L’adozione nel film Joker (USA 2019) di Todd Phillips

 

Joker è stato adottato o no?

Premetto che non avevo intenzione di andare a vedere questo film di Todd Phillips (USA 2019). Mio marito mi ha fatto vedere il trailer e l’impressione è stata di un film troppo violento per i miei standard. Poi una mamma, su un gruppo facebook, fa una domanda: “Avete visto “Joker”? Lui è stato adottato …” A questo punto mi incuriosisco e vado.

Cosa c’entra l’adozione

Il film si apre con la notizia di uno sciopero delle immondizie che dura da tanto, troppo tempo. Le strade sono invase dalla spazzatura e la gente sta diventando sempre più nervosa. Un mondo sporco. La solita contrapposizione caos esterno e tentativo di fare ordine dentro di sé. Ci prova Arthur (alias Joker) sebbene la sua vita sia già stata segnata da un internamento in un ospedale psichiatrico, non sa neppure lui perché. C’è poi la presenza di una mamma anziana che ha bisogno di essere accudita, ma con la quale ha un buon rapporto, e un lavoro da clown, ripiego del suo sogno di diventare un comico, che gli permette un minimo di sussistenza.

Ad un certo punto tutto comincia ad incepparsi. Anche quel poco di sicuro che c’è nella sua vita malandata e infelice, sfuma. Pestato da una gang giovanile, licenziato, tradito dal collega di lavoro, senza un affetto, con i sussidi tagliati, senza un obiettivo verso il quale andare …

“Non sono mai stato felice in nessun attimo della mia vita”. E’ una dichiarazione forte. Una richiesta di aiuto. Come quando, perso il lavoro e con la madre in ospedale, entra senza invito nella casa della vicina e afferma: “Ho avuto una brutta giornata”.

Non mi dilungo oltre nella trama. E nemmeno voglio fare una recensione. Ce ne sono già tante, molto profonde ed articolate. Il film ha di sicuro diverse chiavi interpretative. E’ un progredire di solitudine, angoscia, sfighe, violenze, disamore. Tutta la trama, tutte le scene sono attraversate da una implacabile denuncia sociale, dove gli invisibili non contano proprio niente e chi non è allineato viene soffocato.

Arthur, allora, è stato adottato o no? Perché si è deciso di inserire l’adozione nella trama? L’adozione dà spessore al personaggio?

Io non sono sicura che Joker sia stato adottato sul serio. E’ quello che gli vogliono far credere. Ho visto il film due volte. Si, proprio due volte! Ad un certo punto, quando legge la lettera della madre e scopre di assere figlio di un noto personaggio politico, la madre gli spiega che lei e suo papà erano giovani, che si dovevano salvare le apparenze, che allora le hanno fatto firmare un sacco di carte. La mamma di Joker e il noto politico non erano dei pari: lei era una delle tante serve di casa, anche piuttosto carina…

Altra scena: Joker si avvicina alla casa del suo presunto papà e fa giochi di prestigio con il suo presunto fratellino, ben più piccolo. Arriva la guardia del corpo, non certo simbolo di libertà di pensiero,  e alla scoperta dell’identità di Arthur gli ride in faccia dicendo che sua madre è una svitata e che si è inventata tutto. Lui in realtà è stato adottato.

Altra scena legata all’argomento adozione: Arthur chiede la documentazione della madre negli archivi dell’ospedale psichiatrico dove era stata ricoverata e sottrae all’impiegato l’incartamento in cui c’è la documentazione dell’adozione. Scopre così di essere stato oggetto di abusi e violenze da parte del convivente della madre.

Ultima scena attinente: nel bagno del teatro dove incontra il suo presunto padre, Thomas Wayne, questi lo schernisce e dà della psicopatica a sua madre che si è inventata tutto. Arthur, in realtà, è stato adottato. Ripete un po’ le parole della guardia del corpo, la verità ufficiale.

