrebbe funzionare esattamente in modo capovolto, in questi casi: erano loro, a dover colmare i vuoti di Luca, non l’opposto. Eppure, a chi doveva giudicare, sono sembrati adatti a diventare i suoi nuovi genitori. Capita a tutti, talvolta, di sbagliare
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(…) Lucia e Nicola lo hanno riportato in casa famiglia tempo dopo, e lo hanno restituito al mittente, come si fa con una merce difettata. “Ci crea troppi problemi, non riusciamo a gestirlo, a scuola i compagni non lo accettano, tutti ci dicono ma chi ve lo fa fare?”. Già, chi glielo fa fare, a un genitore, di fare il genitore? Che te ne fai, di un figlio che funziona male, di un figlio inceppato, complicato? Di un figlio che ti fa far brutta figura? Di un figlio che poi, alla fine, magari è persino omosessuale?

(…) E adesso io sogno, caro Luca, che nella solitudine della tua non-casa non-famiglia qualcuno ti aiuti a governare il tuo incommensurabile dolore. Sogno cose talmente semplici e banali, caro Luca, che quasi mi vergogno a dire “sogno”. Sogno nient’altro che diritti, nient’altro che amore. Sogno dei genitori capaci di accoglierti, di amarti, di proteggerti, di aiutarti a crescere, a riconoscere e accettare ogni singola e comunque splendida sfumatura della tua personalità. Sogno due genitori che siano genitori, tutto qui. E sogno che l’omofobia un bel giorno smetta di cadere come una mannaia sulla serenità delle persone, e che nulla del genere possa accadere più a nessun bambino, a nessun giovane, a nessun adulto, mai. (…)

(fonte Messaggero.it – 17 Marzo 2014)

Sessualità/omosessualità. Papà Carlo: “L’amore non ha niente a che fare con la perversione”

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“Figura femminile” di Ciro D’Alessio

Questa è uno stralcio di lettera scritta da un padre. Parla del concetto di amore nei rapporti etero e omo. Lui l’ha capito attraverso la storia di sua figlia lesbica. Non tutti i genitori sono capaci di far emergere il lato sensibile di fronte alla dichiarazione esplicita del proprio figlio di essere omosessuale. Così, ancora una volta, i figli si trovano soli a gestire qualcosa ancora lontano dall’essere accettato dalla nostra società. Non sappiamo dare delle risposte. Crediamo che uno sforzo vada fatto nel capire perché sta accadendo ad uno dei nostri figli, con storie non del tutto chiare alle spalle. Mettiamoci, per lo meno, in ascolto.

(…) “Non ho mai scritto a giornali o associazioni o raccontato ad altri, se non agli amici, questi brevi e, mi auguro, non così eccezionali fatti, lo faccio oggi con lei perché mi è piaciuto molto, oltre alla posizione che condivido pienamente sull’importanza personale e sociale del coming-out, vedere finalmente puntualizzare un fatto di cui non si parla spesso, il contrasto cioè all’idea comune che lega troppo fortemente l’omosessualità al sesso.

Chi non sa, nel senso che non ha vissuto in prima persona, ha spesso in mente una tale raffigurazione che è incrostata da anni nella nostra cultura: quando sente parlare di omosessualità pensa in modo immediato a due corpi su un letto, come se sempre ci fosse il sottinteso di un altro termine antico nella nostra cultura: perversione.

Io che nel mio piccolo invece ho visto, so che si tratta di amore. Dai primi innamoramenti a quelli più maturi sono semplicemente legami d’amore che certamente, come dice anche lei contengono anche e per fortuna la sessualità ma che corrispondono in tutto allo stesso senso che il pensare comune attribuisce ai rapporti affettivi eterosessuali.

Mi piacerebbe che anche gli altri lo sapessero e che coloro che lo sanno lo dicessero più spesso e mi piacerebbe anche che in un mondo ideale persino il termine omosessualità venisse sostituito quando se ne parla con altri termini che contengano al posto della radice della parola sesso quella della parola amore.”

(fonte: huffingtonpost.it 01/2013)

Sessualità/omosessualità. Col senno di poi …

“Per quanto riguarda le vittime sappiamo che le bambine risultato essere abusate in maggior misura rispetto ai maschi anche se occorre evidenziare che per questi ultimi si somma, oltre che la violenza subita attraverso l’abuso sessuale, anche quella derivante dalla stigmatizzazione per l’omosessualità.” – Monica Rizzi, psicoterapeuta infantile.

