Storia familiare. Papà Maurizio: “Con un adolescente è meglio prevenire il conflitto”

Testimonianza Convegno ICYC 2012 – La storia siamo noi

“Abbiamo adottato nostra figlia, che ora ha 19 anni, nel 2003. Una (brutta) sera di due anni e mezzo fa ci chiede di andare in discoteca e rientrare tardi. E’ domenica sera e la prospettiva che il giorno dopo vada a scuola con pochissime ore di sonno o addirittura salti le lezioni, non ci piace. Ma propongo io a mia moglie di darle fiducia e lasciarla andare. Risultato? Un amico suo ci telefona che sta male e che dobbiamo andarla a prendere. Non so ancora se è stato colpa dell’aver bevuto troppo (fatto che non si è più ripetuto) o di un colpo di freddo. Il risultato comunque non cambia: la ragazza puntuale con cui si poteva comunicare, pur con conflitti e dissidi, si trasforma e fa quello che vuole lei.

Saltano tutte le regole. Non risponde alle telefonate. Non risponde ai messaggi. Se ne infischia dei richiami e delle punizioni. E’ una vera e propria rivolta, senza quartiere e senza controllo. Con il senno di poi ho capito che molto hanno influito le amicizie negative, le quali unendosi al desiderio mal gestito di indipendenza e di affrancamento dai genitori, producono una miscela esplosiva.

Si arriva allo scontro fisico, che peraltro sconsiglio vivamente. Alle litigate furibonde, dove mi abbandono ad attacchi verbali nei suoi confronti che oggi non ripeterei, ma che mi sono strappati a viva forza dal suo comportamento. Non sai, in quei casi, a che santo votarti: se sei accondiscendente, allora temi che ogni insegnamento sulle regole vada a quel paese; se sei troppo duro, non hai una risposta come vorresti sul piano del comportamento e inquini il rapporto, rischiando di rovinarlo in modo irrimediabile. Il dialogo? Interessante soluzione, ma spesso non approda a nulla e comunque viene minato dal sentirti preso in giro, dalla provocazione. Le punizioni? Vanno bene, ma attenzione a non esagerare che altrimenti diventano inefficaci e ti si ritorcono contro.

Ora quel tempo sembra passato e nostra figlia almeno rispetta gli orari e mantiene un comportamento corretto. Su alcune questioni – impegno nello studio e un minimo di ordine e pulizia in camera – vi sono lacune profonde da colmare, ma il clima è più sereno.

Quali insegnamento ho tratto da questa esperienza, come padre? Ecco quanto mi sento di elencare:

 – Da evitare, specie se non hai il “fisico adatto”, gli scontri fisici e le parole pesanti che pure ti strappano dal cuore. Rovinano il rapporto e non servono nulla, se non a far credere il figlio o la figlia ribelle di essere nel giusto. Meglio una punizione che non ferisce e non umilia, ma brucia: non posso dire quale punizione, va scelta sulla base del rapporto e della situazione e del figlio. Di sicuro, non ha senso esagerare nella durezza della punizione, perché l’escalation del conflitto non porta da nessuna parte.

 – E’ giusto seminare: con l’esempio (anche nella compostezza con cui si litiga e si tenta di imporre un minimo di autorità); con la parola; aprendo gli occhi al proprio figlio o figlia sulle sue cattive frequentazioni. Non si avrà subito ragione, ma si semina e si danno a un figlio gli strumenti per capire e rendersi conto – anche se non ce lo dirà mai – che il papà o la mamma avevano ragione su un certo punto o su un certo amico. Io ho dato ragione ai miei genitori, dentro di me, anni dopo le loro parole. Ricordiamoci quindi che noi prepariamo i nostri figli alla vita e che non possiamo sperare (non ha senso farlo, anche se sarebbe bello) di vedere i risultati in tempi ragionevoli. Il nostro obiettivo è che diventino adulti consapevoli, e possiamo essere certi che le nostre parole non saranno sprecate: un giorno torneranno loro utili.

 – E’ buona regola prevenire il conflitto, anziché doverlo curare quando è all’ennesima potenza. Per questo bisogna cogliere per tempo i segnali, e comunque accettare il fatto che la “rivolta” contro di noi è comunque un passaggio sano verso l’autonomia. Quello che va evitato è che un figlio o una figlia si compromettano con gli altri (o, peggio, violino la legge), col rischio di pagare prezzi altissimi per gli anni a venire.”