Ora, l’interpretazione più semplice è accettare la versione dell’adozione. Ho letto in alcune recensioni che Arthur sarebbe il risultato di una mamma bipolare, di un’adozione dove il papà adottivo avrebbe abusato di lui. Ma è davvero così?

Sarebbe curioso spulciare tra le regole americane in vigore negli anni ’80, visto che la storia si svolge a quel tempo: i servizi sociali americani potevano essere così superficiali da destinare un bambino ad una donna con disturbi della personalità? O ad una coppia che faceva uso di alcol e droghe? Qualche dubbio emerge, in effetti.

L’adozione in mano ai potenti

Pure la lettera della mamma è scritta con una scrittura fluida ed equilibrata, ben lungi da essere quella di una malata mentale cronica. Non potrebbe essere piuttosto lei stessa vittima della sua debole posizione sociale? Una serva, quanto conta una serva? Meglio far cancellare le tracce. I potenti possono questo ed altro, anche far passare per adozione una nascita naturale, se scomoda.

E quella della madre non potrebbe essere una malattia legata alle violenze subite prima e dopo la gravidanza? Prima violenze psicologiche (negare, sempre anche l’evidenza!) e poi quelle determinate da droghe e stupefacenti per dimenticare? Magari crollata dopo l’abbandono in una depressione post-partum? Lasciata sola da chi non vuole prendersi cura di lei e del figlio da nascondere? Sembra la storia di tante mamme dei nostri figli.

E’ interessante, questo sì, osservare come secondo questa versione l’adozione sarebbe adoperata con intento manipolatorio , come copertura di una gravidanza indesiderata. Usandola al contrario: mio figlio non è mio figlio perché dalle carte risulta che tu l’hai adottato. Carta canta.

Qual è l’immagine dell’adozione nel film?

Che orrore! Si trasforma per l’ennesima volta un istituto splendido come l’adozione in uno strumento diabolico in mano ad adulti che pensano di avere diritto di vita e di morte sugli altri.

“Riguarda solo me o stanno tutti impazzendo?” – L’adozione dà spessore al personaggio o serve per sollevare il nostro spirito? A noi non può capitare perché non siamo stati adottati e non abbiamo subito certi traumi. E’ proprio vero? Io credo che l’adozione debba essere guardata con molto rispetto. Offre segnali anticipatori. Sa cogliere le contraddizioni del nostro tempo. Si ribella ad esse. Ma non può essere usata come attenuante delle nostre responsabilità di cittadini, uomini e donne. Se un bambino sta male io sono responsabile. Noi adulti lo siamo tutti. Bambino adottato o non adottato. Nessuno si senta in pace. E al sicuro.

Morale. L’adozione è stata usata nel film perché una bambino solo o una donna sola sono simbolo di fragilità. L’uso dell’adozione come strumento manipolatorio per nascondere la verità è un raffinato effetto moltiplicatore dell’accusa contro il potere perverso delle èlite di cui è intrisa tutta la trama. 

Adozione e film: “Maudie, una vita a colori” di Aisling Walsh (Irlanda/Canada 2016)

Maudie e suo marito nella loro casa in Canada

Trama. Maudie è una ragazza canadese ammalata di artrite giovanile. Dopo la morte dei suoi, e la palese indifferenza del fratello, trascorre alcuni anni a casa di una zia. Ben presto anche la zia diventa insofferente alla vista della ragazza così Maudie decide di andarsene di casa. Lavorerà da un uomo piuttosto burbero e grezzo nei modi che sta cercando una donna di servizio. L’incontro tra due diversità fa scoccare un’unione particolare, tanto che i due decidono di sposarsi. L’attività del marito fa scoprire il talento di Maudie che disegna cartoline e le distribuisce ai suoi clienti. Una signora di Boston acquista un quadro e fa conoscere oltre confine l’arte della donna tanto che la Casa Bianca acquista due dipinti su commissione. La coppia diventa nota, arrivano da tutta l’America per intervistarli e ben presto la loro casa è luogo di visita di turisti che acquistano i quadri di Maudie. Ma i due non si montano la testa e continueranno a vivere nella loro modesta dimora, tutta decorata dalla piccola moglie, finché lei non morirà.

