Adozione e film: “Maudie, una vita a colori” di Aisling Walsh (Irlanda/Canada 2016)

Maudie e suo marito nella loro casa in Canada

Trama. Maudie è una ragazza canadese ammalata di artrite giovanile. Dopo la morte dei suoi, e la palese indifferenza del fratello, trascorre alcuni anni a casa di una zia. Ben presto anche la zia diventa insofferente alla vista della ragazza così Maudie decide di andarsene di casa. Lavorerà da un uomo piuttosto burbero e grezzo nei modi che sta cercando una donna di servizio. L’incontro tra due diversità fa scoccare un’unione particolare, tanto che i due decidono di sposarsi. L’attività del marito fa scoprire il talento di Maudie che disegna cartoline e le distribuisce ai suoi clienti. Una signora di Boston acquista un quadro e fa conoscere oltre confine l’arte della donna tanto che la Casa Bianca acquista due dipinti su commissione. La coppia diventa nota, arrivano da tutta l’America per intervistarli e ben presto la loro casa è luogo di visita di turisti che acquistano i quadri di Maudie. Ma i due non si montano la testa e continueranno a vivere nella loro modesta dimora, tutta decorata dalla piccola moglie, finché lei non morirà.

Ci sono due passaggi del film che hanno a che fare con l’adozione. Il primo è riferito al marito di Maudie: orfano è vissuto in orfanatrofio e alla maggiore età ha raggiunto la sua indipendenza. Pur essendo rispettato dalla gente del posto, per la comunità porta il marchio dell’istituto avvalorato dall’eredità di modi poco garbati.

Il secondo riguarda Maudie che, secondo quanto rivelato dalla donna prima delle nozze, a vent’anni avrebbe avuto un figlio deformato morto subito dopo il parto. Ma alla fine del film la zia ormai anziana le rivela che era tutta una storia inventata, che in verità la bambina nata sana è stata adottata da una famiglia del luogo. Un giorno il marito la porta in macchina nelle vicinanze della casa dove vive la ragazza, in modo da dare la possibilità a Maudie di vedere sua figlia. Neppure un cenno ad interferire nella vita della ragazza, ma si apprende la grande emozione di Maudie nell’osservare questa “sua” figlia sane e bella nella pacifica vita familiare.

La delicatezza con cui è stato trattato l’argomento della ricerca delle origini mi ha indotto a delle riflessioni: chi cerca? Il figlio? La madre? E poi che si fa? Maudie ha fatto una scelta generosa, quella di non interferire in una vita serena. Eppure la figlia le era stata tolta con l’inganno. Avrebbe potuto urlare, farsi avanti, pretendere. Ciò non significa che bisogna accettare i soprusi o l’ingiustizia. Ma chiedersi, questo sì, cosa sarebbe successo altrimenti è doveroso. Forse vale la pena di pensarci.  

Morale: la semplicità si fa arte e mostra che la diversità sa essere gioiosa e rispettosa delle vite degli altri.