Gravidanze precoci. Ospedale San Paolo di Milano: “Accompagnamento alla crescita per le madri minorenni”

(…) All’Ospedale San Paolo di Milano è disponibile un innovativo servizio, progettato con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano–Bicocca, per accompagnare nella crescita la madre e il figlio durante i primi due anni di vita. Il servizio prevede colloqui di accoglienza e ascolto per osservare le relazioni madre-bambino, uso del video feed-back, controllo dello sviluppo psicomotorio del bambino, screening del rischio psicopatologico e depressivo delle mamme.

Lo scopo è affrontare i fattori di rischio che rendono complicata e difficoltosa la relazione tra madre adolescente e bambino. Innanzitutto un rischio psicopatologico nelle mamme, soprattutto di tipo depressivo, e in seconda analisi un rischio di trascuratezza e di maltrattamento del bambino.

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Ambrosiana per la vita e Fondazione Cariplo, oltre al supporto psicologico promuove l’attivazione di un sostegno per costruire una buona rete sociale attorno alla neomamma.

L’Ospedale San Paolo dal 2009 ha assistito 181 parti in donne di età fino ai 21 anni, di cui 35 di donne tra 14 e 18 anni.

“I risultati dopo il primo anno di sperimentazione del servizio, che si allinea ai progetti di prevenzione più innovativi a livello europeo, sono incoraggianti – spiega la professoressa Cristina Riva-Crugnola, responsabile scientifico del progetto – Le mamme seguite nel primo anno di vita hanno aumentato la loro sensibilità e capacità di accudimento dei figli e, allo stesso tempo, i bambini mostrano legami sicuri verso le loro mamme. Molte delle donne seguite, quasi tutte con storie traumatiche alle spalle (trascuratezza, abuso, perdita dei genitori nella prima infanzia), sono state aiutate a trovare nuovi percorsi di crescita insieme ai loro bambini”

(fonte: unimib.it – 16/04/2012)

Gravidanze precoci. Teen STAR: “Educazione sessuale e sentimentale”

Il programma Teen STAR (Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility), è uno strumento elaborato negli USA dalla dr.sa Hanna Klaus ed ora diretto dalla dr.sa Pilar Vigil docente dell’Università Cattolica del Cile.

Si tratta di corsi organizzati per educatori, insegnanti e genitori per fornire loro gli strumenti per educare i giovani alla sessualità e al rispetto del proprio corpo e a quello degli altri.

L’utente finale sarà quindi l’adolescente che periodicamente incontra un gruppo di coetanei e due operatori preparati con questo metodo, un maschio e una femmina, per osservare la propria corporeità. Il due adulti di riferimento si renderanno disponibili durante e dopo il corso per rispondere alle domande dei ragazzi.

In particolare Teen STAR ha sviluppato le seguenti aree:

  • Scoprire la propria identità ed aver stima di sè
  • Valutare la propria capacità di determinazione
  • Scoprire la dignità ed il valore della persona

Per la specificità dei contenuti consigliamo di visitare il sito http://www.teenstar.it/

Finora sono stati tenuti corsi a Milano, Rovigo, Roma, Torino, Varese e Napoli.

Il Teen STAR mi è stato segnalato da una mamma che ha frequentato il corso per le pre-adolescenti assieme a sua figlia. Il Teen STAR vero e proprio, invece, viene gestito dai ragazzi, senza interferenze dei genitori.

Post-adozione. Il punto

Finisce qui la carrellata delle motivazioni che ci hanno portato ad aprire questo blog. Come si può capire dalle riflessioni precedenti, nel mondo delle adozioni c’è tanta buona volontà, ancora tanta confusione e manca ancora un collaudato coordinamento tra enti e associazioni. Ci rallegriamo che ci sia stata un’evoluzione in questa direzione con la costituzione del Coordinamento CARE e con la creazione del sito italiaadozioni.it.

Dopo dodici anni di attività anche la CAI si sta affinando. Adesso alle coppie viene richiesto di compilare una sorta di questionario di qualità sul grado di soddisfacimento del supporto offerto dall’ente che li ha seguiti. Inoltre, da anni, alcune associazioni ed enti si sono mostrati sensibili al problema scuola, soprattutto per la parte che riguarda la formazione degli insegnanti. E’ da li che parte l’inserimento vero dei nostri figli nella società. Ribadiamo, tuttavia, che non di sola scuola vivono le famiglie adottive. Come tutte le altre famiglie.