Ci sono due passaggi del film che hanno a che fare con l’adozione. Il primo è riferito al marito di Maudie: orfano è vissuto in orfanatrofio e alla maggiore età ha raggiunto la sua indipendenza. Pur essendo rispettato dalla gente del posto, per la comunità porta il marchio dell’istituto avvalorato dall’eredità di modi poco garbati.

Il secondo riguarda Maudie che, secondo quanto rivelato dalla donna prima delle nozze, a vent’anni avrebbe avuto un figlio deformato morto subito dopo il parto. Ma alla fine del film la zia ormai anziana le rivela che era tutta una storia inventata, che in verità la bambina nata sana è stata adottata da una famiglia del luogo. Un giorno il marito la porta in macchina nelle vicinanze della casa dove vive la ragazza, in modo da dare la possibilità a Maudie di vedere sua figlia. Neppure un cenno ad interferire nella vita della ragazza, ma si apprende la grande emozione di Maudie nell’osservare questa “sua” figlia sane e bella nella pacifica vita familiare.

La delicatezza con cui è stato trattato l’argomento della ricerca delle origini mi ha indotto a delle riflessioni: chi cerca? Il figlio? La madre? E poi che si fa? Maudie ha fatto una scelta generosa, quella di non interferire in una vita serena. Eppure la figlia le era stata tolta con l’inganno. Avrebbe potuto urlare, farsi avanti, pretendere. Ciò non significa che bisogna accettare i soprusi o l’ingiustizia. Ma chiedersi, questo sì, cosa sarebbe successo altrimenti è doveroso. Forse vale la pena di pensarci.  

Morale: la semplicità si fa arte e mostra che la diversità sa essere gioiosa e rispettosa delle vite degli altri.

Cara adozione al Circolo della Rosa a Verona

UN LIBRO SULL’ADOZIONE DI BAMBINI
PRESENTAZIONE AL “CIRCOLO DELLA ROSA” DI VERONA
mercoledì 17 aprile 2019 – ore 18
Circolo della Rosa, via Santa Felicita 13 (Verona)

Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 18, al Circolo della Rosa, in via Santa Felicita 13, Verona, sarà presentato il libro “Cara Adozione”, curato da Roberta Cellore, rappresentante dell’Associazione Italiaadozioni.

Il libro affronta il tema dell’adozione dei bambini sia dal punto di vista personale, con lettere di genitori e di figli adottivi che raccontano la loro esperienza di vita, sia da quello legale, uno degli aspetti che più tocca le famiglie interessate.

Alla presentazione intervengono Roberta Cellore, curatrice del libro, Patrizia Meneghelli, psicologa e psicoterapeuta, e Federica Panizzo, avvocata penalista.

Il Circolo della Rosa è il luogo dedicato alle donne dove si coltivano relazioni, tenendo sempre presente il tema della differenza e dell’intercultura.

In questo contesto si inserisce l’incontro organizzato dall’Associazione Italiaadozioni, con un libro che vuole essere un momento di riflessione, di confronto e di sensibilizzazione sul tema delle adozioni nazionali ed internazionali di bambini.

Affido, la città umana si apre all’accoglienza


Generare è accogliere. Nascere è essere accolti. La fecondità non moltiplica ma dilata la vita vera. E la vita vera è fatta anche di bambini lasciati soli e di famiglie altre, diverse da quella di origine, che allargano le loro braccia per ospitarli e dare loro una dignità di persona. Un inno all’apertura verso l’infanzia, quella autentica. Fatta non di parole ma di azioni concrete.

Si chiude così a Verona “Dònàti”, un incontro organizzato dalla Direzione Servizi Sociali e Integrazione Socio Sanitaria in collaborazione con il Forum Veneto delle Associazioni Familiari. Dònati e donàti, con il doppio accento, proprio a significare il dono reciproco dell’affido (e dell’adozione). Un evento che ha visto coinvolte molte altre città italiane per rilanciare una scelta di famiglia o di singolo adatta non solo a pazzi, santi o strani come ha sottolineato all’inizio il moderatore dell’evento.

