AmLatina – Cile: “Pedofilia e Chiesa, tolleranza zero”

Lo scandalo degli abusi su minori, in Cile ha portato ad una frattura nella relazione tra chiesa e società. Non si fa riferimento ad istituti di minori in attesa di adozione, ma ricordiamo che molto spesso questi istituti, in tutto il mondo, sono stati gestiti da prelati. La vicenda è un richiamo alle responsabilità degli adulti di fronte a ragazzini indifesi che sono stati segnati nella loro dignità, in modo da rompere con un passato marcio e attivare una protezione in futuro. Una chiamata alla responsabilità di tutto il mondo cattolico e della comunità internazionale laica per combattere tali ignobili azioni su ampia scala.

Dopo le indagini all’interno degli istituti minorili cileni di cui ho trattato qualche anno fa, il Cile è balzato di nuovo nelle cronache per i casi di pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Secondo il settimanale Internazionale il Cile sarebbe uno dei grandi nodi dopo gli Usa, Irlanda e Australia. I tutti questi casi la Chiesa avrebbe taciuto, insabbiato e tergiversato.

Secondo il settimanale, in Cile tutto ruota attorno alla figura di Fernando Karadina che sarebbe responsabile di decine di abusi sessuali su minori  tra il 1980 e il 1990. Colpisce che il prelato fosse legato ad alcune figure dell’alta borghesia cilena e avesse frequentazioni con la giunta militare di Augusto Pinochet. Era anche in ottimi rapporti con Angelo Sodano, uomo chiave del potere wojtylano. Grazie a lui molti sacerdoti hanno fatto carriera e alcuni sono diventati vescovi.

Nonostante le sue conoscenze altolocate, alcune vittime hanno avuto la forza di accusarlo e nel 2010 è stato riconosciuto colpevole. Le vittime, però, hanno indicato anche un complice, Juan Barros Madrid, che era a conoscenza degli abusi sui minori ma è sempre stato difeso dalle autorità ecclesiastiche. Barros ha addirittura fatto carriera grazie a Fernando Karadina. Questa la dice lunga.

Lo stesso Papa Bergoglio, nella sua visita in Cile, lo scorso gennaio aveva difeso Barros, fatto che ha indispettito e ferito non poco le vittime di abusi sessuali di tutto il mondo. Avendo sollevato tanta indignazione il Papa si è interrogato e ha inviato un investigatore in Cile per raccogliere testimonianze sulla vita di Barros. Una volta  letta la documentazione completa sull’accaduto, Bergoglio ha chiesto scusa affermando che non era stato ben informato sulla vicenda. Come segnale di apertura ed ascolto ha invitato tre vittime cilene in Vaticano. Il Papa ha anche convocato 34 vescovi cileni, alcuni dei quali accusati di aver insabbiato i fatti. Sette sono stati segnalati per essere rimossi, tra cui Barros.

L’azione del Papa e la pulizia nella Chiesa cilena è un segnale di tolleranza zero nei confronti di tutti quei numerosi vescovi e arcivescovi coinvolti in scandali simili. Ricordiamo, tuttavia, che le resistenze nel mondo ecclesiastico rimangono forti. Qualche anno fa a Roma era stata attivata la Pontificia Commissione per la tutela dei minori che è entrata in crisi in quanto ritenuta troppo laica e con troppe donne nel suo interno.

Mi chiedo, riuscirà una certa Chiesa a tenere il passo con la modernità?

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