Post-adozione. Il punto

Finisce qui la carrellata delle motivazioni che ci hanno portato ad aprire questo blog. Come si può capire dalle riflessioni precedenti, nel mondo delle adozioni c’è tanta buona volontà, ancora tanta confusione e manca ancora un collaudato coordinamento tra enti e associazioni. Ci rallegriamo che ci sia stata un’evoluzione in questa direzione con la costituzione del Coordinamento CARE e con la creazione del sito italiaadozioni.it.

Dopo dodici anni di attività anche la CAI si sta affinando. Adesso alle coppie viene richiesto di compilare una sorta di questionario di qualità sul grado di soddisfacimento del supporto offerto dall’ente che li ha seguiti. Inoltre, da anni, alcune associazioni ed enti si sono mostrati sensibili al problema scuola, soprattutto per la parte che riguarda la formazione degli insegnanti. E’ da li che parte l’inserimento vero dei nostri figli nella società. Ribadiamo, tuttavia, che non di sola scuola vivono le famiglie adottive. Come tutte le altre famiglie.

Infine, è risultato illuminante l’intervento della dott.ssa Fahlberg, per una volta in difesa della famiglia adottive, “certe volte più competenti degli stessi operatori.” O l’affermazione della CAI che sostiene che “non ci sono coppie buone o cattive sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.”

Dalla prossima settimana sarà attivato un altro tema: “La solitudine delle mamme”. Verranno presentati spunti di riflessione sugli stati d’animo provati dalle mamme, non solo adottive, in situazioni di disagio.

Post-adozione. Alcune riflessioni che condividiamo

da http://spazioadozioneticino.blogspot.com/2011/01/ad-alta-voce_27.html

Ho inserito questi stralci perchè ho vissuto in prima persona le contraddizioni e fastidi elencati in questa riflessione. Se all’inizio pensavo di essere anomala, nel proseguo,  ho capito che sono stati d’animo che si possono manifestare in qualsiasi genitore con una certa propensione a cercare soluzioni e trovare nuove risposte.

“(…) Le numerose situazioni di disagio, più o meno grave, in cui vivono molte famiglie adottive (la nostra è forzatamente una conoscenza parziale a causa dell’eccessivo pudore di molte famiglie a rendere pubblico il loro dolore) ci permette di segnalare quanto sia scarsa, ancora oggi, la consapevolezza dei problemi legati alla costruzione di un saldo legame di appartenenza con i propri figli adottivi.

Viviamo in una società che enfatizza la scelta adottiva (“come siete bravi…”) e pone l’accento quasi esclusivamente sulla gioia del bambino (“come sei fortunato…”). È un grande abbaglio considerare l’adozione un punto d’arrivo, la soluzione di tutti i problemi: della coppia che vuole diventare una famiglia e del bambino che cerca nuove figure di riferimento. Se le cose stanno così, è facile capire che una famiglia con gravi problemi (e che problemi!) verrà facilmente giudicata inadeguata, incapace ad assolvere il proprio ruolo (“siete troppo rigidi.”, oppure, “siete troppo permissivi”, “non mettetela giù dura: i vostri sono i problemi di tutti i genitori!”). Ancor più grave l’atteggiamento nei confronti dei figli adottivi ribelli, facilmente etichettati come “ingrati” o “irriconoscenti”, incapaci di apprezzare la fortuna di essere stati accolti in una famiglia e in una società che ha offerto loro una seconda occasione (“Invece di contestare i tuoi genitori dovresti amarli di più”). La sola ricetta, offerta in tutte le salse, rimane solo e unicamente l’amore. “Con l’amore risolverete tutto!”.

(…) L’amore è fondamentale ma da solo non basta, occorre la consapevolezza e la conoscenza dei problemi che si dovranno affrontare, primo tra tutti costruire un legame di appartenenza con dei bambini/ragazzi traumatizzati dalla rottura del primo e più importante legame: quello con la mamma naturale.
I figli adottati sono figli traumatizzati. Entrare in relazione con una persona traumatizzata non è facile soprattutto se lo si fa da ignoranti, nel senso letterale del termine: ignorando le modalità di approccio e le dinamiche comportamentali…

 (…) Quante volte abbiamo sentito dire :”se prendi un bambino piccolo non si ricorderà certo della sua mamma!” Non è vero che i bambini molto piccoli non hanno ricordi: non essere in grado di verbalizzare non vuol dire non avere ricordi. Questi sono ben presenti nella memoria implicita e influenzano la loro vita di bambini, ragazzi e adulti, soprattutto nelle relazioni interpersonali: con i genitori, con i compagni, con gli insegnanti, con l’innamorata…con il datore di lavoro.