Dopo i saluti istituzionali dell’assessore a Servizi Sociali di Verona, Stefano Bertacco, del direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’Ulss 9, Raffaele Grottola, e del vicario episcopale, Monsignor Giancarlo Grandis, prende la parola don Francesco Pilloni, direttore del Centro Pastorale Familiare di Verona.

Pilloni pone l’accento sulla necessità di trasferire un messaggio di speranza alle nuovi generazioni. L’attenzione alla famiglia è molto alto da parte della Chiesa in quanto costitutiva del tessuto umano. La sconfitta dell’isolamento e della solitudine, secondo Pillon, passa dalla fecondità intesa non come atto generativo ma come fare spazio all’accoglienza e quindi all’affido e all’adozione di bambini in difficoltà.

“Dove non c’è amore che accoglie non c’è civiltà, ci sono macchine. Nessuno può vivere bene in una città se non c’è accoglienza con amore. Le famiglie sono le nuove chiese dove le persone si incontrano. Le famiglie sono i luoghi che rendono umana una città.”

Intervento diverso degli altri è quello di Valeria Colosi del Centro dell’Affido e Solidarietà Familiare di Legnago. Diverso perché parla di un cammino parallelo tra operatori e famiglie, dove l’operatore è sì il tecnico con un’ampia casistica attraverso i suoi studi mirati, ma soprattutto attraverso lo studio e la partecipazione umana con la famiglia, portatore di esperienza diretta. “L’ente pubblico è a servizio della famiglia non viceversa. ” Sono gli stessi cittadini, che sono nel servizio, che danno sostegno ad altre famiglie. Le associazioni e le famiglie si accolgono reciprocamente, vi è un’umiltà reciproca nel riconoscere i propri limiti e il fatto di poter imparare dagli altri e insieme. La svolta è pensare che tutti sono a servizio di tutti: la famiglia a servizio delle altre famiglie, i servizi sociali al servizio delle famiglie. Anche in questo caso ritorna il dònàti del titolo dell’incontro: nella sussidiarietà orizzontale il professionista si dona, senza cercare “gloria” personale.

Sono seguite testimonianze di genitori e di figli. In particolare Nicola, 28 anni, un figlio che ha subìto l’affido di un fratello. Subìto perché, allora tredicenne, non era d’accordo con la decisione dei suoi genitori e ha mantenuto nel tempo la promessa di rendere poco ospitale la permanenza di questo “estraneo” alla famiglia. Solo allontanandosi da casa per gli studi universitari ha cominciato ad accettare che lui ci fosse. Una maturazione lenta, forse attivata da un appartamento condiviso con studenti sconosciuti di cui ha dovuto conquistare la fiducia giorno dopo giorno. Il cambiamento, come ha approfondito Nicola, è sicuramente scattato con la crescita personale ma soprattutto rispondendo alla domanda: chi voglio diventare? Lui c’è, come mi voglio porre davanti a lui? Che uomo voglio essere nel mondo? “Era – dice Nicola – il tempo di una risposta. Ho accettato la sua presenza. Ho accettato che lui ci fosse. Ed oggi che ho un buon rapporto anche con la sua famiglia di origine, quando non lo vedo da un po’ mi preoccupo e mi chiedo dove possa essere andato a finire. Perché lui, adesso, è parte della mia vita”.

“Si ride in una famiglia affidataria, si ride in una casa famiglia. Ma c’è una specialità in questo ridere e scherzare insieme. Lo si fa con persone diverse, di età e colore diverso, con esperienze passate diverse”. Asia, 19 anni, era tanto arrabbiata quando l’hanno tolta alla sua famiglia. Ma poi ha accettato questa soluzione temporanea che ha dato alla sua mamma il tempo di ritornare a fare la mamma. Oggi abita di nuovo con lei ma non dimentica di fare visita ai bambini che ha conosciuto nella casa famiglia e che le corrono incontro chiamandola per nome.

