Post-adozione. Mamma Maria: “Sono mamma da poco…”

“Sei mesi fa è arrivata nostra figlia, uno scricciolo biondo di quattro anni. Siamo molto felici. Ci siamo preparati all’adozione internazionale frequentando i corsi di un ente della nostra zona. Invece, sorpresa delle sorprese, ci ha chiamato il Tribunale dei Minori per un’adozione nazionale. Ho la fortuna di conoscere piuttosto bene le operatrici dell’ente dove abbiamo fatto il corso per cui, in caso di bisogno, penso di rivolgermi a loro.

Non sono in contatto con nessun’altra famiglia. In compenso cerco di essere presente agli incontri serali organizzati nella mia ASL, ma con la piccola, adesso diventa tutto più difficile.”

Post-adozione. Il punto di vista dell’ente AIBI

“Sostenere le coppie adottive in uno dei momenti più delicati della storia familiare: l’ingresso del figlio nella famiglia. Una proposta per migliorare l’accoglienza del bambino nel momento in cui il bisogno di sostegno alla coppia potrebbe essere maggiore. L’inserimento a scuola, l’accoglienza nella famiglia allargata e nella comunità: sono tutti passaggi fondamentali che possono mettere in difficoltà i genitori adottivi.

In queste fase la famiglia è lasciata sola.

Per legge viene stabilito, infatti, che la coppia sia seguita dai servizi territoriali nella fase di post-adozione solo se lo richiede; non si tratta di una tappa obbligatoria (legge 476/1998, articolo 31, lettera m).

La coppia, iper-selezionata e formata nella fase iniziale dell’iter adottivo, non viene più seguita e questo rappresenta un evidente vuoto legislativo. Solo cinque regioni italiane (Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna) hanno siglato un Protocollo operativo con i servizi territoriali per gestire il post-adozione.

Per Ai.Bi. dovrebbe diventare obbligatoria, ex lege, la fase di accompagnamento della coppia nel post-adozione, anche perché potrebbero essere proprio le famiglie che non lo chiedono ad avere bisogno di un aiuto maggiore.

L’accompagnamento nel post adozione è un lavoro che dovrebbe essere svolto dai servizi sociali la cui presenza sul territorio è capillare. Troppo spesso invece questo ruolo viene delegato agli enti, che fanno fatica con i loro mezzi a seguire coppie dislocate su tutto il territorio nazionale.”

(fonte: aibi.it)

Post-adozione. Cosa dice la CAI-Commissione Adozioni Internazionali

La CAI è l’ente preposto alla sorveglianza del mondo delle adozioni internazionali in Italia. Oggi è un braccio operativo del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.

Nel 2008 ha pubblicato un volume, scaricabile da internet, intitolato “Il post-adozione fra progettazione e azione”. Scritto in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, il volume fa il punto dell’offerta di servizi proposti alle coppie adottive da parte di enti e regioni nella fase delicata del post-adozione.

Dall’indagine CAI risulterebbe scoperta la parte della ricerca delle origini proposta solo da un piccolo numero di enti.  Inoltre è interessante constatare come la CAI chiarisca che non si possono catalogare “coppie buone o cattive” sulla base del successo adottivo perché ogni storia è una storia diversa. Piuttosto ci sono coppie in difficoltà che vanno aiutate con interventi concreti.

Di seguito alcuni stralci significativi della presentazione dei lavori che mettono in luce la necessità di un intervento più deciso e mirato da parte di tutti, in primis delle istituzioni.

(…) “Post-adozione come fase della vita in cui l’adozione, da traguardo che era, diventa l’inizio di un nuovo e ben più arduo percorso. (…) Negli anni questa esigenza di continuità tra il prima e il dopo può maturare, nel ragazzo adottato, in una vera e propria ricerca delle origini, fino ad un viaggio di ritorno che – spesso temuto dall’adottato più che non dai genitori adottivi – rappresenta il confronto con ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. 

(…) Per il minore adottato, la separazione e l’integrazione sono un’esperienza a cui molti soggetti, per lo più a lui sconosciuti, hanno progressivamente contribuito. È fondamentale che tutti questi soggetti siano ben consapevoli della responsabilità che, intervenendo nella vita di un altro essere, hanno assunto. La partecipazione all’attività formativa documentata in questo volume è il segnale della percezione e della coscienza di questa responsabilità. 