 (…) Adottare un bambino ha cambiato a tutti noi la vita, ne siamo usciti rivoltati come un calzino: è un’esperienza esaltante, ma, va detto subito, molto ma molto difficile. Non vogliamo scoraggiare l’adozione, vogliamo solo dire che trasforma, arricchisce, permette di capire meglio se stessi. È un percorso che dura tutta la vita e che parte dall’elaborazione di tre grandi lutti: la perdita della madre, la sterilità, la perdita del figlio.

 (…) Spesso i nostri ragazzi hanno bisogno di un aiuto per dare un nome alle loro emozioni e per capire le conseguenze che le loro azioni hanno sugli altri. Il fatto di non essere riusciti da bimbi, con le loro urla e con i loro pianti disperati, a far riapparire la mamma, li ha convinti di non avere nessun effetto sugli altri, di essere invisibili.  Sarebbe estremamente utile che i genitori adottivi venissero seguiti anche nella fase post adottiva e venissero informati di tutti questi problemi È importante il lavoro di prevenzione; non bisogna pensare che si possa intervenire, altrettanto efficacemente, quando i problemi sono già esplosi.

 (…) La condivisione aiuta a placare l’ansia, a ritrovare l’equilibrio. In questo modo siamo di aiuto non solo a noi, ma anche ai nostri figli. (…) In comune hanno una visione ostile del mondo, frutto delle loro prime esperienze e non avendo ricordi felici del passato non sanno che è possibile vivere senza le loro angosce e paure.

 (…) Non stimandosi sono convinti di poter raccogliere solo fallimenti: “ preferiscono fallire e riprendere la solita vita di merda, che affrontare cose che non conosco”, dice alla mamma adottiva un ragazzo apparentemente sicuro di sé. Il terrore del cambiamento immobilizza l’azione, vanifica ogni progetto e conferma nel ragazzo l’errata convinzione che ogni cambiamento, e dunque anche la possibile felicità, porti con sé un male maggiore. “Non sono i loro comportamenti ad essere anormali , è anormale la loro esperienza di figli feriti” (Nancy Newton Verrier, op. cit). È una ferita che ha effetti anche nel corpo e si manifesta con disturbi, talvolta cronici, in molti dei nostri figli: tachicardia, pressione alta, sonno disturbato, irritabilità, problemi gastro-intestinali e altro ancora.

 (…) L’adozione “è una sfida cui si può fare fronte nella misura in cui la famiglia è capace di aprirsi all’esterno, costruire legami e tessere, una rete che possa sostenerla negli inevitabili momenti di difficoltà e il sociale (enti autorizzati, associazioni familiari, scuola, servizi del pubblico e del privato sociale) è in grado di offrire quegli interventi che consentono di attingere pienamente e di mettere a frutto tutte le numerose e preziose risorse (individuali, relazionali e sociali) di cui, come abbiamo visto, le famiglie dispongono” – prof.ssa Rosa Rosnati.”

Post-adozione. Mamma Blog: “Il pequeño D.O.P (disturbo oppositivo provocatorio)

“Come prima cosa vi dico che non ci ho messo mica poco ad accettare che mio figlio fosse un ragazzo diverso dagli altri, anzi ci ho messo praticamente cinque anni… ora però ho capito, non ho più dubbi.

Mio figlio è una ragazzo disturbato e il suo disturbo sta nel comportamento.

Lo psico lo ha definito “disturbo oppositivo-provocatorio”.

Quel che complica è che – visto con occhio superficiale – può risultare nell’ordine: cafone, maleducato, arrogante e indisponente. Poi anche illogico, spiazzante, oppositivo a tutti costi e contro ogni logica, astuto nel colpire i punti deboli, a volte aggressivo e violento.