Per saperne di più

Prossimità educativa. Una o più famiglie offrono il proprio appoggio per affiancare famiglie con difficoltà organizzative nella vita quotidiana, ragazze minorenni neo mamme, nuclei con un solo genitore che sentono il carico di numerosi compiti, famiglie extracomunitarie che non hanno una rete di conoscenze, genitori con figli disabili, famiglie isolate, genitori con problemi di salute o di particolare affaticamento.  E’ richiesta la disponibilità di qualche ora durante la settimana o nei fine settimana. L’unico requisito è di essere disponibile e accogliente. La durata massima è di un anno.

Affido. Accogli nella tua casa un bambino di una famiglia in temporanea difficoltà. Può essere un affido diurno, nel fine settimana oppure per tutto il giorno, per un tempo definito o indefinito. Sono previste visite ai genitori biologici sulla base di accordi con i Servizi Sociali e su indicazione, talvolta, del Giudice. Nei casi più difficili dura due anni e poi si rinnova sempre con l’intervento del Tribunale dei Minori. L’obiettivo è di far rientrare in famiglia il bambino una volta superata l’emergenza. A volte il bambino viene dichiarato adottabile perché la situazione di emergenza non si supera.

Prossimità educativa e affido sono aperte anche ai single e alle coppie di fatto.

Auguri di cittadinanza attiva per il 2019 da ilpostadozione

Banksy e il bambino che gioca con la neve

La scoperta di questo 2018 è stata Banksy. Si lo so, sono un po’ in ritardo. Ma Banksy l’ho incontrato sulla mia strada l’estate scorsa grazie ad un articolo pubblicato su un quotidiano prima della mostra al Mudec di Milano e prima della sua ultima opera contro l’inquinamento in Galles. Un ragazzino che crede fiocchi di neve la cenere bianca sprigionata da un cassonetto in fiamme, simbolo degli schifezzi che respiriamo.

Mi sono accorta anche che ho già usato su questo blog di sicuro una delle immagini dei suoi capolavori pur non avendola collegata con l’autore.

Ma chi è Banksy? Nessuno lo sa. Sembra un artista inglese.

Credo che Banksy, proprio per il suo linguaggio di denuncia sociale, vada fatto conoscere ad un pubblico sempre più ampio, anche ai non appassionati d’arte. In questo caso si parla di street art.

La sua critica al mondo contemporaneo è elegante, efficace e immediata. Un invito a guardarci intorno e ad alzare lo sguardo.


Per augurare un Buon 2019 aggiungo a Banksy una riflessione attribuita ad Albert Einstein.

“Il mondo non è minacciato

dalle persone che fanno il male,

ma da quelle che lo tollerano.”

Allora, Buon Lavoro a tutti per diventare cittadini migliori. Il nuovo anno ce lo consentirà, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Adozione di bambini e mass media: la ragione non è mai da una parte sola

Inserisco nel blog questo articolo pubblicato su ProsMedia che evidenzia come i mezzi di comunicazione quali radio e TV non sempre siano all’altezza dei temi trattati. Soprattutto, secondo me, non ci si sforza abbastanza di dare spazio alle più voci dell’adozione, che sono davvero tante e tutte meritano rispetto.

Adozione di bambini, sui media il solito copione “ideologico”

La musica del cuore: Ermal Meta, una canzone contro la violenza sulle donne

Il punto di vista di un bambino che vede sua madre maltrattata da quello che dovrebbe essere l’uomo di famiglia. Qual è il ruolo dei maschi? Uno è di sicuro quello di proteggere la propria compagna e la prole. Purtroppo non è sempre così. Ne sanno qualcosa molti dei nostri figli.