Sessualità/gravidanze precoci. L’esperto: “Parlare di sesso con il linguaggio dei ragazzi”

 

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Se vogliamo parlare con i ragazzi dobbiamo avvicinare il nostro linguaggio al loro. Invece il più delle volte i genitori vogliono evitare la fatica e scappano dal loro ruolo di adulti guida. Questa è l’opinione di Anna Oliverio Ferraris pubblicata su Repubblica.it qualche tempo fa.

Sebbene il rapporto UNFPA ci abbia informato che in Italia le gravidanze precoci siano ben inferiori agli standard di Usa e UK, il fenomeno esiste anche da noi e va limitato. L’intervista sottolinea ancora una volta quanto sia importante la relazione tra genitori e figli.

“Quello che manca è un’educazione sia sessuale che sentimentale”

Parla Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia evolutiva all’Università La Sapienza di Roma. “I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti”

“Per molti adolescenti il rapporto sessuale è una sorta di rito di passaggio all’età adulta, viene vissuto come un raggiungimento di qualcosa, una ricerca di identità, ed è pericoloso perché il gruppo conta molto in questo tipo di scelta. Se l’ha fatto lei ed è andato tutto bene, allora posso farlo anche io. E’ questo il messaggio che arriva. E invece a volte per la troppa leggerezza può arrivare anche una gravidanza, a 15 anni”. A parlare è Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva e docente all’Università La Sapienza di Roma.

Perché in Italia ci sono tante baby mamme?

“Il problema è che il sesso arriva da tutte le parti, dai media, dalla televisione, da Internet soprattutto, con i siti porno che hanno dell’irreale, dove la sessualità è vissuta solo come strumento di piacere. Quindi i giovani vivono in una maggiore disinibizione rispetto a una volta e, d’altra parte, manca un’educazione sessuale e sentimentale adeguata. Io credo che si dovrebbe cominciare dalle scuole medie, molti paesi europei propongono l’educazione sessuale già nelle scuole secondarie e sarebbe importante avviare questa buona pratica anche in Italia perché ci sono gravi carenze soprattutto nelle famiglie. I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti. Andrebbero messi dei filtri a Internet appunto e anche agli orari delle uscite serali. L’adolescenza è un passaggio, è un’età critica e i giovani sono molto esposti. Se non c’è chi li frena con amore, queste gravidanze e altre situazioni a rischio sono sempre più probabili. I genitori insomma devono tornare a fare i genitori e fare attenzione al contesto che c’è attorno al ragazzo”.

Due minori a rischio, la mamma e il neonato. Ma chi avrà più problemi?

“E’ una domanda difficile, forse rischia di più la mamma che improvvisamente deve modificare il suo progetto di vita, ammesso che lo avesse. Adolescenza e maternità sono due momenti di crisi e vissuti contemporaneamente possono portare ad un cortocircuito. La neomamma andrebbe supportata dalla famiglia di origine e da un counselor esterno perché a volte il rischio è che anche che la nonna per aiutare la figlia scavalchi la vera mamma. E invece il bambino ha bisogno di riconoscere un’unica figura materna. Ci vuole molta saggezza, con le neomamme così giovani non bisogna essere troppo invadenti e possessivi e tantomeno avere un giudizio troppo critico. Credo che vada aiutata soprattutto la mamma perché ovviamente se lei ha un approccio sano anche il bambino ne beneficerà. Altrimenti, se lasciata a se stessa, potrebbe avere un rapporto contrastato con il bimbo perché a quell’età, tra i 16 ed i 17 anni non ci sono ancora la maturità e stabilità per affrontare tutte le esigenze di un bambino appena nato. Quindi è necessario farsi aiutare”.

Secondo lei le baby mamme aumenteranno nei prossimi anni?

“Potrebbe accadere se non si educa a una consapevolezza. Io registro una precocizzazione dei comportamenti da adulti degli adolescenti. I ragazzini di 13 anni escono la notte, si vestono da adulti, hanno atteggiamenti da grandi anche le pubblicità da cui siamo bombardati tendono ad adultizzare i bambini, questo può portarli a pensare di essere grandi davvero ma finché è una recita va bene, poi invece capitano fatti reali come una gravidanza e la vita si fa dura improvvisamente”.