Le conseguenze di questo comportamento deviato sono molteplici:

  • qualità della vita in comune, scarsissima
  • assenza o quasi di amici
  • relazioni con i professori devastate e/o molto complicate
  • relazioni con i parenti (nonni, zii etc) quasi inesistenti.

E’ che non riesco a spiegare al mondo che lui proprio gli strumenti per agire in modo diverso non li ha.

E’ come se da domani mi chiedessero di fare una prova di salto con l’asta… senza darmi l’asta. Già con l’asta avrei delle GROSSE difficoltà perché mai nessuno mi ha insegnato come si salta con l’asta, ma anche se mi decidessi a provare, non saprei come fare perché l’asta  IO NON CE L’HO.

Troppe volte ho visto persone adulte irrigidirsi su posizioni di gioco di forza per “dimostrare” al pequeño “chi è che comanda” e “come si fa a stare al mondo”.

Le stesse persone – di fronte all’insuccesso della tecnica muro-contro-muro – le ho viste girare i tacchi e cambiare aria in fretta.

Fornire l’asta o in alternativa provare ad abbassare l’asta da saltare, spiegando ogni volta cosa e perché lo si sta facendo, per molti – troppi – adulti è segno di debolezza, sintomo del cedere al ricatto di un ragazzino.

In realtà significa dare una mano a chi ha dovuto imparare a camminare, correre, mangiare, parlare, vivere – nei periodi migliori da solo – in quelli peggiori assistito da adulti inadeguati e malati di mente (non trovo altra definizione per certi comportamenti).

Significa aiutare un ragazzo disturbato a trovare gli strumenti per mitigare il suo problema e magari, spero per lui, un giorno risolverlo.”

(fonte: postadozione.bloog.it)

La musica del cuore: “Cosa sarà”

Mi piacerebbe che questo blog fosse lo spazio per proporre ad altri una canzone, un film o un libro che ci ha aperto nuovi orizzonti nel rapporto con i nostri cari, con i nostri ragazzi

Questo mese non può mancare un omaggio a Lucio Dalla che ha lasciato senza dubbio una traccia importante nella musica italiana.

Concediamoci cinque minuti per ascoltare “Cosa sarà”.

 

“Cosa sarà

che ci rende forti nelle difficoltà

e ci fa amare la vita comunque vada…”

Post-adozione. Il personaggio: “Andrea Riccardi”

  

English: Andrea Riccardi
Image via Wikipedia

Andrea Riccardi è ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma. Esperto del pensiero umanistico contemporaneo, è voce autorevole del panorama internazionale. Numerose Università lo hanno infatti insignito con la laurea honoris causa a riconoscimento dei suoi meriti storici e culturali.

Andrea Riccardi è noto internazionalmente anche per essere stato il Fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio. Sant’Egidio oltre che per l’impegno sociale e i numerosi progetti di sviluppo nel Sud del mondo, è conosciuta per il suo lavoro a favore della pace e del dialogo.

E’ stato insignito di molti premi internazionali, tra cui il Premio Balzan 2004 per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Il 16 novembre del 2011 Andrea Riccardi è entrato a far parte del governo Monti, in cui ricopre la carica di Ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione Internazionalee l’integrazione.

(fonte: sito ufficiale del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione)

 

Che cosa può fare un governo tecnico in 18 mesi? Che cosa può fare un Ministero tra i più penalizzati dal taglio dei fondi?

Ieri sera a Ballarò Michela Marzano, nota filosofa, diceva che forse manca un obiettivo grande verso cui muoversi e verso cui far convogliare gli sforzi degli italiani in questo momento di crisi. Secondo lei l’obiettivo dovrebbe essere quello di “far star bene l’uomo”. I numeri dovrebbero muoversi solo in funzione dell’obiettivo maximo. Allora la gente capirebbe i sacrifici che è stata costretta ad accettare.

In quest’ottica il Ministero di Riccardi, che si occupa anche di adozioni, acquisterebbe prestigio e potrebbe avviare progetti seri ascoltando la voce di enti e associazioni di genitori adottivi e affidatari. 

