Storia familiare. L’esperto: “Riempire il tempo dell’attesa”

di Mariangela Corrias – psicologa

Dalla riflessione della dott.ssa Corrias abbiamo tratto solo le parti che ci sembravano più vicine al nostro tema della costruzione della storia di famiglia.

 

(…) Durante la gravidanza si verifica un cambiamento ormonale e psicologico che permette alla donna di “ripiegarsi” su di sé, vengono riportate alla coscienza fantasie onnipotenti infantili e le relazioni con la propria famiglia di origine: tutto ciò permette la crescita ed elaborazione del bambino immaginario, quell’immagine di figlio che ogni donna porta con sé. Questo aspetto va vissuto in un certo senso anche con l’attesa, anche se non è una spinta inevitabile, biologica, ma riflettuta e voluta. La spinta biologica che porta la donna a ripiegarsi su di sé manca completamente durante l’attesa di un bambino adottivo. (…) la coppia è chiamata a recuperare un vuoto attraverso un “supplemento di cultura”.

(…) E’ importante il dialogo all’interno della coppia, condividere fantasie e timori, la comunicazione di dubbi e verifica delle proprie risorse. Pensare il bambino che verrà permette di iniziare a entrare in sintonia con lui e aiuterà i genitori, un domani, a decodificare meglio le emozioni e i desideri del figlio. 

(…) E’ anche il momento di lavorare su se stessi, per avvicinarsi alle proprie debolezze e guardarle in faccia, per smussare gli spigoli, capire cosa fa paura, cosa si desidera, cosa non si sopporta proprio, cosa irrita. E’ necessario farsi delle domande: che fare, se lui o lei reagirà in un certo modo? Se non avrà voglia di studiare o se risponderà troppo sgarbatamente? Sono disposto ad accettarlo per quello che lui è o penso che riuscirò trasformarlo a mio piacimento? E’ bene fermarsi a riflettere su questo. L’adozione è l’incontro di più persone, due genitori e un bambino, che s’incontrano portandosi dietro alle spalle un’esperienza che le ha trasformate e, in ogni caso, formate. Compito dei genitori sarà di riparare le sue ferite, dare senso a ciò che è avvenuto, e ricostruire la sua vita, ma non potremo modificare la struttura del suo carattere.

(…) Cercare il più possibile di conoscere il contesto sociale  e culturale del paese dai quali i bambini provengono. Dalla formazione della famiglia alle situazioni che portano all’abbandono, simili ma differenti per ciascun paese, dalla situazione scolastica alla realtà degli istituti che accolgono i bambini, ma anche la differenza dei generi, i ruoli genitoriali che i bambini hanno introiettato, la famiglia estesa, la relazione tra coetanei, tutto quello che permette di conoscere le problematiche dei bambini che arrivano tramite l’adozione internazionale.

(…) sviluppare la capacità di tollerare ansia e sofferenza è estremamente importante. E’ solo così che si potrà accogliere il dolore e la sofferenza del figlio. Questa potrà assumere aspetti , talvolta difficili da riconoscere e tollerare: quello della rabbia, dell’ostilità, del silenzio. Sarà possibile così contenere dentro di sé questa sofferenza e restituire a lui la fiducia in se stesso e nella vostra relazione e speranza della vita e del futuro, che insieme vi attende.

(fonte: italiaadozioni.it – 16/06/2012)