Gravidanze precoci. Papà Giovanni: “Lei voleva una famiglia tutta sua”

“18 anni, una vita davanti, un lavoro, la discoteca, gli amici, la vita spensierata…puff

Tutto svanito. Mia figlia è già madre, una madre bambina nonostante i suoi 19 anni. In passato era normale avere figli a quest’età. Lei si è innamorata dell’idea di avere una famiglia tutta sua, con quel bel giovanotto che l’ha messa incinta. Si vedono ancora, ma il papà del ragazzo, di origine straniera, ha detto: – “Questo matrimonio non s’ha da fare! Lei non è come noi.”

Il ragazzo ha ascoltato il padre e ora mia figlia e mia nipote – splendida, quanto le voglio bene! – vivono a casa nostra. Si, si vedono con il papi, ma la famiglia agognata non ci sarà.

Il nostro problema non sono questa figlia e questa nipotina, ma la difficoltà di Belen di capire che la sua vita è cambiata. Mia moglie cerca di sollevarla da certe incombenze, ma la vuole anche responsabilizzare. La bimba deve dormire con la mamma non con la nonna. E’ difficile far capire queste cose ad una ragazza che non è ancora matura abbastanza per fare la mamma. Lo diventerà, ma adesso avrebbe ancora bisogno di essere accudita per recuperare le deprivazioni affettive che si porta dentro.”

L’esperto: “Figlia con padre assente? Gravidanza precoce”

Non essere stata  allattata al seno o l’aver avuto un padre assente. Queste alcune cause che porterebbero in futuro le donne ad avere gravidanze precoci.

E’ quanto afferma uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B che ha esaminato e seguito 4.500 donne. I ricercatori dell’Università di Newcastle hanno sfruttato i dati di uno studio longitudinale fatto su tutti i nati in Gran Bretagna tra il 3 il 9 marzo 1958.

Quattro le cause familiari che determinerebbero le gravidanze precoci: oltre al non essere state allattate e all’assenza paterna, anche uno scarso coinvolgimento e molti trasferimenti in altre città.

“Il messaggio principale – spiega Daniel Nettle, che ha coordinato la ricerca – è che ciò che succede nei primi anni di vita influenza molto l’età adulta. Come società bisogna tenere conto di questo fattore, e non limitarsi a dire alle ragazze di 14-15 anni di non avere bambini”.

(fonte: paginemediche.it)

Gravidanze precoci. Mamma Gilda: “Ha portato con sé l’immagine della donna del suo paese.”

“Mia figlia è incinta, 17 anni. Noi siamo preoccupati per la sua poca maturità nell’affrontare un avvenimento così importante. Lei, invece, crede di tranquillizzarmi dicendomi che nel suo paese è normale avere figli a 16/17 anni. Sua cugina, a 19 anni, di figli ne aveva già tre!”

Gravidanze precoci. UNICEF 4: “Adolescenti, violenza e abuso”

(…) “La violenza e gli abusi sessuali, soprattutto ai danni delle ragazze, sono frequenti e troppo spesso tollerati. Gli atti di violenza si verificano all’interno della famiglia, a scuola e nella comunità; possono essere di natura fisica, sessuale o psicologica. (…) Il fattore trainante dello sfruttamento sessuale ai fini commerciali è la richiesta. Anche se sono spesso coinvolti turisti stranieri, la ricerca dimostra che la stragrande maggioranza della richiesta è in realtà locale. Le ragazze subiscono tassi più elevati di violenza domestica e sessuale rispetto ai ragazzi; questi abusi rafforzano il predominio maschile nella famiglia e nella comunità e al tempo stesso indeboliscono l’empowerment femminile. Le prove raccolte da 11 paesi in via di sviluppo dimostrano un’ampia diffusione della violenza sessuale o fisica contro le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, raggiungendo il picco del 65% in Uganda.

