IcaR, rimandato al 2021

Gentilissimo/a,

vista la drammatica diffusione del COVID-19 non solo in Italia ma in tanti paesi del mondo, abbiamo ritenuto fosse opportuno rinviare il convegno ICAR7 e il seminario internazionale a luglio 2021, mantenendo il medesimo programma scientifico.

Non appena saranno decise le nuove date, sarà nostra premura comunicarvelo.

Comitato organizzatore di ICAR7

http://centridiateneo.unicatt.it/it/centro_di_ateneo_studi_e_ricerche_sulla_famiglia

L’adozione è ricordare



Come mamma sono cresciuta pian piano. Dapprima con la consapevolezza che non basta avere il desiderio di un figlio per poterlo realizzare, poi con l’umiltà di riconoscere l’umano, prima di tutto dentro di me, e perdonarlo.

Ho sbagliato tante volte, ma come dice un detto “Non è importante quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi”. Ed io mi sono rialzata. Mi sono guardata in faccia. Ho cambiato strada, se necessario. Ma, soprattutto, ho viaggiato dentro di me. A volte basta una buona lettura, un incontro, un aneddoto, di quelli che ti capitano giorno per giorno. Ho imparato anche a indebolire l’indice che ogni tanto mi trovo a puntare contro qualcosa, contro qualcuno.

Cosa succederà adesso?

Le adozioni si sono fermate

Credo che non ci siano dubbi che certi interventi siano stati più che necessari. La notizia di questi giorni che le adozioni dalla Cina abbiano ripreso il loro corso, un po’ mi ha rallegrata, un po’ mi ha inquietata. Credo, infatti, che sia prematuro dire “va tutto bene”. Comprendo la voglia di riprendere la vita di prima, il tempo che passa, i figli che aspettano, ma, a mio avviso, è da incoscienti fare finta di nulla. Qualcosa è accaduto. Fuori di noi. Dentro di noi. Soprattutto mi aspetto che sia cambiato qualcosa dentro di noi. Il desiderio di un figlio è più che legittimo, ma è un dono, non un diritto. E per raggiungere il mio scopo non ho il diritto di mettere a repentaglio la vita degli altri. Questo è un invito al buon senso anche da parte degli enti. E all’accettazione da parte delle coppie.

Ci sono tanti bambini in stato di bisogno

C’erano anche prima. Da sempre, c’è pieno il mondo. Eppure le adozioni sono centellinate, i paesi aprono e chiudono a seconda di legislazioni più o meno severe oppure solo per alzare la posta. Ci ho pensato tante volte: i bambini sono oggetto di scambio e di favori da parte di alcuni paesi. L’Italia è un paese che sta invecchiando, le coppie faticano a metter su famiglia, i tempi della procreazione sono stati proiettati in avanti quando donne e uomini non sono più all’apice della loro fertilità. Bambini in cambio di cosa? In cambio di favori politici/economici/bellici. Anche nell’attuale emergenza è risultata chiara l’influenza delle pressioni economiche su una poco tempestiva comunicazione del contagio.

L’adozione è ricordare

Io non dimentico che mia figlia proviene da un paese in cui c’è una distribuzione della ricchezza iniqua. Io non dimentico che i bambini che arrivano in Italia non hanno cure adeguate nel loro paese perché la Sanità è assente o, se c’è, è in mano ai privati. Non mi dimentico che le guerre sono alimentate da interessi economici molto spesso dei paesi occidentali che fanno affari con governi sporchi e corrotti. Non mi dimentico che le élite sono uguali in tutto il mondo: ti riducono alla fame per avere sudditi che scodinzolano allo spargere delle briciole.

La scuola è di tutti e per tutti

In questi giorni sono poco su Facebook, ma mi è bastato una frase per farmi sobbalzare sulla sedia. Alcuni genitori, privilegiati, si sarebbero espressi per classi differenziate per gli alunni che non hanno il PC e non possono seguire le lezioni da casa in tempo di Coronavirus. Mi è tornato alla mente il Maestro Manzi e la sua trasmissione RAI per combattere l’analfabetismo in Italia, nel 1960, in uno sforzo nazionale coeso. Se qualcuno pensa di avere più diritti di altri non ha capito niente. Se si pensa ancora che il tempo, la corsa, il privilegio siano un modo per superare la fila, non c’è stata maturazione. Forse più che un virus, ci servirebbe  un Arlecchino che fa le pernacchie per sgonfiare l’autoreferenzialità di taluni.

L’adozione e lo stigma

Mi sento molto vicina a quelle famiglie che hanno figli con bisogni speciali pur non essendo bambini/ragazzi adottati. Vedo tante similitudini con alcuni dei nostri figli: l’isolamento, la difficoltà ad interagire con i compagni, il bullismo, arrancare ed essere sotto pressione sempre per non arrivare ultimi. Cerchiamo di liberarci dallo stigma dell’adozione parlandone bene anche quando le cose proprio non vanno. Ho incontrato tante famiglie che rifiutano di frequentare gruppi o associazioni perché non vogliono avere un marchio. Ma è davvero così che ci si libera di uno stigma? Non è meglio uscire allo scoperto? Io sono orgogliosa di essere mamma adottiva e ne parlo volentieri, con zone di luci e ombre. Credo sarebbe lo stesso se avessi un figlio biologico perché sono fatta così, non mi piace essere né compianta né esaltata. Questa è semplicemente la strada che sto percorrendo, con i suoi alti e i suoi bassi.

Che cosa rimarrà, dunque, dopo il Coronavirus. Spero poco. Quel giusto per alimentare un minimo di sicurezza. C’è un tempo per la battaglia e c’è un tempo per la ricostruzione. Se il mondo dell’adozione vuole ripartire occorre umiltà, collaborazione e amore dei bambini. Se sulla cima dei bisogni si mette il denaro e la fretta di dimenticare, non c’è amore per i bambini.