Il post-adozione? I genitori sono lasciati soli dalle istituzioni

“In Italia non si fa abbastanza per il post-adozione: le istituzioni seguono i futuri genitori nel percorso precedente all’arrivo di un bambino ma dopo li lasciano soli. E spesso i neo mamma e papà hanno bisogno di sostegno per gestire un rapporto nuovo e complesso”. Anna Genni Miliotti, scrittrice ed esperta di adozione, sceglie Affaritaliani.it per lanciare l’allarme su un tema che rimane spesso in secondo piano. “Molte coppie si rivolgono a me perché non sanno come gestire comportamenti agitati di un figlio appena arrivato. Anche se le istituzioni non sono obbligate a fornire questo aiuto sarebbe utile creare dei centri per le famiglie adottive”.

Anna Genni Miliotti, scrittrice di vari testi tra cui ricordiamo “Ci vuole un paese” e “A come adozione” (Franco Angeli Editore) e libera professionista da tempo collabora, sia in Italia che all’estero, con istituzioni e associazioni, dando consulenza alle famiglie che hanno adottato un bambino. “In Italia si fa abbastanza per il percorso di adozione – spiega – ma mancano i punti di riferimenti nella fase successiva. In alcune città, come Firenze o Milano, esistono mentre in altre sono completamente assenti”.

“Non c’è un obbligo di legge per le istituzioni di seguire il percorso delle adozioni anche dopo l’arrivo del bambino e non credo che debba essere introdotto. Credo però che sia utile farlo, per esempio attraverso i servizi sociali oppure con una collaborazione pubblico-privato con le associazioni di genitori adottivi”, aggiunge Miliotti.

Sono qualche centinaia l’anno le famiglie adottive che si rivolgono ad Anna Genni Miliotti: “Giro tutta l’Italia e vado anche all’estero ma gli incontri principali con le famiglie si svolgono a Firenze, Prato e Grosseto. I problemi riguardano per esempio il comportamento a volte agitato dei bambini. Oppure la difficoltà di comunicare l’adozione che non deve essere presentata come il risultato di un abbandono visto che questi bambini sono spesso orfani o i genitori naturali li hanno lasciati perché senza mezzi economici per sostenerli. E anche a scuola l’inserimento è a volte difficile perché un bambino straniero è visto sempre come diverso”.

“Sarebbe quindi utile”, conclude Miliotti, “che le istituzioni realizzassero degli incontri non solo con psicologi ma anche con esperti per parlare di medicina o di pediatria oppure semplicemente per dare informazioni sul post-adozione. A Firenze si sta attivando il Centro adozioni e creeremo un coordinamento delle associazioni toscane per promuovere lo scambio di esperienze”.

(fonte: affaritaliani.it)

Post adozione. Libro: “Figli Adottivi Crescono”

    Marco Chistolini e Marina Raymondi

    “Figli adottivi crescono”-  Adolescenza ed età adulta:    esperienze e proposte per operatori,  genitori e figli.

     Franco Angeli 2010

Il Prof.Chistolini, consulente CIAI, ha scritto assieme a Marina Raymondi “Figli adottivi crescono”, una libro che offre spunti di riflessione, oltre che sulla ricerca delle origini dei nostri figli, anche sull’attaccamento romantico nella ricerca del partner e sui comportamenti degli adulti adottati di fronte alla genitorialità. Lo stesso autore evidenzia la difficoltà di parlare di tali tematiche mancando una casistica abbastanza ampia e un monitoraggio all’altezza dello sviluppo del fenomeno adottivo. Il libro del prof Chistolini è uno squarcio sul futuro della famiglia adottiva  che non si limita all’inserimento scolastico e all’apprendimento della lingua, ma guarda al/alla figlio/a come ad una persona che cresce e si evolve diventando uomo/donna nella sua completezza.

Consigliato ai genitori che vogliono prepararsi al rapporto con i figli adulti.