(fonte: repubblica.it – nov 2012)

STOP ALLA VIOLENZA SULLA DONNA: “Cara Giulietta, ora sto meglio, ma ho ancora paura…”

Ricordiamo che i nostri figli, a volte, sono il frutto di una violenza. Ricordiamo che, se non l’hanno subita direttamente, a volte, hanno assistito a qualche forma di violenza in famiglia. Ricordiamo che la donna nel mondo, a volte, è vista come figura di serie B. Ricordiamo che non si fa abbastanza per aiutare le donne e i bambini a liberarsi da situazioni di oppressione.

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A Verona, da più di una settimana sono iniziate le tavole rotonde, gli spettacoli, le presentazioni di libri per dire NO alla violenza sulle donne.

In Veneto, secondo l’indagine ISTAT 2007, il 19,6% delle donne ha subito qualche forma di violenza fisica e il 26% qualche forma di violenza sessuale. Il 15,9% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza nella coppia (18,1% è il dato medio italiano). Il 34,3% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza al di fuori della coppia (30,2% è il dato medio italiano).

Abbiamo scoperto, poi, che il Club di Giulietta, istituito nella nostra città per raccogliere le lettere degli innamorati di tutto il mondo, ha anche una funzione sociale. Riceve anche lettere che parlano di abusi e violenze sulle donne, come questa che vi proponiamo:

“Cara Giulietta, care Segretarie di Giulietta,

è da tempo che vi volevo scrivere, la mia lettera è una lunga storia. Mi chiamo Sara, ho 34 anni e vivo in Belgio. Fra pochi giorni mi sposerò con Stefan. Lui è talmente meraviglioso che non posso nemmeno credere alla fortuna di averlo al mio fianco. A Stefan devo la vita. Se non lo avessi incontrato alcuni anni fa io forse non sarei più qui oggi. Prima di incontrarlo vivevo con il mio ex fidanzato, a causa del quale la mia vita consisteva in paura e violenza. Non avevo più nessun contatto con il mondo di fuori, nemmeno con la mia famiglia, perché lui mi aveva isolata e mi manipolava completamente.

Quando conobbi Stefan lui si rese conto subito di quello che stavo vivendo e mi aiutò a separarmi dal mio ex. Ho iniziato così una nuova vita, in una città tutta nuova. Qui ho imparato a rimettermi in piedi e ad essere di nuovo indipendente. Anche se quello che ho passato è successo tanti anni fa, ci penso ancora spesso e non lo potrò mai dimenticare. Ogni giorno, ogni minuto che passo con Stefan, mi accorgo di quanto fosse terribile la mia vita prima e mi accorgo di quanto sono fortunata ad avere incontrato il mio salvatore.

Nonostante tutto questo amore, io però ho sempre paura, paura di non essere capace di far durare questa relazione, paura di svegliarmi un giorno e di rendermi conto che la storia con Stefan è solo un sogno. Vorrei solo poter scacciare tutti i fantasmi del passato.

Stefan ti amo.”

(da “Stoccolma e altre sindromi. La dipendenza affettiva come radici di violenza” a cura di Viviana Olivieri – Comune di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona, Club di Giulietta e AIF.)

Sessualità/gravidanze precoci: “Genitori che accettano in casa la coppia adolescenziale sessuata”

 

L’educazione sessuale e il ruolo dei genitori nella crescita della coppia adolescenziale. Stiamo parlando di quei genitori che si definiscono moderni e aperti, e che pensano di esserlo garantendo la sessualità dei loro figli priva di colpa. Molto spesso dietro vi è l’intenzionalità protettiva che non aiuta a crescere. Leggiamo attentamente il paragrafo che segue. Che ne pensate?

“Tuttavia proprio tale intenzionalità protettiva da parte dei genitori rischia di esporre gli adolescenti ad un pericolo forse meno evidente ma certo più diffuso, quello di essere ostacolati nella propria nascita sociale, trattenuti in un’area familiare così accogliente e protettiva da poter accettare al proprio interno anche la coppia adolescenziale sessuata, purché tutto accada lì al sicuro, protetta dalle pareti domestiche, protetti da una coppia parentale assolutamente intenzionata a non dimettersi da tale, a mantenere ancora a lungo un controllo di quello che si riduce così ad un gioco sessuale infantile, che non fa crescere perché responsabilità e potere rimangono altrove.” – Gustavo Pietropoli Charmet, docente di psicologia dinamica, e Elena Riva, psicologa e psicoterapeuta.

