La solitudine delle mamme. L’esperto: “Depressione post-adozione”

(…) Esiste la possibilità di soffrire di depressione anche per chi decide di adottare. Si parla di Stress Post Adottivo e di Depressione Post Adozione. Il primo può manifestarsi, anche nei papà, prima ancora che il bambino sia arrivato nella nuova casa. In caso di adozioni internazionali, ad esempio, i primi sintomi possono comparire durante la permanenza nel paese di origine del bambino e nei primi giorni in cui si comincia a conoscerlo: si percepisce il bambino come estraneo e non ci si sente all’altezza del compito.

Quando, invece, i sintomi si protraggono e diventano importanti sino a trasformarsi in una depressione vera e propria che può sfociare nell’incapacità di accudire o comprendere il bambino, allora entriamo nell’ambito della Depressione Post Adozione. Riconoscere che la depressione è possibile anche durante il percorso dell’adozione è fondamentale per non commettere errori: si rischia infatti di male interpretare i sintomi, arrivando a confonderli con problemi personali del genitore adottante e mettendone così in discussione l’idoneità.

Per i futuri genitori è anche importante essere consapevoli di questa possibilità, per non caricare se stessi di pretese eccessive o colpe inesistenti. Molti bambini adottati vengono da situazioni talmente aberranti da richiedere uno sforzo enorme al nuovo genitore ed aiuto da parte di specialisti che consentono a questa nuova famiglia di costituirsi.

Alcuni parlano di un doppio parto, anzi triplo: c’è un figlio che deve riconsiderarsi come tale e non come un oggetto abbandonato; un genitore che deve passare spesso da un’idea romantica dell’amore materno/paterno ad una dura realtà; una famiglia che deve costituirsi e che purtroppo può morire sul nascere se non correttamente seguita o tutelata legalmente.

(fonte: pianeta.mamma.it)

Comunicazione Coordinamento CARE

La prima conferenza sarda della famiglia adottiva “OLTRE… dal progetto alla famiglia”, si terrà sabato 24 marzo 2012 dalle ore 9 alle ore 18 nella sala conferenze dell’Hotel Mediterraneo di Cagliari.

Gli eventi che la famiglia adottiva incontra nelle diverse fasi del suo percorso di vita permettono di riconoscere esperienza specifiche rispetto alla genitorialità biologica, dalla fase precedente alla scelta adottiva, alla fase di formazione della famiglia. La descrizione del percorso di vita della famiglia adottiva permette di individuare gli eventi, i ruoli dei genitori e i compiti che devono affrontare.
Infatti le fasi, dal momento dell’adozione, si susseguono come nella famiglia biologica, in relazione alla crescita del bambino, ma sono caratterizzate da compiti di sviluppo specifici, determinati dai legami e dalle interazioni che hanno vissuto sia il bambino, sia il genitore prima dell’incontro adottivo e che generano l’integrazione della storia familiare del bambino con quella della coppia. Questo influisce su tutto il ciclo di vita della famiglia e determina il ruolo primario dei genitori adottivi. L’integrazione delle storie famigliari rappresenta un compito peculiare della genitorialità adottiva nei diversi momenti d’evoluzione della famiglia, che si aggiunge e si sovrappone a quelli della famiglia biologica.

L’osservazione del ciclo di vita della famiglia adottiva permette di individuare le caratteristiche, il ruolo e i compiti del genitore adottivo. Questo si compone di tre fasi: le prime due relative al percorso di avvicinamento alla genitorialità adottiva, la fase del progetto adottivo e la fase sociale; e la successiva relativa all’incontro del bambino e all’inserimento in famiglia, la fase di nascita della famiglia adottiva.

 
La giornata è dedicata a tutte le famiglie adottive, a tutte le famiglie che stanno pensando di intraprendere questo percorso, ai nonni e agli zii adottivi, agli operatori del sociale che per primi si affiancano alle famiglie che decidono di adottare, a tutte quelle persone che sono interessate al tema.
Tra gli ospiti hanno confermato la loro presenza ci sono la presidente del CARE, il Coordinamento nazionale delle associazioni di familiari in rete di esperienze, Monya Ferritti, i consiglieri regionali Marco Espa e Franco Meloni, firmatari di due proposte di legge sulle adozioni, Paola Murinoassistente sociale del Comune di Cagliari e Luciana Fancello Psicologa e psicoterapeuta U.O.C. Consultori familiari ASL 8. Interverranno rappresentanti istituzionali, regionali, provinciali e comunali, persone, famiglie adottive e le loro  organizzazioni, insegnanti, operatori sociali. La giornata verrà conclusa con due esperienze familiari significative: parleranno Giuseppe e Stefania, genitori adottivi e Kamini Silvia, figlia adottiva.