 La diffusa accettazione della violenza nel matrimonio come tratto comune della vita, soprattutto da parte delle giovani donne, costituisce un grave motivo di preoccupazione. (…) Più del 50% delle adolescenti tra i 15 e i 19 anni nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) ritiene che un marito sia giustificato se picchia la moglie in certe circostanze, come quando brucia il cibo e si rifiuta di avere rapporti sessuali.”

Gravidanze precoci. UNICEF 3: “Adolescenti, salute sessuale e riproduttiva”

(…) “L’India presenta la maggiore prevalenza del sottopeso tra le adolescenti, pari al 47%. (…) Circa il 47% delle donne indiane tra i 20-14 anni erano già sposate a 18 anni (…) le madri sottopeso corrono maggiori rischi di decesso. (…)

Le ragazze hanno maggiori possibilità di avere rapporto sessuali precoci durante l’adolescenza, ma meno probabilità di usare contraccettivi. (…) Nel mondo in via di sviluppo circa l’11% delle femmine e il 6% dei maschi tra i 15 e 19 anni dichiara di aver fatto sesso prima dei 15 anni. Quella dell’America Latina e dei Caraibi è la regione con la più alta percentuale di ragazze adolescenti che dicono di avere cominciato a fare sesso prima dei 15 anni, pari al 22%. I livelli più bassi riportati di attività sessuale sia per i ragazzi sia per le ragazze sotto i 15 anni si registrano in Asia.

(…) La gravidanza precoce, spesso conseguenza del matrimonio precoce, fa aumentare i rischi di maternità. (…) Il rischio di mortalità materna è molto maggiore dato che il loro corpo non è abbastanza maturo per affrontare una simile esperienza. (…) Nell’America Latina le ragazze che partoriscono prima dei 16 anni hanno probabilità maggiori di morire rispetto alle donne sopra i vent’anni. Le complicazioni collegate alla gravidanza e al parto sono tra le cause principali di morte a livello mondiale per adolescenti tra i 15-19 anni.”

Gravidanze precoci. UNICEF 2: “Adolescenti, matrimonio precoce”

(…) “In Brasile, Cile, Croazia, Nuova Zelanda e Spagna, 18 anni è l’età a cui ci si può sposare normalmente, che però può essere ridotta, con il permesso dei genitori o del tribunale, a 16 anni. Molte altre nazioni hanno stabilito età diverse per il matrimonio di maschi e femmine, permettendo di solito alle ragazze di sposarsi più giovani rispetto ai ragazzi. Nei due paesi più popolosi del mondo, per esempio, l’età da matrimonio per gli uomini è maggiore di quella per le donne: 22 anni per gli uomini e 20 per le donne in Cina, 21 per gli uomini e 18 per le donne in India. In altri paesi, come l’Indonesia, i minori non sono più vincolati dalla maggiore età una volta sposati.

(…) In pratica, l’età legale per il matrimonio molto spesso non viene rispettata, di solito per consentire agli uomini di sposare ragazze ancora minorenni. In molti paesi e in molte comunità, il matrimonio precoce (definito dall’UNICEF come matrimonio o convivenza prima dei 18 anni), la maternità adolescenziale, la violenza, l’abuso e lo sfruttamento possono effettivamente privare soprattutto le ragazze, ma anche i ragazzi, della loro adolescenza. Il matrimonio precoce, in particolare, è associato a livelli elevati di violenza, emarginazione sociale ed esclusione dai servizi di protezione e dalla scuola.

(…) Un’insufficiente registrazione delle nascite a livello nazionale complica gli sforzi per far rispettare le soglie di età minima; appena il 51% dei bambini nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) sono stati registrati alla nascita nel periodo 2000-2009. (…) Il matrimonio in adolescenza è più comune in Asia Meridionale e nell’Africa sub sahariana.”

