Il post-adozione? I genitori sono lasciati soli dalle istituzioni

“In Italia non si fa abbastanza per il post-adozione: le istituzioni seguono i futuri genitori nel percorso precedente all’arrivo di un bambino ma dopo li lasciano soli. E spesso i neo mamma e papà hanno bisogno di sostegno per gestire un rapporto nuovo e complesso”. Anna Genni Miliotti, scrittrice ed esperta di adozione, sceglie Affaritaliani.it per lanciare l’allarme su un tema che rimane spesso in secondo piano. “Molte coppie si rivolgono a me perché non sanno come gestire comportamenti agitati di un figlio appena arrivato. Anche se le istituzioni non sono obbligate a fornire questo aiuto sarebbe utile creare dei centri per le famiglie adottive”.

Anna Genni Miliotti, scrittrice di vari testi tra cui ricordiamo “Ci vuole un paese” e “A come adozione” (Franco Angeli Editore) e libera professionista da tempo collabora, sia in Italia che all’estero, con istituzioni e associazioni, dando consulenza alle famiglie che hanno adottato un bambino. “In Italia si fa abbastanza per il percorso di adozione – spiega – ma mancano i punti di riferimenti nella fase successiva. In alcune città, come Firenze o Milano, esistono mentre in altre sono completamente assenti”.

“Non c’è un obbligo di legge per le istituzioni di seguire il percorso delle adozioni anche dopo l’arrivo del bambino e non credo che debba essere introdotto. Credo però che sia utile farlo, per esempio attraverso i servizi sociali oppure con una collaborazione pubblico-privato con le associazioni di genitori adottivi”, aggiunge Miliotti.

Sono qualche centinaia l’anno le famiglie adottive che si rivolgono ad Anna Genni Miliotti: “Giro tutta l’Italia e vado anche all’estero ma gli incontri principali con le famiglie si svolgono a Firenze, Prato e Grosseto. I problemi riguardano per esempio il comportamento a volte agitato dei bambini. Oppure la difficoltà di comunicare l’adozione che non deve essere presentata come il risultato di un abbandono visto che questi bambini sono spesso orfani o i genitori naturali li hanno lasciati perché senza mezzi economici per sostenerli. E anche a scuola l’inserimento è a volte difficile perché un bambino straniero è visto sempre come diverso”.

“Sarebbe quindi utile”, conclude Miliotti, “che le istituzioni realizzassero degli incontri non solo con psicologi ma anche con esperti per parlare di medicina o di pediatria oppure semplicemente per dare informazioni sul post-adozione. A Firenze si sta attivando il Centro adozioni e creeremo un coordinamento delle associazioni toscane per promuovere lo scambio di esperienze”.

(fonte: affaritaliani.it)

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