(tratto da “Adolescenti in crisi e genitori in difficoltà” – Franco Angeli)

Sessualità/gravidanze precoci. L’esperto: “Parlare di sesso con il linguaggio dei ragazzi”

 

Se vogliamo parlare con i ragazzi dobbiamo avvicinare il nostro linguaggio al loro. Invece il più delle volte i genitori vogliono evitare la fatica e scappano dal loro ruolo di adulti guida. Questa è l’opinione di Anna Oliverio Ferraris pubblicata su Repubblica.it qualche tempo fa.

Sebbene il rapporto UNFPA ci abbia informato che in Italia le gravidanze precoci siano ben inferiori agli standard di Usa e UK, il fenomeno esiste anche da noi e va limitato. L’intervista sottolinea ancora una volta quanto sia importante la relazione tra genitori e figli.

“Quello che manca è un’educazione sia sessuale che sentimentale”

Parla Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia evolutiva all’Università La Sapienza di Roma. “I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti”

“Per molti adolescenti il rapporto sessuale è una sorta di rito di passaggio all’età adulta, viene vissuto come un raggiungimento di qualcosa, una ricerca di identità, ed è pericoloso perché il gruppo conta molto in questo tipo di scelta. Se l’ha fatto lei ed è andato tutto bene, allora posso farlo anche io. E’ questo il messaggio che arriva. E invece a volte per la troppa leggerezza può arrivare anche una gravidanza, a 15 anni”. A parlare è Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva e docente all’Università La Sapienza di Roma.

Perché in Italia ci sono tante baby mamme?

“Il problema è che il sesso arriva da tutte le parti, dai media, dalla televisione, da Internet soprattutto, con i siti porno che hanno dell’irreale, dove la sessualità è vissuta solo come strumento di piacere. Quindi i giovani vivono in una maggiore disinibizione rispetto a una volta e, d’altra parte, manca un’educazione sessuale e sentimentale adeguata. Io credo che si dovrebbe cominciare dalle scuole medie, molti paesi europei propongono l’educazione sessuale già nelle scuole secondarie e sarebbe importante avviare questa buona pratica anche in Italia perché ci sono gravi carenze soprattutto nelle famiglie. I genitori non hanno il linguaggio giusto per parlare di sesso e lo fanno sempre meno, e sempre meno mettono dei filtri che invece andrebbero imposti. Andrebbero messi dei filtri a Internet appunto e anche agli orari delle uscite serali. L’adolescenza è un passaggio, è un’età critica e i giovani sono molto esposti. Se non c’è chi li frena con amore, queste gravidanze e altre situazioni a rischio sono sempre più probabili. I genitori insomma devono tornare a fare i genitori e fare attenzione al contesto che c’è attorno al ragazzo”.

Due minori a rischio, la mamma e il neonato. Ma chi avrà più problemi?

“E’ una domanda difficile, forse rischia di più la mamma che improvvisamente deve modificare il suo progetto di vita, ammesso che lo avesse. Adolescenza e maternità sono due momenti di crisi e vissuti contemporaneamente possono portare ad un cortocircuito. La neomamma andrebbe supportata dalla famiglia di origine e da un counselor esterno perché a volte il rischio è che anche che la nonna per aiutare la figlia scavalchi la vera mamma. E invece il bambino ha bisogno di riconoscere un’unica figura materna. Ci vuole molta saggezza, con le neomamme così giovani non bisogna essere troppo invadenti e possessivi e tantomeno avere un giudizio troppo critico. Credo che vada aiutata soprattutto la mamma perché ovviamente se lei ha un approccio sano anche il bambino ne beneficerà. Altrimenti, se lasciata a se stessa, potrebbe avere un rapporto contrastato con il bimbo perché a quell’età, tra i 16 ed i 17 anni non ci sono ancora la maturità e stabilità per affrontare tutte le esigenze di un bambino appena nato. Quindi è necessario farsi aiutare”.

Secondo lei le baby mamme aumenteranno nei prossimi anni?