VIETATO MORIRE 

Ricordo quegli occhi pieni di vita
E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia
Ricordo la notte con poche luci
Ma almeno là fuori non c’erano i lupi
Ricordo il primo giorno di scuola
29 bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro
Come mai avessi un occhio nero
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là
E la paura frantumava i pensieri
Che alle ossa ci pensavano gli altri
E la fatica che hai dovuto fare
Da un libro di odio ad insegnarmi l’amore
Hai smesso di sognare per farmi sognare
Le tue parole sono adesso una canzone
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai 
Non sarà mai più grande dell’amore che dai

Eventi: “La famiglia che accoglie” – Roma 24 nov 2018

Segnalo questa iniziativa perché mi hanno colpito le seguenti parole: il primo passo è quello di “dare fiducia alle coppie con informazioni trasparenti e reali”. E l’importanza di fare rete. Non solo a parole.

Servizio Pubblico per le Adozioni Internazionali – Regione Lazio

“L’infanzia mal-trattata: la famiglia che accoglie come luogo degli affetti e della cura”

ROMA – 24 novembre 2018 – ore 10.00

Sala Moby Dick in Edgardo Ferrati, 3 (zona Garbatella)

Quando ci si avvicina all’adozione le coppie molto presto “imparano” a doversi confrontare con un’infanzia mal-trattata, spesso distante dall’esperienza comune. Cosa c’è dentro le tante storie che possono portare i figli che verranno? Cosa si intende per maltrattamento e abuso? Quali esperienze, quali percorsi, quali vulnerabilità e soprattutto quale prospettiva evolutiva si apre nell’incontro con un contesto di accoglienza capace di costruire significati e donare senso a ciò che è stato? È possibile per questi ragazzi ricomporre la propria storia e raggiungere un personale benessere?

Questo seminario nasce proprio con l’intento di informare, perché è solo riflettendo insieme sulle vulnerabilità dei bambini che si può creare accoglienza consapevole e capace di riconoscere e valorizzare anche le loro tante potenzialità. Un contesto familiare attento e sensibile, supportato da una rete sul territorio che accompagni e sostenga l’intera famiglia, può rimarginare le ferite e far fiorire le risorse di questi bambini.

Il compleanno, una tappa per capire dove andare

25 anni sono un quarto di secolo. E’ una tappa. E’ una tappa anche nel percorso dell’adozione. Nel bene. Nel male.

Questa è la frase che mi sento di regalarti, figlia mia, perchè esprime la maturità di un certo cammino:

“Ho imparato ad aver cura di me. Adesso so scegliere chi portare nel cuore. Ora so decidere chi tenermi vicino, ora so capire chi merita e chi no. E so che, malgrado tutto ciò, verrò ferita ancora, ma ora so che saprò cavarmela.” (Silvia Nelli)

e ancora:

“Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura una vita.”
(Oscar Wilde)

“Innamorati di te. Della vita. E dopo di chi vuoi.”
(Frida Kahlo)

BUON COMPLEANNO STEPPINI!!!

 

Adozione ai single? Le famiglie adottive preferiscono la coppia

Qualche settimana fa, sul blog di Concita De Gregorio su Repubblica, è stata postata la lettera di una signora che si batte per l’adozione dei single. Sono rimasta sorpresa dai commenti che sono seguiti. Posso dire che si individuano subito quelli dei genitori adottivi che l’adozione la vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Certo non hanno fatto passare liscia la cattiva informazione sull’adozione che semplifica tutto e crea o mostri (la legge è proprio crudele) o storie strappalacrime (è stato abbandonato e ha solo bisogno di amore).

Di sicuro il messaggio della lettera è stato un po’ confusionario perché a tratti si parlava di affido, a tratti di adozione, mescolando due termini che non sono intercambiabili.

L’adozione e l’affido spiegate con parole semplici

Mi permetto quindi di chiarire che l’adozione è uno status definitivo: diventi genitore di un bambino, tuo figlio, fino alla morte. Possono adottare solo le coppie sposate e conviventi da almeno tre anni. L’intenzione della legge è quella di tutelare il minore inserendolo in un nucleo stabile.