Infine, è risultato illuminante l’intervento della dott.ssa Fahlberg, per una volta in difesa della famiglia adottive, “certe volte più competenti degli stessi operatori.” O l’affermazione della CAI che sostiene che “non ci sono coppie buone o cattive sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.”

Dalla prossima settimana sarà attivato un altro tema: “La solitudine delle mamme”. Verranno presentati spunti di riflessione sugli stati d’animo provati dalle mamme, non solo adottive, in situazioni di disagio.

Post-adozione. Alcune riflessioni che condividiamo

da http://spazioadozioneticino.blogspot.com/2011/01/ad-alta-voce_27.html

Ho inserito questi stralci perchè ho vissuto in prima persona le contraddizioni e fastidi elencati in questa riflessione. Se all’inizio pensavo di essere anomala, nel proseguo,  ho capito che sono stati d’animo che si possono manifestare in qualsiasi genitore con una certa propensione a cercare soluzioni e trovare nuove risposte.

“(…) Le numerose situazioni di disagio, più o meno grave, in cui vivono molte famiglie adottive (la nostra è forzatamente una conoscenza parziale a causa dell’eccessivo pudore di molte famiglie a rendere pubblico il loro dolore) ci permette di segnalare quanto sia scarsa, ancora oggi, la consapevolezza dei problemi legati alla costruzione di un saldo legame di appartenenza con i propri figli adottivi.

Viviamo in una società che enfatizza la scelta adottiva (“come siete bravi…”) e pone l’accento quasi esclusivamente sulla gioia del bambino (“come sei fortunato…”). È un grande abbaglio considerare l’adozione un punto d’arrivo, la soluzione di tutti i problemi: della coppia che vuole diventare una famiglia e del bambino che cerca nuove figure di riferimento. Se le cose stanno così, è facile capire che una famiglia con gravi problemi (e che problemi!) verrà facilmente giudicata inadeguata, incapace ad assolvere il proprio ruolo (“siete troppo rigidi.”, oppure, “siete troppo permissivi”, “non mettetela giù dura: i vostri sono i problemi di tutti i genitori!”). Ancor più grave l’atteggiamento nei confronti dei figli adottivi ribelli, facilmente etichettati come “ingrati” o “irriconoscenti”, incapaci di apprezzare la fortuna di essere stati accolti in una famiglia e in una società che ha offerto loro una seconda occasione (“Invece di contestare i tuoi genitori dovresti amarli di più”). La sola ricetta, offerta in tutte le salse, rimane solo e unicamente l’amore. “Con l’amore risolverete tutto!”.

(…) L’amore è fondamentale ma da solo non basta, occorre la consapevolezza e la conoscenza dei problemi che si dovranno affrontare, primo tra tutti costruire un legame di appartenenza con dei bambini/ragazzi traumatizzati dalla rottura del primo e più importante legame: quello con la mamma naturale.
I figli adottati sono figli traumatizzati. Entrare in relazione con una persona traumatizzata non è facile soprattutto se lo si fa da ignoranti, nel senso letterale del termine: ignorando le modalità di approccio e le dinamiche comportamentali…

 (…) Quante volte abbiamo sentito dire :”se prendi un bambino piccolo non si ricorderà certo della sua mamma!” Non è vero che i bambini molto piccoli non hanno ricordi: non essere in grado di verbalizzare non vuol dire non avere ricordi. Questi sono ben presenti nella memoria implicita e influenzano la loro vita di bambini, ragazzi e adulti, soprattutto nelle relazioni interpersonali: con i genitori, con i compagni, con gli insegnanti, con l’innamorata…con il datore di lavoro.

 (…) Adottare un bambino ha cambiato a tutti noi la vita, ne siamo usciti rivoltati come un calzino: è un’esperienza esaltante, ma, va detto subito, molto ma molto difficile. Non vogliamo scoraggiare l’adozione, vogliamo solo dire che trasforma, arricchisce, permette di capire meglio se stessi. È un percorso che dura tutta la vita e che parte dall’elaborazione di tre grandi lutti: la perdita della madre, la sterilità, la perdita del figlio.