“Potrebbe accadere se non si educa a una consapevolezza. Io registro una precocizzazione dei comportamenti da adulti degli adolescenti. I ragazzini di 13 anni escono la notte, si vestono da adulti, hanno atteggiamenti da grandi anche le pubblicità da cui siamo bombardati tendono ad adultizzare i bambini, questo può portarli a pensare di essere grandi davvero ma finché è una recita va bene, poi invece capitano fatti reali come una gravidanza e la vita si fa dura improvvisamente”.

(fonte: repubblica.it – nov 2012)

Sessualità/gravidanze precoci: “Le percentuali nel mondo, cause ed effetti, possibili rimedi”

 

Sintesi del Rapporto UNFPA 2013 dedicato alle gravidanze delle adolescenti. Crediamo che per noi genitori che hanno accolto ragazze e ragazzi di altra etnia sia importante tenere a mente le motivazioni che spingono queste ragazzine ad avere un figlio e gli eventuali rimedi per contrastare il fenomeno.

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Ogni giorno 20.000 ragazze di età inferiore ai 18 anni mette al mondo un figlio. Sono il 19% nei paesi in via di sviluppo. Tra questi l’Africa registra la più alta percentuale (28%). Sempre in Africa il 6% delle ragazze con meno di 15 anni ha un figlio contro la media dell’Europa dell’Est e Asia Centrale dello 0,2%. Bangladesh, Chad, Guinea, Mali, Mozambico e Niger accettano i matrimoni precoci. In generale non ci sono notizie sulle bambine dai 10 ai 14 anni anche se si è osservato che in America Latina le percentuali sono inferiori ma il trend, anziché rallentare come in altre aree del mondo, è in crescita.

Il problema delle gravidanze precoci è presente anche nei paesi sviluppati dove gli USA registrano il tasso più elevato e la Svizzera il più basso. Inghilterra, Nuova Zelanda e Irlanda  si pongono dopo gli Stati Uniti. Di solito si tratta di ragazzine che vivono ai margini, che hanno lasciato la scuola, fanno parte delle minoranze etniche, che non si sono inserite bene come immigrate. Può succedere che usino il figlio per legare a sé il partner, che vogliano un bambino per imitazione di altre coetanee dello stesso gruppo, per acquistare un ruolo, loro, che sono estromesse da tutto perché non integrate. In definitiva non hanno niente da perdere. Male che vada andrà loro riconosciuto un ruolo da adulte, capaci di badare ad un bambino. Messico e Cile guidano la classifica tra i paesi OECD. Il problema è che la gravidanza altera l’intera vita dell’adolescente.

Tra le cause che portano alle gravidanze precoci lo studio evidenzia:

  • Matrimoni di bambine con uomini adulti. Le spose bambine sono povere, poco istruite e vivono nelle aree rurali. Le gravidanze precoci avvengono più spesso nelle aree di povertà estrema. Il 90% delle adolescenti madri sono sposate. Il rapporto con un partner più vecchio dà meno potere contrattuale alle donne.

 

  • Disuguaglianze di genere, povertà, violenza sessuale e coercizione, inadeguata o assente educazione sessuale, ostacoli ai rispetto dei diritti umani. Le mogli bambine sono forzate al matrimonio ed esperimentano stress e depressione perché non sono psicologicamente preparate al matrimonio o alla gravidanza. Molto spesso sono obbligate ad avere rapporti sessuali. Nella Repubblica Democratica del Congo si raggiunge il 64% dei rapporti iniziali forzati. Molto spesso le ragazze stesse desiderano la gravidanza perché la comunità esalta la maternità. Attraverso il bambino si guadagna di status, si entra nel mondo dei grandi. A volte la gravidanza è il risultato di una fuga da casa per scappare da abusi familiari.

 

  • Mancanza di consultori. Servono dei servizi appositi per questa fascia di età molto recettiva e disposta ad imparare. Molto spesso è la comunità che non accetta la contraccezione e chi ne fa uso viene picchiata e mal considerata. L’obiettivo è quello di far capire alle ragazze che sono importanti sempre anche se non sono madri.Si tratta di ragazzine che imitano la madre, di solito anch’essa mamma in giovane età. Mancano modelli alternativi a cui rifarsi.

 

  • Sotto investimento nelle capacità intellettive femminili. Solo il 5-10% delle ragazze lascia la scuola a causa della gravidanza. La scuola l’hanno abbandonata molto tempo prima. Difficile è anche il reintegro. Certe volte è la stessa legge che non lo permette. E’ un fenomeno che si osserva anche nei paesi sviluppati.

