La fuga da casa. Il punto

Mamma Lorella ci dà la speranza che tutto abbia un senso e ci possa essere il lieto fine.

Poi c’è mamma Lea che c’informa, senza diretto intervento sul blog, che suo figlio va e viene dalla famiglia a seconda del suo tornaconto creando trambusto e sconquassamenti. Ci ha confortato, allora, la risposta della psicologa alla mamma con la figlia uscita di casa e l’interpretazione laica della parabola del figliol prodigo.

Gli articoli più cliccati sono: “La fuga di Caty: la partenza” e la testimonianza di Darkie dove ci sono anche dei commenti interessanti.

Nei prossimi giorni si aprirà un nuovo capitolo sulle “gravidanze precoci” che dovrebbe concludersi per la fine di luglio.

La fuga di Caty: “Un nuovo modo di stare assieme”

Sono passati sei mesi. Siamo riusciti a trovare un minimo di regole di convivenza accettabile: se si impegna a scuola è certo che noi non le stiamo addosso. Ci siamo anche scambiati un po’ di idee sul futuro. Tra un paio d’anni potrebbe avere la sua autonomia economica e, se si sentirà pronta, potrà dividere un appartamento con altre ragazze, stile universitario.

Da parte nostra, abbiamo fatto dei passi avanti. Cerchiamo di non assillarla troppo e cerchiamo di guardare oltre al suo provocatorio disimpegno. Adesso, sapendo che quando sbatte la porta va dalla sua amica, è molto più facile.

Non so se continuerà a funzionare nel medio termine. Inciampando, rialzandoci e cadendo di nuovo abbiamo trovato un nuovo modo di stare assieme.

Mi rendo conto di essere cambiata anch’io. Ora guardo ai ruoli familiari come ad una commedia dove ognuno interpreta la sua parte. Noi adulti, in particolare, non possiamo permetterci di uscire di scena nelle difficoltà. Altrimenti, che adulti saremmo?

Sei mesi fa, nel mezzo della bufera, non avrei ragionato così. Mi accorgo che le tensioni e il conflitto appannano il cervello.

La fuga da casa. Mamma Lorella: “Il ritorno di Connie”.

“Mia figlia è arrivata in Italia a 15 anni. Relazionarsi con una ragazza di questa età non è semplice. E’ nella piena adolescenza con forte spinta all’autonomia prima ancora di aver messo radici.

Per farla breve, dopo litigi furiosi, aggressioni verbali e profonde incomprensioni, a 17 anni era già fuori casa, ospitata dalla mamma del suo ragazzo. E’ inutile dire che noi non eravamo d’accordo. Da allora i contatti sono stati interrotti eccetto per qualche SMS formale nelle festività. Ci siamo dovuti tutelare perché lasciare andare una minorenne implica delle responsabilità: abbiamo avvisato il Tribunale dei Minori che Connie non viveva più con noi per sua libera scelta. Ormai pensavamo di averla persa.

Dopo circa quattro anni ci chiede di incontrarla. Ne esce una storia al ribasso: ha lasciato la scuola, si occupa solo delle faccende domestiche e, per di più, la trattano male. Era una chiara richiesta di tornare a casa. Devo ammettere che lì per lì non abbiamo reagito con entusiasmo. Raccontandola così possiamo apparire due persone algide, ma, per chi non ci è passato, è difficile capire le forti ripercussioni in famiglia di piatti e scarpe che volano per qualsiasi obiezione sollevata!

L’adozione ci ha sconvolto la vita prima, dopo e adesso…. finalmente abbiamo una figlia! Magari in questi anni di allontanamento abbiamo avuto il tempo di elaborare i nostri sbagli e abbiamo imparato a rapportarci meglio con lei, forse anche lei ha capito che scappare da una relazione non paga.

Ora Connie ha ripreso gli studi e, quando parla con noi dei suoi progetti, cerchiamo di assecondare le sue aspirazioni positive. In fondo dei genitori adottivi che accolgono un figlio grande desiderano in primis un rapporto tra persone civili. Il resto maturerà con il tempo.”

La fuga da casa: “Una possibile interpretazione della parabola del figliol prodigo”

Quando ci si trova in difficoltà ci si appiglia a qualsiasi cosa ed io ho pensato alla “parabola del figliol prodigo” che conosciamo più o meno tutti.