Mamma AlbaRosa: “Post-adozione e forum”

 “Stiamo partecipando ad alcuni incontri riguardanti il post-adozione organizzati da GSD (Genitori Si Diventa) e una delle cose che è stata evidenziata è la chiusura all’esterno della famiglia adottiva dopo l’arrivo del bambino. Ciò è dovuto un po’ al notevole impegno che l’arrivo del bambino/a/i comporta ma soprattutto alla necessità di normalità a cui aspira la nuova famiglia quasi a voler dimenticare la propria origine.

Ci sono poi gli inevitabili problemi dell’inserimento in famiglia che molto spesso spaventano i neo genitori fino a procurare loro dei veri e propri sensi di colpa che li fanno sentire inadeguati o perfino a generare in loro la paura di aver fatto una scelta sbagliata.

Quello che spesso non si sa è che i problemi sono comuni a tutte le famiglie adottive e che il confronto è una delle migliori risorse di cui possono disporre e che dovrebbero cercare. Ma come è ampiamente dimostrato su questo forum, e anche su altri, le discussioni pre-adozione sono largamente partecipate mentre nel post le famiglie scompaiono e nel conto inserisco anche me stessa.”

 (fonte: forum AIBI)

Post-adozione. Le associazioni di famiglie

Consiglio di dare un’occhiata al sito italiaadozioni.it. Qui si trova una lunga lista delle associazioni di famiglie adottive e affidatarie con relative sedi e rete operative in tutta Italia. Si può individuare quella più vicina a casa. Organizzano incontri a tema, gruppi di mutuo aiuto e alcune anche convegni. Ho dato un’occhiata ai siti. Alcuni sono molto organizzati, altri non sono aggiornati, ma non è detto che le attività di mutuo aiuto siano cessate. Ricordiamo che si tratta, di solito, di associazioni formate da volontari che vi lavorano nel tempo libero. Vale la pena ricordare che da ottobre 2011 si è costituita CARE, la rete di associazione di famiglie.

Il comunicato stampa che annuncia la costituzione del Coordinamento CARE.

Sabato 15 ottobre u.s., presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, a Roma, il Coordinamento CARE – Coordinamento Associazioni Famiglie Adottive e Affidatarie in Rete- si è costituito come associazione di secondo livello.

Attivo già dal 2009, CARE ha deciso di darsi una forma giuridica per poter meglio rappresentare i suoi soci. È la prima volta, infatti, che un così grande numero di associazioni di famiglie si unisce in un unico organismo.

CARE è fondato da:  Associazione Genitori di Cuore, Associazione Genitori si Diventa Onlus,  A.G.A.p.e. Onlus, Zorba Associazione di Genitori Adottivi e Affidatari, AGA – Associazione Genitori Adottati, AFAIV – Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus, Famiglie Adottive Alto Vicentino, Associazione Il brutto anatroccolo Onlus, Dammi la mano – Associazione di famiglie per l’accoglienza di minori, Batya – Associazione per l’affidamento, l’accoglienza e l’adozione, Associazione Dalla parte dei bambini Onlus, L’altromarsupio – Gruppo di genitori adottivi, Famiglie Adottive Online Onlus, Associazione La casa dei sogni, Associazione GenitoriChe.

I numeri sono imponenti: le quindici associazioni fondatrici del CARE hanno la forza di più di 1.700 soci e con le loro iniziative coinvolgono e sostengono più di 4.600 famiglie, in maggioranza affidatarie e adottive.

Provenendo da gran parte del territorio nazionale, le quindici fondatrici sono portatrici di tutte le specificità del loro territorio, e condividono principi, valori e finalità, prima fra tutte la centralità del supremo interesse del minore, come ribadito da tutta la normativa vigente.

CARE si muove in due direzioni principali: da un lato vuole essere punto di riferimento per le tante realtà di associazionismo famigliare, favorendo il dialogo e condividendo prassi ed esperienze tra le associazioni aderenti e non. Inoltre si pone come interlocutore con le Istituzioni che a vario titolo si occupano di minori in difficoltà.

“Attraverso il Coordinamento CARE le esperienze maturate dalle singole associazioni con le famiglie adottive e affidatarie, nelle diverse realtà territoriali – specifica la presidente Monya Ferritti – sono messe a sistema e costituiscono la base per attivare un confronto con le Istituzioni sulle scelte politiche in tema di adozione e affidamento familiare”.