La fuga da casa: “Una possibile interpretazione della parabola del figliol prodigo”

Quando ci si trova in difficoltà ci si appiglia a qualsiasi cosa ed io ho pensato alla “parabola del figliol prodigo” che conosciamo più o meno tutti.

Prima di tutto il padre non ostacola la partenza del figlio. Lo guarda con preoccupazione, ma capisce che non può vivere al posto suo, non può tenerlo sotto una campana di vetro. La vita fuori casa è più pericolosa senza la dovuta preparazione e maturazione, anche più vera e crudele, maestra in tutti i sensi.

Secondo, la porta rimane aperta. Se torni ti accetterò di nuovo perché, se torni,  hai capito che in questa casa ci sono delle regole e hai deciso di accondiscendere, almeno in parte.

Terzo, torni e cominci a fare il gradasso di nuovo? Sai cosa c’è fuori, l’hai già sperimentato. La decisione dipende solo da te.

Queste valutazioni sono riferite al caso di figli maggiorenni.

Ho visto due film di cui non ricordo il titolo. Nel primo c’era un padre preoccupato per il figlio adolescente e un suo amico gli dice: “Guarda che il prossimo anno va al college e là non lo potrai controllare”. Nel secondo una madre vede partire la figlia ventenne con un ragazzo conosciuto da poco. Si sente fallita nel suo ruolo protettivo e una sua amica le dice: “Tu non hai il compito di trattenerla. Hai il compito di preparare la strada per il ritorno”.

Da mamma adottiva posso dire che forse noi genitori adottivi siamo un po’ apprensivi. Ci facciamo carico di proteggere, tra mille equilibrismi, un “bene prezioso”, forte e fragile nello stesso tempo. Forte perché i nostri figli conoscono cose della vita che noi non possiamo neanche immaginare. Fragile perché sono sempre alla ricerca di quell’amore che non hanno avuto nelle prime fasi della loro esistenza e rischiano di farsi plagiare. Il nostro compito è quello di seguirli con occhio vigile, pretendere il rispetto delle regole con la dovuta flessibilità e prepararli all’autonomia.

Ho la speranza che il rapporto tra genitori e figlio si possa ritrovare alla fine di questo percorso quando, uscito di casa il figlio, verranno meno le conflittualità e ci sarà il vero piacere di ritrovarsi e stare insieme.

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