Prima di tutto il padre non ostacola la partenza del figlio. Lo guarda con preoccupazione, ma capisce che non può vivere al posto suo, non può tenerlo sotto una campana di vetro. La vita fuori casa è più pericolosa senza la dovuta preparazione e maturazione, anche più vera e crudele, maestra in tutti i sensi.

Secondo, la porta rimane aperta. Se torni ti accetterò di nuovo perché, se torni,  hai capito che in questa casa ci sono delle regole e hai deciso di accondiscendere, almeno in parte.

Terzo, torni e cominci a fare il gradasso di nuovo? Sai cosa c’è fuori, l’hai già sperimentato. La decisione dipende solo da te.

Queste valutazioni sono riferite al caso di figli maggiorenni.

Ho visto due film di cui non ricordo il titolo. Nel primo c’era un padre preoccupato per il figlio adolescente e un suo amico gli dice: “Guarda che il prossimo anno va al college e là non lo potrai controllare”. Nel secondo una madre vede partire la figlia ventenne con un ragazzo conosciuto da poco. Si sente fallita nel suo ruolo protettivo e una sua amica le dice: “Tu non hai il compito di trattenerla. Hai il compito di preparare la strada per il ritorno”.

Da mamma adottiva posso dire che forse noi genitori adottivi siamo un po’ apprensivi. Ci facciamo carico di proteggere, tra mille equilibrismi, un “bene prezioso”, forte e fragile nello stesso tempo. Forte perché i nostri figli conoscono cose della vita che noi non possiamo neanche immaginare. Fragile perché sono sempre alla ricerca di quell’amore che non hanno avuto nelle prime fasi della loro esistenza e rischiano di farsi plagiare. Il nostro compito è quello di seguirli con occhio vigile, pretendere il rispetto delle regole con la dovuta flessibilità e prepararli all’autonomia.

Ho la speranza che il rapporto tra genitori e figlio si possa ritrovare alla fine di questo percorso quando, uscito di casa il figlio, verranno meno le conflittualità e ci sarà il vero piacere di ritrovarsi e stare insieme.

La musica del cuore: “Il mondo di Piera”

Non è propriamente il genere musicale che mi rappresenta, ma proprio per questo l’ho scelto, per aprirmi a qualcosa d’altro che mi facesse capire. Il brano bisogna ascoltarlo un paio di volte per apprezzarlo.

I Prozac+ sono un gruppo musicale pop punk italiano, formatosi nel 1995 a Pordenone. I testi sono spesso basati su storie reali di disagio. I temi (piuttosto pessimisti) ricorrenti sono la droga, la solitudine, l’inconsapevolezza e il malessere. Il CD che li ha fatti conoscere è “Acidoacida” del 1998.

Al di là di tutto, ho scelto questo brano perché il video mi ha catapultato nel mondo giovanile.

 

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=RsDNQ6jGaS8]

La fuga da casa: “Nella mente dei ragazzi”

Da un piccolo sondaggio, senza rilevanza statistica, sono risultate queste motivazioni ricorrenti. L’indagine l’ha fatta Andrea tra le sue amiche, conoscenti e compagne di scuola, adottive e non.

Bene! Allora ragazze, vorrei 10 motivazioni per cui un adolescente vorrebbe scappare o andare via di casa!

S 16 anni: “‎1) i genitori, ‎2) la voglia di libertà, 3) un grande fallimento, 4) la paura di non essere accettato per ciò che si è, 5) la stupidità, 6) una sfida, 7) la voglia di mettersi in gioco, ‎8) dimostrare k ce la si può fare da soli.”

L 18 anni: “Perchè alcuni genitori trattano male i figli o i figli sono pazzi!!”

L 20 anni: “Perchè uno vuole vivere.”

K 17 anni: “Genitori troppo assillanti o che non ti accettano per quello che sei; magari semplicemente perché si vuole provare nuove emozioni.”

L 20 anni: “Nessuna, scappare di casa non serve a nulla.”

M 20 anni: “Perchè sono adolescenti! E’ il classico pensiero, vista l’età, poi passa.”

V 22 anni: “Io ho cominciato a scappare di casa già a 10 anni, ma i motivi sono molti, però penso sempre a “casa dolce casa”.”