Gravidanze precoci. UNICEF 1: “Uno sguardo sulla situazione degli adolescenti nel mondo

Per redigere il rapporto “La condizione dell’infanzia nel mondo 2011. Adolescenza: il tempo delle opportunità” l’UNICEF ha invitato collaboratori adulti e adolescenti a dare il loro parere sulle diverse sfide che gli adolescenti dovranno affrontare nel prossimo secolo. Noi abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul tema trattato in questo momento dal blog. Abbiamo, così,  estrapolato alcuni passaggi che riguardano la salute sessuale e i modelli culturali dei paesi da cui provengono alcuni nostri ragazzi. Per comodità di lettura le sintesi verranno suddivise in diversi post. 

“Circa un terzo delle ragazze nel mondo in via di sviluppo, Cina esclusa, si sposa prima dei 18 anni; in alcuni paesi, si sposa anche quasi il 30% delle bambine sotto i 15 anni. Le bambine che si sposano troppo presto rischiano anche più delle altre di rimanere coinvolte nel ciclo negativo delle gravidanze premature, dei tassi elevati di mortalità e morbilità materna e dei livelli elevati di malnutrizione infantile. (…) Le prove a disposizione mostrano ripetutamente che le bambine istruite hanno minori probabilità di sposarsi troppo presto e di rimanere incinte da adolescenti, mentre hanno più probabilità di conoscere bene l’HIV/AIDS e di avere dei bambini sani quando poi divengono madri. Se è di buona qualità e attinente alla vita dei bambini, l’istruzione li emancipa più di qualunque altra cosa.”

Gravidanze precoci: “L’abbraccio di un uomo aiuta a lenire la paura di essere invisibili”

Il tema delle gravidanze precoci ha sollevato un certo interesse nel mondo delle adozioni. Su http://www.spazioadozione.org/ (vedi Testimonianze: Un figlio senza nido. Riflessioni sulla maternità delle nostre figlie) si è aperta una discussione per raccogliere le opinioni di mamme e papà adottivi sul tema, anche per consentire ad esperti di calmare le nostre ansie e paure. Segnaliamo i passaggi più interessanti, ma si consiglia di leggere il post completo anche perchè riconduce ad altri link legati al tema.  

“Il desiderio di un figlio in cui rigenerarsi, dare la vita per poter rinascere a nuova vita, è il sogno comune a molti figli adottivi. Ciò che sconcerta è la leggerezza con cui alcune nostre figlie traducono il sogno in realtà. Di reale, però, c’è solo il piccolo nato; manca “il nido”: un ambiente sicuro e protetto in cui aiutarlo a crescere. 

Non sono solo le adolescenti, ma anche le maggiorenni, che si “ritrovano” ad aspettare un figlio, per poi delegare a terzi (al proprio compagno o, in sua assenza, a noi genitori) le incombenze future, come se il loro compito si fosse esaurito nella procreazione. Questa prima considerazione apre un discorso molto complesso sul nostro ruolo di sostegno, con tutta una serie di distinzioni, non sempre facili, tra figlie minorenni e maggiorenni. 

Vorrei porre l’accento sulla faciloneria con cui molte nostre ragazze cercano e poi subiscono il rapporto sessuale: nessuna precauzione e dunque massima esposizione ai rischi (epatite B, C, Aids, gravidanza o aborto). (…) Le nostre figlie ci sfidano (“tu non sei stata capace nemmeno di fare un figlio”) e proclamano, a gran voce, la loro libertàdi “essere come sono”, di fare di testapropria e di non volere consigli: non ricevendo approvazione si convincono di non essere amate.  (…) 

Le neuroscienze hanno dimostrato che le esperienze violente e ripetute della prima infanzia lasciano segni profondi nei nostri ragazzi (riduzione dell’attività corticale) e i più feriti non sono in grado di controllare gli impulsi aggressivi; tendono più facilmente ad identificarsi con gli aggressori e non con le vittime; hanno difficoltà a distinguere il bene dal male e hanno un senso morale molto vacillante. Questo ci permette di capire (non certo giustificare!) comportamenti talvolta deliranti, dettati dalla convinzione di essere invincibili. 