 (…) Spesso i nostri ragazzi hanno bisogno di un aiuto per dare un nome alle loro emozioni e per capire le conseguenze che le loro azioni hanno sugli altri. Il fatto di non essere riusciti da bimbi, con le loro urla e con i loro pianti disperati, a far riapparire la mamma, li ha convinti di non avere nessun effetto sugli altri, di essere invisibili.  Sarebbe estremamente utile che i genitori adottivi venissero seguiti anche nella fase post adottiva e venissero informati di tutti questi problemi È importante il lavoro di prevenzione; non bisogna pensare che si possa intervenire, altrettanto efficacemente, quando i problemi sono già esplosi.

 (…) La condivisione aiuta a placare l’ansia, a ritrovare l’equilibrio. In questo modo siamo di aiuto non solo a noi, ma anche ai nostri figli. (…) In comune hanno una visione ostile del mondo, frutto delle loro prime esperienze e non avendo ricordi felici del passato non sanno che è possibile vivere senza le loro angosce e paure.

 (…) Non stimandosi sono convinti di poter raccogliere solo fallimenti: “ preferiscono fallire e riprendere la solita vita di merda, che affrontare cose che non conosco”, dice alla mamma adottiva un ragazzo apparentemente sicuro di sé. Il terrore del cambiamento immobilizza l’azione, vanifica ogni progetto e conferma nel ragazzo l’errata convinzione che ogni cambiamento, e dunque anche la possibile felicità, porti con sé un male maggiore. “Non sono i loro comportamenti ad essere anormali , è anormale la loro esperienza di figli feriti” (Nancy Newton Verrier, op. cit). È una ferita che ha effetti anche nel corpo e si manifesta con disturbi, talvolta cronici, in molti dei nostri figli: tachicardia, pressione alta, sonno disturbato, irritabilità, problemi gastro-intestinali e altro ancora.

 (…) L’adozione “è una sfida cui si può fare fronte nella misura in cui la famiglia è capace di aprirsi all’esterno, costruire legami e tessere, una rete che possa sostenerla negli inevitabili momenti di difficoltà e il sociale (enti autorizzati, associazioni familiari, scuola, servizi del pubblico e del privato sociale) è in grado di offrire quegli interventi che consentono di attingere pienamente e di mettere a frutto tutte le numerose e preziose risorse (individuali, relazionali e sociali) di cui, come abbiamo visto, le famiglie dispongono” – prof.ssa Rosa Rosnati.”

Post-adozione. Mamma Blog: “Il pequeño D.O.P (disturbo oppositivo provocatorio)

“Come prima cosa vi dico che non ci ho messo mica poco ad accettare che mio figlio fosse un ragazzo diverso dagli altri, anzi ci ho messo praticamente cinque anni… ora però ho capito, non ho più dubbi.

Mio figlio è una ragazzo disturbato e il suo disturbo sta nel comportamento.

Lo psico lo ha definito “disturbo oppositivo-provocatorio”.

Quel che complica è che – visto con occhio superficiale – può risultare nell’ordine: cafone, maleducato, arrogante e indisponente. Poi anche illogico, spiazzante, oppositivo a tutti costi e contro ogni logica, astuto nel colpire i punti deboli, a volte aggressivo e violento.

Le conseguenze di questo comportamento deviato sono molteplici:

  • qualità della vita in comune, scarsissima
  • assenza o quasi di amici
  • relazioni con i professori devastate e/o molto complicate
  • relazioni con i parenti (nonni, zii etc) quasi inesistenti.

E’ che non riesco a spiegare al mondo che lui proprio gli strumenti per agire in modo diverso non li ha.

E’ come se da domani mi chiedessero di fare una prova di salto con l’asta… senza darmi l’asta. Già con l’asta avrei delle GROSSE difficoltà perché mai nessuno mi ha insegnato come si salta con l’asta, ma anche se mi decidessi a provare, non saprei come fare perché l’asta  IO NON CE L’HO.

Troppe volte ho visto persone adulte irrigidirsi su posizioni di gioco di forza per “dimostrare” al pequeño “chi è che comanda” e “come si fa a stare al mondo”.

Le stesse persone – di fronte all’insuccesso della tecnica muro-contro-muro – le ho viste girare i tacchi e cambiare aria in fretta.

Fornire l’asta o in alternativa provare ad abbassare l’asta da saltare, spiegando ogni volta cosa e perché lo si sta facendo, per molti – troppi – adulti è segno di debolezza, sintomo del cedere al ricatto di un ragazzino.

In realtà significa dare una mano a chi ha dovuto imparare a camminare, correre, mangiare, parlare, vivere – nei periodi migliori da solo – in quelli peggiori assistito da adulti inadeguati e malati di mente (non trovo altra definizione per certi comportamenti).

