Affido, la città umana si apre all’accoglienza


Generare è accogliere. Nascere è essere accolti. La fecondità non moltiplica ma dilata la vita vera. E la vita vera è fatta anche di bambini lasciati soli e di famiglie altre, diverse da quella di origine, che allargano le loro braccia per ospitarli e dare loro una dignità di persona. Un inno all’apertura verso l’infanzia, quella autentica. Fatta non di parole ma di azioni concrete.

Si chiude così a Verona “Dònàti”, un incontro organizzato dalla Direzione Servizi Sociali e Integrazione Socio Sanitaria in collaborazione con il Forum Veneto delle Associazioni Familiari. Dònati e donàti, con il doppio accento, proprio a significare il dono reciproco dell’affido (e dell’adozione). Un evento che ha visto coinvolte molte altre città italiane per rilanciare una scelta di famiglia o di singolo adatta non solo a pazzi, santi o strani come ha sottolineato all’inizio il moderatore dell’evento.

Dopo i saluti istituzionali dell’assessore a Servizi Sociali di Verona, Stefano Bertacco, del direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’Ulss 9, Raffaele Grottola, e del vicario episcopale, Monsignor Giancarlo Grandis, prende la parola don Francesco Pilloni, direttore del Centro Pastorale Familiare di Verona.

Pilloni pone l’accento sulla necessità di trasferire un messaggio di speranza alle nuovi generazioni. L’attenzione alla famiglia è molto alto da parte della Chiesa in quanto costitutiva del tessuto umano. La sconfitta dell’isolamento e della solitudine, secondo Pillon, passa dalla fecondità intesa non come atto generativo ma come fare spazio all’accoglienza e quindi all’affido e all’adozione di bambini in difficoltà.

“Dove non c’è amore che accoglie non c’è civiltà, ci sono macchine. Nessuno può vivere bene in una città se non c’è accoglienza con amore. Le famiglie sono le nuove chiese dove le persone si incontrano. Le famiglie sono i luoghi che rendono umana una città.”

Intervento diverso degli altri è quello di Valeria Colosi del Centro dell’Affido e Solidarietà Familiare di Legnago. Diverso perché parla di un cammino parallelo tra operatori e famiglie, dove l’operatore è sì il tecnico con un’ampia casistica attraverso i suoi studi mirati, ma soprattutto attraverso lo studio e la partecipazione umana con la famiglia, portatore di esperienza diretta. “L’ente pubblico è a servizio della famiglia non viceversa. ” Sono gli stessi cittadini, che sono nel servizio, che danno sostegno ad altre famiglie. Le associazioni e le famiglie si accolgono reciprocamente, vi è un’umiltà reciproca nel riconoscere i propri limiti e il fatto di poter imparare dagli altri e insieme. La svolta è pensare che tutti sono a servizio di tutti: la famiglia a servizio delle altre famiglie, i servizi sociali al servizio delle famiglie. Anche in questo caso ritorna il dònàti del titolo dell’incontro: nella sussidiarietà orizzontale il professionista si dona, senza cercare “gloria” personale.

Sono seguite testimonianze di genitori e di figli. In particolare Nicola, 28 anni, un figlio che ha subìto l’affido di un fratello. Subìto perché, allora tredicenne, non era d’accordo con la decisione dei suoi genitori e ha mantenuto nel tempo la promessa di rendere poco ospitale la permanenza di questo “estraneo” alla famiglia. Solo allontanandosi da casa per gli studi universitari ha cominciato ad accettare che lui ci fosse. Una maturazione lenta, forse attivata da un appartamento condiviso con studenti sconosciuti di cui ha dovuto conquistare la fiducia giorno dopo giorno. Il cambiamento, come ha approfondito Nicola, è sicuramente scattato con la crescita personale ma soprattutto rispondendo alla domanda: chi voglio diventare? Lui c’è, come mi voglio porre davanti a lui? Che uomo voglio essere nel mondo? “Era – dice Nicola – il tempo di una risposta. Ho accettato la sua presenza. Ho accettato che lui ci fosse. Ed oggi che ho un buon rapporto anche con la sua famiglia di origine, quando non lo vedo da un po’ mi preoccupo e mi chiedo dove possa essere andato a finire. Perché lui, adesso, è parte della mia vita”.

“Si ride in una famiglia affidataria, si ride in una casa famiglia. Ma c’è una specialità in questo ridere e scherzare insieme. Lo si fa con persone diverse, di età e colore diverso, con esperienze passate diverse”. Asia, 19 anni, era tanto arrabbiata quando l’hanno tolta alla sua famiglia. Ma poi ha accettato questa soluzione temporanea che ha dato alla sua mamma il tempo di ritornare a fare la mamma. Oggi abita di nuovo con lei ma non dimentica di fare visita ai bambini che ha conosciuto nella casa famiglia e che le corrono incontro chiamandola per nome.