E 17 anni: “Perchè non mi accettano”.

G 17 anni: “Brutti rapporti con il/la compagno/a del proprio genitore, in poche parole stanno sul c*** ai figli.”

G 19 anni: “Dò la colpa agli scontri con miei genitori, un po’ alla mentalità conservatrice di paese e un po’ anche a ciò che oggi il mondo non ci offre più. Forse anche per una voglia di indipendenza molto forte.”

D 17 anni: “Scapperei di casa per poter dire: sto vivendo i miei 17 anni al 100% e come cavolo voglio io!”

R 17 anni. “Voglia di evadere, di essere ribelle, curiosità di conoscere il mondo, voglia di mettersi in gioco, abbandonare le difficoltà dell’adolescenza, sentirsi autonomi, sentirsi protagonisti di una nuova avventura.”

C 17 anni: “Paura di affrontare la realtà e deludere i genitori.”

E 18 anni: “Perche è un adolescente! E si sa…l’adolescenza è un periodo difficile! Voglia di libertà, ci si sente già uomini o donne…nessuno ci capisce a quell’età!”

F 20 anni: “1) Essere adottati e capire di non amare al 100% i tuoi genitori; 2) capire che la maggior parte delle persone sono xenofobe; 3) scoprire di essere omosessuale e che esiste anche l’omofobia…. forse sono pochi i motivi per scappare di casa, ma credo che non si debba guardare la quantità, ma la gravità e il peso che hanno questi motivi per ciascuna/o di noi.”

S 18 anni: “Non sono d’accordo sulla prima motivazione. Poi dipende, se un ragazzo viene adottato e non ama i suoi genitori vuol dire che ci sono altri motivi più profondi.”

A 15 anni: “Perché casa non è più casa, non è più il posto in cui sei protetta, amata e accettata per la persona che sei veramente e il posto in cui vivi diventa un posto dove devi imparare a sopravvivere.”

S 17 anni: “Perchè non vengono ascoltati dai genitori…si sentono soffocati…vogliono evadere dalla solita monotonia…e poi perchè possono avere anche dei problemi di relazione e tendono a scappare da tutto e da tutti. Ciao!”

B 18 anni: “Perché in giro, dove sono stata, ho trovato lavoro subito e poi perche mi trovo meglio con mio padre, qui non ho lavoro e mi tocca subire mia mamma: è già tanto che le dico ciao di giorno, buonanotte di notte o la saluti di mattina presto.”

L :‎1. indipendenza
2. autonomia
3. libertà
4. casa, lavoro, fidanzato/a senza rotture
5. silenzio
6. tranquillità
7. senza coprifuoco
8. responsabilità
9. più spazio più tempo
10. il tuo mondo come lo vuoi te, giusto o mi sbaglio?

M: “Sentirsi grandi quando in realtà sono bambinette?”

L: “Anche se hai 14 anni devi imparare ad essere grande psicologicamente.”

M: Si ma dipende dalle situazioni di ognuno…”

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

E’ interessante notare come tra i sedicenni ci siano motivi di ribellione e conflittualità , mentre per i ventenni si risolva con

– È una gran cavolata

– Si può fare, ma poi è meglio tornare a casa

– Fuggire non serve a niente.

La fuga da casa: “Nella mente dei genitori”

QUANDO IL FIGLIO E’ MINORENNE:

-Lo dobbiamo trovare a tutti i costi

-Siamo molto preoccupati, è piccola e indifesa

-E’ una questione di vita o di morte

-Povero piccolo chissà come si sentirà solo

-Speriamo che non faccia brutti incontri

-Non ce la facciamo ad aspettare le 24 ore canoniche prima di chiamare la Polizia

-Telefoniamo ad amici e parenti

-Ho bisogno di un tranquillante

……………………….

                                                                            

 

 

 Donna che piange, Picasso

 

 

 

 

SE IL FIGLIO E’ MAGGIORENNE:

-Si trovava male con noi

-Non siamo stati capaci di fargli capire il significato di famiglia

-Che fallimento!

-Sarà in grado di cavarsela?