(…) Ritrovarsi tra le braccia di un uomo (di solito si tratta di ragazzi grandi) aiuta a lenire il dolore, la paura, la sensazione di essere invisibile, la convinzione di non avere valore, il sentimento di vergogna e di colpa. L’incapacità di porsi dei limiti espone le ragazze a grossi rischi, senza scalfire, anzi rinforzando, la loro convinzione di essere in grado di tenere tutto sotto controllo.  Le ragazze (e i ragazzi) sognano l’amore e confondono l’attrazione sessuale con l’amore.

La facilità con cui raccontano vicende del tutto private e intime al primo sconosciuto, le stesse che hanno taciuto a noi famigliari nel tentativo di autoproteggersi da un nuovo tradimento, le espone a rapporti poco equilibrati: tutto viene deciso dal nuovo partner che ricoprirà nel rapporto il ruolo di soggetto dominante. Questa situazione può aprire la strada ad un rapporto maltrattante, che rilega la ragazza al ruolo di vittima: una posizione che, apparentemente, sembra tranquillizzarla perché già conosciuta nella prima infanzia. Il cerchio si chiude. Cosa fare? (…) 

Mettere al mondo un figlio è la naturale conseguenza di un sogno: un amore che riempie la vita, un compagno da cui ricevere amore e un bimbo/a da amare. Favola a lieto fine? Forse. Indubbiamente la maternità, se accettata, aiuta le nostre figlie a capire quale impatto hanno le loro azioni e reazioni sui comportamenti delle persone che amano. La reazione causa-effetto, fino a quel momento svuotata di ogni significato, incomincia ad avere un senso. Un neonato/a da cullare permette alla mamma di poter indirettamente curare le proprie ferite.

 E dopo? Noi genitori, soprattutto noi mamme, siamo solite guardare al futuro, preoccuparci in anticipo e bruciare, in questo modo, molte delle nostre energie. Forse sarebbe meglio prestare una maggiore attenzione al presente e apprezzare i piccoli cambiamenti positivi. Penso sia fondamentale iniziare prendendo atto che la vita dei nostri figli è la loro vita e dunque spetta loro affrontare i problemi e cercare soluzioni. Certo rimane una grande paura: i traumi non rielaborati quale incidenza avranno sulla crescita del nuovo nato? 

(…) Penso allora che il nostro compito sia quello di vigilare da lontano, fare il tifo per la nuova famiglia, apprezzare i momenti di serenità, non perdere la speranza e aspettare che quanto abbiamo cercato di insegnare incominci ad essere condiviso. 

(fonte: spazioadozione.org – 11/07/2012)

Gravidanze precoci. Mamma Chiara: “Ho provato ad insegnare l’emancipazione”

“Mia figlia non si sentiva molto bene così le ho fatto fare, per controllo, le analisi del sangue. Sono rimasta alquanto stupita quando ho scoperto che era incinta. Si, è vero, in quel periodo girava per casa un ragazzo, ma pensavo che Carola avesse capito come nascono i bambini anche perché ne avevamo parlato in famiglia.

Ora mia figlia non è una madre bambina come età (19 anni) ma lo è come maturità. E’ dieci anni che è con noi perché è arrivata a nove anni. Ho cercato di trasmettere l’importanza dell’autonomia e dell’emancipazione femminile come un obiettivo per rafforzare anche la sua autostima. Ora, la sua risposta : – E’ successo solo una volta, non pensavo che…. –  mi ha spiazzata.

Non credo che se lo sia andato a cercare in maniera pianificata. Mi vien, però,  da pensare che il desiderio di maternità in queste ragazze sia molto forte, forse anche solo per avere qualcuno da accudire e sentirsi importanti.”

La musica del cuore: “Lui vive in te”

                                                                                                                                                

Questa canzone di Nek è chiaramente antiabortista, come il video sottostante. Con questo non intendiamo giudicare chi si trova ad affrontare certe decisioni difficili perchè, come sempre, nelle situazioni bisogna trovarcisi. Certo è che i nostri figli non sarebbero qui se le loro mamme biologiche non li avessero tenuti.

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