(…) L’impegno consistente in merito al post-adozione è da considerarsi la naturale evoluzione di un interesse che parte dagli approfondimenti su tutte le fasi del percorso adottivo: dall’informazione alla formazione dei genitori, dallo studio di coppia alla dichiarazione di idoneità, dall’abbinamento all’ingresso in Italia del minore adottato. Ed è proprio dall’ingresso del minore in Italia che prende le mosse il post-adozione, ingresso che rappresenta in qualche modo la realizzazione dell’adozione vera e propria. Se le fasi precedenti il percorso adottivo vedono la Commissione presidiare in particolare le garanzie di piena sussidiarietà, di equità e di legalità che portano all’ingresso del bambino adottato in Italia, in seguito è la particolare qualificazione degli interventi di supporto e sostegno del nuovo nucleo adottivo nel percorso di inserimento scolastico, di socializzazione e di costruzione di un’adeguata rete relazionale per il bambino nel post-adozione, che rende possibile non disperdere tutto il lavoro svolto in  precedenza. 

(…) Per quanto riguarda le Regioni è emersa una prevalenza di indicazioni e riferimenti dalle Regioni del Nord Italia, con la presenza di Regioni anche del Centro e del Sud Italia. In particolare sono risultati largamente presenti riferimenti normativi e riferimenti specifici, consistenti attività con le scuole, attività formative per gli operatori e organizzazione di lavori di gruppo, mentre l’accesso ai servizi nel post-adozione in caso di difficoltà è risultato attivabile su richiesta diretta, la collaborazione enti-servizi assente, difficile o minima nella maggioranza dei casi e la ricerca delle origini pressoché nulla.

In riferimento agli enti autorizzati, sono risultate largamente presenti modalità di lavoro in gruppi: gruppi con i genitori, di genitori e bambini adottivi, gruppi per il primo inserimento dei bambini all’arrivo e per un anno, gruppi di formazione e sensibilizzazione per insegnanti, gruppi di auto-mutuo aiuto, e in pochi casi gruppi per la ricerca delle origini. Corsi, formazione e sensibilizzazione sono rivolti in genere più al mondo della scuola.”

 (fonte: commissioneadozione.it)

Mamma Anna: “Il nostro post-adozione fai da te”

“La nostra esperienza è un po’ particolare in quanto abbiamo adottato le nostre due figlie attraverso un ente che nel corso dell’ìter è stato chiuso dalla CAI. Per questo non abbiamo fatto nessun incontro preparatorio. Solo su nostra iniziativa abbiamo iniziato a frequentare i corsi del CIAI che ha una sede nella nostra città. Va da sé che il post-adozione potevamo solo sognarlo. Abbiamo mantenuto il rapporto con il CIAI anche negli anni successivi, ma quello che più ci è mancata è la telefonata di una famiglia adottiva amica con la quale confrontarci. Nessuno che ti chiama per sapere come stai, sommersi dalle mille incombenze che due figlie comportano…..ti fa sentire molto solo e senza argini. Ci siamo rivolti ad una psicologa privata che risiedeva in un’altra città. L’esigenza è sorta dalle problematiche di nostra figlia minore. Ci siamo trovati abbastanza bene. Dico “abbastanza” perché mio marito ha avuto delle riserve sul suo metodo d’indagine. Non abbiamo mai pensato di contattare i Servizi Sociali con incontri individuali di famiglia. Piuttosto abbiamo chiesto di essere inseriti in un gruppo di mutuo aiuto che però non ci soddisfa. Siamo in otto coppie con figli adolescenti: dovremmo essere entrati in sintonia perché ci frequentiamo da un po’. Invece nessun contatto, nessuna mail. Ci si trova lì è basta. Secondo me la responsabilità ce l’hanno anche le due psicologhe che gestiscono il gruppo. Sono molto giovani e non sono riuscite, secondo la mia opinione di profana, a creare un clima accogliente che faccia interagire le persone. Una volta mi sono azzardata a raccontare un episodio successo in casa e una di queste si è espressa così: “ Siete più agitati dei vostri figli”. A me è sembrata un’uscita infelice. Scusa, io vengo qui perché sono in difficoltà, già mi faccio mille domande e mi porto addosso mille dubbi e tu esprimi un giudizio così superficiale? Mi conforta che altre coppie, che hanno avuto altre esperienze di mutuo aiuto, e quindi sono più collaudati di noi, abbiano espresso la mia stessa perplessità. Oggi sono tre anni che le nostre figlie sono in Italia. Abbiamo le stesse esigenze: un rapporto franco con altre coppie che stanno vivendo o hanno vissuto le nostre difficoltà.”