Significa aiutare un ragazzo disturbato a trovare gli strumenti per mitigare il suo problema e magari, spero per lui, un giorno risolverlo.”

(fonte: postadozione.bloog.it)

La musica del cuore: “Cosa sarà”

Mi piacerebbe che questo blog fosse lo spazio per proporre ad altri una canzone, un film o un libro che ci ha aperto nuovi orizzonti nel rapporto con i nostri cari, con i nostri ragazzi

Questo mese non può mancare un omaggio a Lucio Dalla che ha lasciato senza dubbio una traccia importante nella musica italiana.

Concediamoci cinque minuti per ascoltare “Cosa sarà”.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=eLNDgg8OsbI]

 

“Cosa sarà

che ci rende forti nelle difficoltà

e ci fa amare la vita comunque vada…”

L’esperto: “Servizi post-adozione”

Dott.ssa Vera I. Fahlberg, pediatra ed esperta nella terapia dell’attaccamento familiare. I due suoi libri più importanti  sono: “A Child’s Journey through Placement” e “Residential Treatment”.

Di seguito riportiamo i passaggi più significativi di un suo articolo sul post-adozione. L’articolo completo si trova in http://www.perspectivespress.com/servizi-post-adozione.html

(…) I bambini che si uniscono alle famiglie adottive dopo aver subito abusi, sia fisici che sessuali, trascuratezza, separazione dai genitori e perdite, portano con sè un retaggio di rapporti familiari falliti. La nuova famiglia offre nuove speranze e una nuova possibilità di sperimentare con più successo le complessità e i benefici della vita familiare. (…) La rimarginazione avrà luogo nei contesti della quotidianità della vita familiare, giorno dopo giorno.

(…) Sia i bambini, sia i genitori adottivi arrivano all’adozione con alcuni fattori di rischio aggiuntivi rispetto ai bambini che raggiungono la loro famiglia permanente al momento della nascita. I fattori di rischio per i bambini comprendono:

  • comportamenti di sopravvivenza che hanno avuto origine quando vivevano in famiglie disfunzionali ed in un sistema disfunzionale
  • vulnerabilità personali
  • eventi traumatici pregressi
  • separazioni o perdite irrisolte

I fattori di rischio per i genitori possono comprendere:

  • assenza di un senso di empowerment [letteralmente: sentirsi investiti di pieni poteri; senso di controllo derivato dall’inclusione rispettosa nella pianificazione e nelle decisioni] e di entitlement [letteralmente: avere o acquisire il diritto; sentire di aver sviluppato un senso di appartenenza nei confronti del bambino adottato]
  • “echi” dal proprio passato
  • perdite non riconosciute o irrisolte
  • aspettative non realistiche nei confronti del bambino o di se stessi

Elbow individua tre fattori concernenti l’adozione di bambini più grandi che contribuiscono alla difficoltà di riuscita nel padroneggiare i compiti evolutivi della famiglia.

  1. l’alterazione del ciclo di vita familiare: le famiglie adottive incominciano con la distanza e ci si aspetta che si muovano verso la vicinanza; le famiglie di nascita incominciano con la simbiosi e ci si aspetta che si muovano verso l’individuazione.
  2. lo stress posto sui confini familiari a causa dell’invadenza dell’ente, dell’assenza dell’empowerment della famiglia da parte della società e dell’ente, e delle diverse lealtà in conflitto tra loro nel bambino.
  3. le problematiche personali del bambino e gli echi dal passato per i genitori.

(…) I bambini adottati e le loro famiglie sono serviti nel modo migliore quando esiste una collaborazione tra la famiglia, gli enti di servizi sociali e le risorse di salute mentale. Ciascuno riconosce non solo il proprio potenziale contributo, ma anche quello altrui.

La famiglia

  • (…) il fatto che la famiglia abbia bisogno di aiuto nel soddisfare i bisogni del bambino, non significa che la famiglia non ci tenga o che non sia capace di partecipare al processo decisionale.
  • (…) i membri della famiglia possono essere partner più stabili se gli si riconosca che stanno facendo il meglio che possono in circostanze difficili e che hanno un ruolo importante in qualsiasi percorso di cambiamento.