L’affido è una situazione transitoria: ti prendi cura di un bambino per un periodo stabilito dal Tribunale dei Minori. Di solito il bambino una famiglia già ce l’ha. E’ giusto precisare che esistono vari tipi di affido (permanente, per qualche ora al giorno, nel fine settimana …) per ciò è aperto anche ai single (e alle coppie di fatto) che in questo modo possono accudire un bambino in base alle proprie forze.

In Italia l’adozione ai single (e alle coppie di fatto) non è ammessa ma l’affido sì

La signora che ha scritto la lettera può, quindi, diventare mamma affidataria iscrivendosi nelle liste del Comune di residenza. Nella mia città basta fare quattro incontri con i Servizi Sociali e, se si decide di proseguire nel percorso, altri incontri individuali e di coppia. I Comuni sono alla ricerca di persone disponibili a questa esperienza umana. I bambini da aiutare in modo temporaneo sono tanti. Di recente una legge concede, in casi straordinari e stabiliti dal Tribunale dei Minori, di trasformare un affido in adozione. Ma ciò non deve creare false speranze. Nella maggior parte dei casi l’affido rimane una cosa staccata dall’adozione.

L’immagine delle famiglie adottive

Purtroppo l’immagine dell’adozione che esce da Tv e giornali non rispecchia sempre la realtà dei fatti. La formazione di una famiglia adottiva non va né esaltata, né demonizzata. Solo supportata. Come tutte le famiglie anche quella adottiva ha le sue difficoltà (e gioie). Dalla mia osservazione alcune derivano dalle storie pregresse dei nostri figli, molte altre dal non sentirsi ben accolti in questa società che tende a discriminare anziché includere, altre è l’innesto nella famiglia che non funziona. A mio avviso va sottolineato in modo chiaro un altro passaggio: per adottare non basta avere tanto amore da dare. E’ necessario anche un buon substrato di forza fisico e psicologica. In questo senso mi sorge qualche perplessità quando mi parlano di adozione ai single. Da sola – sono una mamma adottiva da 15 anni – non sarei stata in grado di affrontare certi uragani senza l’aiuto di mio marito. Il sostegno della famiglia allargata è sì importante, ma ci sono delle zone d’ombra in cui nessuno – proprio nessuno – può darti una mano.

Il ruolo di mamma e papà ha da noi funzionato come un’altalena: quando non poteva esserci uno, in presenza fisico e psicologica, subentrava l’altro.

La responsabilità nell’adozione

Il termine AMORE ricorre spesso nella lettera. Viene tralasciato, invece, che dare/accogliere un bambino in adozione (o in affido) è una grande RESPONSABILITA’. Un bambino non si sceglie. Bisogna andare incontro a quel bambino. Il bene del bambino viene prima di tutto. Mi sono messa spesso nei panni degli operatori che svolgono il difficile compito di conoscere la coppia e di individuare quella migliore per quel bimbo. Un’impresa non da poco e, appunto, di grande responsabilità. Allo stesso tempo è una grande responsabilità per due adulti farsi carico della vita di un altro essere umano già segnato da avvenimenti a dir poco spiacevoli.

L’amore senza possesso

Nella mia esperienza ho anche maturato che l’amore non va d’accordo con il possesso. Nell’adozione, come in qualsiasi altro rapporto di filiazione sano, il figlio adulto vivrà la sua vita, senza essere un’appendice del genitore. Affido? Adozione? La stessa faccia di un amore senza possesso. Il resto – discriminazione, single, coppia, idoneità, leggi … parole che ricorrono nella lettera – non è altro che un linguaggio adulto centrico. In questo senso guardo con curiosità all’esperienza americana dell’adozione aperta: adotti un bambino che però non interromperà il legame con la sua famiglia di origine, pur diventando tuo figlio a tutti gli effetti. Né adozione, né affido, solo un altro modo di accogliere un minore nella tua casa in piena gratuità.

Con tali riflessioni sull’adozione, con questa regola, sarebbe ancora disposta quella signora single ad adottare?