Gravidanze precoci. Un film che ha fatto discutere: “17 ragazze”

Non ho visto questo film. Riporto un articolo apparso sul web che fornisce degli spunti interessanti sull’ambivalenza del messaggio.

“Essere incinte insieme: saremo libere, felici, autonome. E tutti ci rispetterebbero” in una cittadina della provincia francese 17 liceali tra i 16 e 17 anni rimangono incinte una dopo l’altra. Per la prima di loro, Camille, è stato un incidente, ma nonostante l’incredulità delle amiche decide di tenere il bambino, e non solo, riesce a convincere le altre a fare come lei e insieme, contagiandosi, vanno verso le loro maternità precoci e fuori codice con una certa aria di fiera superiorità, con l’utopia di dar vita anche a un mondo migliore nella loro comune dove andranno a vivere insieme ai nuovi nati.

Succede nel film “17 ragazze”, registe le sorelle Delphine e Muriel Coulin, ispirato da un fatto di cronaca incredibilmente accaduto sul serio, in Massachusets, arrivato nelle sale italiane con divieto a minori di 14, provvedimento motivato per pericolo di emulazione di comportamenti trasgressivi. Provvedimento che fa parlare: “In altri Paesi dall’India agli Stati uniti” sostiene incredula Mouriel Coulin “non abbiamo mai avuto problemi: gli adolescenti ne hanno discusso e avuto reazioni costruttive ovunque”.

Ma forse la faccenda è più delicata e complessa e non è così facile liquidarla con una bella discussione collettiva, perché il film è condito con frasi parecchio ad effetto tipo:  “A 17 anni non si può essere seri, e nessuno può farci niente”, “Perché voi adulti ne avete avuto di idee, che esempi ci avete dato?”,  “Noi non faremo come i nostri genitori” che sembrano costruite apposta per creare una forte identificazione generazionale e risuonare a lungo nelle menti adolescenti.  Per di più il film è stato lanciato con slogan del tipo “soffia un vento meraviglioso di libertà”, “una prova di ribellione e di utopia collettiva”.

Ecco, sulle spalle di queste 17 ragazze che concepiscono il loro piano per sfuggire a una vita noiosa e a famiglie per lo più anonime si carica poi il peso di una scelta rivoluzionaria ed è questo forse l’aspetto delicato di tutta l’operazione, intorno a cui circola un senso di onnipotenza amplificato dal piccolo branco, che si autoesalta fino a coltivare una insidiosa autostima di gruppo.

Una sottesa esaltazione delle piccole madri, proprio come succedeva, ricordate?, nella serie  di Mtv “Sedici anni e incinta e a proposito della quale ci eravamo chiesti se non tendesse a giocare un po’ disinvoltamente con l’effetto emulazione e a riproporre nelle storie delle ragazzine “una sicurezza a tratti superficiale e quasi insolente” . Nel dibattito molto articolato che poi si era sviluppato sul tema avevano scritto parecchie mamme che non nascondevano le perplessità, ma che dicevano di aver tentato di superarle vedendo gli episodi insieme alle figlie e discutendone con loro.

Niente da dire di fronte alla scelta di tenere un bambino se questo bambino ha bussato alla vita in tempi non canonici, ma farne una bandiera di libertà e di affermazione (per quanto ammantata di poesia e di professionalità cinematografica) è rischioso e non rappresenta un progetto educativo strategico per le nuove generazioni. E’ triste se la maternità diventa surrogato di quello che le famiglie e la società non riescono a dare. E forse alle nostre adolescenti potremmo suggerire qualcosa di più.

(fonte: la27a Ora – corriere.it – 28/03/2012)

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