Gravidanze precoci: “L’abbraccio di un uomo aiuta a lenire la paura di essere invisibili”

Il tema delle gravidanze precoci ha sollevato un certo interesse nel mondo delle adozioni. Su http://www.spazioadozione.org/ (vedi Testimonianze: Un figlio senza nido. Riflessioni sulla maternità delle nostre figlie) si è aperta una discussione per raccogliere le opinioni di mamme e papà adottivi sul tema, anche per consentire ad esperti di calmare le nostre ansie e paure. Segnaliamo i passaggi più interessanti, ma si consiglia di leggere il post completo anche perchè riconduce ad altri link legati al tema.  

“Il desiderio di un figlio in cui rigenerarsi, dare la vita per poter rinascere a nuova vita, è il sogno comune a molti figli adottivi. Ciò che sconcerta è la leggerezza con cui alcune nostre figlie traducono il sogno in realtà. Di reale, però, c’è solo il piccolo nato; manca “il nido”: un ambiente sicuro e protetto in cui aiutarlo a crescere. 

Non sono solo le adolescenti, ma anche le maggiorenni, che si “ritrovano” ad aspettare un figlio, per poi delegare a terzi (al proprio compagno o, in sua assenza, a noi genitori) le incombenze future, come se il loro compito si fosse esaurito nella procreazione. Questa prima considerazione apre un discorso molto complesso sul nostro ruolo di sostegno, con tutta una serie di distinzioni, non sempre facili, tra figlie minorenni e maggiorenni. 

Vorrei porre l’accento sulla faciloneria con cui molte nostre ragazze cercano e poi subiscono il rapporto sessuale: nessuna precauzione e dunque massima esposizione ai rischi (epatite B, C, Aids, gravidanza o aborto). (…) Le nostre figlie ci sfidano (“tu non sei stata capace nemmeno di fare un figlio”) e proclamano, a gran voce, la loro libertàdi “essere come sono”, di fare di testapropria e di non volere consigli: non ricevendo approvazione si convincono di non essere amate.  (…) 

Le neuroscienze hanno dimostrato che le esperienze violente e ripetute della prima infanzia lasciano segni profondi nei nostri ragazzi (riduzione dell’attività corticale) e i più feriti non sono in grado di controllare gli impulsi aggressivi; tendono più facilmente ad identificarsi con gli aggressori e non con le vittime; hanno difficoltà a distinguere il bene dal male e hanno un senso morale molto vacillante. Questo ci permette di capire (non certo giustificare!) comportamenti talvolta deliranti, dettati dalla convinzione di essere invincibili. 

(…) Ritrovarsi tra le braccia di un uomo (di solito si tratta di ragazzi grandi) aiuta a lenire il dolore, la paura, la sensazione di essere invisibile, la convinzione di non avere valore, il sentimento di vergogna e di colpa. L’incapacità di porsi dei limiti espone le ragazze a grossi rischi, senza scalfire, anzi rinforzando, la loro convinzione di essere in grado di tenere tutto sotto controllo.  Le ragazze (e i ragazzi) sognano l’amore e confondono l’attrazione sessuale con l’amore.

La facilità con cui raccontano vicende del tutto private e intime al primo sconosciuto, le stesse che hanno taciuto a noi famigliari nel tentativo di autoproteggersi da un nuovo tradimento, le espone a rapporti poco equilibrati: tutto viene deciso dal nuovo partner che ricoprirà nel rapporto il ruolo di soggetto dominante. Questa situazione può aprire la strada ad un rapporto maltrattante, che rilega la ragazza al ruolo di vittima: una posizione che, apparentemente, sembra tranquillizzarla perché già conosciuta nella prima infanzia. Il cerchio si chiude. Cosa fare? (…) 

Mettere al mondo un figlio è la naturale conseguenza di un sogno: un amore che riempie la vita, un compagno da cui ricevere amore e un bimbo/a da amare. Favola a lieto fine? Forse. Indubbiamente la maternità, se accettata, aiuta le nostre figlie a capire quale impatto hanno le loro azioni e reazioni sui comportamenti delle persone che amano. La reazione causa-effetto, fino a quel momento svuotata di ogni significato, incomincia ad avere un senso. Un neonato/a da cullare permette alla mamma di poter indirettamente curare le proprie ferite.

 E dopo? Noi genitori, soprattutto noi mamme, siamo solite guardare al futuro, preoccuparci in anticipo e bruciare, in questo modo, molte delle nostre energie. Forse sarebbe meglio prestare una maggiore attenzione al presente e apprezzare i piccoli cambiamenti positivi. Penso sia fondamentale iniziare prendendo atto che la vita dei nostri figli è la loro vita e dunque spetta loro affrontare i problemi e cercare soluzioni. Certo rimane una grande paura: i traumi non rielaborati quale incidenza avranno sulla crescita del nuovo nato? 

(…) Penso allora che il nostro compito sia quello di vigilare da lontano, fare il tifo per la nuova famiglia, apprezzare i momenti di serenità, non perdere la speranza e aspettare che quanto abbiamo cercato di insegnare incominci ad essere condiviso. 

(fonte: spazioadozione.org – 11/07/2012)