Post-adozione. Papà Sergio: “L’adozione riuscita è il risultato coeso di più forze”

“Per adottare bisogna essere in due, possibilmente supportati dalla scuola, da servizi sociali idonei, da figure professionali preparate sul tema dell’adozione, per affrontare le varie problematiche che si presentano nel percorso di crescita dei ragazzi adottati, soprattutto se già grandicelli. L’impegno e la fatica costanti spesso ci scoraggiano e ci lasciano affranti di fronte alle sconfitte dei nostri figli, lo sforzo per rialzarsi insieme a loro e continuare nonostante tutto diventa un macigno insopportabile, la speranza di vederli spiccare il volo a volte un miraggio e un pio desiderio.

A parole tutti ti capiscono, ma in realtà quando si tratta di aiutarli, sia la scuola sia il mondo del lavoro si defilano.”

Perchè un blog sul post-adozione

Inserendo “post-adozione”  nella ricerca su Google sono apparsi i siti dei principali enti autorizzati all’iter adottivo, qualche psicologa che pubblicizza la sua attività e il sito di riferimento della CAI – Commissione Adozioni Internazionali.

Scegliendo a campione degli enti e visitando i loro siti si capisce che, nella maggior parte dei casi, per post-adozione, s’intende il monitoraggio della coppia nel primo anno d’ingresso del minore in famiglia con la compilazione dei documenti e traduzioni da spedire ai paesi d’origine. Si offrono anche sedute a pagamento individuali con psicologhe collegate all’ente. Qualche ente di medie dimensioni organizza corsi per le coppie, ma parlano per lo più dei problemi d’inserimento di bambini piccoli e si limitano alle fasi della crescita relative agli anni delle elementari e delle medie. Qualcuno stimola spunti di riflessione sull’adolescenza. Di solito si tratta degli enti grandi, più strutturati, con equipe di operatori stabili, che si occupano di questi temi in maniera continuativa. La loro rete non copre tutta Italia e non sono alla portata di tutti.

Per correttezza di cronaca diciamo anche che alcuni enti organizzano gruppi di mutuo aiuto, altri si stanno attivando verso particolari servizi quali insegnanti a domicilio a richiesta della famiglia e corsi per i nonni adottivi. Rimango dell’avviso che, rispetto alla moltitudine di enti presenti in Italia, più di 60, queste iniziative risultino ancora limitate.

Quello che farebbe la differenza è, invece, un sostegno permanente alle famiglie con figli adolescenti, la fase critica per eccellenza. E’ inoltre indispensabile seguire la crescita dei nostri figli nella scelta delle superiori, nell’impatto del mondo del lavoro, nell’uscita da casa, nella creazioni di nuovi affetti. Insomma i nostri figli sono figli sempre, non solo nella fase iniziale di questa esperienza.

Sopperiscono alle mancanze degli enti, alcuni dei quali si stanno comunque attivando e offrono buoni servizi, le associazioni di famiglie che molto spesso si formano proprio nell’ottica di questa esigenza di mutuo aiuto spontaneo tra famiglie adottive.

Le famiglie hanno bisogno di comunicare e di sapere. Forse i siti degli enti non sono i luoghi più adatti per parlare delle difficoltà incontrate nell’iter adottivo in quanto, purtroppo, lasciatemelo dire, anche l’adozione rientra in una certa area di business, si spera almeno più etica di altre. Ma anche qui ci riserviamo e lasciamo fare il lavoro di supervisione alla CAI.

Questo blog vuole essere svincolato da qualsiasi censura. Non si ha la presunzione di offrire soluzioni. Lo scopo principale è la condivisione per sentirci meno soli in questa esperienza incredibile dell’adozione. Verranno offerti via via spunti di riflessioni e link ai siti che parlano di alcune tematiche importanti.