Libro: “La solitudine delle madri”

.       Marilde Trinchero

      “La solitudine delle madri”

        Magi Ed 2008

    

Ho letto questo libro e mi sono sentita sollevata. Il tema affrontato è quello della maternità biologica. Eppure, io, mamma adottiva, mi sono riconosciuta. Le ansie, l’angoscia e il senso di inadeguatezza…..a volte condivise con altre, ma censurate all’istante perché certe cose non si  possono dire. 

“Tutti sappiamo che l’amore materno non è mai solo amore” – Umberto Galimberti – “A volte bisogna pagare prezzi molto alti per essere   fedeli alle parti più autentiche di noi.”

Dalla lettura di questo libro ho capito che il mio modo di essere madre non è sbagliato, è solo diverso dalla retorica comune. Perché oltre ad amare, io impreco, riconosco il mio non farcela, le mie debolezze e aggressività. Quella porta tra mia figlie e me si apre sempre quando ce n’è bisogno. Io ci sono.

Da regalare a madri adottive e biologiche per farle sentire meglio nei momenti d’incertezza

0 pensieri riguardo “Libro: “La solitudine delle madri””

  1. C’è la solitudine delle madri, biologiche e non. E c’è la solitudine dei padri, biologici e non. Certo l’ambiente sociale e il clima economico in cui viviamo non aiuta. Camminiamo su lastre di ghiaccio mentre attorno sembra crollare il mondo. Ci sarebbe bisogno di ricostruire in modo diverso, ma come si fa a ricostruire se ogni volta che alzi un nuovo mattone poi scivoli sul ghiaccio?
    L’unica soluzione che vedo praticabile è quella di “fare alleanza”: non contro i nostri figli, ma nel loro interesse e, dove possibile, con loro.

  2. Sono una mamma quarantenne con un bimbo di 2 anni e mezzo.
    Ho letto con molto piacere il libro “La solitudine delle madri”, perché mi ha aiutata a ritrovarmi, a comprendere che “fantascienza” è la normalità e che la “casa del Mulino Bianco” esiste solo nella pubblicità (diversamente da come la società cerca di farci credere).
    Avere un figlio (in tutte le sue forme) è sicuramente una delle cose più belle, più grandi e più toccanti che possano capitare ad una donna, ma la frustrazione in cui si cade, il sentirsi inadeguate, incapaci, delle “cattive madri”, ti fa venir voglia di piangere, di scappare, di urlare, di scagliare sassi lontano lontano.
    A quarant’anni hai un lavoro, magari anche una certa posizione; ti si presenta un problema, ma in genere sei anche in grado di risolverlo. Anche Excel non è poi più quella bestia nera che credevi, e risolvi tutto con un clic. Salvato. Anche a casa, il ritmo familiare è gestibile (sempre di corsa, ma tutto si aggiusta); riesci anche a ritagliarti del tempo per stare con tuo marito. Se hai voglia, puoi anche dedicarti a quel lavoretto che hai nel cassetto….
    No, adesso no! Devi elemosinare anche il tempo per fare una doccia. E hai sempre la sensazione che lo svolgere una normale attività fisiologica sia comunque tempo rubato a tuo figlio. Come pure il prendere un appuntamento dalla parrucchiera, dopo due anni che non fai più la tinta… e non esiste da nessuna parte un mouse che ti permette di fare clic. E non sempre “tato” piange perché ha fame o ha mal di pancia…. Magari è perché vuole essere preso in braccio… o magari ha veramente male da qualche parte!
    Mi ha consolato, la lettura del libro. Non sono un “mostro”. Tutte, in misura minore o maggiore, si sono sentite come me. È normale quello che proviamo. Insomma, siamo tutte sulla stessa barca ed è una gran faticaccia. Non siamo superdonne ed è consolante sapere che è questa la realtà.

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