Storia familiare. Mamma Anna: “A te che adori Dragon Ball”

Sei arrivato da lontano,

ci hai deliziati e sconquassati,

riempiti e prosciugati,

Sei unico

capace di farti amare

capace di amore e vendetta

alla ricerca di te

bisognoso di aiuto

voglioso di arrangiarti da solo

in subbuglio costante,

qualche volta in pace.

In quei pochi momenti

allento le tensioni

credo possibile il sogno.

Sulle rotaie, in volo.

Storia familiare. Guida del SENAME 3: “Rivelazione, il compito necessario”.

I bisogni del bambino

(schema elaborato dalla dott.ssa Giuditta Borghetti – psicologa e psicoterapeuta)

 –          CAPIRE più che SAPERE

 –          Avere accesso ad una “VERITA’ SOSTANZIALE” (Chistolini M.)

 –          Avere una chiave di lettura

 –          Trovare un senso a quanto accaduto

Realizzare il processo della Rivelazione, cioè raccontare al bambino/a la sua storia biologica, non è solamente trasmettergli l’informazione nella misura in cui è pronto per assimilarla, è anche aiutarlo a capire ed esprimere le emozioni che porta con se questo processo. Non dobbiamo auto ingannarci. Il parlare dell’adozione con i bambini, con le parole adeguate e nei momenti giusti non impedirà che sentano pena o rabbia verso la propria storia. La tristezza, la confusione, la rabbia e la ribellione, sono emozioni normali che dobbiamo accettare come cose naturali.

Non dobbiamo aver paura per il dolore di nostro figlio o figlia, perché è parte del loro processo di accettazione e crescita. Condividere i loro sentimenti non minaccia la nostra relazione con lui o lei, anzi, li rafforza. Aiutatelo a comprendere che quello che sta sentendo è normale e che voi capite le sue sofferenze. Frasi come “anche a me sarebbe piaciuto che le cose fossero andate diversamente”, gli fanno percepire che interpretate e capite quello che gli succede e che siete dalla sua parte.

Non prendete il suo dolore come un attacco personale. Nonostante quanto possa essere doloroso quando vostro figlio/a vi gridi “Tu non sei mio padre o mia madre” non è un’aggressione verso di voi, sta solamente cercando di metabolizzare le sue angosce ed i suoi timori. Non offendetevi, ha bisogno della vostra compagnia, e in quei difficili momenti riaffermiate, ancora una volta, che sarete i suoi genitori per sempre.

Dimostrategli il vostro affetto quando aprite temi relativi all’adozione.

Evita la parola abbandono

Molti bambini, bambine e giovani adottati, presentano un profondo sentimento d’abbandono, sentimento che molte volte si associa al perfezionismo, al timore, alla sconfitta, alla bassa autostima o a problemi nelle relazioni interpersonali.  Nel momento di fare la rivelazione, è molto importante tener presente il passato biologico del bambino, come e quando si racconta questa storia e le parole usate per narrarla. Per questo, spiegandogli la sua adozione, è necessario evitare la parola “abbandono” e cambiarla con una frase come “i tuoi genitori biologici non potevano curarti e per questo ti hanno lasciato nell’istituto dove noi ti abbiamo conosciuto”.

In questo modo assegniamo la responsabilità all’adulto, parlando dell’incapacità di curare un bambino, non incolperemo il bambino/a, poiché il “concetto” di essere abbandonato implica l’essere rifiutato, suggerendo l’idea che “in me ci deve essere qualcosa di cattivo, visto che la mia famiglia biologica mi ha rifiutato ed abbandonato”.

Questa sensazione di non sapere il perché dell’abbandono, accompagna il bambino/a anche nella sua vita adulta , ed in molti casi lo spinge a cercare la propria famiglia biologica per chiedere loro la vera ragione di averlo dato in adozione. Dobbiamo rafforzare l’idea dei valori positivi associati alla decisione del dare in adozione, dal momento che la madre biologica ha fatto una scelta per la vita ed ha preso una decisione responsabile e positiva nel lasciarlo nell’istituto per essere adottato.

Nell’adolescenza si produce la prima grande crisi nei bambini e bambine adottati, poiché per il livello di comprensione raggiunto, riescono ad associare l’adozione all’abbandono e vedono la loro storia in modo realistico e rigido. Dobbiamo essere preparati ad accettare il dolore che questo produce e che non possiamo evitargli, anche se possiamo comprendere la loro necessità di conoscere dettagli della loro storia e che il desiderio di conoscere i loro genitori biologici non mette in discussione la relazione che ha con voi. Potete accompagnarli ed appoggiarli perché escano rafforzati da questa esperienza

(fonte: Dipartimento per le adozioni – Cile 2010)