I servizi post-adottivi possono assumere varie forme:

  • servizi di supporto (gruppi per genitori, per bambini, respite care, formazione e servizi educazionali) possono soddisfare i bisogni di molte famiglie adottive.
  • servizi mirati ad aiutare il bambino e la famiglia a congiungersi in breve tempo in seguito al collocamento
  • terapia preventiva intermittente, la quale viene istituita in concomitanza con il raggiungimento di certi livelli evolutivi ad alta probabilità di far riemergere problematiche del passato (cioè di abuso sessuale, perdita, identità, ecc.)
  • terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi, mirata all’interruzione dei comportamenti problema
  • interventi di crisi con famiglie minacciate

L’attenzione è focalizzata principalmente sul presente. Il cliente non è né il bambino né i genitori, ma piuttosto il rapporto. (…) Vengono definite “famiglie minacciate”, quelle che di solito hanno uno stabile rapporto adottivo di lunga data, con presenza di ripetuti comportamenti autodistruttivi o violenti da parte del bambino. (…)  i genitori possono aver compiuto vari tentativi per ottenere aiuto ma senza riuscirci e sentono che la situazione è fuori controllo.

(…) Donley e Blechner sottolineano quanto sia importante che chi è chiamato ad intervenire in casi simili non scambi queste famiglie per famiglie con disturbi cronici e senza alcuna esperienza derivante da un periodo di adattamento relativamente calmo alle spalle. Molte volte si tratta di genitori molto competenti, i quali possono avere qualche difficoltà nel convincere gli altri della gravità del problema. Possono essere più qualificati delle persone a cui si stanno rivolgendo per aiuto, le quali possono, a loro volta, essere intimidite da questi genitori.

(…) APPROCCI BASATI ESCLUSIVAMENTE SU TERAPIE TRADIZIONALI NON SI SONO DIMOSTRATI PARTICOLARMENTE EFFICACI CON QUESTA POPOLAZIONE (…)

  • Molti bambini sentono l’impulso di ricostruire le loro precedenti esperienze di vita all’interno del nuovo ambiente familiare
  • Sebbene né il genitore adottivo né il terapeuta possano annullare i primissimi danni causati da trascuratezza o da abusi, entrambi possono minimizzare i segni di cicatrizzazione ed aiutare la persona adottata a compensare tramite l’apprendimento di nuove abilità
  • Qualsiasi intervento che mette a repentaglio il rapporto genitore-figlio mina l’obiettivo di preservare la famiglia come risorsa per il bambino.

(…) Il collocamento fuori casa non dovrebbe essere considerato un fallimento adottivo. Può essere, infatti, un forte indicatore di un’adozione riuscita qualora la famiglia riconosca che il loro giovane ha bisogno di un aiuto maggiore di quanto loro possano dare da soli e sia disponibile e capace di perorare la causa del figlio affinché lui possa ricevere questo aiuto.

I giovani che non godono di successo in nessuna delle principali arene della loro vita (ossia in famiglia, a scuola e nei rapporti con i coetani) sono frequentemente candidati per il collocamento fuori casa. (…) Alcuni giovani riescono a fare un uso migliore della propria famiglia quando non vivono con essa e, a loro volta, i membri della famiglia, essendo meno provati, possono riuscire ad offrire un maggior supporto emotivo anche in questa situazione.

Post-adozione. Il personaggio: “Andrea Riccardi”

  

English: Andrea Riccardi
Image via Wikipedia

Andrea Riccardi è ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma. Esperto del pensiero umanistico contemporaneo, è voce autorevole del panorama internazionale. Numerose Università lo hanno infatti insignito con la laurea honoris causa a riconoscimento dei suoi meriti storici e culturali.

Andrea Riccardi è noto internazionalmente anche per essere stato il Fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio. Sant’Egidio oltre che per l’impegno sociale e i numerosi progetti di sviluppo nel Sud del mondo, è conosciuta per il suo lavoro a favore della pace e del dialogo.

E’ stato insignito di molti premi internazionali, tra cui il Premio Balzan 2004 per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Il 16 novembre del 2011 Andrea Riccardi è entrato a far parte del governo Monti, in cui ricopre la carica di Ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione Internazionalee l’integrazione.

(fonte: sito ufficiale del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione)

 

Che cosa può fare un governo tecnico in 18 mesi? Che cosa può fare un Ministero tra i più penalizzati dal taglio dei fondi?