Per saperne di più

Prossimità educativa. Una o più famiglie offrono il proprio appoggio per affiancare famiglie con difficoltà organizzative nella vita quotidiana, ragazze minorenni neo mamme, nuclei con un solo genitore che sentono il carico di numerosi compiti, famiglie extracomunitarie che non hanno una rete di conoscenze, genitori con figli disabili, famiglie isolate, genitori con problemi di salute o di particolare affaticamento.  E’ richiesta la disponibilità di qualche ora durante la settimana o nei fine settimana. L’unico requisito è di essere disponibile e accogliente. La durata massima è di un anno.

Affido. Accogli nella tua casa un bambino di una famiglia in temporanea difficoltà. Può essere un affido diurno, nel fine settimana oppure per tutto il giorno, per un tempo definito o indefinito. Sono previste visite ai genitori biologici sulla base di accordi con i Servizi Sociali e su indicazione, talvolta, del Giudice. Nei casi più difficili dura due anni e poi si rinnova sempre con l’intervento del Tribunale dei Minori. L’obiettivo è di far rientrare in famiglia il bambino una volta superata l’emergenza. A volte il bambino viene dichiarato adottabile perché la situazione di emergenza non si supera.

Prossimità educativa e affido sono aperte anche ai single e alle coppie di fatto.

Eventi: “La famiglia che accoglie” – Roma 24 nov 2018

Segnalo questa iniziativa perché mi hanno colpito le seguenti parole: il primo passo è quello di “dare fiducia alle coppie con informazioni trasparenti e reali”. E l’importanza di fare rete. Non solo a parole.

Servizio Pubblico per le Adozioni Internazionali – Regione Lazio

“L’infanzia mal-trattata: la famiglia che accoglie come luogo degli affetti e della cura”

ROMA – 24 novembre 2018 – ore 10.00

Sala Moby Dick in Edgardo Ferrati, 3 (zona Garbatella)

Quando ci si avvicina all’adozione le coppie molto presto “imparano” a doversi confrontare con un’infanzia mal-trattata, spesso distante dall’esperienza comune. Cosa c’è dentro le tante storie che possono portare i figli che verranno? Cosa si intende per maltrattamento e abuso? Quali esperienze, quali percorsi, quali vulnerabilità e soprattutto quale prospettiva evolutiva si apre nell’incontro con un contesto di accoglienza capace di costruire significati e donare senso a ciò che è stato? È possibile per questi ragazzi ricomporre la propria storia e raggiungere un personale benessere?

Questo seminario nasce proprio con l’intento di informare, perché è solo riflettendo insieme sulle vulnerabilità dei bambini che si può creare accoglienza consapevole e capace di riconoscere e valorizzare anche le loro tante potenzialità. Un contesto familiare attento e sensibile, supportato da una rete sul territorio che accompagni e sostenga l’intera famiglia, può rimarginare le ferite e far fiorire le risorse di questi bambini.

Premiazione del concorso “L’adozione tra i banchi di scuola” – Milano 5 maggio 2018

I volontari di Italiaadozioni stanno preparando la premiazione per le tante  classi che arriveranno da tutta Italia.

Vieni anche tu a Milano domenica prossima.

Sarà un momento unico per te, i tuoi figli e la tua famiglia allargata. Potrai assorbire l’energia delle scolaresche che, guidate dai loro insegnanti, molto hanno da dire e comunicare su un mondo che sta cambiando velocemente.
I ragazzi sanno cogliere prima …

Tra le tante cose, essere genitori adottivi significa anche stimolare il mondo della scuola a fare di più e meglio.
Impariamo da chi si è già dato da fare.
Il prossimo anno attivati pure tu a far partecipare la classe dei tuoi figli.

ItaliaAdozioni: Presentazione del libro “Cara adozione” – Mi – 17 ott 2016

Presentazione del libro

“CARA ADOZIONE”

lunedì 17 ottobre ore 18.00

MILANO – piazza Gae Aulenti (Illy Caffè)

Questo libro è nato dalla collaborazione di tante persone. Contiene un’energia speciale. Spero, la raccolta di lettere è nata per quello, che il passa parola possa portarlo per tutta Italia. Venite, intanto, a Milano e festeggiamo insieme l’evento di tante famiglie colorate che s’incontrano per l’occasione.

“Cara Adozione, scrivo a te, che in quest’ultimo anno sei entrata nella mia vita; io ho bussato alla tua porta e tu mi hai accolto…”  – Greta

Cara Adozione nasce una domenica pomeriggio.

Ci sono fogli sparsi un po’ dappertutto, sulla sedia, sul pavimento e sul tavolo. Mucchi di carta contrassegnati da fermacarte differenti per distinguere i vari capitoli di un ipotetico libro. Con una penna in mano sto annotando i miei pensieri, quello che mi sgorga dal di dentro incontrando ora Enrico, ora Valentina, ora Rosangela, etc. Sono tutti compagni di avventura. Mi ci riconosco. Mi rattristano un po’ certe considerazioni, ma altre sono ironiche e divertenti.

