Storia familiare: “La preparazione della coppia al paese di origine del bambino”

di AnnaMaria Barbiero – psicologa psicoterapeuta 

Abbiamo trovato due interventi della stessa psicologa per quanto riguarda la formazione dei genitori alla cultura del paese di provenienza del bambino e un secondo intervento sulla preparazione del bambino prima di arrivare in Italia. Entrambi si collocano all’interno della ricerca fatta dall’Istituto degli Innocenti per la CAI  su “Qualità dell’attesa e dell’adozione internazionale” – 2010 scaricabile da internet: vedi www.commissioneadozioni.it/media/66911/qualitàattesa%20tutto.pdf

 (…) Le famiglie in attesa vanno accompagnate alla comprensione, intesa come prendere-insieme, alla conoscenza della cultura del Paese, per poter riconoscere dignità e significato a tradizioni altre, “straniere”, ad altri modi di intendere l’infanzia non per condividerli, ma per farsene carico in modo che il bambino che si incontra possa essere ri-conosciuto con la sua storia e le sue esperienze precedenti. 

(…) Prepararsi all’incontro significa prepararsi al viaggio, imparare a camminare e collegare prassi e culture presenti nel Paese in cui si adotta per dare significati che rendano possibile la genitorialità adottiva al di là di ideologie e facili critiche. Tra gli aspetti culturali più difficili da comprendere ce ne sono alcuni, quali le modalità di abbinamento, le cartelle sanitarie, i viaggi e la permanenza all’estero, per cui la coppia va supportata in fase di orientamento rispetto al Paese e di supporto specifico nel tempo dell’attesa.

La coppia va supportata nella scelta del Paese più significativo e affrontabile, ma va anche aiutata a comprendere e a metabolizzare alcuni aspetti difficili dell’iter perché la genitorialità è possibile solo all’interno di significati generativi e non distruttivi o vissuti “illegali”. Per una coppia che adotta nei Paesi dell’Est comprendere il senso delle cartelle sanitarie, imparare a proteggersi e a proteggere il bambino, capire come vengono fatti gli abbinamenti, e perché vengono fatti in un certo modo, significa non solo essere aiutati ad affrontare il primo e il secondo viaggio ma soprattutto essere supportati nelle proprie capacità e risorse genitoriali.

Prepararsi e allenarsi all’accoglienza comporta anche cercare di immaginare le storie per individuare risorse personali e di coppia che permettano l’integrazione delle storie del bambino con le storie familiari. Significa anche e soprattutto approfondire la conoscenza culturale e antropologica del Paese di origine del bambino per diventare famiglia interculturale promotrice di educazione ed esempio di integrazione di origini diverse.

L’adozione internazionale è un’occasione personale, familiare e sociale di ampliamento dei proprio confini all’interno dei propri necessari limiti. Rispetto alle esperienze precedenti all’adozione è significativa la storia dei bambini in particolare le modalità di accudimento dell’infanzia, l’idea di famiglia e di protezione, la percezione del corpo e delle relazioni, la lingua e le usanze. Una riflessione su come il corpo dei bambini viene maneggiato, nutrito, vestito a volte maltrattato è necessaria per le capacità riparative della coppia.

Rispetto all’idea di famiglia e di protezione è fondamentale poi ricordare come le famiglie adottive necessitino di poter immaginare che il bambino abbia vissuto e sia stato amato da altre persone e come nei nuclei d’origine il bambino possa aver fatto esperienza di famiglia, di confini generazionali, di spazi, vicinanze e ruoli diversi da quelli che vivrà nel nucleo di arrivo.

Il tempo dell’attesa viene vissuto dalle coppie come tempo vuoto, da superare il prima possibile, mentre le coppie andrebbero supportate per viverlo come cammino per conoscersi e conoscere il Paese di origine del bambino, per riuscire a entrare in confidenza con esso. (…)

 (fonte: Istituto degli Innocenti “Qualità dell’attesa e dell’adozione internazionale”- 2010)

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