Ieri sera a Ballarò Michela Marzano, nota filosofa, diceva che forse manca un obiettivo grande verso cui muoversi e verso cui far convogliare gli sforzi degli italiani in questo momento di crisi. Secondo lei l’obiettivo dovrebbe essere quello di “far star bene l’uomo”. I numeri dovrebbero muoversi solo in funzione dell’obiettivo maximo. Allora la gente capirebbe i sacrifici che è stata costretta ad accettare.

In quest’ottica il Ministero di Riccardi, che si occupa anche di adozioni, acquisterebbe prestigio e potrebbe avviare progetti seri ascoltando la voce di enti e associazioni di genitori adottivi e affidatari. 

Il post-adozione? I genitori sono lasciati soli dalle istituzioni

“In Italia non si fa abbastanza per il post-adozione: le istituzioni seguono i futuri genitori nel percorso precedente all’arrivo di un bambino ma dopo li lasciano soli. E spesso i neo mamma e papà hanno bisogno di sostegno per gestire un rapporto nuovo e complesso”. Anna Genni Miliotti, scrittrice ed esperta di adozione, sceglie Affaritaliani.it per lanciare l’allarme su un tema che rimane spesso in secondo piano. “Molte coppie si rivolgono a me perché non sanno come gestire comportamenti agitati di un figlio appena arrivato. Anche se le istituzioni non sono obbligate a fornire questo aiuto sarebbe utile creare dei centri per le famiglie adottive”.

Anna Genni Miliotti, scrittrice di vari testi tra cui ricordiamo “Ci vuole un paese” e “A come adozione” (Franco Angeli Editore) e libera professionista da tempo collabora, sia in Italia che all’estero, con istituzioni e associazioni, dando consulenza alle famiglie che hanno adottato un bambino. “In Italia si fa abbastanza per il percorso di adozione – spiega – ma mancano i punti di riferimenti nella fase successiva. In alcune città, come Firenze o Milano, esistono mentre in altre sono completamente assenti”.

“Non c’è un obbligo di legge per le istituzioni di seguire il percorso delle adozioni anche dopo l’arrivo del bambino e non credo che debba essere introdotto. Credo però che sia utile farlo, per esempio attraverso i servizi sociali oppure con una collaborazione pubblico-privato con le associazioni di genitori adottivi”, aggiunge Miliotti.

Sono qualche centinaia l’anno le famiglie adottive che si rivolgono ad Anna Genni Miliotti: “Giro tutta l’Italia e vado anche all’estero ma gli incontri principali con le famiglie si svolgono a Firenze, Prato e Grosseto. I problemi riguardano per esempio il comportamento a volte agitato dei bambini. Oppure la difficoltà di comunicare l’adozione che non deve essere presentata come il risultato di un abbandono visto che questi bambini sono spesso orfani o i genitori naturali li hanno lasciati perché senza mezzi economici per sostenerli. E anche a scuola l’inserimento è a volte difficile perché un bambino straniero è visto sempre come diverso”.

“Sarebbe quindi utile”, conclude Miliotti, “che le istituzioni realizzassero degli incontri non solo con psicologi ma anche con esperti per parlare di medicina o di pediatria oppure semplicemente per dare informazioni sul post-adozione. A Firenze si sta attivando il Centro adozioni e creeremo un coordinamento delle associazioni toscane per promuovere lo scambio di esperienze”.

(fonte: affaritaliani.it)

Post adozione. Libro: “Figli Adottivi Crescono”

    Marco Chistolini e Marina Raymondi

    “Figli adottivi crescono”-  Adolescenza ed età adulta:    esperienze e proposte per operatori,  genitori e figli.

     Franco Angeli 2010

Il Prof.Chistolini, consulente CIAI, ha scritto assieme a Marina Raymondi “Figli adottivi crescono”, una libro che offre spunti di riflessione, oltre che sulla ricerca delle origini dei nostri figli, anche sull’attaccamento romantico nella ricerca del partner e sui comportamenti degli adulti adottati di fronte alla genitorialità. Lo stesso autore evidenzia la difficoltà di parlare di tali tematiche mancando una casistica abbastanza ampia e un monitoraggio all’altezza dello sviluppo del fenomeno adottivo. Il libro del prof Chistolini è uno squarcio sul futuro della famiglia adottiva  che non si limita all’inserimento scolastico e all’apprendimento della lingua, ma guarda al/alla figlio/a come ad una persona che cresce e si evolve diventando uomo/donna nella sua completezza.

Consigliato ai genitori che vogliono prepararsi al rapporto con i figli adulti.