L’iscrizione non è obbligatoria e l’ingresso è libero. Verrà rilasciato attestato di partecipazione.  Per iscrizioni e informazioni info@agaonline.org

(fonte: associazionegenitoriche.org)

La solitudine delle mamme. Mamma Fra: “Il senso di inadeguatezza”

“Vorrei solo dire due parole a proposito del senso di inadeguatezza che prova un genitore. La paura di sbagliare è inevitabile, è insita in ogni mamma e in ogni papà che abbia un po’ di buon senso e che abbia a cuore il bene dei propri figli. Sono mamma di una principessa bio di quasi 6 anni e di un cucciolo etiope di 2 anni (con noi da quando aveva cinque mesi). E vi posso assicurare che il timore di non fare la scelta giusta riguarda entrambi i miei figli. In egual misura. Anzi … da quando è arrivato il cucciolo i problemi più grandi ce li ha dati, paradossalmente, proprio la maggiore, una bimba dolcissima e intelligente alla quale è stato necessario un anno per ritrovare il suo spazio e il suo posto in famiglia. Un anno durante il quale ce ne ha fatte vedere di tutti i colori e durante il quale si è trasformata in un mostriciattolo orribile, sempre arrabbiato e incattivito. Il peggio è ormai passato da diversi mesi, il sereno è tornato a splendere eppure a volte – quando meno me lo aspetto – quel mostriciattolo riappare. Come l’altra sera quando ha quasi spappolato la mano di suo fratello chiusa in una porta… a volte è faticoso. molto faticoso. perchè sul momento la mia reazione è stata quella di una leonessa alla quale hanno fatto del male ad uno dei suoi cuccioli. Poco importa se a farlo è stato un altro cucciolo. Ho avuto una reazione forse spropositata, forse dettata dallo spavento. ma è andata … e dopo, a mente lucida, ti fai mille domande. Capisci che forse avresti potuto affrontare la cosa diversamente, ma ormai è tardi. Questo succede spessissimo, per molte altre cose e in molte altre circostanze. Penso sia il crudele destino di ogni genitore. Siamo umane… possiamo sbagliare, dobbiamo assumere questa consapevolezza, per non farci troppo male. A volte sfogarsi e confrontarsi già aiuta molto…”

(fonte: forum AIBI)

L’esperto: “Servizi post-adozione”

Dott.ssa Vera I. Fahlberg, pediatra ed esperta nella terapia dell’attaccamento familiare. I due suoi libri più importanti  sono: “A Child’s Journey through Placement” e “Residential Treatment”.

Di seguito riportiamo i passaggi più significativi di un suo articolo sul post-adozione. L’articolo completo si trova in http://www.perspectivespress.com/servizi-post-adozione.html

(…) I bambini che si uniscono alle famiglie adottive dopo aver subito abusi, sia fisici che sessuali, trascuratezza, separazione dai genitori e perdite, portano con sè un retaggio di rapporti familiari falliti. La nuova famiglia offre nuove speranze e una nuova possibilità di sperimentare con più successo le complessità e i benefici della vita familiare. (…) La rimarginazione avrà luogo nei contesti della quotidianità della vita familiare, giorno dopo giorno.

(…) Sia i bambini, sia i genitori adottivi arrivano all’adozione con alcuni fattori di rischio aggiuntivi rispetto ai bambini che raggiungono la loro famiglia permanente al momento della nascita. I fattori di rischio per i bambini comprendono:

  • comportamenti di sopravvivenza che hanno avuto origine quando vivevano in famiglie disfunzionali ed in un sistema disfunzionale
  • vulnerabilità personali
  • eventi traumatici pregressi
  • separazioni o perdite irrisolte

I fattori di rischio per i genitori possono comprendere:

  • assenza di un senso di empowerment [letteralmente: sentirsi investiti di pieni poteri; senso di controllo derivato dall’inclusione rispettosa nella pianificazione e nelle decisioni] e di entitlement [letteralmente: avere o acquisire il diritto; sentire di aver sviluppato un senso di appartenenza nei confronti del bambino adottato]
  • “echi” dal proprio passato
  • perdite non riconosciute o irrisolte
  • aspettative non realistiche nei confronti del bambino o di se stessi

Elbow individua tre fattori concernenti l’adozione di bambini più grandi che contribuiscono alla difficoltà di riuscita nel padroneggiare i compiti evolutivi della famiglia.