D’istinto prendo il cellulare.

Ivana (Ivana Lazzarini, Presidente di Italiaadozioni), mi ascolta silenziosa mentre le propongo una raccolta di lettere. Il lavoro è impegnativo. Mi conosce da poco. Secondo me pensa che ci sia qualche cellula grigia in avaria nel mio cervello. In fondo, mi dico, è stata sua l’iniziativa di “buttarmi addosso” centinaia di lettere, arrivate a “Lettera a un’adozione” dell’anno prima. Poi, non contenta, ha rincarato la dose. Ne ha aggiunte delle altre, quelle dell’edizione che si stava per concludere.

Da me è stato interpretato come una sorta di battesimo per entrare nel gruppo di ItaliaAdozioni. Una specie di prova di coraggio come nelle confraternite dei college americani. O resta o scappa.

Sono rimasta. Non sono un tipo che fugge, io! Sono o non sono una mamma ado? Ho scelto le lettere. Le ho lette e rilette. Ogni volta ci ho trovato nuove sfumature e messaggi inediti. E mi sono anche divertita.

Ma quello che conta di più è che questo libro, che adesso stringo tra le mani, LA PRIMA COPIA, non è una cosa mia, ma è nato da tutti noi. Dagli autori, da chi l’ha costruito, stampato, sudato e discusso.

Il titolo, ad esempio, è stato ispirato dalla lettera della nostra Greta Bellando, quando studentessa ha incontrato per la prima volta genitori e figli adottati. E si è messa in ascolto.

Ecco, appunto, ascoltate.

Andate oltre le parole, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’esperienza di un linguaggio diverso. Lontano dall’apatia e dalla diffidenza per l’altro che ci propinano tutti giorni sul posto di lavoro o alla TV o sui mezzi pubblici. Respirate il sentimento. Restate nella vibrazione di un’esperienza unica, e per molti di voi sconosciuta, com’è l’adottare un bambino.

Questo libro parla di incontri.

La parte più interessante del percorso di Cara adozione è stata sentire gli autori. Molti di loro non si aspettavano una nostra telefonata. Non si aspettavano che questo libro nascesse davvero.

Sarà un piacere donare il libro a mia figlia quando sarà grande”.

Leggeremo le lettere nel nostro gruppo di lettura”.

Ne voglio comprare delle copie da donare alla Biblioteca Comunale”.

Siete disponibili a fare delle serate con la nostra Associazione?”.

“A me piace scrivere: anche quest’anno parteciperò al concorso  con “Lettera ad un colore””.

Vorrei anch’io lavorare con voi”.

Comunicare, scrivere, mettersi a disposizione… per il gusto di farlo, senza aspettative. E un giorno bussano alla tua porta e ti dicono che quello che hai scritto e detto è importante, che tanti lo leggeranno, perché hai saputo andare dritto al punto, hai saputo esprimere un concetto altrimenti intricato. Per questo, troppe volte taciuto, sofferto, isolato.

Vorrei che la mia lettera non fosse inserita”.

“Vorrei usare uno pseudonimo”.

Chi non ha paura di aprirsi ed esprimere i propri sentimenti profondi? Non sempre si è capiti. Talvolta si è derisi.

Cara Adozione è condivisione. Con le famiglie adottive. Con gli insegnanti. Con amici e parenti. Con i gruppi di lavoro. Ma parlare al mondo non è facile. Per questo abbiamo bisogno di tutti voi per fare in modo che questa voce non si fermi, ma si espanda per tutta Italia. Perché nessuna famiglia deve rimanere sola e isolata. Cara adozione è nata per questo.

Per chi avesse già letto alcune lettere sparse qua e là sul sito, potrà cogliere la magia che le accomuna e le rende diverse, ma mai banali, perché all’interno di un tutto.

Alla fine del percorso di lettura, ci si sente bene, come in una specie di autoanalisi. Una sorta di costellazione familiare nazionale, in cui ci si può immedesimare e ridere di noi stessi, sconfiggendo lo stress da performance genitoriale o filiale.

Che altro dire? Leggetelo. Potremmo confrontarci. Sarebbe bello che Cara adozione fosse la base per creare nuove collaborazioni e amicizie. Sarebbe bello che da tutto ciò nascessero altri libri e altri incontri.

Sempre parte di quel tutto che è l’adozione.

Roberta Cellore

Lunedì 17 ottobre ore 18.30 la partecipazione alla festa per “Cara Adozione” è libera, ma è molto gradita una mail per la conferma della propria presenza a redazione@italiaadozioni.it.

Si ringrazia Illy per la squisita disponibilità.

Chi desidera una copia di Cara Adozione può versare un contributo di 15 euro (comprensivi della spedizione) e scrivere il proprio indirizzo a redazione@italiaadozioni.it.

Per versare la somma si può utilizzare:

 oppure

Bonifico bancario intestato a Associazione ItaliaAdozioni:
IBAN: IT16C0200834070000103385842
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