Famiglie imperfette. Un’esperienza americana: “La zona grigia”

di Debra Monroe – scrittrice statunitense

L’autrice decide di adottare una bambina di colore, ma sin dall’inizio le agenzie preposte a cui si è rivolta la sconsigliano di percorrere questa strada. Durante l’esperienza adottiva continuerà ad incontrare persone che vedono nel colore della pelle la differenza. 

“Vi spiego cos’è una giornataccia. Quando ancora vivevamo in provincia, mia figlia aveva quattro anni e un giorno va all’asilo e due bambine le dissero che gli altri bambini la trovavano brutta. Mia figlia s’inquietò e io le spiegai che esistono le persone cattive, alle quali non bisogna darla vinta, ma che è meglio circondarci di amici che ci trattano con amore e rispetto.

(…) Ci sono momenti in cui il razzismo è sottinteso, tacito. (…) quando penso che mia figlia non è stata invitata a una festa perché i genitori di turno non vedono di buon occhio le amicizie interrazziali sono troppo sospettosa? Paranoica? Ma se invece non prendo la cosa in considerazione e non vigilo sull’amicizia con quel bambino, questo fa di me una di quelle persone che vedono il bicchiere mezzo pieno per sottrarsi alle verità sgradevoli? (…)

Prima di diventare madre, la mia reazione al razzismo era di indignazione mista a sconcerto. Ora la mia indignazione è mitigata dall’istinto di protezione e dal senso pratico: punto al miglior risultato possibile con il minor dispendio di energie. Sto anche cercando di mostrare a mia figlia come difendersi con meno contraccolpi possibili. E siccome mi capita di affrontare o aggirare lo spinoso argomento “razza” una decina di volte all’anno , i miei sentimenti meno filtrati tracimano quando leggo il giornale.

(…) Mentre leggo e guardo giornali e telegiornali per cui la razza fa ancora notizia, non riesco a sottrarmi a minuscoli distorsioni del mio profilo demografico: una donna bianca che reagisce con distaccata perplessità ma anche con feroce istinto di protezione, perché il benessere di sua figlia sta sospeso nel mezzo. Non mi esprimo sull’argomento razza a meno che non sia strettamente necessario: questione di priorità. Ho sottoscritto il patto sociale per cui una discussione approfondita sui residui di razzismo è troppo rischiosa o scortese.

Le mie reazioni alle notizie sono doppiamente segregate. Reagisco come donna bianca e come madre di mia figlia. E le mie reazioni sono anche distinte ma diseguali, nel senso che se in privato ho opinioni nette, pubblicamente – salvo quella volta che ho scorticato viva una che conoscevo a malapena – tengo a freno le mie opinioni, perché è meglio così per entrambe.

Poi però penso al resto della razza (umana) e mi chiedo se sia giusto non dire nulla, o se sia un errore e un gesto di complicità.”

(fonte: Internazionale – 22/06/2012)

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