  1. l’alterazione del ciclo di vita familiare: le famiglie adottive incominciano con la distanza e ci si aspetta che si muovano verso la vicinanza; le famiglie di nascita incominciano con la simbiosi e ci si aspetta che si muovano verso l’individuazione.
  2. lo stress posto sui confini familiari a causa dell’invadenza dell’ente, dell’assenza dell’empowerment della famiglia da parte della società e dell’ente, e delle diverse lealtà in conflitto tra loro nel bambino.
  3. le problematiche personali del bambino e gli echi dal passato per i genitori.

(…) I bambini adottati e le loro famiglie sono serviti nel modo migliore quando esiste una collaborazione tra la famiglia, gli enti di servizi sociali e le risorse di salute mentale. Ciascuno riconosce non solo il proprio potenziale contributo, ma anche quello altrui.

La famiglia

  • (…) il fatto che la famiglia abbia bisogno di aiuto nel soddisfare i bisogni del bambino, non significa che la famiglia non ci tenga o che non sia capace di partecipare al processo decisionale.
  • (…) i membri della famiglia possono essere partner più stabili se gli si riconosca che stanno facendo il meglio che possono in circostanze difficili e che hanno un ruolo importante in qualsiasi percorso di cambiamento.

I servizi post-adottivi possono assumere varie forme:

  • servizi di supporto (gruppi per genitori, per bambini, respite care, formazione e servizi educazionali) possono soddisfare i bisogni di molte famiglie adottive.
  • servizi mirati ad aiutare il bambino e la famiglia a congiungersi in breve tempo in seguito al collocamento
  • terapia preventiva intermittente, la quale viene istituita in concomitanza con il raggiungimento di certi livelli evolutivi ad alta probabilità di far riemergere problematiche del passato (cioè di abuso sessuale, perdita, identità, ecc.)
  • terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi, mirata all’interruzione dei comportamenti problema
  • interventi di crisi con famiglie minacciate

L’attenzione è focalizzata principalmente sul presente. Il cliente non è né il bambino né i genitori, ma piuttosto il rapporto. (…) Vengono definite “famiglie minacciate”, quelle che di solito hanno uno stabile rapporto adottivo di lunga data, con presenza di ripetuti comportamenti autodistruttivi o violenti da parte del bambino. (…)  i genitori possono aver compiuto vari tentativi per ottenere aiuto ma senza riuscirci e sentono che la situazione è fuori controllo.

(…) Donley e Blechner sottolineano quanto sia importante che chi è chiamato ad intervenire in casi simili non scambi queste famiglie per famiglie con disturbi cronici e senza alcuna esperienza derivante da un periodo di adattamento relativamente calmo alle spalle. Molte volte si tratta di genitori molto competenti, i quali possono avere qualche difficoltà nel convincere gli altri della gravità del problema. Possono essere più qualificati delle persone a cui si stanno rivolgendo per aiuto, le quali possono, a loro volta, essere intimidite da questi genitori.

(…) APPROCCI BASATI ESCLUSIVAMENTE SU TERAPIE TRADIZIONALI NON SI SONO DIMOSTRATI PARTICOLARMENTE EFFICACI CON QUESTA POPOLAZIONE (…)

  • Molti bambini sentono l’impulso di ricostruire le loro precedenti esperienze di vita all’interno del nuovo ambiente familiare
  • Sebbene né il genitore adottivo né il terapeuta possano annullare i primissimi danni causati da trascuratezza o da abusi, entrambi possono minimizzare i segni di cicatrizzazione ed aiutare la persona adottata a compensare tramite l’apprendimento di nuove abilità
  • Qualsiasi intervento che mette a repentaglio il rapporto genitore-figlio mina l’obiettivo di preservare la famiglia come risorsa per il bambino.

(…) Il collocamento fuori casa non dovrebbe essere considerato un fallimento adottivo. Può essere, infatti, un forte indicatore di un’adozione riuscita qualora la famiglia riconosca che il loro giovane ha bisogno di un aiuto maggiore di quanto loro possano dare da soli e sia disponibile e capace di perorare la causa del figlio affinché lui possa ricevere questo aiuto.

I giovani che non godono di successo in nessuna delle principali arene della loro vita (ossia in famiglia, a scuola e nei rapporti con i coetani) sono frequentemente candidati per il collocamento fuori casa. (…) Alcuni giovani riescono a fare un uso migliore della propria famiglia quando non vivono con essa e, a loro volta, i membri della famiglia, essendo meno provati, possono riuscire ad offrire un maggior supporto emotivo anche in questa situazione.