La fuga da casa: “Forse è arrivato il momento”

Per una madre non è mai il momento che un figlio se ne vada di casa. Sembra sempre che ci sia qualcosa di più da imparare, qualcosa in più da trasmettere, uno strumento da lasciare in più come dote per affrontare la vita. S’immagina che una figlia se ne possa andare dopo aver trovato la sua strada: avere un titolo di studio o una professione, un lavoro con cui mantenersi. Se poi ci fosse anche un compagno di vita ci sentiremmo più tranquille perché la vedremmo più protetta. Sappiamo bene che la vita reale non è così. I compagni di vita non sempre sono tali e il posto di lavoro a volte una chimera. Ci sconvolge, però, che i nostri figli siano molto spesso  irrequieti sin dalla prima adolescenza, quando le statistiche in Italia danno per certo che una buona percentuale di giovani adulti rimane in famiglia oltre i 30 anni. La crisi economica ha peggiorato questo aspetto.

Molti dei nostri figli, invece, sono trepidanti. L’insofferenza delle regole familiari, la difficoltà a creare un buon rapporto con le figure genitoriali ed adulte fa nascere la necessità di prendere il volo il prima possibile, per dove non si sa. Una cosa ho imparato: i rapporti familiari tra genitori e figli adottivi non sono “classici”.  In alcuni casi non posso pretendere che un ragazzino abituato a razzolare per le strade per sopravvivere sia ligio agli orari canonici di una famiglia o abbia una visione della vita ordinaria. Lo può fare per un certo periodo, per compiacerti, ma prima o poi la sua anima libera si rivelerà. E’ allora che una madre dovrà chiedersi se è arrivato il momento di mollare, per i figli già grandi, intendo. Certo si vorrebbe che la cosa avvenisse in maniera civile. Invece lo strappo non è mai piacevole e molte volte è preceduto da profonde incomprensioni e affermazioni aggressive.

Ci sono vari tipi di fuga: la fuga da casa è la più comune, ma vi è anche la fuga dal rapporto e la fuga dalle responsabilità. Non è detto che un figlio tutto casa e famiglia sia un figlio con la “F” maiuscola: dipende dal rapporto sottostante. Quello, secondo me, fa la differenza e vale anche per i figli bio.

A differenza del mese precedente ci sarà una piccola storiella intitolata “La fuga di Caty”. Caty è una ragazza immaginaria, come la storia,  prototipo di ciò che potrebbe accadere nelle nostre famiglie. Seguiranno via via riflessioni sul tema.