-Forse dovevamo stringere i denti e dargli ancora tempo per maturare

-Non l’ho mai sentito completamente mio

-Ci ha sempre trattato come degli estranei

-Vuole solo metterci alla prova, in realtà ha ancora bisogno di noi

-Non abbiamo trovato la chiave per entrare nel suo mondo

-Forse siamo stati troppo rigidi….ma ce ne ha fatte passare di tutti i colori!

-Lasciamolo riflettere

…………………………

……

La fuga da casa. Papà Mario: “La poca delicatezza dei mass media”

“La notizia del ritrovamento (di Habtamu) fa ovviamente molto piacere e, devo dire, me l’aspettavo. Vorrei però evidenziare una cosa. Un conto è scrivere sul giornale: “Marco si è allontanato da casa, ha 13 anni, è alto170 cm, porta gli occhiali e una felpa verde: chi lo avesse visto può contattare i carabinieri.” Un altro conto è scrivere: “Marco, tredicenne problematico in quanto adottato nel 2007 e con difficoltà di integrazione in quanto di colore, si è allontanato da casa e voleva tornare in Etiopia, che lui diceva essere la sua vera casa. I poveri genitori sono disperati. Ha una felpa verde e chi lo ha visto può contattare i carabinieri”.

Come ho scritto, ogni anno si allontanano volontariamente da casa centinaia di minori (perlopiù adolescenti come il ragazzo in questione): ognuno di loro ha qualche serio problema in casa, a scuola, con se stesso, con la ragazza/o altrimenti sarebbe rimasto a casa sua. E’ peraltro poco interessante sapere cosa frulli per la testa dei ragazzini: questo voleva tornare in Etiopia, quell’altro voleva ritornare dalla ragazzina conosciuta a Tropea, quell’altra voleva scappare dall’insegnante di lettere e dai compagni che la sfottevano perchè sovrappeso.

Quello che conta è ritrovarli in fretta (quasi tutti vengono ritrovati in fretta) senza far loro danni aggiuntivi come pubblicare sul giornale i loro dati sensibili che nella migliore delle ipotesi restano in circolazione su internet per anni.”

(fonte: Forum Milano – corriere.it)

Cronaca: “La fuga di Habtamu”.

 

Alcune parti dell’articolo di Ferdinando Baron

«Mamma, perché io? Non potevo rimanere in Etiopia? Perché avete scelto me?». Domande angoscianti per un ragazzo e per i genitori adottivi.

Eppure cominciava a porsi questi dilemmi Habtamu Scacchi, 13 anni, residente a Paderno Dugnano, scomparso da Pettenasco, in provincia di Novara, la sera di mercoledì 4 gennaio. Si rivolgeva a mamma Giulia e papà Marco, ma soprattutto a un amico sacerdote con cui si confidava. Cercare di capire qualcosa di più sulle proprie origini. Potrebbe essere questo il motivo, o uno dei motivi, che hanno spinto l’adolescente ad allontanarsi, proprio durante il periodo delle feste, dai genitori e dalla casa di vacanze sul lago d’Orta. (…).

Di certo si sa che il ragazzino ha comprato un biglietto ferroviario chilometrico all’edicola del paese. (…) Habtamu ha sempre dimostrato di essere più maturo della sua età. Ai militari i genitori hanno confidato che ultimamente il loro figlio si poneva molte domande sulle proprie origini ed erano sorte delle difficoltà di integrazione. Habtamu però non disdegna la solitudine e ama fare lunghe passeggiate col suo zainetto, da solo. Anche il giorno della scomparsa era uscito per un’escursione. O almeno così credevano mamma e papà. Poi alla sera non è rientrato. E il suo cellulare risulta spento da ore.

(fonte: corriere.it)

La fuga da casa. Mamma Giulia: “E’ scappata di già?”

Mia figlia, 12 anni, è scappata di casa, bigiando la scuola un normale lunedì mattina. Siamo andati a recuperarla a Bologna, noi che viviamo a Milano! L’amica voleva scappare di casa perchè verrà bocciata e così hanno deciso di vivere in libertà senza gli adulti e le loro regole. Molti di quelli con cui ne ho parlato (psicologi, genitori e insegnanti) mi hanno detto: “Ah, l’ha fatto di già? Un po’ presto, ma niente di nuovo!”

 (fonte: it.sociale.adozione)