Famiglie imperfette: “Essere padre… 2) Per poter dare, bisogna essere”

di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario

 Le prime difficoltà mi hanno fatto prendere coscienza che “per poter dare veramente, bisogna prima essere”. Di fronte a certi problemi e a certe situazioni, non è sufficiente l’entusiasmo e la buona volontà. Occorrono preparazione, riflessione, maturità. L’incontro con la realtà dell’emarginazione ha infranto tutte le mie sicurezze, le mie certezze, ha messo in questione tutta la mia personalità. L’altro, in particolare l’altro-povero-emarginato, ti interpella, ti provoca, ti educa, ti cambia, ti costringe ad uscire dall’indifferenza, a cercare delle risposte, ad assumere delle responsabilità.

 La relazione con l’altro, dice Lévinas, è il punto di partenza per la ridefinizione di noi stessi. “E’ l’altro che fa scoprire te stesso”.

E il grande scrittore e poeta Pablo Neruda diceva: “Nascere non basta, è per rinascere che siamo nati”.

Ma per riuscire a mettere al primo posto l’altro, scrive Italo Mancini, “ci vuole un vero arrovesciamento di cultura e di mentalità”.

Bisogna passare dall’umanesimo del “soggetto”, dell’ “io”, all’umanesimo dell’altro uomo. Bisogna, dice ancora Ricoeur, deporre l’io dalla sua sovranità per far posto all’altro e ripensare la propria esistenza come “essere per l’altro, con l’altro e grazie all’altro“.

Occorre, come scrive Lévinas, vedere nell’altro “un volto da scoprire, contemplare, accarezzare”.

Ad Ulisse, ideale di uomo del mondo greco-classico, bisogna contrapporre la figura di Abramo, immagine dell’uomo che ha le sue radici nella tradizione ebraico-cristiana.

Ulisse è il simbolo dell’uomo che ricerca se stesso, che ha dei progetti ben delimitati e chiari, che pone la sua fiducia solo nelle sue forze.

Abramo invece è il simbolo dell’uomo che esce da sé, che si fida dell’Altro, che interpreta la vita come un continuo “esodo”.

Impostare la vita secondo gli schemi e i principi ben precisi di Ulisse dà molta sicurezza e tranquillità. Pur in mezzo a tante difficoltà e rischi, Ulisse sa dove va.

L’avventura di Abramo invece è molto più dura e piena di incertezze. Abramo non sa dove va, conosce soltanto quello che lascia. Ha il biglietto di sola andata e il suo domani è incerto. Il suo futuro non è “a casa”, ma “altrove”, non è in un ritorno, ma in una “uscita”. 

Ma il “rinascere” ad una nuova cultura, ripensare una nuova antropologia, non è frutto di una semplice decisione razionale. E’ necessario un lungo cammino di ricerca, di tentativi, di progetti, di fallimenti.

(continua…)

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