Tra gli effetti negativi ci sono:

  • Abbandono scolastico e perdita di altre opportunità. L’educazione scolastica prepara le ragazze al lavoro, aumenta la loro autostima e il loro status e rispetto nella comunità.

 

  • Adolescenti che muoiono di parto o per altre complicazioni ad esso collegato. Ciò succede in particolare per le ragazzine inferiori ai 15 anni. Si è inoltre riscontrato un maggior tasso di fistole ostetriche rispetto alle ragazze di pari età.

 

  • Aborto senza seguire un minimo di norme igienico sanitarie. La politica e la stessa famiglia allontanano la ragazza, per ignoranza, per cultura, dalla giusta informazione su una sessualità sicura.

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  • Perpetuazione della povertà ed esclusione sociale. Chi non studia non ha un lavoro e quindi non ha reddito. Inoltre certi paesi tendono a tenere ai margini le ragazze madri giovani.

 

  • Negazione dei basilari diritti umani. Ci ha colpito “l’assenza di scelta”. Pressione del partner, del contesto culturale e familiare negano alle bambine il diritto di diventare donne autonome, in grado di dire si o no sulla base delle proprie convinzioni.

 

  • Perdita di potenziale femminile. Troppi paesi accettano ancora i matrimoni precoci o vedono le donne/bambine oggetto di scambio tra famiglie solo per avere delle serve e/o fattrici. Gli interventi vanno condotti a livello politico coinvolgendo insegnati, genitori e comunità. Vanno vietati i matrimoni precoci e vanno coinvolti gli uomini per un maggior equilibrio di genere. Programmi mirati per le ragazzine inferiori ai 14 anni.

 

Tra le soluzioni quelle che hanno ottenuto maggiori risultati sono:

  • formazione dei ragazzi maschi al rispetto delle donne. Studi confermano che è nell’adolescenza che si radicano i comportamenti aggressivi verso il genere femminile. I progetti si basano su dibattiti o relazioni su temi come proteggersi dall’HIV o evitare una gravidanza indesiderata.Gli uomini possono influenzare altri uomini creando un effetto domino positivo.

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  • formazione delle ragazze sui loro diritti. E’ stato provato chead un aumento della partecipazione scolastica femminile si ha una diminuzione delle gravidanze precoci. Andare più a lungo a scuola significa anche rafforzare il gender equality. In alcune realtà per incentivare la frequenza scolastica delle ragazzine viene dato un supporto alle famiglie (70%) e alle ragazze (30%) a condizione che frequentino almeno il 75% delle ore di lezione. Inoltre le rette scolastiche vengono pagate alla scuola direttamente. In alcune aree si sono sperimentati punti d’incontro per ragazze con lo scopo di farle sentire meno sole e aiutare la socializzazione e lo scambio di idee nel gruppo dei pari.

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  • costruzione di un modello familiare alternativocon gioco dei ruoli maschili e femminili improntate al rispetto di genere. L’educazione, infatti deve continuare al di fuori della scuola, con il coinvolgimento della famiglia e con mediatori che sappiano far comunicare meglio e di più genitori e ragazzi.

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  • Se il 95% delle mamme bambine è all’interno del matrimonio, per diminuire il fenomeno bisogna contrastare i matrimoni precoci. A tal fine sono necessarie nuove leggi e fare pressioni per un cambio di mentalità familiare e comunitaria.

Sessualità/gravidanze precoci: “Nella mente delle ragazze”

 

Ivonne, 20 anni: “Volevo qualcosa di mio. Mi sentivo troppo sola in famiglia e poco accolta. Adesso guardo mio figlio e capisco che ho fatto qualcosa di buono. Lui è solo mio.”

Adina, 20 anni: “I servizi sociali non mi considerano una mamma idonea? Faccio un secondo figlio e vediamo se mi prendono anche quello!”

Wara, 23 anni: “Ero innamorata. Adesso che ho il bimbo mi accorgo che il mio compagno è un immaturo. No, non lo rifarei. Ho pagato un prezzo troppo alto. Non ho più la libertà di essere giovane. Troppe rinunce”.

Olga, 21 anni: “Due figli in tre anni. Se mi capita un’altra volta, i miei mi buttano fuori casa”.